Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Fieramente Leghista
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    Verona - Padania, la città di Flavio Tosi, la città antigiacobina della Pasque Veronesi
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    Thumbs up Flavio Tosi contro la finanza apolide usuraia delle banche

    dall'arena di Verona:

    «Fondazioni da cambiare»ENTI E POLITICA. Il primo cittadino si schiera a sostegno del progetto del ministro Tremonti: «Ha ragione da vendere»

    Il sindaco: «Con Biasi e Cariverona mi trovo molto bene, ma è il sistema che non regge più. Il controllo delle erogazioni deve tornare a enti locali e territorio»
    07/04/2010
    Correva l'anno 2003 quando il ministro Giulio Tremonti dichiarò guerra alle fondazioni bancarie per riformarle: perse la battaglia e il ministero nel 2004. Ora, forte del nuovo asse Bossi-Berlusconi di cui lui è il pilastro economico, Tremonti torna all'assalto, con guanto di velluto e passo felpato. Tutto è cambiato, soprattutto sul territorio: adesso i sindaci e i presidente delle Regioni sono targati Lega. Il sostegno c'è. A cominciare da Flavio Tosi, sindaco da tre anni di una città dove ha sede una delle più potenti fondazioni bancarie, quella Fondazione Cariverona guidata da oltre 15 anni da Paolo Biasi, socio forte di Unicredit e nata dalla Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, cioè con le risorse di cittadini e imprenditori veronesi e veneti; e non solo. E il sindaco ha già dato una prima anticipazione del suo pensiero l'altra sera a L'Infedele di Gad Lerner su La7; ora la approfondisce e la inquadra nel sistema generale. Ma la sintesi è sempre quella: «Le Fondazioni devono tornare sotto il controllo del territorio e i sindaci devono essere determinanti nelle decisioni e negli orientamenti delle erogazioni. Dev'essere il territorio a indicare le priorità d'intervento».
    Parole chiare, che rappresentano una rivoluzione copernicana del sistema attuale: le Fondazioni con i loro regolamenti diventano autoreferenziali, dice il sindaco. Che aggiunge: «È un sistema che va cambiato, perché non più ammissibile. Non si tratta di questa o quella Fondazione. Con Cariverona e il suo presidente Paolo Biasi ho un ottimo rapporto, molto collaborativo, e mi ritengo un sindaco molto fortunato perché ho un presidente che ascolta. Ma se così non fosse? Il sistema non può essere legato alla bontà dei rapporti interpersonali, serve un sistema che dia garanzie al territorio».
    LA GRANDE FINANZA E LA POLITICA. Il problema nasce da lontano. Da quella grande e grave crisi finanziaria mondiale, internazionale, che ha confermato come la Grande Finanza abbia considerato la politica alla stregua della domestica che serve a lavare i piatti e rassettare la casa.
    Ora la politica, complice oltre alla crisi anche la grande ondata della Lega, alza la testa. Il governatore Zaia aveva già lanciato dei segnali in questo senso. Altri esponenti del centrodestra pure. Tosi ora esplicita il pensiero.
    «Tremonti l'aveva capito che il sistema delle Fondazioni bancarie andava riformato, ma si scontrò con i poteri forti e perse il ministero. Ma aveva assolutamente ragione lui». Perché? «Perché abbiamo avuto un periodo storico in cui la Grande Finanza ha assunto il ruolo improprio di dettare le regole del gioco anche alla politica. Al punto che in Europa le decisioni venivano prese non dalla Commissione europea, ma dalla Banca centrale, la Bce».
    CONTROLLO DEL TERRITORIO. Per anni, insomma, «la politica è stata dipinta come una cosa sporca, per cui doveva pensarci la Grande Finanza a generare ricchezza e distribuire risorse per il benessere del territorio. In realtà non è così e l'ultima crisi che stiamo ancora soffrendo lo dimostra. Anzi, se la politica avesse dato i giusti paletti e le giuste regole alla Grande Finanza avremmo evitato un tracollo mondiale di queste proporzioni nato su soldi virtuali e non reali».
    Questo ragionamento, dice Tosi, «per dire che su scala minore lo stesso discorso vale per le Fondazioni: mettere da parte la politica, escluderla dal controllo delle Fondazioni perché in realtà sono i finanzieri che fanno il bene del popolo significa non rappresentare in modo corretto la realtà e consumare un furto o scippo ai danni dei cittadini».
    Perché, ricorda il sindaco, le Fondazioni sono nate da banche di iniziativa pubblica e restituiscono al territorio le rendite di patrimoni costruiti con i soldi investiti da cittadini e imprese. Poi le banche si sono ingrandite, sono state create le Fondazioni con governance privata e sempre di più questa caratteristica privata si è rafforzata fino a sganciarsi completamente dal controllo diretto del sistema degli enti locali. E va fuori dal controllo del territorio. Questo è il meccanismo che Tremonti voleva modificare e aveva tutte le ragioni per farlo».
    IL DISEGNO LEGHISTA. Mettendo assieme tutte le tappe delle ultime settimane, dagli attacchi di Zaia all'ad di Unicredit Profumo per il sostegno alla candidatura di Roma Olimpica snobbando Venezia, alle critiche sul ruolo delle Fondazioni, alle stesse perplessità sul riassetto del Gruppo Unicredit in Banca unica, si vede come emerge un chiaro disegno politico: quello di mettere piede nelle Fondazioni bancarie, vere e proprie casseforti di risorse e di ossigeno per gli enti locali ridotti allo stremo. Per ricordare una cifra, solo nel quinquennio 2005-2009 Cariverona ha erogato sul territorio quasi 640 milioni di euro.
    STAGIONE DI RINNOVI. «Attenzione», prosegue Tosi, «io non mi lamento di Cariverona ma di un sistema che non dà garanzie: se un sindaco e il presidente di una Fondazione bancaria oggi si stanno antipatici, il territorio ci rimette, rimane senza garanzie. Questo sistema deve essere modificato. Come? Per esempio le quote di quanto erogare, come e dove, dovrebbe essere un tema concordato tra Fondazione e territorio. Le risorse vanno condivise con un sistema distributivo che dia garanzie di equità».
    Di anno in anno le Fondazioni, con i loro regolamenti, dice in sostanza Tosi, si sono arroccate: una volta il Comune esprimeva direttamente sei consiglieri su 19; adesso 4 su 24 con un meccanismo di terne bloccate che lascia poco spazio alla fantasia. «Le Fondazioni», conclude, «si sono staccate dalla politica e dal controllo pubblico, ma sono pur sempre del territorio e degli enti locali». E il 2010, guarda caso, è anno di rinnovi.
    Maurizio Battista

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  2. #2
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    Thumbs up Rif: Flavio Tosi contro la finanza apolide usuraia delle banche

    Tosi è uno dei migliori.

    carlomartello

  3. #3
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    Predefinito Rif: Flavio Tosi contro la finanza apolide usuraia delle banche

    Tosi è giovane e preparato. Ha un rapporto con la città che pochi altri primi cittadini possono vantare. Invidio gli amici Veronesi che hanno come loro rappresentante un uomo che ha delle potenzialità enormi:un predestinato a diventare sicuramente un numero uno........ e non solo a Verona. Ps. se i Veronesi volessero fare un cambio alla pari con il nostro Sindaco (Milano) ......
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  4. #4
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    Predefinito Rif: Flavio Tosi contro la finanza apolide usuraia delle banche

    sicuramente tosi e' un pragmatico duro ed intelligente .
    pragmatico perche'' sa che deve governare bene
    duro perche' non rinuncia a dire le sue idee
    intelligente perche' pragmaticamente sa che deve stare al suo posto governando pragmaticamente e pragmaticamente svolgendo il ruolo di duro quando deve fare e dire quello che altri pragmaticamente non possono ne dire ne fare ..

    infatti anche in questo caso tosi ha dato voce al fatto che la lega vuole ridiscutere la questione della gestione dei risparmi PADANI depositati nella ex-casse PADANE .

    quel ricco capitale la cui gestione i VENDUTI post democristiani e post-comunisti uniti nel periodo '92-'94 hanno regalato ai " privati" ( cioe' la finanza " inglese" ..) per poche briciole .ncav:
    Ultima modifica di larth; 09-04-10 alle 12:26
    vulgus vult decipi

  5. #5
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    Predefinito Rif: Flavio Tosi contro la finanza apolide usuraia delle banche

    Citazione Originariamente Scritto da SMB Visualizza Messaggio
    Tosi è giovane e preparato. Ha un rapporto con la città che pochi altri primi cittadini possono vantare. Invidio gli amici Veronesi che hanno come loro rappresentante un uomo che ha delle potenzialità enormi:un predestinato a diventare sicuramente un numero uno........ e non solo a Verona. Ps. se i Veronesi volessero fare un cambio alla pari con il nostro Sindaco (Milano) ......

    Speriamo che la Lega avanzi sempre più anche in Lombardia.
    Ne ho le palle piene di ciellini, democristiani e ex-craxiani!
    Spazziamoli via una volta per tutte.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Flavio Tosi contro la finanza apolide usuraia delle banche

    Citazione Originariamente Scritto da Grimoaldo Visualizza Messaggio
    Speriamo che la Lega avanzi sempre più anche in Lombardia.
    Ne ho le palle piene di ciellini, democristiani e ex-craxiani!
    Spazziamoli via una volta per tutte.

    E' anche la mia speranza. Non a caso ho proposto lo scambio Tosi- Moratti.
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  7. #7
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    Predefinito Rif: Flavio Tosi contro la finanza apolide usuraia delle banche

    Citazione Originariamente Scritto da SMB Visualizza Messaggio
    Tosi è giovane e preparato. Ha un rapporto con la città che pochi altri primi cittadini possono vantare. Invidio gli amici Veronesi che hanno come loro rappresentante un uomo che ha delle potenzialità enormi:un predestinato a diventare sicuramente un numero uno........ e non solo a Verona. Ps. se i Veronesi volessero fare un cambio alla pari con il nostro Sindaco (Milano) ......
    Tesi molto azeccata , speriamo solo che a via Bellerio ....non se ne accorgano , visto la fine che fanno ( e hanno sempre fatto ), i migliori.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Flavio Tosi contro la finanza apolide usuraia delle banche

    da WOLFSTEP®: Lega e Fondazioni

    Lega e Fondazioni

    Scritto da Uriel on 15/apr/2010 / Etichette: Scarpe grosse ; cervello fino.

    Bossi ha appena detto la sua riguardo alle fondazioni bancarie, e subito a sinistra si inalberano. Eppure, dovrebbero dirsi "chi la fa l'aspetti", dal momento che non e' l'unico meccanismo pericoloso da essi innescato senza chiedersi "cosa succede se finisce in mano al nemico"? Se prendete per esempio la legge sulla par condicio, essa si e' rivoltata immediatamente contro chi l'ha fatta, ovvero dal momento in cui 'avversario vincendo le elezioni ha messo le mani sulle autorita' che avrebbero dovuto farla rispettare. Lo stesso sta per accadere, prevedibilmente, con le fondazioni bancarie.

    Per capire un attimo, occorre riassumere la storia delle fondazioni bancarie.

    Un tempo esistevano le casse di risparmio. Si trattava di enti del diritto pubblico, nate essenzialmente nella fine dell' 800, allo scopo di finanziare la piccola borghesia. Oggi diremmo le PMI. Si tratta di banche a controllo statale, basate su una raccolta iniziale di fondi , da parte di persone che tuttavia non partecipano (o partecipano poco) alla conduzione della cassa stessa.

    Da statuto, una cassa di risparmio deve dedicare un certo budget a far crescere l'economia locale, facendo cioe' quello che oggi potremmo definire "piccolo venture capital" , di dimensioni estremamente provinciali. Ripeto: si tratta tuttavia di enti disciplinati dal diritto pubblico. Significa che, pur non essendo organici allo stato quanto potrebbero esserlo l'esercito oppure l'anagrafe, non sono soggetti privati.

    Le casse di risparmio sono state la colonna portante del boom del triveneto , della Lombardia, e del successo iniziale delle PMI.

    Arriva l'unione europea, e ben sapendo di avere un governo "tecnico" di centrosinistra decide che questa forma di azione (tutto sommato sociale) sia un pericolosissimo contributo pubblico all'industria. E trovano sponda molto felice di togliere ossigeno alle PMI e alla borghesia italiana nel "riformare" le casse di risparmio.

    Per riformare le casse di risparmio , lo strumento furono le cosiddette fondazioni.

    Per soddisfare la UE , le fondazioni sono enti del diritto privato. Significa che sono dei privati veri e propri. Ma.

    Il problema e' che nel trasformare le casse di risparmio in fondazioni, quello che si fa e' di dare alla fondazione la maggioranza nel consiglio di amministrazione della ex cassa di risparmio. E il controllo della fondazione? Quando si puo', la si assegna a chi gia' detiene la maggioranza del capitale della cassa di risparmio.

    E quando la cassa e' ancora, di fatto, a conduzione pesantemente pubblica per via della polverizzazione del risparmio? Beh, e' semplice: si procede per nomina politica. Fu cosi' che, con un atto di malcostume lottizzatore mai visto prima, le fondazioni bancarie nascono gia' "prese" da una precisa area politica, cioe' il centrosinistra.

    Che cosa succede a quel punto alle fondazioni bancarie? Esse avrebbero dovuto prendere il posto delle casse di risparmio, che erano locali, radicate sul territorio e avevano la precisa missione di finanziare le attivita' della piccola borghesia (oggi diremmo PMI).

    Ma "casualmente" succede che le grandi banche, come se prevedessero il futuro, si fiondano a depositare soldi attraverso personaggi discutibili, dentro le casse di risparmio. Il risultato e' che la stragrande maggioranza delle volte anche il "privato" riesce a diventare padrone della fondazione che ora possiede la cassa di risparmio.

    Alle fondazioni viene poi assegnato tutto il patrimonio immobiliare e i beni di interesse artistico che le casse possiedono, sia per acquisti che per sequesri giudiziari. Essendo delle entita' no-profit, almeno in teoria, esse hannoa gio a diventare padrone del patrimonio senza gravare fiscalmente.

    Cosi', in breve tempo le fondazioni bancarie si consolidano e diventano padrone delle banche. In seguito, cona ltre piccole riformine, si ottiene la completa autonomia nell'elezione del consiglio di proprieta'.

    Risultato: la maggior parte delle banche italiane e' proprieta' delle fondazioni, con la sola eccezione di alcune banche popolari. Le fondazioni, essendo state nominate da un governo di sinistra , sono proprieta' della sinistra. Nessuno dei soloni che si stracciano le vesti per l'impero di Berlusconi , ovviamente, ha qualcosa da ridire circa un "conflitto di interessi" in un governo che nomina tutto il potere bancario prendendolo da un solo partito.

    Con questo si infligge un colpo mortale alle PMI. Inizia quel "declino" che dagli anni '90 non le ha piu' abbandonate. Perche' il boom delle PMI italiane e' dovuto proprio, ed in gran parte, al credito locale. I nuovi padroni del sistema bancario non hanno voglia di finanziare PMI. Preferiscono partecipare a grandi eventi mediatici, preferiscono la finanza, non alimentano piu' la piccola borghesia italiana, cosa che era missione (sin dal 1800) delle casse di risparmio.

    Capite adesso perche' la Lega punti alle fondazioni. Le PMI che costituiscono il suo zoccolo duro sanno bene che il loro successo iniziale fosse dovuto al credito locale. (1) Essi sanno che con la nascita delle fondazioni sono state defraudrate dello strumento finanziario che ne ha visto l'ascesa.

    E cosi', adesso premono perche' la Lega riprenda il controllo delle fondazioni: non potranno avere di nuovo le casse di risparmio, ma se soltanto riducessero in salsa federalista le fondazioni , sarebbe gia' un bel vivere.

    Che strumenti puo' usare la Lega per conquistare le fondazioni?

    Beh, innanzitutto puo' premere sulle regioni e sulle provincie. Esse sono gia' dentro alle fondazioni, e quando non sono dentro alle fondazioni con un membro direttivo , possono esercitare immense pressioni per via della mole di attivita' "no-profit" che vengono finanziate in tandem tra enti pubblici e fondazioni (mostre d'arte, etc).

    Diciamo che in una regione come il Veneto e la Lombardia le fondazioni non hanno molte possibilita' di resistere a lungo senza accettare i nuovi vincitori. In Piemonte dipende tutto da come si giochera' la partita nel biellese, e da come verranno divise le torte del federalismo fiscale, ma potrebbero stracciare anche quelle.

    In definitiva la base leghista vuole che il credito delle fondazioni (e delle "fondazioni cassa di risparmio") torni sul territorio, ma non sotto forma di attivita' filantropiche e no-profit (che finiscono regolarmente nel circuito del volontariato cattocomunista) ma anche come credito vero e proprio erogato dalle banche associate.

    E se non si riuscisse a modificare la modalita' di erogazione delle banche collegate, che almeno si prendano le "attivita' filantropiche" e , in falsa veste, le si porti a finanziare di fatto l'economia leghista delle PMI di area.

    Bossi sta costruendo l'analogo del sistema cooperativo/economico del PCI, e dopo aver catturato la zona produttiva adesso ha bisogno della zona creditizia. Non so se sia lui, o se sia qualcun altro, ma sembra avere le idee molto chiare sul come muoversi e sulle mosse da fare per sfruttare la vittoria elettorale.

    Sebbene venga considerato un bifolco ignorante, sembra l'unico politico ad avere una roadmap del potere chiara e stampata nella mente, e un'idea chiara dei punti chiave da conquistare.

    Che cosa succederebbe se ci riuscisse, come e' facile intuire in almeno 3 regioni? (Lombardia, Veneto, Piemonte, forse anche Liguria?).

    Innanzitutto, le gia' scarse finanze del PD si ridurrebbero al lumicino. Il PD e' una macchina costosa, ed e' gia' molto vicino alla paralisi per mancanza di soldi. Ormai gli mancano persino per le campagne elettorali. Se si incrina il meccanismo delle fondazioni, viene meno quella "cultura" , quel "no-profit" che ancora mantiene un giro di giovani di buone promesse e di studiosi di teoria della banana , nullafacenti delle belle arti nel bar di sotto, eccetera. Insomma, un grosso taglio alle clientele. Il che significa un grosso taglio ai voti.

    La geografia delle fondazioni e' , per chiarirci, questa:

    1. Fondazione Cariplo

    2. Fondazione Compagnia di San Paolo

    3. Fondazione Monte dei Paschi di Siena

    4. Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona

    5. Fondazione Cassa di Risparmio di Torino

    6. Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna

    7. Ente Cassa di Risparmio di Firenze

    8. Fondazione Cassamarca

    9. Fondazione Cassa di Risparmio di Padova and Rovigo

    10. Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo

    11. Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia

    12. Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna

    13. Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

    14. Fondazione Cassa di Risparmio di Genova and Imperia

    15. Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca

    16. Fondazione Cassa di Risparmio di Parma

    17. Fondazione Roma

    18. Fondazione Cassa di Risparmio di Venezia

    19. Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone

    20. Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti

    21. Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo

    22. Fondazione Cassa di Risparmio di Forli’

    23. Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi

    24. Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni

    25. Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto

    26. Fondazione Monte di Parma

    27. Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara

    28. Fondazione Cassa di Risparmio di Imola

    29. Fondazione Cassa di Risparmio di Reggio Emilia Pietro Manodori

    30. Fondazione di Piacenza e Vigevano

    31. Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia

    32. Fondazione Agostino De Mari Cassa di Risparmio di Savona

    33. Fondazione Banca del Monte di Lombardia

    34. Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata

    35. Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno

    36. Fondazione Cassa di Risparmio di Fano

    37. Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria

    38. Fondazione Cassa di Risparmio di Asti

    39. Fondazione Cassa di Risparmio di Biella

    40. Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli

    41. Fondazione Banco di Sicilia

    42. Fondazione del Monte di Lucca

    43. Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara

    44. Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia and Pescia

    45. Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano

    46. Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste

    47. Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

    48. Istituto Banco di Napoli Fondazione

    49. Fondazione Banco di Sardegna

    50. Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia

    51. Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra

    52. Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila

    53. Fondazione Cassa di Risparmio e Banca del Monte di Lugo

    54. Fondazione Cassa di Risparmio di Cento

    55. Fondazione Cassa di Risparmio di Viterbo

    56. Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena

    57. Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini

    58. Fondazione Cassa di Risparmio di Vignola

    59. Fondazione Cassa di Risparmio di Rieti

    60. Fondazione Cassa di Risparmio di Fossano

    61. Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo

    62. Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia

    63. Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno

    64. Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno

    65. Fondazione Cassa di Risparmio di Fano

    66. Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola

    67. Fondazione Cassa di Risparmio San Miniato

    68. Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto

    69. Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo

    70. Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro

    71. Fondazione Pescarabruzzo

    72. Fondazione Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania

    73. Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana

    74. Fondazione Banco del Monte di Rovigo

    75. Fondazione Banca Nazionale delle Comunicazioni

    76. Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi

    77. Fondazione Cassa di Risparmio di Loreto

    78. Fondazione Cassa di Risparmio di Bra

    79. Fondazione Cassa di Risparmio Prato

    80. Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza

    81. Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia

    82. Fondazione Cassa di Risparmio di Rieti

    83. Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana

    84. Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto

    85. Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano

    86. Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo

    87. Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona

    88. Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello

    89. Fondazione Monte di Pietà di Vicenza

    Come potete vedere, (magari ne ho dimenticata qualcuna) , se anche pensiamo che le fondazioni presenti nel centro italia rimangano rosse e resistano, (dopotutto c'e' anche il potere del PDL, non solo la Lega) , e quelle del nord inizino a cadere , il risultato e' che al sud rimane poco o niente, se non le banche mainstream. Non che i rossi abbiano pensato al sud piu' di tanto; in ogni caso, la finanziarizzazione dell'economia rossa almeno teneva soldi in circolo nel circuito del culturame farlocco e dei progetti ecoinutili e biofighetti, che si prestano bene all'amicone che vien dalla campagna a lavorare dove ci sono i soldi.

    La leghizzazione delle fondazioni del nord, per inciso, probabilmente sarebbe un toccasana per le PMI , o almeno un nuovo vantaggio (almeno cosi' sognano loro; di certo dara' una marcia in piu' alle imprese "padane", cioe' vicine alla Lega) , ma oltre a strangolare l'economia futile che in un qualche modo si ridistribuisce per tutto il paese , portera' di fatto ad avere due diverse condizioni di credito al nord e al sud del paese.

    Adesso chiediamoci: una volta federalizzata la questione fiscale e quasi tutte le funzioni regionali di sistema, e una volta create condizioni di credito diverse (piu' di quanto siano oggi), Bossi ha davvero bisogno della secessione? O piuttosto, non l'ha gia' fatta sotto gli occhi di tutti?

    Si continua a dipingere la dirigenza leghista come un branco di bifolchi; e nondubito che abbiano fatto di tutto per apparire tali in pubblico. In privato, pero', o almeno alla guida del loro partito, sembrano essere gli unici che marciano verso un obiettivo chiaro, con delle roadmap chiare e una chiarezza di pensiero notevole.

    Sfotteteli pure. Chiamateli pure bifolchi. Dipingeteli come ottusi valligiani dalla minchiata facile. Ma sono ad un passo dal raggiungimento dei loro obiettivi. E con ogni probabilita' nessuno degli "intelligentoni" e dei "coltissimi" riuscira' a fermarli; ormai sono ad un passo.

    Certo, continuera' ad essere Italia. Non sara' una secessione ufficiale. Non sara' una secessione politica. Ma se riescono (come sembra probabile per via del potere locale che hanno, anche sulle imprese) ad avvicinarsi alle fondazioni, avrete comunque due italie diverse, cosi' diverse che la secessione vi sembrera' solo un atto formale.

    E non e' detto che la Lega la chieda mai piu', da quel momento in poi.

    Perche' dovrebbe?

    Uriel

    (1) In generale l'esistenza delle casse di risparmio costringeva anche le altre banche locali ad essere un pelo piu' tolleranti.

 

 

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