L’agire artistico e politico di “Azione Futurista”: un piccolo esempio per l’arte indipendentista
Tutto ha inizio il 19 ottobre 2007. Una giornata come altre per i molti turisti che affollano, durante un soleggiato pomeriggio, la bellissima piazzetta che accoglie la fontana di Trevi. Tutto un lancio di monetine e flash abbaglianti delle innumerevoli macchine fotografiche che, come urne, permettono di conservare per sempre i resti di una vacanza nella città eterna. Ad un tratto però, la normalità è interrotta bruscamente. Un figuro tutto imbacuccato avanza tra la folla assiepata lungo i gradini, si sporge verso la fontana con una grossa latta di anilina rossa per lanciarne all’interno il contenuto e immediatamente dileguarsi. Nel giro di poco tempo l’acqua di Trevi è rossa! Uno spettacolo eccezionale per chi, come me, ha visto la normalità della famosissima fontana ma anche per i molti che quel pomeriggio avranno conservato nell’urna l’eccezionalità di una situazione inedita. Cosa è successo? Chi era quell’uomo ? Tra i turisti e le autorità locali accorse immediatamente sul posto queste saranno state le domande più ricorrenti; ma le risposte non tardano a venire. Infatti una scatola contenente alcuni volantini è stata successivamente trovata al lato della Fontana: l'atto di colorare l'acqua del monumento è stato rivendicato dalla sigla “Ftm Azione Futurista 2007”. Il testo sui volantini contiene un attacco alla Festa del Cinema in programma in quei giorni nella capitale italiana. «Voi solo un tappeto rosso», è scritto nel volantino, «noi una città intera color rosso vermiglio». Il documento è lungo una trentina di righe e termina con il grido «Eja! marciare per non marcire, lottare per non morire», e la firma Azione Futurista con una piccola riproduzione di un'opera d'arte futurista. L’obbiettivo è quello di «dare forza alla lotta contro gli scialacquamenti del regime, il precariato, l'usura, il mercimonio della bellezza, la falsità della legge, la provvisorietà della vita dei lavoratori, l'incertezza del domani e per la libertà dei popoli». E infine l'attacco alla Festa del Cinema che viene sintetizzata in «15 milioni di euro scialacquati, 2,5 milioni di euro solo per pagare il conto degli alberghi, e la chiamano festa». Infine uno sberleffo al cinema di Roma: «Quattro cortigiane, una vecchia gallinaccia e un puffo, questo è il Cinema di Roma». L’episodio sembrava la solita “monellata” estemporanea che naturalmente ha scatenato l’indignazione generale della classe politica capeggiata dal sindaco dell’Urbe Walter Veltroni (inutile sottolineare l’insensatezza di tanto clamore dal momento che l’atto è stato perpetuato appositamente con un colorante non corrosivo per le statue della fontana. Per certi versi Azione Futurista ricorda molto il “terrorismo gentile” dei fratelli indipendentisti corsi). Ma poco tempo dopo, il 16 gennaio 2008, Graziano Cecchini (questo il nome del neofuturista) torna a colpire. Dalle gradinate sovrastanti piazza di Spagna vengono lanciate ben 500.000 palline colorate, la maggior parte rosse come il colore dell’acqua di Trevi. Anche questa volta un volantino rivendica ed esplica il gesto che palesa (non troppo allusivamente) la “rottura di palle” dei cittadini rispetto all’incompetenza manifesta della classe politica attuale. E’panico. E anche in questo caso i vertici del comune si stracciano le vesti innanzi a questo gravissimo oltraggio nei confronti della loro città (incuranti di una folla sostanzialmente divertita in entrambi gli episodi). Al di là di questi resoconti cronachistici, che comunque permettono di individuare alcune linee guida dell’azione del movimento, mi pare opportuno soffermarci sull’aspetto forse più importante che sottendono questi due eventi, e cioè la possibilità anche oggi per l’arte di comunicare e soprattutto di comunicare un messaggio politico. Che l’arte figurativa contemporanea sia in crisi è un dato di fatto. Soprattutto in questi ultimi anni l’arte è più apparsa come occasione per sproloqui pseudo-intellettualistici o come tramite per la pubblicità personale (il caso di Sgarbi, assessore alla cultura al comune di Milano è ,in tal senso, l’esempio più lampante) piuttosto che come un mezzo per parlare al popolo. Cecchini con il suo interventismo riaccende invece questa comunicabilità secondo due modalità: un processo di ri-locazione del fatto artistico in un luogo pubblico e non più negli angusti spazi di un museo e secondo un processo di affiancamento dell’happening artistico con un volantino esplicatorio, insomma una convergenza tra visivo e scritto di ascendenza quasi leonardesca. Meritevole è soprattutto la declinazione in campo politico di questa capacità comunicativa. Al di là delle differenze che esistono tra il nostro pensiero e quello di Azione Futurista (l’italianità in primis ovviamente) l’esempio di Cecchini potrebbe essere una valida pista da calcare anche per quella latente cultura localista che emerge in varie forme artistiche. Insomma l’esperienza futurista potrebbe essere d’esempio per declinare politicamente il sostrato culturale nostrano che già emerge in vari contesti artistici come, ad esempio, il teatro e la letteratura dialettale, limandone gli aspetti più folkloristici al fine di restituire una più pregnante misura storica, culturale e anche politica delle nostre nazioni ormai da troppo tempo soggette al mostro politico e culturale italiano.
Luca Fumagalli
Articolo tratto da "Il Cinghiale Corazzato" n.22 inverno 2008, foglio d'informazione e cultura a cura della Comunità Antagonista Padana - studenti indipendentisti dell'Università Cattolica di Milano





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