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    Predefinito L'escalation legata all'uccisione di Reyes delle FARC

    Ucciso Raul Reyes, il numero due delle FARC

    di Agi.it

    su AGI del 01/03/2008


    Duro colpo alle Farc, le Forze Armate rivouzionarie della Colombia, che da sei anni tengono in ostaggio Ingrid Betancourt. Il portavoce internazionale e 'numero due' del gruppo guerrigliero, Raul Reyes, e' morto insieme a 18 suoi compagni in un'operazione dell'esercito di Bogota', vicino alla frontiera con l'Ecuador. Il leader guerrigliero e' morto vicino la localita' di Santa Rosa, sotto un bombardamento aereo sulle foreste della parte meridionale del dipartimento di Putumayo. Secondo Caracol Radio, l'emittente vicina alle Farc, aerei spia lo avevano localizzato grazie a un telefono satellitare. Il 'numero due' delle Farc si trovava in un accampamento allestito sulle sponde del fiume Putumayo, in territorio ecuadoregno. "E' sicuramente un successo, ma non dobbiamo dimenticare il cammino verso la sconfitta del terrorismo e la ricerca della pace", hanno detto fonti del governo di Bogota'. Raul Reyes, nome di battaglia di Luis Edgar Devia, era uno dei sette componenti del Segretariado (il comando centrale) delle Farc e negli ultimi anni era diventato il leader piu' in vista del gruppo ribelle, che e' guidato dal settantenne "Manuel Marulanda Velez', alias di Pedro Antonio Marín. Reyes era un ex dirigente sindacale, unitosi alla guerriglia circa trent'anni fa. Sotto il bombardamento dell'aeronautica colombiana, iniziato poco dopo la mezzanotte ora locale, e' morto anche Julian Conrado, alias Enrique Torres, uno degli ideologi del gruppo. Il governo colombiano offriva una ricompensa di 2,7 milioni di dollari per qualsiasi informazione che permettesse la cattura o l'uccisione di Raul Reyes. La morte del leader guerrigliero e' il colpo piu' serio inflitto alle Farc dal governo del presidente Alvaro Uribe, che ha ricevuto miliardi di dollari dagli Stati Uniti per combattere i ribelli e i trafficanti di cocaina. Nell'ultimo anno, l'esercito colombiano ha assestato una serie di colpi alle Farc, uccidendo tra gli altri Martin Cabellero, Tomas Medina Caracas e Jota Jota.



    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=22052

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  2. #2
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    Chavez ritira l'ambasciatore da Bogotà e schiera i tank al confine
    Il presidente Uribe è ormai l'unico leader filoamericano del Sudamerica
    Tensione Venezuela-Colombia
    dopo l'attacco alle Farc
    di OMERO CIAI


    Hugo Chavez

    CARACAS - Chavez l'aveva minacciato l'altra notte: una guerra poteva diventare inevitabile, in caso di sconfinamento dell'esercito colombiano in Venezuela. L'uomo forte di Caracas si riferiva a un attacco mirato come quello che, all'alba di sabato, è costato la vita al portavoce e numero due delle Farc Raul Reyes.

    Ha così ordinato alle Forze armate di schierare dieci battaglioni di carri armati al confine con la Colombia, ha messo in stato d'allerta l'aviazione, ha richiamato tutto il personale diplomatico venezuelano da Bogotà ed ha chiuso l'ambasciata in una escalation con il paese vicino che, dopo i dispetti e gli insulti reciproci di questi ultimi mesi, comincia a prendere una dimensione sempre più pericolosa.

    Il motivo dell'agitazione di Chavez è l'agguato che i soldati delle unità speciali colombiane hanno teso al numero due delle Farc sconfinando in Ecuador, sull'altra sponda del fiume Putumayo, dove Reyes si nascondeva in un accampamento insieme ad una trentina di guerriglieri. Ma la sfida tra i due presidenti, Uribe a Bogotà e Chavez a Caracas, viene da lontano.

    Uribe è in America Latina il leader più filoamericano (anzi ormai è l'ultimo) mentre Chavez è il suo esatto contrario, è il nuovo Fidel, il nuovo Davide contro Golia.

    I due si disprezzano ed hanno iniziato a litigare quando Chavez ha deciso di occuparsi degli ostaggi sequestrati dalla guerriglia colombiana, le Farc, tra i quali insieme a tre contractor Usa c'è l'ex candidata presidenziale franco-colombiana Ingrid Betancourt.

    Grazie ai buoni rapporti con la leadership della guerriglia (Chavez ne apprezza la matrice marxista-leninista e il comune orizzonte bolivariano) il presidente venezuelano ha ottenuto la liberazione di sei ostaggi, tra i quali Clara Rojas, assistente e consigliera della Betancourt e con lei sequestrata sei anni fa.

    Il colombiano Uribe teme che l'obiettivo finale dell'interessamento di Chavez sia in realtà la nascita di uno staterello governato dalle Farc e associato al Venezuela nell'area di confine tra i due paesi, la prima cellula "bolivariana" del sub-continente.

    Chavez, dopo aver perso il referendum sui poteri assoluti e l'introduzione del socialismo nel mercato, ha un grande bisogno di ricompattare la maggioranza dei suoi fan e la sfida alla Colombia e il nazionalismo possono essere una buona scusa per consolidare il suo potere sulla società e sulle sue recalcitranti Forze armate.

    http://www.repubblica.it/2007/11/sez...havez-ira.html

  3. #3
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    Il leader di Caracas e il presidente ecuadoriano rilanciano contro il Paese vicino
    La crisi scatenata dall'uccisione del mediatore dell'affare Betancourt
    Venezuela-Colombia, è escalation
    Chavez e Correa: "Uribe criminale"
    di OMERO CIAI

    QUITO espelle l'ambasciatore colombiano, e rompe le relazioni diplomatiche. Bogotà rilancia contro il presidente ecuadoriano, Correa, e quello venezuelano, Chavez, mentre, a Parigi, il ministro Kouchner rivela che l'esercito di Uribe ha fatto fuori il mediatore dell'affare Betancourt. La crisi scatenata con l'uccisione sabato scorso del numero due della guerriglia colombiana, Raul Reyes, non accenna a placarsi ma anzi sembra destinata ad una pericolosissima escalation.

    All'unisono Chavez e Correa hanno definito il presidente colombiano Uribe "un criminale" e il mandante di "un volgare omicidio", di "un atto di guerra e contro i diritti umani" perché Reyes si trovava in un accampamento in Ecuador al di là del confine colombiano ed è stato ammazzato con un colpo al petto, in pigiama, e non "in combattimento", come sosteneva la prima versione dei fatti diffusa a Bogotà. Ma la Colombia rilancia e accusa: l'incursione militare in Ecuador era "necessaria" per eliminare un "leader terrorista" (Reyes) e tra le sue carte e i suoi computer ci sarebbero le prove non soltanto di una protezione da parte dell'Ecuador alla guerriglia delle Farc ma anche di un grosso finanziamento (200 milioni di euro) versato dal presidente venezuelano Chavez ai ribelli colombiani.

    Così mentre Chavez e Correa spostano truppe verso i rispettivi confini con la Colombia (Chavez da est e Correa da sud-ovest) lo scenario sembra scivolare lentamente verso un conflitto armato che per il momento nessuno immagina come prossimo o possibile, anche se le vicende politiche interne di ciascun presidente e la storia delle loro relazioni negli ultimi anni, hanno messo in allarme molti osservatori.
    L'unica superpotenza della regione, ossia il Brasile di Lula, s'è mosso in fretta sul fronte diplomatico provando ad organizzare una troika, Brasile, Cile e Argentina, per gettare rapidamente acqua sul fuoco.

    Ma da una parte c'è l'ultimo leader filo americano del sub continente, Uribe, (che ha guidato l'azione in Ecuador contro il portavoce delle Farc grazie agli americani che hanno individuato la posizione del telefono satellitare) mentre dall'altra ci sono i due presidenti più anti americani della regione (Chavez e Correa). Tanto che si potrebbe pensare ad una "guerra per procura", genere: visto che non possiamo attaccare Golia (Bush), attacchiamo il suo alleato.
    Critica, come sottolineava da Parigi Kouchner, la situazione dei 39 ostaggi "politici" sequestrati dalle Farc.

    All'interno dell'organizzazione Reyes, braccio destro di "Tirofijo" Marulanda, suo probabile successore e marito di una delle sue figlie, era considerato un moderato. E con Chavez e Sarkozy stava cercando di ottenere in cambio della vita di Ingrid un riconoscimento diplomatico internazionale. E' possibile che avrebbe alla fine ceduto il prezioso ostaggio a cambio di una promessa dell'Eliseo: quella di convincere l'Unione Europea a depennare le sue Farc dalla lista nere dei gruppi terroristi. Ribatte la Colombia: da molto tempo non ci sono prove di vita del leader delle Farc, ossia di Marulanda, e uccidendo Reyes forse "abbiamo addirittura fatto fuori il capo", come pensare che l'azione non fosse "assolutamente necessaria" nella "guerra civile" che da mezzo secolo oppone i governi di Bogotà all'ultima formazione guerrigliera dell'America Latina.

    http://www.repubblica.it/2007/11/sez...-colombia.html

  4. #4
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    Betancourt, anche l'Ecuador esige le scuse della Colombia


    Ora anche l’Ecuador esige le scuse di Bogotà. Nel clima di tensione fra Venezuela e Colombia sul caso Farc- Betancourt, che martedì ha portato addirittura alla chiusura delle frontiere fra i due paesi, ora anche l’Ecuador si è detto pronto «a difendersi». Tutto nasce dal blitz organizzato dalla Colombia in territorio ecuadoregno contro i guerriglieri delle Farc: l’Ecuador accusa Bogotà di aver violato la propria sovranità in modo «pianificato e premeditato».

    Nel blitz, avvenuto proprio quando la liberazione di Ingrid Betancourt, la parlamentare franco-colombiana ostaggio da 6 anni dei guerriglieri, sembrava vicina, è rimasto ucciso il numero due delle Farc, Raul Reyes, ora già sostituito dal comandante Joaquín Gomez.

    Il Venezuela ha accusato la Colombia di voler sabotare la fine del sequestro, e anche secondo il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, l'attacco di sabato scorso ha compromesso la liberazione della Betancourt e di una decina di altri ostaggi le cui «trattative erano ad uno stato abbastanza avanzato». Della stessa opinione Fabrice Delloye, ex marito della Betancourt, ha definito il comportamento del presidente colombiano Alvaro Uribe «assolutamente ignobile» perchè «danneggia continuamente» ogni tentativo di liberazione degli ostaggi.

    Per tutta risposta il presidente colombiano Alvaro Uribe, rompendo un silenzio che si era imposto da tre giorni, ha annunciato che «il governo colombiano denuncerà (il presidente venezuelano) Hugo Chavez per finanziamento di genocidi davanti alla Corte penale internazionale (Cpi)». «Oggi - ha aggiunto - il nostro ambasciatore alle Nazioni Unite Camilo Ospina annuncerà che la Colombia si propone di denunciare davanti alla Cpi Hugo Chavez, presidente del Venezuela, per patrocinio e finanziamento di genocidi».

    Difende la Colombia, il presidente degli Stati Uniti George Bush: in un colloquio telefonico, Bush ha «ringraziato» il presidente colombiano Uribe per la sua azione «forte» contro le Farc e ha giudicato come delle «provocazioni» le critiche del governo venezuelano.

    Pubblicato il: 05.03.08
    Modificato il: 05.03.08 alle ore 9.41

    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=73473

  5. #5
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    Sudamerica, il triangolo della crisi
    Jacopo Matano, 04 marzo 2008, 19:03

    America Latina Grave rottura diplomatica tra Venezuela, Ecuador e Colombia dopo l'operazione di Bogotà contro le Farc. Chavez e Correa accusano Uribe di aver fatto fallire le trattative per la liberazione della Betancourt e mandano truppe ai confini. E Bogotà accusa il presidente venezuelano di "genocidio"



    Rottura diplomatica di area, chiusura delle frontiere e delle relazioni commerciali, militarizzazione dei confini, accuse reciproche ed un ricorso per genocidio alla Corte Penale Internazionale. Tra Colombia, Venezuala ed Ecuador va in scena una giornata di straordinaria crisi, e a fare da sfondo è sempre i tentativi di liberazione di Ingrid Betancourt e di altri dodici ostaggi nelle mani delle Farc.
    I fatti: due giorni fa l'antiterrorismo colombiana ha lanciato una vasta operazione di terra e di aria (con il supporto logistico di satelliti statunitensi) sulla riva sinistra del Putumayo, in territorio Ecuadoreno, nel corso della quale è stato ucciso il numero due delle Forze Armate Rivoluzionarie, Raùl Reyes, insieme ad altri venti combattenti. Un "omicidio mirato", come scriveva ieri su queste pagine Gennaro Carotenuto, compiuto in violazione delle norme di diritto internazionale (è scattata la protesta formale del governo ecuadoriano per violazione dello spazio aereo). Secondo Ecuador e Venezuela, si è trattato di una mossa volta a destabilizzare e far fallire le trattative per la liberazione degli ostaggi con il placet di Washington: "non si può a priori escludere un legame tra l'attacco per uccidere Reyes e la fase ormai molto avanzata alla quale erano giunti i negoziati per liberare Ingrid", afferma il presidente ecuadoriano Rafael Correa.

    A conferma di ciò, arriva oggi la nota stampa delle Farc, secondo cui Reyes stava lavorando alla "materializzazione attraverso il presidente (venezuelano Hugo) Chavez, di un incontro con il presidente Sarkozy, con cui avanzare nel reperimento di soluzioni per la situazione di Ingrid Betancourt e per l'obiettivo dello scambio umanitario". Incontro, ovviamente, fallito.

    L'Ecuador del giovane Correa ha rotto le relazioni diplomatiche con la Colombia, ha rimandato a Bogotà l'ambasciatore colombiano ed ha inviato alla frontiera dieci battaglioni. Lo stesso ha fatto Chavez. La difesa del presidente colombiano Alvaro Uribe è stata immediata: "le Farc hanno cercato di ottenere materiale radioattivo per sviluppare una bomba sporca", ha dichiarato nel corso di un summit sul disarmo a Ginevra. Nei computer sequestrati ai terroristi, infatti, sarebbe stata documentata una "trattativa di materiale radioattivo, elemento primario per sviluppare armi sporche di distruzione di massa". Ed immediato è stato anche l'appoggio "politico" degli Stati Uniti all'operazione: il presidente Bush ha infatti chiamato il collega colombiano per esprimergli il sostegno degli Usa per la sua "forte leadership nella lotta contro i guerriglieri marxisti".

    Contemporaneamente, da Bogotà è partita un accusa, nientemeno, di "genocidio" nei confronti di Chavez, che verrà citato davanti al tribunale penale internazionale dell'Aja per aver, secondo i colombiani, "sponsorizzato e finanziato il genocidio", ovvero gli omicidi di massa compiuti dalle forze armate rivoluzionarie. Il quotidiano colombiano "El Tempo" ha contemporaneamente pubblicato un sondaggio in cui l'83% dei lettori si dice d'accordo con la decisione unilaterale di Uribe sull'attacco militare.

    Ma dopo l'aggressività diplomatica delle ultime 24 ore, adesso è Bogotà a prendere tempo e cercare di contenere la crisi. Uribe, infatti, è l'unico a non aver inviato le truppe alla frontiera. E aspetta di vedere cosa succederà a Washington, alla riunione straordinaria dell'OAS (Organizzazione degli Stati Americani), dove ha l'appoggio dei padroni di casa.

    http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=6705

  6. #6
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    Quello di Raúl Reyes, il numero 2 delle FARC, ucciso in territorio ecuadoriano dall’esercito colombiano, è nella sostanza un omicidio mirato dello stesso tipo di quelli commessi dal Mossad e da Tsahal in Cisgiordania e a Gaza. Tra le FARC e lo Stato colombiano esiste da decenni uno stato di belligeranza che rende legittimo da parte dell’esercito l’uso della forza contro la guerriglia, ma la morte di Raúl Reyes e di altri 16 guerriglieri è ingiustificabile per due motivi:

    1) perché avviene in territorio ecuadoriano, in flagrante violazione del diritto internazionale.

    2) perché avviene in appoggio alla decisione del governo colombiano di far fallire ogni dialogo con la guerriglia dopo la liberazione unilaterale di quattro sequestrati sotto i buoni uffici del presidente venezuelano Hugo Chávez.


    Così l’azione dell’esercito colombiano è per il diritto un attacco contro Quito ma politicamente è un attacco contro Caracas, giustificando la dura reazione del governo bolivariano, oltre che di quello di Rafael Correa (nella foto), che hanno ritirato i rispettivi ambasciatori e rinforzato le rispettive frontiere con la Colombia.

    Álvaro Uribe (e dietro di lui Washington), temendo di vedersi messo in un angolo da parte dell’azione diplomatica del Venezuela e degli altri governi integrazionisti latinoamericani, ha replicato ad un’azione di pace con un’azione di guerra.

    Ma al di là del giudizio di merito, l’azione di forza ridà l’iniziativa a Uribe, sostiene il partito della guerra senza quartiere, il suo, e può far scrivere nell’editoriale di El Tiempo di oggi che la morte di Raúl Reyes, primo caduta in battaglia (in realtà ucciso nel sonno, con l’aiuto di strumenti tecnologici di una potenza straniera, come ha accusato Correa) di un membro del Segretariato delle FARC, sia “l’inizio della fine” per questa organizzazione.

    E’ evidente che, se l’iniziativa dovesse rimanere nelle mani di Uribe, non sarebbe l’inizio della fine ma “la fine” tout court per Ingrid Betancourt e gli altri sequestrati. Lo ha confermato la famiglia Betancourt che una volta di più ha attaccato duramente il presidente colombiano, definendo l’azione che ha portato alla morte di Reyes “un sabotaggio da parte di Uribe per impedire la liberazione di Ingrid Betancourt e degli altri ostaggi”.

    Ancora più dura è stata la senatrice colombiana Piedad Cordoba che, ricordando che Raúl Reyes era l’uomo della trattativa, ha definito l’azione ordinata da Uribe come “un gesto premeditato contro la pace”.

    La comunità internazionale deve continuare a far pesare su Bogotà (e Washington) la responsabilità politica di questa scelta. Da anni, perfino da prima dell’arrivo al governo di Caracas dei bolivariani, gli Stati Uniti hanno puntato sul Plan Colombia per destabilizzare il continente. Oggi quell’investimento (miliardi di dollari l’anno) può fruttare per destabilizzare una regione e paesi come il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia e il Brasile stesso, che non rispondono più come Washington vorrebbe.

    Per evitare tale destabilizzazione, che rende possibili veri e propri conflitti armati nel continente più pacifico del mondo, è necessario, in queste ore non facili, mantenere il sangue freddo e continuare ad appoggiare il processo di pace in Colombia.

    Quello stesso processo di pace che i governi integrazionisti, che oggi temono per la sicurezza delle loro frontiere, violabile da una Colombia armata fino ai denti dagli Stati Uniti, stanno portando avanti. Quello stesso processo di pace che, secondo la stessa famiglia Betancourt e la senatrice Piedad Cordoba, Álvaro Uribe ha voluto sabotare uccidendo Reyes. Quello stesso processo di pace che, laddove fallisse, incendierebbe l’intera regione.



    http://www.gennarocarotenuto.it/1988...-e-venezuela-2

  7. #7
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    Ho ascoltato per caso il programma di Barbara Palombelli su Radio2 RAI alle 13, intitolato 28 minuti (più tardi ci sarà il podcast). Ospite della trasmissione era Gianni Riotta. Il direttore del TG1, con un tono mellifluo oramai degno di Bruno Vespa, nel giro di pochi minuti ha spaziato dalla devozione per Padre Pio alla difesa degli evasori fiscali in Liechtenstein, sostenendo che la gggente “è stufa di queste liste, la P2… che c’è chi con queste liste che mettono alla berlina le persone per bene ci si compra la casa al mare…”.

    Ma l’argomento della puntata era Ingrid Betancourt per la quale Gianni Riotta, in versione umanitaria simil Aldo Forbice, si sarebbe fatto promotore di un appello per la liberazione, ovviamente senza alcun riferimento agli altri sequestrati. Povera Ingrid, le fischieranno le orecchie perfino nella selva dov’è sequestrata in condizioni imperdonabili, ma il paragone tra lei e Anna Frank potrebbe perfino essere ritorto contro Riotta (vedi alla voce “banalizzazione della Shoah”).


    Povera Ingrid, perché è stato evidente fin dal primo secondo che della sua sorte, al promotore dell’appello per la sua liberazione, non importava nulla. Quello che importava a Riotta era usarla per diffamare Hugo Chávez. Nel giro di pochi minuti di perle ne ha pronunciate tante, mi limito a tre che basterebbero per citarlo in tribunale e ottenere milioni di danni.

    In primo luogo ha glissato sul fatto che Reyes sia stato ucciso invadendo il territorio ecuadoriano. Un dettaglio fondamentale, ma non per Riotta che la racconta diversamente: “Dopo che il governo colombiano ha ucciso il numero 2 delle FARC, Chávez e l’ecuadoriano hanno schierato i loro eserciti alla frontiera con la Colombia”. Perché mobilitano sti pazzi? Perché sono pericolosi evidentemente, povera Colombia aggredita, e perché sono conniventi con le FARC. Anzi sono foraggiati dalle FARC, o sono loro che foraggiano le FARC e Fidel Castro! Evidentemente per Riotta, uno degli ultimi al mondo che continua con sprezzo del ridicolo a sostenere che quella di Colin Powell con le provette all’ONU che servì a giustificare l’invasione all’Iraq non fu una buffonata da circo, il diritto internazionale è un optional. E il fatto che proprio lo sconfinamento colombiano significhi il pericolo più grave, l’internazionalizzazione del conflitto, lo lascia indifferente.

    In secondo luogo, ed è il punto più scandaloso, ha stravolto i fatti sostenendo che: “Chávez potrebbe liberare Ingrid Betancourt ma non lo fa perché a lui non interessa salvare la Betancourt ma rafforzare le FARC”. Qui non siamo alla differenza di vedute, ma alla diffamazione a mezzo stampa. Chávez può dunque liberare Ingrid perché evidentemente ce l’ha in suo potere, magari nascosta a Miraflores. Chávez se volesse potrebbe liberare la Betancourt domani? Le FARC sono suoi burattini? Chávez si adopera per aprire un processo di pace per rafforzare le FARC? Le parole sono pietre. Vorrei vedere Riotta sostenere queste tesi in un tribunale in una causa per calunnia.

    E in tutto questo Álvaro Uribe, che secondo la famiglia Betancourt sta sabotando la liberazione, che ruolo avrebbe? E il fatto che tutti i familiari di tutti gli ostaggi attaccano Uribe e giudicano positivo e indispensabile il ruolo di Chávez? Non importa. L’informazione alla Gianni Riotta può prescindere totalmente dai fatti, è pura ideologia e propaganda. Del resto per i Riotta, se Ingrid non dovesse tornare dalla selva non sarà colpa delle FARC che l’hanno sequestrata né di Uribe che non ha voluto trattare, sarà colpa di Chávez. Al contrario, se Ingrid, come noi (non Uribe né probabilmente Riotta) ci auguriarmo, dovesse tornare, sarebbe sempre colpa di Chávez: la dimostrazione della sua complicità con le FARC.

    In terzo luogo… con tono pensoso, puoi quasi immaginarlo alzare gli occhi al cielo: “io non so perché in questa nostra società ci attirano tanto quelli che danno il cattivo esempio, i bulli, bulli come Antonio Cassano, bulli come Hugo Chávez…”

    Credo che di bullo in questa storia ce ne sia uno: Gianni Riotta, direttore del TG1 in quota centrosinistra, disinformatore di professione.



    http://www.gennarocarotenuto.it/1993...t-ma-non-vuole

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    Cinzia Faiella, cooperante italiana che si trova sulla frontiera tra Ecuador e Colombia, violata sabato scorso dall’esercito colombiano per uccidere Raúl Reyes e altri 16 guerriglieri delle FARC, inizia con questo articolo una collaborazione con Giornalismo partecipativo

    Al confine nord dell’Ecuador c’è proccupazione dopo l’incidente diplomatico dello scorso fine settimana, che ha segnato l’ulteriore inasprimento delle relazioni con la limitrofa Colombia.

    Lo chiamano “l’Oriente”, l’oriente ecuatoriano. Una fascia longitudinale di selva amazzonica che unisce la Colombia con il Peru. La provincia di Sucumbios è la provincia nord dell’Oriente che confina con il Dipartimento colombiano del Putumayo. Lago Agrio (nella foto) ne è la capitale. Villaggio di petrolio e prostitute, como lo descrive la guida Lonely Planet, la più venduta al mondo e quella che disincentiva i turisti dall’addentrarsi a esplorare la Amazzonia nord del paese.


    Lago Agrio è un villaggio senza storia. La prima generazione nata in questa zona oggi ha solo trent’anni.

    I genitori si trasferirono qui negli anni ’70 durante il boom dell’estrazione petrolifera, sfuggendo la siccità della città di Loja nel sud del paese e alla ricerca di un lavoro redditizio nel settore dell’oro nero.

    I texani delle prime imprese petrolifere la chiamarono ‘Lago Acre’ dalla loro ciità di origine Sour Lake. Gli ecuadoregni la ribattezzarono Nueva Loja, in ricordo della terra lasciata in cerca di fortuna nella selva.

    Vivere nella zona di frontiera è come vivere in un limbo. Ci sono regole e tutte le possibili eccezioni alle regole. C’è un melting pot di ecuadoregni e colombiani, di afro discendenti e indigeni. Ci sono i sicari, i membri di gruppi armati, i comuni delinquenti, gli strozzini e tanta gente comune. Esistono i pendolari. Contadini che attraversano il confine in cerca di lavoro nelle piantagioni di coca.

    Si vive del commercio. Si commercia l’impossibile, dalla frutta alla carne, dai mobili alle scarpe, dagli elettrodomestici alle automobili, dal gas da cucina alla ‘gasolina blanca’, utilizzata nel processo di raffinazione della cocaina.

    Attraversi un fiume e sei in Colombia.

    La popolazione dei due paesi che si riconoscono come ‘paesi fratelli’ è un tutt’uno di reti familiari e legami di parentela. Stessi cognomi, stessi tratti somatici. Solo il loro particolare modo di parlare li tradisce. I colombiani, stigmatizzati e discriminati, finiscono comunque con integrarsi, confondersi tra i locali.

    Non fa notizia sapere che esponenti di gruppi armati siano presenti sul territorio ecuadoregno. La loro isola di ‘descanso’ (riposo). E giusto durante il sonno sono stati eliminati 17 membri delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (FARC), tra i quali il numero due Raul Reyes. Si trovavano a Santa Rosa, una piccola comunità lungo il fiume San Miguel, a 2 km della ipotetica linea di confine con la Colombia, in piena giurisdizione ecuadoregna.

    Durissima la risposta di Correa, presidente dell’Ecuador, ancora col dente avvelenato per la storia degli sconfinamenti degli aerei militari colombiani durante le fumigazioni aeree delle piantagioni di coca.

    La frontiera nord orientale è battuta da militari ecuadoregni, accompagnati dai militari colombiani sull’altra sponda.

    La gente delle comunità di frontiera teme quello che succederà quando l’esercito ecuadoregno li abbandonerà. Si mormora che l’esercito colombiano sta già facendo operazioni di intelligenza alla ricerca di possibili complici, indiziati, potenziali guerriglieri. Il timore è che possa sconfinare ancora una volta in territorio ecuadoregno. Si dice che in Piñuna Negra (comunità colombiana lungo il fiume Putumayo) siano già sparite 15 persone, prelevate dall’esercito colombiano.

    La principale preoccupazione delle organizzazioni internazionali che lavorano in zona è il possibile sfollamento di colombiani verso l’Ecuador y di ecuadoregni che tentano di allontanarsi il più posibile dalla linea di frontiera.

    Intanto a Lago Agrio la vita di tutti i giorni continua. Il signore col triciclo pieno di bombole di gas, la signora che vende succhi di aloe vera che fanno miracoli, il carretto-barbecue con spiedini di carne e banana arrostita, i bus che si muovono agili e non curanti tra strade sterrate e piene di buchi, il venditore di empanadas con la cesta in testa, la musica del reggaeton fa da sottofondo.

    Se non fosse per i due aerei militari parcheggiati sulla corta pista dell’aereoporto, nemmeno ci accorgeremmo di essere a un passo dalla guerra


    http://www.gennarocarotenuto.it/1997...o-dalla-guerra

 

 

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