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  1. #1
    28 de Abrili - Juventudi Sarda
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    Casteddu - SRDN - «Custa pòpulos est s'ora de estirpare sos abusos! A terra sos malos usos, a terra su dispotismu! Gherra gherra a s'egoismu e gherra a sos opressores! Custos tirannos minores est pretzisu umiliare!»
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    Predefinito Cun su Pòpulu Palestinesu e cun sa Gaza ki arresistit cun balentia manna

    Cun su Pòpulu Palestinesu e cun sa Gaza ki arresistit cun balentia manna

    Il 28 de Abrili, Organizzazione della Gioventù indipendentista e socialista sarda, esprime tutta la propria fraterna e calorosa solidarietà e vicinanza alle donne e agli uomini del glorioso Popolo Palestinese in seguito alla tragica e sanguinosa settimana appena trascorsa che ha visto lo sterminio di oltre 120 fra civili e partigiani (di cui quasi un centinaio nei soli giorni di sabato e domenica) nel corso dell’infame offensiva dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza, che prosegue la sua eroica Resistenza all’assedio sionista e a un embargo che priva i suoi abitanti di viveri, medicine, elettricità e altre primarie fonti energetiche e di sussistenza.

    Questo ennesimo barbaro attacco dimostra una volta di più la realtà, sbattendola in faccia a una opinione pubblica occidentale sorda, cieca e muta nei confronti dei crimini sionisti per via dei propri sensi di colpa per la persecuzione e lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, sensi di colpa che cerca di espiare con il complice appoggio al criminale e colonialistico progetto sionista. Realtà che, come confermato ancora una volta, vede l’illusorio specchietto delle allodole di fumosi e indefiniti negoziati (l’inseguimento dei quali equivale più o meno all’inseguimento dell’illusione ottica di un orizzonte fisico, che sembra allontanarsi man mano che si ci si avvicina) come mezzo da parte della entità colonialistica e confessionale sionista per rinviare all’infinito la tanto decantata soluzione dei “due popoli due stati” continuando il massacro del Popolo Palestinese fino al tragico punto di non ritorno in cui sarà impossibile parlare di due popoli perché quello palestinese sarà stato totalmente annientato dall’olocausto sionista.

    Denunciamo quindi l’ipocrisia e la malafede che sta dietro alla posizione maggioritaria in Occidente secondo la quale la soluzione dei “due popoli due stati” sarebbe dietro l’angolo ma resa impossibile dal presunto fanatismo di determinate fazioni della Resistenza palestinese: lo stesso Movimento popolare antimperialista Hamas subito dopo la trionfale vittoria elettorale del gennaio 2006 si disse pronto a una tregua di lunga durata finalizzata alla costruzione di uno stato palestinese entro confini del 1967, pur rifiutandosi di riconoscere lo stato israeliano avvallando e legittimando l’olocausto subito negli ultimi 60 anni dal proprio popolo, operazione che invece è sarà sempre l’obiettivo dei sionisti che rifiutarono con sprezzo la proposta. La soluzione dei “due popoli due stati” era a portata di mano: sarebbe bastato che le forze di occupazione sioniste si fossero ritirate (come hanno fatto anni fa con la sola Striscia di Gaza) da tutti territori occupati nel 1967 e permesso all’ANP di crearvi il proprio stato. E invece no. Oltre a non accettare i suddetti confini per via della presenza di Gerusalemme Est (e l’irrazionale e arrogante volontà di tenersi per intero questa città dal fondamentale valore storico, religioso e simbolico è indicativa della reale volontà sionista circa la positiva conclusione di un qualsivoglia processo di pace), si voleva che il Popolo Palestinese riconoscesse, avvallasse e legittimasse lo stato israeliano e con esso il cruento genocidio subito (e tuttora in corso) per mano dell’occupante sionista.

    L’unica soluzione che pertanto auspichiamo, per quanto ci rendiamo contro di quanto il clima di odio e diffidenza reciproco innestato dalla colonizzazione sionista la renda illusoria nel breve e nel medio termine, è quella di un grande stato palestinese laico, plurietnico e pluriconfessionale in cui cittadini di ogni nazionalità (araba, nordamericana, tedesca, russa, ecc.) e religione (musulmani, ebrei e cristiani, nonché atei) possano convivere pacificamente liberi da progetti xenofobi e colonialistici quali quello sionista. Ben venga la soluzione dei “due popoli due stati” (nonostante quello ebraico non sia da considerarsi un popolo bensì una comunità religiosa) con l’accettazione dei confini del ’67 come fase intermedia della soluzione dello stato palestinese unitario plurietnico e pluriconfessionale. E soprattutto ben venga una tregua di lunga durata che possa porre fine al genocidio del Popolo Palestinese. Ma, lo ribadiamo ancora, non si pretenda che questo riconosca i suoi aguzzini e la legittimità dell’operazione di colonizzazione della propria Terra e sterminio dei propri figli.

    Intanto, preso atto della volontà dello stato israeliano di osteggiare ogni reale possibilità di risoluzione equa e pacifica del conflitto, non possiamo che ribadire l’incondizionato appoggio alla Resistenza di questo eroico e martoriato Popolo fratello mediterraneo, ed esprimere l’augurio affinché la lotta fratricida fra Hamas e Al-Fatah cessi quanto prima per una lotta unita, più forte e quindi vittoriosa.

    BIVAT SA PALESTINA LIBERA!
    INTIFADA FINTZAS A SA BINCIDA!
    Casteddu, 5 de Martzu de su 2008

    28 de Abrili - Organizadura de sa Juventudi Sarda
    po s’Indipendèntzia, sa Democratzia direta e su Sotzialismu
    Missidas: 28deabrili@tiscali.it
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

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  2. #2
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    Movimento popolare antimperialista Hamas
    Chiamiamolo invece Movimento logistico imperialista Iraniano, che riceve armi e denaro da Teheran, che sgozza i fratelli di Fatah e che sigilla la Striscia di Gaza per proseguire il lancio di razzi su Israele in modo tale che quest'ultimo puntualmente effettui dei raid mantenendo la guerra permamente ed il blocco dei negoziati.
    Hanno diviso i Palestinesi e ne consentono la loro stessa distruzione.

  3. #3
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    Ho sempre pensato (e continuo ad esserne convinto), che il popolo palestinese sia stato vittima incolpevole di un intollerabile atto di prepotenza, prevaricazione, necolonialismo, imperialismo e ipocrisia internazionale quando, a partire dal 1948, gran parte dei suoi territori fu inglobata all'interno dello stato di Israele..
    Per farla breve tale ingiustizia di cui più o meno tutti siamo a conoscenza, attraverso le continue guerre fomentate dalle grandi potenze e dagli stessi paesi arabi, si perpetua oggi con l'occupazione di altri territori palestinesi da parte dei coloni israeliani e col mantenimento di uno stato di tensione internazionale continuamente alimentato da chi ha interesse al mantenimento dello status quo ed è contrario al raggiungimento di una pace stabile e possibile.

    Detto questo io non credo che oggi gli Israeliani abbiano interesse a mantenere una condizione di conflitto che arricchisce solamente i mercanti di armi internazionali ed i potentissimi produttori di armi locali.
    Subire continui attacchi, attentati suicidi, lanci di missili kassam, pur provocando in Israele una quantità di vittime e distruzioni enormemente inferiore rispetto alle vittime palestinesi e ai danni materiali provocato dalle incursioni militari nei territori in Cisgiordania e a Ghaza, mantiene il paese in una condizione di insicurezza esistenziale continua e di crisi politica latente che fa seguito ai primi cinquant'anni di esistenza dello stato ebraico in cui nulla è mancato, se non la tranquillità e la pace.
    D'altra parte il conflitto infinito serve a soffiare sul fuoco dell'antisemitismo, mai spento e diffuso in tutto il mondo.
    Gli Israeliani più democratici, così come i Palestinesi moderati, cercano da tempo modalità di confronto accettabili. Molti Palestinesi riconoscono l'esistenza di Israele come molti Israeliani sono convinti della ineluttabilità della nascita di uno stato Palestinese.
    Ma ogni volta che i colloqui sembrano poter riprendere, magari con prospettive appena concrete di pace, ecco che qualcuno si fa esplodere dentro un bus, o viene lanciato un missile kassam o, come è successo oggi, un assassino entra in una scuola rabbinica e ammazza otto persone.
    E gli israeliani non sono da meno. Gli omicidi mirati, il discusso impiego di armi contrarie ai trattati internazionali, ma soprattutto la quantità sproporzionata di vittime innocenti da “danni collaterali” che si accompagna ad ogni immancabile operazione di rappresaglia, alimenta ancora di più l'odio palestinese.
    E' ormai difficile capire chi abbia ragione e chi abbia torto, dopo tanti morti e tante distruzioni che hanno ormai appiattito tutto in una logica di disperazione.
    E credo che ormai sia impossibile ed anche inutile
    Credo anche che Israele e i Palestinesi siano ormai prigionieri di una situazione che sia gli uni che gli altri sono ben lontani dal gestire. La o le stanze dei bottoni sono altrove.

    Perciò gli atteggiamenti demagogici e manichei di chi vede i torti solo da una parte e la ragione solo dall'altra non aiutano alla soluzione di un problema di quelle dimensioni.
    Impiegare bambini o portatori di handicap per attentati suicidi mi sembra qualcosa di molto lontano dalla “Balentia Manna” di cui parla Ardia Arrubia, soprattutto sapendo che poi la rappresaglia assassina israeliana non colpirà tanto i “partigiani” che lanciano i razzi kassam dai cortili domestici, quanto donne e bambini innocenti.
    E soprattutto mi sembra fin troppo facile e banale fare esercizio di “ ..fraterna e calorosa solidarietà..” seduti alla tastiera di un computer mentre nel teatro della vicenda si continua a morire in modo irragionevole.
    Può non piacere ma questa è la verità

  4. #4
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    Concordo.

  5. #5
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    Premetto che il comunicato con è frutto (solo) di àrdia arrùbia ma è stato discusso, scritto e approvato nell'ultima assemblea del 28 de Abrili dai militanti presenti.

    Per il resto, oltre a non condividere l'assillo di auto-inibitorio di "antisemitismo" che la propaganda occidentale ci trasmette ogni qualvolta che si criticano le azioni genocide dello stato israeliano (a parte una insignificante minoranza neofascista, la grande maggioranza dei sostenitori della causa palestinese sarebbe antisemita? io sarei antisemita? ma andiamo...), quando parli di "israeliani democratici e Palestinesi moderati" che cercherebbero una soluzione equa ti rispondo che l'unica soluzione a medio termine equa (e il mio non è un impuntarmi per il mio netto essere dalla parte del popolo palestinese contro il colonialismo sionista, ma la consapevolezza che mai una altra soluzione potrà essere accettata dalle masse palestinesi e quindi portare alla pace) è il ritorno ai confini del 1967, col passaggio di Gaza, Cisgiordania e della simbolica e assolutamente imprescindibile parte orientale di Gerusalemme (cosa che Israele ripete che non accetterà mai) all'ANP. Ci sono ben pochi colloqui da fare per tornare a quei confini. C'è poco da negoziare. I confini sono quelli, presenti nella storia e spazzati via dalla furia colonialistica e genocida di Israele. Qualunque altra soluzione volta a togliere la totalità della Città Santa ai palestinesi non potrà mai essere accettato. E questo la dirigenza israeliana lo sa benissimo e per questo si fa bella agli occhi della comunità internazionale mandando avanti dei negoziati-farsa che sanno non porteranno mai a niente. La soluzione per il colonialismo sionista, se davvero volesse la risoluzione pacifica del conflitto, è lì: confini del 1967, Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est alla Palestina. E invece no. La loro "offerta" si limita a quattro pezzi di terra cagati, di deserto senza storia. Inaccettabile. Immorale. Indegno.

    Intanto i palestinesi cosa dovrebbero fare? farsi massacrare impassibili nel mentre che una dirigenza ormai venduta e delegittimata dal voto popolare manda avanti dei negoziati/specchietto per le allodole? o mandare avanti la Resistenza, cercare di rispondere alla violenza coloniale con metodi seppur duri e eticamente difficili da accettare per noi?

    Di certo la neutralità, pur nella coscienza della tragicità e delle reciproche sofferenze di cui il conflitto è portatore, è impossibile per ogni conseguente anticolonialista: con la lotta di liberazione palestinese e contro il colonialismo sionista, nettamente e senza reticenze, coscienti che anche la violenza anticolonialista, in ultima analisi, è una conseguenza della violenza colonialista.
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  6. #6
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    La violenza di Hamas non è resistenza, è puntualità imperialista di potenze regionali volta a bloccare il processo di pace.
    Non è neppure vero che Israele sarebbe avverso ai punti che hai riportato, bastava seguire gli accordi della Mecca e l'ultimo vertice di Annapolis nel quale lo stesso Olmert ha preso atto di dover concedere territori i quali hanno come riferimento proprio i confini del '67.
    L'improvviso recente colpo di mano a Gaza di Hanyieh contro Fatah è una EVIDENTE manovra volta a constrastare Annapolis, sia nella fase di preparazione che nella seguente: Obiettivo parzialmente raggiunto finora dal terrorismo (non resistenza).
    2 STATI, 2 POPOLI.
    Chi non legittima la controparte come fa Hamas, è un chiaro NEMICO di quella soluzione.

  7. #7
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    Tu tornatene dai tuoi colleghi.
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  8. #8
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    http://www.radioisl am.org/lebanon/ jewish-gifs/ index.htm

    http://sabbah. biz/mt/archives/ 2006/11/13/ us-officers- planned-the- beit-hanoun- massacre/
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  9. #9
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    Il giorno che andrai in Medio Oriente e parlerai con la gente come me, capirai anche che fare i comunistelli da scarpe Nike è stato solo tempo perso....

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da àrdia arrùbia Visualizza Messaggio
    Tu tornatene dai tuoi colleghi.
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