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Risultati da 1 a 10 di 166

Discussione: Tibet libero!

  1. #1
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito Tibet libero!



    Visto che se ne parla generalmente poco vorrei portare la vostra attenzione su di un tema a me molto caro, quello della sorte del 'tetto del mondo', da circa quarantacinque anni sotto il brutale controllo della Cina.
    Un paese che con la solita scusa della liberazione, a riprova che quella degli americani non è un'esclusiva, si è visto invaso e brutalmente comunistizzato, con centinaia di migliaia di morti, deportati, torturati e imprigionati, e circa il 99% dei luoghi sacri distrutti o adibiti ad altri usi (le famose chiese trasformate in palestra di staliniana memoria). E questo in un paese che poteva vantare una tradizione spirituale tra le più antiche e vaste del pianeta, i danni sono stati incalcolabili.
    Non scordiamoci quindi di questa nazione così distante che così tanto ha sofferto. Ricordatevene ogni volta che entrate in un ristorante cinese o che date soldi a un'attività commerciale gestita da cinesi. Perché oltre a finanziare l'invasione allogena della nostra terra contribuite anche a supportare una nazione e un governo resosi colpevole di uno dei più efferati genocidi culturali del nostro secolo.

    Irlanda del Nord, Palestina, Tibet, Irak...



    Alcuni collegamenti:

    http://www.italiatibet.org/
    http://www.freetibet.org/
    http://www.consapevolezza.it/tibet/tibet_index.asp
    http://go.supereva.it/itibet.freeweb/
    http://www.tibet-foundation.org/
    http://www.tibet.org/
    http://www.savetibet.org/

  2. #2
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    Da: http://www.italiatibet.org/history/tibethistory.htm


    Tibet: una breve introduzione

    Nel 1950 la Repubblica Popolare Cinese invase il Tibet.
    L’invasione e l’occupazione del Tibet costituirono un inequivocabile atto di aggressione e violazione della legge internazionale.
    Il Dalai Lama, capo politico e spirituale del Tibet, tentò una pacifica convivenza con i cinesi, ma le mire colonialiste della Cina diventarono sempre più evidenti. La sistematica politica di sinizzazione e sottomissione del popolo tibetano segnò l’inizio della repressione cinese cui si contrappose l’insorgere della resistenza popolare. Il 10 Marzo 1959 il risentimento dei tibetani sfociò in un’aperta rivolta nazionale. L’Esercito di Liberazione Popolare stroncò l’insurrezione con estrema brutalità uccidendo, tra il marzo e l’ottobre di quell’anno, nel solo Tibet centrale, più di 87.000 civili. Il Dalai Lama, seguito da circa 100.000 tibetani, fu costretto a fuggire dal Tibet e chiese asilo politico in India dove fu costituito un governo tibetano in esilio fondato su principi democratici. Attualmente, il numero dei rifugiati supera le 135.000 unità e l’afflusso dei profughi che lasciano il paese per sfuggire alle persecuzioni cinesi non conosce sosta.
    In Tibet, a dispetto delle severe punizioni, la resistenza continua.


    Dominio cinese in Tibet

    L’occupazione cinese presenta tutte le caratteristiche del dominio coloniale:

    - Oltre 1.000.000 Tibetani sono morti a causa dell’occupazione.
    - Il 90% del patrimonio artistico e architettonico tibetano, inclusi circa seimila monumenti tra templi, monasteri e stupa, è stato distrutto.
    - La Cina ha depredato il Tibet delle sue enormi ricchezze naturali. Lo scarico dei rifiuti nucleari e la massiccia deforestazione hanno danneggiato in modo irreversibile l’ambiente e il fragile ecosistema del paese.
    - In Tibet sono di stanza 500.000 soldati della Repubblica Popolare.
    - Il massiccio afflusso di immigrati cinesi sta minacciando la sopravvivenza dell’identità tibetana e ha ridotto la popolazione autoctona a una minoranza all’interno del proprio paese. Mentre prosegue la pratica della sterilizzazione e degli aborti forzati delle donne tibetane, la sistematica politica di discriminazione attuata dalle autorità cinesi ha emarginato la popolazione tibetana in tutti i settori, da quello scolastico a quello religioso e lavorativo.
    - Lo sviluppo economico in atto in Tibet arreca benefici quasi esclusivamente ai coloni cinesi e non ai Tibetani.


    La violazione dei Diritti Umani

    Nel 1959, 1961 e 1965, le Nazioni Unite approvarono tre risoluzioni a favore del Tibet in cui si esprimeva preoccupazione circa la violazione dei diritti umani e si chiedeva "la cessazione di tutto ciò che priva il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani e delle libertà, incluso il diritto all'autodeterminazione". A partire dal 1986, numerose risoluzioni del Congresso degli Stati Uniti, del Parlamento Europeo e di molti parlamenti nazionali hanno deplorato la situazione esistente in Tibet e all'interno della stessa Cina ed esortato il governo cinese al rispetto dei diritti umani e delle libertà democratiche. Malgrado gli incessanti appelli della comunita internazionale:

    * il diritto del popolo tibetano alla libertà di parola è sistematicamente violato.
    * Miglialia di tibetani sono tuttora impriogionati, torturati e condannati senza processo. Le condizioni carcerarie sono disumane.
    * Le donne tibetane sono costrette a subire involontariamente la sterilizzazione e l'aborto.
    * I tibetani sono perseguitati per il loro credo religioso.
    * Monaci e monache sono costretti a sottostare a sessioni di rieducazione patriottica, a denunciare il Dalai Lama e a dichiarare obbedienza al Partito comunista.


    Sostegno internazionale

    Nel corso degli anni il problema tibetano è stato oggetto di una crescente attenzione da parte della comunità internazionale. Il Dalai Lama è stato insignito, nel 1989, del Premio Nobel per la Pace ed è stato ricevuto da molti capi di stato. In diversi paesi si sono costituiti gruppi interparlamentari a favore del Tibet, e in 60 paesi, sono attivi oltre 100 gruppi di sostegno. Gli Stati Uniti, l'Austria, l'Australia e l'Unione Europea a più riprese hanno inviato in Tibet delegazioni parlamentari d'inchiesta. In Italia è nato, nel maggio 2002, l'Intergruppo Parlamentare Italia-Tibet che, all'indomani della sua costituzione, ha presentato una risoluzione sul Tibet approvata a larga maggioranza il 9 ottobre 2002.

  3. #3
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito Aiutate il Tibet a non morire

    Da: http://www.ticino-tibet.ch/articoli/bhagdro.htm


    In occasione della "Giornata delle Nazioni Unite per le vittime della tortura", MO ha intervistato durante un seminario organizzato da Amnesty International a Milano il monaco tibetano Tenzin Bhagdro.
    Fate qualcosa perché i cinesi smettano di imprigionare e torturare i tibetani, rilasciandoli poco prima della morte. I cinesi stanno veramente facendo impazzire tutti.
    Il Tibet, oggi più che mai, ha bisogno del supporto della comunità internazionale. Il popolo italiano dovrebbe agire sul proprio governo per spingerlo in questo senso. Il sangue colava lungo la schiena. 'Questo è il Tibet libero, questi sono i diritti umani', urlavano. Mi strinsero le manette così forti, che mi tagliarono i polsi. In carcere, c'erano monaci e monache appesi a testa in giù con facce sanguinanti che gridavano: 'Per favore basta. Piuttosto uccideteci'. Rimasi sveglio tutta la notte. Se mi fossi addormentato, avrebbero ripreso a picchiarmi". Inizia così l'agghiacciante racconto di Tenzin Bhagdro, venerabile del monastero di Ganden che ha subito sulla propria pelle ogni genere di tortura, di cui conserva traccia nel tremore delle mani. Imprigionato nell'88, quasi impazzito a causa delle violenze fisiche e psicologiche, fuggito fortunosamente all'estero, oggi quest'uomo percorre le strade dell'Occidente e degli Stati Uniti denunciando gli orrori dell'attuale regime cinese.
    Ecco l'intervista che ci ha rilasciato.




    Nel 1959, il "paese delle nevi" fu invaso da 80mila soldati per ordine di Mao. La rivolta fu soffocata nel sangue e il Tibet fu sottoposto ad un processo di comunistizzazione brutale che vide il suo apogeo nel corso della "rivoluzione culturale", dieci anni di assoluto disastro fino al 1976. In questi quarant'anni, qual è stato il tributo di sangue pagato dal suo popolo?

    L'invasione da parte della Cina ha comportato la morte di un milione e 200mila persone e la distruzione di 6.000 monasteri nell’arco di questi quattro decenni. Moltissimi bambini sono stati uccisi senza ragione. Moltissimi sono stati incarcerati senza ragione. In carcere si mangia pochissimo. C’è chi, pur di non morire di fame, ha cucinato la pelle delle scarpe o ha tagliato pezzi del proprio corpo.
    Diritti umani calpestati: un dramma che accomuna Cina e Tibet.

    Ci può dare qualche dato?

    Amnesty International parla di 500 prigionieri politici tibetani in Cina. Soltanto nei primi quattro mesi del 2001, in Cina ci sono state 480 esecuzioni capitali. Da quasi cinquant’anni, il Tibet ma anche la Cina, sul versante interno vive questa situazione.

    Lei è sempre stato impegnato in politica o lo è diventato?

    Lo sono diventato. Fino a vent’anni fa, non lo ero. Mio padre era stato terrorizzato dai cinesi e da loro costretto a sposarsi. Così, quando nacqui io, non fui allevato nelle cultura e religione buddista. E la filosofia del governo cinese era sostanzialmente questa: Quando c’è un problema posto da qualcuno, si elimina l’uomo. Hitler, una figura ai loro occhi storicamente molto importante, ha fatto scuola.
    Nel 1986 decisi di farmi monaco. Non per motivi religiosi, per una vocazione, ma perché volevo mangiare. E una delle mie sorelle era morta di fame. A quel tempo, il palazzo del Dalai Lama era diventato un museo. Bisognava pagare per entrarci. Ma sembrava che, in seguito alle pressione dell’Occidente, politicamente ci fosse qualche spiraglio per il Tibet. Per un anno lavorai nelle cucine del monastero. Poi un insegnante mi trasmise alcune nozioni di religione. E due americani arrivati in Tibet mi regalarono un libro del Dalai Lama. Un libro che mi ha aperto la mente. Decisi di dedicare la mia vita alla liberazione del mio paese. Scrissi dei poster del tipo: La Cina fuori dal Tibet, lunga vita al Dalai Lama e li appesi ovunque. Iniziarono alcune manifestazioni pacifiche, come aveva chiesto il Dalai Lama. In queste occasioni, la polizia normalmente attaccava e caricava.

    Il suo arresto avvenne però due anni dopo?

    Sì. Nel 1988, durante un festival musicale a Lhasa - organizzato dagli stessi cinesi che volevano dimostrare il rispetto della libertà religiosa (con tanto di foto di monaci buddisti in vesti tradizionali, pubblicate con rilievo sui quotidiani cinesi) - ebbi un ruolo di primo piano. Ero e sono un monaco. Non amavo e tuttora non amo la politica. Ma lì ne andava della mia libertà, della nostra stessa sopravvivenza. Il fatto di appendere poster in giro non era più sufficiente, bisognava esporsi in prima persona. I militari ricorsero alle armi. La polizia buttò dalle finestre ragazzini monaci di 12/13 anni, causando morti e feriti. Le statue in oro, i suppellettili, ecc. ogni cosa fu barbaramente distrutta. Questo è quanto aveva fatto Hitler, durante la Seconda Guerra mondiale. Le pareti dei monasteri vennero dipinte di sangue.
    Fui ferito ad una gamba. Arrestarono moltissimi monaci. Il monastero fu chiuso. Divenne un campo militare. La polizia appese la mia foto ovunque. Arrivò persino un camion con quattro a bordo dai miei familiari. Li picchiarono per sapere dov’ero. Avrei voluto scappare in India, ma essendo senza soldi andai semplicemente verso sud. Lì comunque mi arrestarono. Scattarono le manette. Mi colpirono in viso. Mi dissero: Adesso ti facciamo vedere i diritti umani. Ti portiamo nella casa dei diritti umani.

    Era il carcere?

    Sì. Qui cominciarono a picchiarmi con il calcio del fucile. Quando chiesi di andare in bagno, mi appesero ad un albero e continuarono con i pestaggi. Il sangue colava lungo la schiena. Questo è il Tibet libero, questi sono i diritti umani, urlavano. Mi strinsero le manette così forti, che mi tagliarono i polsi. In prigione c’erano monaci e monache appesi a testa in giù con facce sanguinanti che gridavano Per favore basta, piuttosto uccidetemi. Rimasi sveglio tutta la notte. Se mi fosse addormentato, avrebbero ripreso a pestarmi.
    Il giorno successivo mi portarono al centro adibito agli interrogatori. Quanto ti ha pagato il Dalai Lama, quanto ti ha pagato l’Occidente, gli americani? Se non parli (e indicavano gli strumenti di tortura). Dissi: Nessuno mi ha pagato. Sono solo. Mi misero in bocca uno strumento dell’elettroshock. Mi appesero completamente nudo. Mi gettarono dell’acqua gelida addosso. Il mattino dopo nuovamente mi appesero a testa in giù, mi picchiarono con bastoni di ferro. Mi ruppero delle costole. Una cinese con un guanto di ferro mi disse: Se non parli oggi, ti uccidiamo. In seguito a queste torture, impazzii. Non ero più in grado di riconoscere i miei familiari.

    Da questo incubo come è uscito?

    Questa era una prigione con 500 detenuti in Tibet. Poi mi trasferirono in un'altra, dove rimasi altri due anni e dove subii altre torture tremende. Mi tolsero molto sangue, che veniva poi spedito in Cina per l’esercito. In un momento in cui ero estremamente ammalato, fui ricoverato in ospedale, dal quale riuscii a fuggire. Allora pesavo 39 chili. Ero molto malato. Così rimasi tre mesi in montagna. Quindi mi spedirono in India, dove potei finalmente parlare con Amnesty International, Human Rights Watch, le Nazioni Unite, il Dalai Lama.

    Cosa intende chiedere alla comunità internazionale e, in particolare, al governo italiano?

    Chiederò la fine di qualunque pratica di tortura sia nei confronti del popolo tibetano, che di quello cinese. Sì, perché Pechino sta massacrando anche la propria gente e, per questa ragione, deve essere isolato. Mentre il Tibet, oggi più che mai, ha bisogno del supporto della comunità internazionale. Il popolo italiano dovrebbe agire sul proprio governo per spingerlo in questo senso.

    Lei ritiene che un boicottaggio economico nei confronti della Cina potrebbe essere efficace?

    Certamente, potrebbe essere un’ottima arma quella di smettere di importare dalla Cina. Perché i cinesi usano violenze e torture sulla propria popolazione e i prodotti made in China sono in gran parte fatti da prigionieri, di cui molti bambini. Questo deve finire. Anche la questione dei giochi olimpici che dovrebbero svolgersi in Cina Si deve impedire che ciò avvenga, perché la Cina è un paese assolutamente sporco sotto questo profilo. In Cina e Tibet, il rispetto dei diritti umani non esiste. Non è concepibile che nel 2008 si debba concedere alla Cina di svolgere le Olimpiadi nel proprio paese. Vi prego di non eleggere la Cina come sede delle prossime Olimpiadi1. Questo è il messaggio che voglio dare anche al popolo italiano.

    C'è ancora qualcosa che desidera aggiungere?

    Questa è solamente la storia di un prigioniero. Sapete quanti sono oggi i tibetani prigionieri nelle carceri del loro paese e della Cina? Le sole cose che i cinesi stanno costruendo oggi in Tibet, sono le prigioni. Fate qualcosa perché i cinesi smettano di imprigionare e torturare i tibetani, rilasciandoli poco prima della morte. I cinesi fanno veramente impazzire tutti. Hanno sperimentato e continuano a sperimentare su di noi nuovi armamenti. Aiutate il Tibet a non morire.

    A cura di ALESSANDRA GARUSI

  4. #4
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    Buono pure questo:




    www.boycottmadeinchina.org/

  5. #5
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    Un milione e duecentomila tibetani (un quinto della popolazione) sono morti come risultato dell'occupazione cinese. Migliaia di prigionieri religiosi e politici vengono detenuti in prigioni e in campi di lavoro forzato, dove la tortura è pratica comune. Le donne tibetane sono soggette a sterilizzazione forzata e a procurati aborti.

    Il Tibet, un tempo pacifico stato cuscinetto tra l'India e la Cina, è stato trasformato in una vasta base militare, che ospita non meno di 300.000 soldati cinesi, e un quarto della forza missilistica nucleare cinese, valutata complessivamente in 350 testate nucleari. Più di seimila monasteri, templi ed edifici storici sono stati razziati e rasi al suolo, e le loro antiche opere d'arte sono state distrutte o vendute ai cinesi.

    La Cina in Tibet proibisce l'insegnamento e lo studio del Buddhismo. L'odierna apparenza di libertà religiosa è stata inaugurata unicamente per fini di propaganda e per il turismo. I monaci e le monache continuano ad essere espulsi dai monasteri. Le risorse naturali stanno per essere completamente distrutte dall'invasine cinese (foreste abbattute, gli animali selvatici sono stati sterminati......).

    Alcune province tibetane sono state incorporate nelle province cinesi. Nel 1960 la Commissione di Giustizia Internazionale ha rilevato in Tibet sia atti di genocidio che l'aperta violazione dei sedici articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato tre Risoluzioni di Condanna alla Cina per " violazioni dei fondamentali diritti umani del popolo tibetano " e ha invitato la Cina a rispettare i diritti del popolo tibetano, incluso il proprio diritto all'autodeterminazione.

    Il 23 agosto 1991 le Nazioni Unite a Ginivra dichiarano " preoccupazione per le continue violazioni dei fondamentali diritti umani e libertà che mettono in pericolo la particolare identità culturale, religiosa e nazionale del popolo tibetano ". Le autorità cinesi applicano la discriminazione e la segregazione, del popolo tibetano, apertamente e ufficialmente. Le cure mediche non sono accessibili ai tibetani, l'istruzione per i bambini cinesi è nettamente migliore rispetto a quella diponibile per i tibetani. Il 70% dei posti nelle strutture pubbliche è riservato ai cinesi.Il partito rappresentativo è quello Comunista Cinese, i funzionari vengono nominati da Pechino e la maggior parte di essi non parla neanche tibetano.

    I tibetani non si sono mai arresi, anche sapendo che andavano incontro ad esecuzioni e torture. Dal 1987 si sono verificate più di 100 dimostrazioni contro l'occupazione cinese, ma l'unico risultato soo stati 500 morti e la carcerazione di migliaia di tibetani.

    Dal 1959 il govrno tibetano rappresentato dal Dalai Lama è in esilio in India. Nel 1992 il parlamento tibetano (in esilio) ha approvato una risoluzione che auspica la completa indipendenza del Tibet per mezzo della non violenza. Il Dalai Lama ha dichiarato che quando il Tibet sarà libero il primo compito sarà quello di creare un governo provvisorio la cui prima responsabilità sarà quella di eleggere una assemblea costituente per definire e adottare la costituzione democratica del Tibet. In quella occasione il Dalai Lama rimetterà la sua autorità storica e allo stesso tempo scioglierà il governo tibetano in esilio.

    Sarà molto difficile arrivare a questo punto poiché nessun Paese occidentale è disposto a pressare la Cina più di tanto, in quanto l'economia mondiale e il peso di 70.000.000 di ricchi cinesi fanno passare in secondo piano il problema Tibet.






    FREE TIBET

  6. #6
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    Riporto una testimonianza prima di andare a ninna, che illustra bene come anche qui in Europa occidentale c'è stato chi si è reso connivente con la barbarie del comunismo cinese in Tibet.
    Un mio amico, che all'epoca frequentava i trotzkisti di 'Falce & Martello', mi ha raccontato di come anni addietro partecipò ad un dibattito sulla questione tibetana dove gli fu spiegato che l'intervento cinese fu un atto dovuto nei confronti di un paese dove vigeva una brutale teocrazia totalitaria (bugia), e dove la popolazione non aspettava altro che di essere liberata dal comunismo (bugia), di come tutto il 'proletariato' tibetano esultò e si unì alle forze di liberazione cinesi (bugia), di come ora viga ordine, disciplina, libertà e uguaglianza per tutti sotto il comunismo (bugia), e di come quello di portare le gioie del comunismo non sia altro che un dovere di ogni autentico combattente dell'internazionale comunista (ahah).

    Io che di solito mi astengo dal fare il tiro al piccione sui comunisti questa volta non mi posso proprio esimere dal ricordare uno dei tanti danni fatti da questa esiziale ideologia che ha pervaso e pervertito il mondo per tutto il secolo scorso.
    Budapest 1956, Tibet 1959, Praga 1968, la lista è lunga.

  7. #7
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    Predefinito Re: Tibet libero!

    In origine postato da Orazio Coclite


    Perché oltre a finanziare l'invasione allogena della nostra terra contribuite anche a supportare una nazione e un governo resosi colpevole di uno dei più efferati genocidi culturali del nostro secolo.

    Irlanda del Nord, Palestina, Tibet, Irak...

    continuo io.......catalogna, paesi baschi, sardegna, bretagna, scozia, galles, cornovaglia, corsica......o questi sono i figli della serva?

  8. #8
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    Predefinito Da altre parti la pensano diversamente...


  9. #9
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    Predefinito Re: Da altre parti la pensano diversamente...


    Per forza sono gli occupanti

  10. #10
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Da altre parti la pensano diversamente...

    Il tizio che ha postato quella merdata,e' un giudeo.
    Una volta sul forum comnaz avevo smascherato il suo sionismo latente,peccato abbiano censurato l'intero 3d.

 

 
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