Un’analisi seria del voto del 28 e 29 marzo, che ridimensiona ulteriormente la federazione della sinistra, potrebbe iniziare con queste testuali parole: “L’Italia non è la Francia”. La federazione della sinistra, soggetto politico plurale, composto dal Partito della Rifondazione Comunista guidato da Paolo Ferrero, dai Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto, dall’associazione Socialismo 2000 di Cesari Salvi e dall’associazione 23 marzo lavoro e solidarietà, in occasione di queste ultime elezioni regionali si era presentata al corpo elettorale italiano, come alleata del centro sinistra e del partito democratico, in Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata e Calabria, in alleanza con Sinistra Ecologia e Libertà nelle Marche, come alternativa anche al centro sinistra, da sola in Lombardia, candidando l’ideologo dei no global, Vittorio Agnoletto e in Campania, candidando, dopo molti rifiuti da parte di altri papabili candidati governatori, il segretario nazionale di Rifondazione, Paolo Ferrero.

I rappresentanti della federazione, dopo il trionfo della sinistra alle elezioni regionali in Francia, speravano di poter sfruttare il vento favorevole, proveniente da Oltralpe, dove appena due settimane prima Europe Ecologie (i Verdi di Daniel Cohn Bendit) ha raggiunto il 13%, il Fronte de Gauche, presente solo in 17 regioni su 26, il 6%, il Nuovo Partito Anticapitalista il 2% e il Movimento democratico al 4%, determinando così la sconfitta del centro destra di Sarkozy. Da noi, invece, i post comunisti , ancora senza una leadership autorevole e privi di un buon radicamento sul territorio nazionale, hanno conquistato una decina di eletti appena nei consigli regionali, con percentuali che salvo eccezioni come nelle Marche e in Toscana, sono inferiori al 3% e al dato nazionale del 3,8% delle ultime elezioni europee. La federazione della sinistra non può non tenere conto del risultato negativo ottenuto in regione popolose e un tempo roccaforti elettorali di Rifondazione Comunista, come Lombardia e Campania, mentre significativo è il dato del polo alternativo di sinistra, costituito nella Marche con Sinistra Ecologia e Libertà, che ottiene un risultato soddisfacente: l’8%. Un secondo dato, che nessun analista politico, non può non considerare, è il dato dell’astensione, che per la prima volta, nel corso della storia repubblicana non remunera né il centro sinistra né tanto meno la sinistra alternativa, smentendo così le aspettative di quanti pronosticavano che la tendenza all’astensione avrebbe penalizzato la destra berlusconiana, dopo lo scandalo dell’esclusione delle liste del popolo delle libertà nel Lazio e in Lombardia con un malsano tentativo di salvataggio delle liste bocciate da parte del governo e con un contestatissimo decreto ad hoc. Le elezioni regionali italiani si sono trasformate, quindi, non in un’occasione per premiare o bocciare il governo regionale, a prescindere dal colore di appartenenza, ma in un referendum sul governo di centro destra, sul leader Berlusconi e sui “fidi” alleati Bossi e Fini. Il raffronto tra le elezioni regionali francesi e quelle italiane è possibile in ordine ad alcuni fattori comuni, a partire dai governi Berlusconi e Sarkozy, entrambi di centro destra, liberisti e atlantisti. Tra i due paesi in questione esistono, tuttavia, delle differenze, date in primo luogo dal sistema elettorale, che in Francia prevede il cosiddetto doppio turno e in secondo luogo dalla fortuna che ha il premier Berlusconi di non avere alla sua destra seri antagonisti, potendo comporre una coalizione di centro destra che va da Storace ai socialisti del Nuovo Psi, passando per i Repubblicani di La Malfa fino agli ex radicali di Della Vedova e Taradash, mentre alla sua destra il premier francese ha un valido competitore che si chiama Jean Marie Le Pen, storico leader del fronte nazionale. La neonata federazione della sinistra, nei prossimi mesi, deve passare dalle parole ai fatti, con la costruzione di un forte soggetto politico, di sinistra, comunista e anticapitalista, guardando oltre il proprio piccolo recinto e recuperando quei tanti voti di operai che nel nord del paese sono andati alla Lega Nord e tenendo presente inoltre che quattro importanti regioni italiane come la Calabria, la Campania, il Lazio e il Piemonte, un tempo feudi incontrati del centro sinistra e dove Rifondazione Comunista eleggeva deputati e senatori e partecipava al governo delle amministrazioni locali, sono state conquistate dal centro destra. Come recitava una felice campagna pubblicitaria di una nota marca di birra “meditate gente, meditate”.

Giuseppe Parente