Vendola e la lezione al centro-sx
Stampa questo post lunedì 05 aprile 2010 162 - di Armando Quattrone - Vendola e la lezione al centro-sx
Ci sono tre lezioni che, ad urne chiuse e risultati archiviati, il centro-sinistra dovrebbe imparare dalla vittoria di Nichi Vendola in Puglia. Una lezione che impone un cambio di rotta a quello stato maggiore del Partito Democratico che con ogni mezzo aveva tentato di eliminare il governatore rosso della Puglia dalla scena politica. Mentre oggi Vendola si propone come un credibile sfidante di Berlusconi alle prossime elezioni nazionali.

Primo, si è dimostrato fallimentare il tentativo di contrapporre al populismo di Berlusconi il professionismo della politica. Il tecnicismo razionale dei leader del centro-sinistra si è rivelato ancora una volta perdente nei confronti di un Berlusconi campione nel solleticare le pulsioni irrazionali degli italiani. Vendola ha vinto perché ha saputo parlare ai sentimenti della gente: non solo alla testa ma anche al cuore e persino al ventre dell’elettorato italiano. Lo ha fatto mettendo da parte il distacco aristocratico del ceto politico del centro-sinistra e costruendo un rapporto diretto e simbiotico con il popolo della sinistra.

Secondo, fallimentare si è dimostrata la strategia “alleanzista” del Partito Democratico, cioè la ricerca ad ogni costo di alleanze politiche con l’UDC al fine di sottrarre alleati alla coalizione avversaria di centro-destra e guadagnare punti percentuali utili a far vincere il centro-sinistra. La matematica e la politica spesso non vanno d’accordo, come dimostra la sconfitta della governatrice uscente Mercedes Bresso in Piemonte nonostante l’alleanza con il partito di Casini. Vendola ha invece vinto le elezioni pugliesi senza allearsi all’UDC ma parlando anche all’elettorato moderato e di centro. Non a caso a sostegno del comunista Vendola si sono candidati esponenti del mondo imprenditoriale e cattolico. Le alleanze Vendola le ha fatte sulla base di un programma di governo della regione preciso, condiviso e comprensibile a tutti, dicendo basta a scambi politicisti fatti sottobanco che risultano disgustosi all’elettorato di sinistra. Vendola ci insegna che le alleanze devono venire dopo il confronto programmatico, non prima. Solo così possono sperare di essere benedette dall’elettorato.

Terzo, si è dimostrata fallimentare la strategia politica di inseguimento del centro-destra sui suoi temi, come la sicurezza, l’immigrazione, la devoluzione. Il centro-sinistra si è fatto dettare l’agenda dal centro-destra dimostrando di essere affetto da una fatale malattia politica: la sindrome di “Zelig” (dal famoso film di Woody Allen). Il centro-sinistra ha tentato così di assomigliare il più possibile al centro-destra, presentando in versione leggermente stemperata le medesime politiche e addirittura la medesima analisi sociale del centro-destra. Vincente è invece Vendola che ha fatto della contrapposizione alla destra e al leghismo il cardine delle sue politiche. Invece di sfumare le differenze le ha accentuate e messe in risalto. Votando Vendola l’elettorato di sinistra ha di nuovo avuto la percezione di votare per un’alternativa politica e non soltanto per un’alternanza di ceto politico.

Il governatore pugliese ha rappresentato e rappresenta un’alternativa tutt’altro che fumosa agli occhi dell’elettorato: un’alternativa che ha già messo radici nei primi cinque anni di mandato, tutti incentrati sulla valorizzazione del lavoro, il contrasto delle povertà e delle mafie, la difesa dei beni comuni. Perché è su questi temi che il centro-destra è costretto ad inseguire il centro-sinistra.

E’ questa la “buona politica” che il centro-sinistra deve essere capace di fare e comunicare se vuole tornare a vincere in tutta Italia.

Armando Quattrone

Ricercatore Università di Amburgo