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    Predefinito Due sono i nodi di discussione per i nemici di Cristo: Pio XII e la Messa di S. Pio V

    Il dialogo ebraico-cattolico nell'Europa dell'Est

    Intervista al Segretario della Commissione per i rapporti con l’Ebraismo

    di Viktoria Somogyi


    CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 7 marzo 2008 (ZENIT.org).- Esaminare lo stato di avanzamento e dare stimoli al dialogo tra cattolici ed ebrei nell'Europa dell'Est. Sarà questo lo scopo del Congresso internazionale che avrà luogo a Budapest (Ungheria) tra il 9 e il 12 novembre prossimo.

    L'incontro è organizzato dalla Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’Ebraismo e dall'International Jewish Committee on Interreligious Consultations ed è incentrato sul tema: “La società civile e la religione, prospettive cattoliche ed ebraiche”.

    Per saperne di più sull'evento, ZENIT ha intervistato padre Norbert Hofmann, Segretario della Commissione per i rapporti religiosi con l’Ebraismo, istituita in seno al Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

    Che ruolo ha il Congresso internazionale di Budapest nello sviluppo dei rapporti tra la Santa Sede e il mondo ebraico?

    P. Hofmann: La Santa Sede ha avviato il dialogo sistematico con il mondo ebraico dopo il Concilio Vaticano II, cioé a partire dal 1965. Da parte degli ebrei nel 1970 è stato fondato il cosidetto International Jewish Committee on Interreligious Consultations. È una organizzazione che comprende quasi tutte le agenzie più importanti degli ebrei impegnate nel dialogo interreligioso. Fino ad ora, dal 1970 al 2007, abbiamo organizzato 19 incontri a livello internazionale. Quello che avrà luogo a Budapest tra il 9 e il 12 novembre sarà la 20° edizione. Quindi, è uno sviluppo a partire dalla dichiarazione conciliare Nostra aetate, e in questi anni siamo arrivati a un bel punto.

    Può riassumerci le tappe principali che hanno portato a questo incontro?

    P. Hofmann: Il motivo principale alla base di questo convegno a Budapest è quello di vedere la situazione del dialogo tra cattolici ed ebrei nei Paesi dell’Europa dell’Est. Abbiamo scelto Budapest perché in questa città c’è una comunità ebraica abbastanza grande e perché in questo Paese il dialogo ha compiuto molti progressi.

    A partire dall’inizio del dialogo ufficiale della Chiesa cattolica con il mondo ebraico abbiamo percorso tante tappe importanti. Per esempio Giovanni Paolo II è stato il primo Papa a visitare una sinanoga, a pregare ad Auschwitz per le vittime della Shoah, ad andare in Israele. Ha pregato al Muro del Pianto, ha visitato Yad Vashem, il monumento e il museo per l’Olocausto. Quindi, di importante non esiste solo il documento Nostra aetate ma anche i testi pubblicati dalle diverse Conferenze episcopali. Ma ancora più importanti sono i testimoni vivi come era Giovanni Paolo II e com'è adesso Benedetto XVI.

    Dopo sei settimane dalla sua elezione Benedetto XVI ha ricevuto la prima delegazione ebraica; poi dopo quattro mesi ha visitato la sinagoga a Colonia; dopo un anno ha visitato quindi Auschwitz per pregare per le vittime della Shoah. Inoltre, ha intenzione di visitare anche Israele se la situazione sarà favorevole per organizzare questa visita. A Papa Ratzinger sta a cuore il dialogo con gli ebrei.

    Tra le tappe del 2006 abbiamo organizzato un incontro a Città del Capo, in Sud Africa, per impegnarci insieme, cattolici ed ebrei, contro la piaga dell’AIDS. Nel 2004 siamo stati a Buenos Aires, in Argentina, per fare qualcosa per i poveri di questo Paese che in quel periodo attraversava una fase di recessione economica. Quindi, abbiamo scelto Budapest per poter esaminare la situazione nell’Europa dell’Est. Così Budapest è la porta per noi verso l‘Est.

    Chi saranno i partecipanti?

    P. Hofmann: Da parte nostra, la metà dei partecipanti verrà dall’Ungheria, dalla Conferenza episcopale ungherese, ci saranno Cardinali, Vescovi, esperti, professori che hanno una lunga esperienza nel dialogo con gli ebrei.

    Da parte degli ebrei sarà coinvolta la comunità locale ma spero che invitino partecipanti non solo dagli Stati Uniti e da Israele ma anche dall’Europa e dall'Europa dell’Est. La nostra esperienza è che dopo una conferenza così il dialogo sul luogo riceve degli stimoli.

    Quali saranno i temi trattati?

    P. Hofmann: Il tema ufficiale sarà “La società civile e la religione, prospettive cattoliche ed ebraiche”. Lo scopo è quello di capire a che punto siamo nel dialogo con gli ebrei nell’Europa dell’Est. Inoltre, vogliamo dare uno stimolo per la situazione in Ungheria e in altri Paesi dell’Europa dell’Est al fine di approfondire il dialogo ebraico-cattolico.

    Quali sono i principali ambiti problematici del dibattito?

    P. Hofmann: La beatificazione di Pio XII. Poi c’è la nuova preghiera del Venerdì Santo nella Messa tridentina che ha fatto un po' di chiasso. Adesso stiamo parlando con i nostri partner ebraici per ulteriori chiaramenti, per poter equilibrare la situazione. Però diciamo che i problemi generali sono tanti. Per esempio noi abbiamo una struttura gerarchica, c’è il Papa, c’è la Conferenza episopale, ci sono i Cardinali. Invece dalla parte degli ebrei ci sono le diverse agenzie. Quindi per loro vedere una struttura stabile qualche volta è difficile. Noi abbiamo principalmente un interesse religioso e qualche volta anche gli ebrei sono dispsti a parlare degli argomenti religiosi però per loro anche gli aspetti della cultura, della vita sociale, della politica sono molto importanti.

    L’altro punto in cui la situazione è molto difficile riguarda il conflitto tra Israele e Palestina: questo conflitto da sempre getta un'ombra sulle nostre discussioni e qualche volta mescola la politica agli affari religiosi. Israele è l’unico Paese al mondo dove gli ebrei sono in maggioranza e i cristiani sono una piccola minoranza. Poi per gli ebrei è sempre importante combattere l’antisemitismo. Come ha detto Giovanni Paolo II: l’antisemitismo è un peccato contro Dio e contro tutta l’umanità. Per questo, gli ebrei possono stare sicuri di aver trovato un alleato contro l’antisemitismo.

    Quali sono i punti di convergenza?

    P. Hofmann: Ce ne sono tanti perché spiritalmente, teologicamente il cristianesimo ha delle radici ebraiche. Il cristianesimo non si può capire senza l’ebraismo. Come disse una volta il Cardinale Ratzinger, per gli ebrei e per il nostro credo il Dio unico è il Dio di Israele. C’è anche il comandamento secondo cui dobbiamo aiutare i bisognosi, poi la Sacra Scrittura come rivelazione della volontà di Dio, i dieci commandamenti, l’etica, il come vivere e come realizzarsi interamente come esseri umani. Diciamo che dal punto di vista sociale possiamo fare molto insieme. Anche nella liturgia, nell’etica ci sono elementi paragonabili. Il fondamento religioso è vasto.

    Su quali piani si sta sviluppando il dialogo fra il mondo cristiano e quello ebraico?

    P. Hofmann: Sul piano religioso, della giustizia sociale, delle discussioni intorno ad argomenti teologici, all’influenza dell’ebraismo sul cristianesimo e viceversa nel Medioevo, alle radici ebraiche. Si porta avanti un dialogo continuo per riscoprire sempre di più la propria identità cristiana.

    C’è anche il livello quotidiano: a New York vivono ebrei e cattolici gli uni accanto agli altri; devono affrontare le faccende quotidiane insieme, ci sono tante amicizie. Poi c’è il livello parocchiale e in ogni Conferenza episcopale c’è un responsabile per l’ecumenismo e per il dialogo interreligioso. C’è anche il livello universale e riguarda la Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’Ebraismo, ma il lavoro vero viene fatto dalle Conferenze episcopali. E poiché in Asia ci sono pochi ebrei il dialogo più importante si svolge negli Stati Uniti, in Israele e in tutti i Paesi europei.

    Fonte: Zenit, 7.3.2008

  2. #2
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    Laddove vi fossero ancora dubbi in proposito, appare chiaro che il sedicente dialogo "ebraico-cristiano" è opera satanica, voluta dal nemico di Dio, per abbattere e demolire la fede cattolica e calunniare i suoi santi. Come cattolici, pertanto, non si può non pregare che questi dialoghi falliscano miseramente e che gli operatori di iniquità che lo sostengano finiscano nell'oblio. Si tratta chiaramente di un'opera malvagia, contraria alla verità della fede ed all'autentica carità. Ecco, perchè, è Satana il suo autore. Ogni cattolico deve pregare ogni giorno non solo per la conversione dei reprobi ebrei, ma anche per i sedicenti cattolici, che all'interno della Chiesa, compiono opera di iniquità favorendo siffatto "dialogo", che non è da Dio.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    Laddove vi fossero ancora dubbi in proposito, appare chiaro che il sedicente dialogo "ebraico-cristiano" è opera satanica, voluta dal nemico di Dio, per abbattere e demolire la fede cattolica e calunniare i suoi santi. Come cattolici, pertanto, non si può non pregare che questi dialoghi falliscano miseramente e che gli operatori di iniquità che lo sostengano finiscano nell'oblio. Si tratta chiaramente di un'opera malvagia, contraria alla verità della fede ed all'autentica carità. Ecco, perchè, è Satana il suo autore. Ogni cattolico deve pregare ogni giorno non solo per la conversione dei reprobi ebrei, ma anche per i sedicenti cattolici, che all'interno della Chiesa, compiono opera di iniquità favorendo siffatto "dialogo", che non è da Dio.
    quoto al 100%

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    Carissimi
    rabbrividisco all' idea che la poresunzione di esponenti di altre religioni possa interferire con le dinamiche della fede della Chiesa Cattolica.
    se è stato detto " P. Hofmann: La beatificazione di Pio XII. e la nuova preghiera del Venerdì Santo nella Messa tridentina Adesso stiamo parlando con i nostri partner ebraici per ulteriori chiaramenti, per poter equilibrare la situazione"
    perchè chiamarli partner e non detrattori? Non sono forse i cattolici liberi di affermare la verità e indicare i modelli di vita e sequela cristiana, a coloro che tentano di ridurci a una degenerazione del fenomeno ebraico?

    Io spero che la Beatificazione del pontefice di Santa Memoria Pio XII si concluda entro il 50° della sua partenza per il Cielo!
    sarebbe nefandezza ritardare una beatificazione per tali insulsi atteggiamenti, visto poi quanti ebrei furono salvati da Pio XII!
    Dovrebbero essere i primi a stare promi a ringraziare la Divina Provvidenza per aver dato un così grande Pastore alla Chiesa, allora!

    Pregherò due volte il venerdì santo per la conversione degli ebrei!
    Che Dio abbia misericordia di tanta tracotante presunzione !

    Ogni bene Vostro Bizzzarrro

    VIVA PIO XII a lui Dio conceda l' onore degli Altari

  5. #5
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    La religione ebraica dopo Cristo è diventata nemica del cristianesimo e della Chiesa, che è la Sposa di Cristo. Basta leggere gli Atti degli Apostoli.
    Condivido le preghiere per la conversione di queste persone, perché possano riconoscere Cristo, vero Dio e vero Uomo e diventare cristiani.
    _______________________________________________

    Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo et sanabitur anima mea

  6. #6
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    L'assurdo è che ci sono schiere di cattolici che farebbero di tutto per compiacere la Sinagoga, oremus...

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Eugenius Visualizza Messaggio
    La religione ebraica dopo Cristo è diventata nemica del cristianesimo e della Chiesa, che è la Sposa di Cristo. Basta leggere gli Atti degli Apostoli.
    Condivido le preghiere per la conversione di queste persone, perché possano riconoscere Cristo, vero Dio e vero Uomo e diventare cristiani.
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    Carissimi
    ho trovato sul forum Tradizione questo artiolo che riporto
    (( cfr. http://www.tradizione.biz/forum/viewtopic.php?t=6807 ))
    postato il Lun Mar 10, 2008 110 am
    Oggetto: Ancora rinviata la beatificazione di Pio XII

    Ancora rinviata la beatificazione di Pio XII
    di Dante Pastorelli, 10 marzo 2008

    Il 18 febbraio scorso il cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, ha presentato alla stampa l’Istruzione «Sanctorum Mater», che da più parti è stata giudicata come un «giro di vite» di Benedetto XVI alla «fabbrica dei santi», quasi una presa di distanza dall’operato di Giovanni Paolo II: il defunto Pontefice, infatti - e mi fermo ai dati sicuri del 2002 - oltre ad un migliaio di beatificazioni e a circa 2.000 proclamazioni tra «servi di Dio» e «venerabili», ha canonizzato ben 461 «beati», contro un totale di 296 che si devono alla quarantina di Papi precedenti, a partir da Sisto V che per primo, con fermezza e lungimiranza, mise ordine nella materia fissando imprescindibili procedure canoniche, da Urbano VIII (1623-1644), poi, meritoriamente indirizzate sulla linea di austerità e sicurezza che ha caratterizzato gli ultimi quattro secoli.

    Tale interpretazione, però, ad una lettura meno superficiale, non appare condivisibile, anche perché in due anni e mezzo il regnante Pontefice ha già elevato agli onori degli altari 577 tra beati e santi: c’è, tuttavia, da tener presente che 498 di questi sono i martiri della guerra civile spagnola.
    Non ad una legge più rigida, meno condiscendente al riconoscimento della santità dei fedeli di Cristo, tende il Santo Padre, ma ad una razionalizzazione e ad un’osservanza più meticolosa delle norme tradizionali già modificate, peraltro, 25 anni fa dal Papa polacco ed ora praticamente confermate.

    Del resto, che occorra molta cautela e serietà nelle indagini, Benedetto XVI lo aveva già espresso con linguaggio chiaro e deciso lo scorso anno, quando, rivolgendosi soprattutto ai «postulatori», li aveva esortati ad una ricognizione più scrupolosa, più paziente e libera da condizionamenti esterni, di tutti i documenti a disposizione: testimonianze, scritti, prove d’ogni genere ed eventuali miracoli dei candidati alla pubblica venerazione, sì da accertare la verità in modo inconfutabile, trattandosi di materia particolarmente delicata che implica la credibilità della Chiesa ed anche, nella canonizzazione, secondo la più accreditata teologia, la sua infallibilità.

    Il nuovo documento è diretto più specificamente ai responsabili dell’istruzione della prima fase del processo di beatificazione, quella diocesana, e richiama con forza la necessità della fama di santità maturata spontaneamente nel popolo e non artefatta.
    Non, dunque, un giro di vite, una volontà di chiudere porte prima troppo spalancate, ma una ponderata richiesta di maggior rigore: in poche parole una… santa tirata d’orecchie.
    Dal che si potrebbe dedurre che in qualcuno dei precedenti processi la serietà d’indagine, soprattutto nella fase iniziale, è stata, a parere del Santo Padre, in qualche modo carente e passibile di critiche, tanto, almeno, da provocare l’arenamento dell’«iter».

    Insomma, se non si può parlare di vere e proprie nuove norme, è lecito vedere in questo documento un richiamo severo all’applicazione puntuale di esse.
    Fatti salvi i diritti dello stesso Pontefice il quale, in deroga alle disposizioni che prescrivono cinque anni dalla morte come minimo termine «a quo» per l’istruzione del processo di beatificazione, non certo sulla spinta dell’emotività popolare al «santo subito!» (ma quanti tra coloro che l’hanno gridato sono cattolici praticanti?) sebbene per personale motivato convincimento, ha con largo anticipo aperto i processi per Giovanni Paolo II e suor Lucia, così come in precedenza i limiti temporali non erano stati rispettati per madre Teresa.

    Indubbiamente risulterà più semplice la causa di suor Lucia, che, dopo le apparizioni, ha condotto una esemplare vita di preghiera e mortificazione, di morte al mondo, nell’ombra silenziosa del monastero (non è da tacere l’«imput» dato dall’esito positivo del processo di Francesco e Giacinta già proposti quali modelli di virtù eroiche) rispetto a quella di Giovanni Paolo II, di cui andrà accuratamente approfondito ogni aspetto della poliedrica personalità: attore, operaio, seminarista, sacerdote, vescovo, cardinale, Papa.
    Il suo stesso pontificato va indagato rigorosamente, perché per vari motivi discusso, specie per quanto concerne il governo della Chiesa e per qualche suo propendere verso la teologia della «salvezza universale».
    Inoltre, sono da esaminare con la massima attenzione tutti i suoi scritti: encicliche, discorsi, e perfino opere letterarie.
    Centinaia di faldoni la cui lettura pretende molto tempo.
    Un’incauta accelerazione non gioverebbe all’accettazione con consenso pieno ed entusiastico della sua beatificazione.

    Ma Benedetto XVI non ha bisogno di consigli: sa bene come muoversi.
    E lo dimostra sempre meglio giorno dopo giorno.
    Il cardinale Martins, ha parlato anche dello stato di altri processi canonici in corso, compreso quello di Pio XII, oltre all’esame della «positio» di Paolo VI* la cui strada verso la gloria degli altari, si prospetta a mio modesto avviso, parecchio accidentata, e con molta probabilità finirà in un vicolo cieco.
    Si pensava di trovare, insieme a quello di L. G. Dehon, il nome di Eugenio Pacelli, nell’ultimo elenco dei beatificandi: ma questi nomi non sono comparsi.

    L’attesa, andata delusa, era giustificata, per quanto riguarda Pio XII, dal pronunciamento unanime, nel maggio 2007, da parte della Congregazione competente, circa la sua santità.
    Ciononostante il Sommo Pontefice ha ritenuto opportuna un’ulteriore indagine «storica»: e su questa richiesta da qualcuno s’è affermato che abbia pesato la minaccia di Israele e degli ebrei italiani di rivedere le relazioni diplomatiche col Vaticano ove si fosse proclamata la beatificazione del Pastor Angelicus, che sino allo spasimo si adoperò per la salvezza degli israeliti (almeno 800.000) per esserne ripagato, dopo un primo momento di esaltazione e gratitudine, con un’ignobile damnatio memoriae, contro cui, però, si sono alzate ed ancor s’alzano voci di autorevoli rabbini che nella gratitudine persistono, ed a ragione.

    D’altronde, anche recentemente, la bibliografia, oggettiva ed esauriente, si è arricchita di nuovi studi che rendono giustizia all’operato di Pio XII: per tutti voglio citare, tra gli ultimi, le opere della grande ed appassionata storica novantenne Margherita Marchionne e dell’informato giornalista Andrea Tornielli.
    A Dehon si rimproverano delle frasi «antisemite»: ed anche qui l’ostilità ebraica s’è manifestata apertamente.
    Purtroppo, spesso si fa grande confusione, interessata, tra antisemitismo ed anti-giudaismo teologico, che è tutt’altra cosa.

    Ma il cardinale Martins, a proposito di Pio XII, esclude qualsiasi «dilazione o accantonamento della causa», ed esalta la prudente quanto ramificata attività per arginare la persecuzione razziale del «servo di Dio»: ed a sostegno delle sue tesi riporta la testimonianza di Roberto Kempler, magistrato ebreo e pubblico ministero a Norimberga, che nel 1964 scrisse: «Qualsiasi presa di posizione propagandistica della Chiesa contro il governo di Hitler avrebbe accelerato l’assassinio di un ben maggior numero di ebrei e sacerdoti».
    Prudenza oltremodo positiva, visti i risultati ottenuti, e mai silenzio, come ora s’è definitivamente appurato.

    Se non si tratta di dolorosa, per noi, dilazione dovuta ad istanze esterne, allora, come giustificare questo rinvio?
    Se ormai, oltre al riconoscimento della santità, la personalità storica di Pio XII è stata vivisezionata nei più intimi recessi, e non presenta ombre di sorta, perché questo supplemento d’indagine?
    E’ nostra certezza che il Papa intenda, anche sulla base dello studio di ulteriori carte, far risaltare nel più luminoso fulgore l’impareggiabile statura del suo predecessore, di cui io sento ancora con tremore la diafana mano che, accompagnata con un dolcissimo sorriso, accarezza teneramente il mio viso di quattordicenne vincitore del concorso «Veritas».

    Ed infatti il cardinale Martins afferma che «semplicemente, quest’anno ricorre il 50° della morte di Papa Pacelli, e si è ritenuto opportuno approfittarne per promuovere certe iniziative che portino ad una conoscenza sempre più perfetta della sua figura e personalità», come un convegno e un’esposizione sul suo Pontificato.
    All’uopo è stata costituita una Commissione «per approfondire una figura che ha segnato la storia della Chiesa moderna».
    Queste iniziative «aiutano la causa, non sono in concorrenza con essa».

    Dunque, se le cose stanno così, e non abbiamo motivo di dubitarne, attendiamo con fiducia: tanto la santità di Pio XII noi la l’abbiamo avvertita in vita e la convinzione s’è ingigantita in morte, anche a seguito degli oltraggi e delle mistificazioni che hanno reso questo Pontefice un autentico confessore, quasi una verace icona del Cristo crocifisso.
    «Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi».

    Dante Pastorelli


    - preghiamo che Dio faccia giustizia ! ---
    nobis vs bizzzarrro

  9. #9
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    Laddove vi fossero ancora dubbi in proposito, appare chiaro che il sedicente dialogo "ebraico-cristiano" è opera satanica, voluta dal nemico di Dio, per abbattere e demolire la fede cattolica e calunniare i suoi santi. Come cattolici, pertanto, non si può non pregare che questi dialoghi falliscano miseramente e che gli operatori di iniquità che lo sostengano finiscano nell'oblio. Si tratta chiaramente di un'opera malvagia, contraria alla verità della fede ed all'autentica carità. Ecco, perchè, è Satana il suo autore. Ogni cattolico deve pregare ogni giorno non solo per la conversione dei reprobi ebrei, ma anche per i sedicenti cattolici, che all'interno della Chiesa, compiono opera di iniquità favorendo siffatto "dialogo", che non è da Dio.

    forse si dovrebbe spiegare meglio visto che molti Papi del passato vantano AMICIZIE E DIALOGO CON GLI EBREI....lo stesso Pio XII con il noto Rabbino di Roma, poi convertito e oscurato dal mondo ebraico..

    dal mio canto ho già spiegato in altra occasione che è necessario fare discernimento sul dialogo DEI COMPROMESSI e sia sul DIALOGO per trovare strade alla comprensione del messaggio evangelico.nel primo caso siamo d'accordo, DEVE ESSERE CONDANNATO, nel secondo caso no....deve essere coltivato!

    Il problema caro Augustinus NON è il dialogo in sè, MA L'APOSTASIA DEI CATTOLICI....così come un certo fondamentalismo sedevacantista che porta ad ODIARE l'UMANITA' della Chiesa...
    Cristo si è INCARNATO, non dimentichiamolo.....questo comporta un INCARNAZIONE costante nella Chiesa da parte di Dio che continua ad incarnarsi e dalla Chiesa va incontro all'uomo(=DIALOGO ED EVANGELIZZAZIONE)....

    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    Laddove vi fossero ancora dubbi in proposito, appare chiaro che il sedicente dialogo "ebraico-cristiano" è opera satanica, voluta dal nemico di Dio, per abbattere e demolire la fede cattolica e calunniare i suoi santi. Come cattolici, pertanto, non si può non pregare che questi dialoghi falliscano miseramente e che gli operatori di iniquità che lo sostengano finiscano nell'oblio. Si tratta chiaramente di un'opera malvagia, contraria alla verità della fede ed all'autentica carità. Ecco, perchè, è Satana il suo autore. Ogni cattolico deve pregare ogni giorno non solo per la conversione dei reprobi ebrei, ma anche per i sedicenti cattolici, che all'interno della Chiesa, compiono opera di iniquità favorendo siffatto "dialogo", che non è da Dio.


    ahi ahi ahi questa è una grave mancanza di rispetto ai "fratelli maggiori"...male molto male Augustinus, sei un cattivo cattolico (e anche un antisemita)

 

 
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