L'UNICORNO: SIGNORE DEL TEMPO, CREATURA DI PUREZZA
Da un manoscritto del secolo XI
Le miniature medievali, riportano sovente l'immagine di un Unicorno. Si tratta di un cavallo bianco, con grandi occhi azzurri, o rosa e, in mezzo alla fronte, un lungo corno affusolato. In queste rappresentazioni l'Unicorno è sempre ritratto accanto ad una fanciulla, mentre ella lo accarezza o, ancor più spesso, mentre l'animale le riposa in grembo. Ma da dove nasce questa creatura mitologica e la sua leggenda? In realtà l'Unicorno arriva da lontano, da molto prima che l'iconografia medievale lo adottasse. Un Unicorno era animale caro a Diana, dea cacciatrice, era uno dei suoi simboli e stava a rappresentare la bellezza unita alla forza, l'inafferrabilità del mistero femminile e la sua mobilità, gli istinti sensuali e la seduzione. Come tanti altri simboli di antichi culti, il cristianesimo preferì inserirlo nel proprio sistema iconografico, piuttosto che intraprendere una battaglia persa in partenza contro l'immaginario collettivo. Così il valore simbolico dell'Unicorno fu completamente ribaltato, divenne simbolo di castità e purezza e fu associato all'Immacolata Concezione. Già per gli antichi, l'Unicorno racchiudeva in sé misteri insondabili, che andavano ben oltre i riferimenti già citati. Si credeva che il mitico animale avesse il potere di spostarsi nello spazio e nel tempo e che esso fosse il contatto fra il mondo visibile e quello invisibile.
Questi suoi poteri si traducevano, poi, nella capacità di influenzare lo spazio ed il tempo e si credeva che l'Unicorno si rendesse visibile a tutti, ma inafferrabile, solo alla vigilia di radicali cambiamenti epocali, capaci di influenzare il destino dell'Uomo.Quando gli uomini vivevano in un mondo in cui la Natura aveva ancora tanta parte nella loro esistenza, era possibile che un Unicorno apparisse a un Re o ad un cavaliere, per annunciargli, con la sua sola apparizione, un prossimo accadimento di grande importanza, ma nessuno ha mai potuto catturarlo, poiché l'Unicorno si accosta solo a fanciulle vergini e pure di pensiero e di cuore, e solo da loro si lascia ammansire, al punto di addormentarsi sul loro grembo, come raccontano le leggende e le antiche illustrazioni. Eppure, nel corso dei secoli passati, sono stati in tanti a mettersi alla ricerca dell'Unicorno, non certo con il proposito di carpirgli segreti trascendentali, ma con l'intento di ucciderlo per segargli il corno che, si credeva, potenziasse in modo miracoloso la virilità. L'avidità contro la purezza di pensiero, l'esasperazione del valore del sesso contro i valori della temperanza, l'essere civilizzato contro una creatura della Natura… la caccia all'Unicorno rappresenta assai bene il passaggio dall'epoca pagana, con i suoi strettissimi legami con il mondo naturale e le sue leggi, a quella attuale, in cui il mondo naturale è da sottomettere o distruggere, e con esso va sottomesso o distrutto tutto ciò che è libero e selvaggio. Per moltissimo tempo, quindi, si credette che l'Unicorno esistesse davvero e questa convinzione era avallata da descrizioni incredibili, come quella risalente ad un periodo fra il I ed il II secolo a. C. dove un viaggiatore, medico e storico – Ctesia - nel suo trattato "Il Fisiologo", descriveva così uno strano animale: "In India ci sono asini selvatici grossi come cavalli… hanno il corpo bianco, la testa rossa, gli occhi blu. Sulla fronte hanno un corno lungo circa un piede e mezzo…" Questa, ed altre "testimonianze" fantasiose convinsero dell'esistenza reale dell'Unicorno e, quindi, gli si diede la caccia. I mercanti, che in ogni epoca sono sempre i più realisti, si dissero che se la gente credeva che un simile animale esistesse, e proprio ne desidera tanto il mitico corno, non era impossibile accontentarla. E così, intorno al 1500, accumularono delle fortune, mettendo in commercio la polvere del corno dell'Unicorno che, in realtà, era polvere di dente di narvalo, una creatura marina simile al delfino, che, sulla sommità del muso reca, appunto, un corno tortile. Oltre all'effetto afrodisiaco, il corno del bianco animale, era considerato un potente antidoto contro i veleni, sia che venisse assunto per controbattere un veleno già inoculato, sia che venisse assunto a scopo preventivo e, quindi, praticamente tutti i potenti che vivevano nel terrore di essere avvelenati dai nemici o dai rivali, ambivano la polvere di corno del supposto Unicorno, per diventare immuni a qualsiasi veleno.
Dal manoscritto Bodley 764 (metà del secolo XIII )