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  1. #1
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    Predefinito se i palestinesi usassero l'arma segreta del pacifismo?


    25/2/2008 - UN EDITORIALE DI HAARETZ


    E se i palestinesi usassero "l'arma segreta" del pacifismo?






    Secondo l'analista è l'unico tipo di lotta a cui l'esercito israeliano sarebbe impreparato a rispondere




    Qualcuno obietterà, perché è uso badare a chi dice le cose invece che al contenuto delle sue affermazioni - è la solita vecchia storia della Luna e del dito - ma è sembrato interessante, provocatoriamente interessante questo articolo pubblicato sul giornale israeliano Haaretz da uno dei suoi opinionisti, Bradley Burston.
    Che dice? Parla di un'«arma» che dai palestinesi, almeno nei grandi numeri, non è mai stata seruamente considerata: la non violenza. «Eppure - scrive Burston - la lotta pacifica palestinese è una arma che i comandi militari israeliani temono molto».
    «Nel vasto arsenale israeliano di tecnologia e armamenti - prosegue - non c’è nulla che possa contrastare efficacemente il pacifismo...ecco perchè per decenni Israele ha fatto del suo meglio per bloccare le espressioni della non-violenza palestinese».

    Il pacifismo, secondo Burston, al contrario degli attentati suicidi, dei razzi su Sderot e della violenza, migliora l’immagine della lotta palestinese e conquista consensi, non solo all’estero ma anche tra gli israeliani. I palestinesi, aggiunge l’analista pertanto dovrebbero ripetere le battaglie non violente della prima Intifada e sviluppare una pratica di resistenza civile all’occupazione militare.
    Invece il movimento islamico abbagliato dall’ideale della lotta armata appare incapace di proporre alla popolazione di Gaza un modello alternativo al martirio e alla violenza come percorso per raggiungere l’indipendenza. «Eppure gli esempi di lotta pacifica non mancano. Nel villaggio di Bilin, a ridosso del muro di separazione costruito da Israele in Cisgiordania, da tre anni a questa parte palestinesi, attivisti internazionali e pacifisti israeliani continuano a tenere ogni venerdì una manifestazione di protesta contro la confisca delle terre che attira ogni volte molte centinaia di persone (venerdì scorso erano circa oltre mille) e procura non poco imbarazzo all’esercito israeliano costretto ad far uso della forza per disperdere dimostranti disarmati, sotto l’occhio delle telecamere di tutto il mondo».
    Ecco, la Palestina come l'India di Gandhi. Impossibile?






  2. #2
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    non vedi che sto parlando con me stesso?
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da adry57 Visualizza Messaggio
    25/2/2008 - UN EDITORIALE DI HAARETZ
    E se i palestinesi usassero "l'arma segreta" del pacifismo?
    Secondo l'analista è l'unico tipo di lotta a cui l'esercito israeliano sarebbe impreparato a rispondere
    Qualcuno obietterà, perché è uso badare a chi dice le cose invece che al contenuto delle sue affermazioni - è la solita vecchia storia della Luna e del dito - ma è sembrato interessante, provocatoriamente interessante questo articolo pubblicato sul giornale israeliano Haaretz da uno dei suoi opinionisti, Bradley Burston.
    Che dice? Parla di un'«arma» che dai palestinesi, almeno nei grandi numeri, non è mai stata seruamente considerata: la non violenza. «Eppure - scrive Burston - la lotta pacifica palestinese è una arma che i comandi militari israeliani temono molto».
    «Nel vasto arsenale israeliano di tecnologia e armamenti - prosegue - non c’è nulla che possa contrastare efficacemente il pacifismo...ecco perchè per decenni Israele ha fatto del suo meglio per bloccare le espressioni della non-violenza palestinese».

    Il pacifismo, secondo Burston, al contrario degli attentati suicidi, dei razzi su Sderot e della violenza, migliora l’immagine della lotta palestinese e conquista consensi, non solo all’estero ma anche tra gli israeliani. I palestinesi, aggiunge l’analista pertanto dovrebbero ripetere le battaglie non violente della prima Intifada e sviluppare una pratica di resistenza civile all’occupazione militare.
    Invece il movimento islamico abbagliato dall’ideale della lotta armata appare incapace di proporre alla popolazione di Gaza un modello alternativo al martirio e alla violenza come percorso per raggiungere l’indipendenza. «Eppure gli esempi di lotta pacifica non mancano. Nel villaggio di Bilin, a ridosso del muro di separazione costruito da Israele in Cisgiordania, da tre anni a questa parte palestinesi, attivisti internazionali e pacifisti israeliani continuano a tenere ogni venerdì una manifestazione di protesta contro la confisca delle terre che attira ogni volte molte centinaia di persone (venerdì scorso erano circa oltre mille) e procura non poco imbarazzo all’esercito israeliano costretto ad far uso della forza per disperdere dimostranti disarmati, sotto l’occhio delle telecamere di tutto il mondo».
    Ecco, la Palestina come l'India di Gandhi. Impossibile?
    una volta ha funzionato....
    Ma non non vedo i leader di Hamas come dei nuovi Gandhi.

  3. #3
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    Predefinito don alfio

    Citazione Originariamente Scritto da Don Alfio Visualizza Messaggio
    una volta ha funzionato....
    Ma non non vedo i leader di Hamas come dei nuovi Gandhi.

    purtroppo...ma sarebbe l'unica strategia vincente

  4. #4
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    Predefinito

    Non lo so..

    In India gli inglesi erano interessati a far soldi, era un colonialismo di tipo economico. Con la resistenza passiva, gli inglesi potevano anche tenere il territorio però non guadagnavano soldi anzi li perdevano... e quindi se ne andarono.

    Ma gli Israeliani non hanno interesse allo sfruttamento economico dei palestinesi.

  5. #5
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Don Alfio Visualizza Messaggio
    una volta ha funzionato....
    Ma non non vedo i leader di Hamas come dei nuovi Gandhi.
    Nel corano non c'è nessun cenno al pacifismo. Rassegnati all'uso spada.

  6. #6
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    Predefinito teoria e pratica della non violenza

    Teoria e pratica della nonviolenza
    La nonviolenza e’ senza dubbio la scelta piu’ impegnativa per entrambi i componenti, posto che la violenza e’ alla base della militarizzazione della societa’, dovuta al conflitto, che non risparmia nessuno e si insinua fin dentro le mura domestiche. Ma proprio per gli effetti devastanti della violenza, soprattutto dopo la seconda intifada, nei territori palestinesi si
    sta diffondendo la pratica della nonviolenza con corsi di formazione organizzati da ong. Ma a sostenere la nonviolenza e a condannare tutte le uccisioni di civili e gli attentati suicidi sono anche persone come Suleiman, che non rinuncia a combattere l’occupazione. o Zohar, che in
    passato ha comandato una delle unita’ piu’ aggressive dell’esercito israeliano, o Elik Elhanan, la cui sorella e’ rimasta vittima dell’attentato commesso da un kamikaze.
    “Solo la nonviolenza puo’ spezzare il cerchio della morte”, afferma Zohar che racconta l’emozione e anche i timori provati quando per la prima volta ha varcato il muro ed e’ entrato nei territori palestinesi senza armi: “mi guardavo in giro per vedere se c’erano soldati per proteggermi, ma poi,
    quando sono entrato nella casa di Suleiman e ho conosciuto la sua famiglia,non ho piu’ avuto nessun timore. Ora io e i miei compagni andiamo nei territori palestinesi e i palestinesi vengono nelle nostre scuole per dimostrare che un partner c’e', per far conoscere l’altro. Non vogliamo dire che siamo uguali: siamo diversi, ma abbiamo lo stesso obiettivo della pace ed e’ importante conoscersi”, sostiene Zohar.
    Il progetto che vede palestinesi e israeliani tenere insieme lezioni nelle scuole e nelle universita’ palestinesi e israeliane e’ senza dubbio una delle azioni piu’ importanti ed efficaci dei “combattenti per la pace”.
    In che cosa si distingue questo gruppo da altri costituiti insieme da israeliani e palestinesi? Risponde Suleiman: “L’obiettivo e’ diverso: noi non vogliamo la normalizzazione dei rapporti, vogliamo lavorare insieme per un obiettivo concreto: la fine dell’occupazione”.
    E questa impostazione diversa rispetto al passato sembra aver segnato tutti i gruppi israelo-palestinesi, anche quelli nati contro il muro o i blockwatchers, che controllano i posti di blocco. Nel week-end i militanti israeliani organizzano visite guidate: “Gli israeliani non conoscono il muro, non l’hanno mai visto, quindi possono credere alla propaganda del
    governo… ma basta farglielo vedere da vicino perche’ capiscano che non serve alla sicurezza ma solo alla divisione dei territori palestinesi in bantustan”, sostiene Jeff Halper, coordinatore del Comitato israeliano contro la demolizione delle case (Icahd), che ora ha allargato il proprio
    obiettivo promuovendo una campagna anti-apartheid. Un obiettivo ancora piu’ difficile da raggiungere. “Ci riusciremo, il problema - aggiunge - e’ come e quando. Ci e’ riuscito Mandela…”.
    *

  7. #7
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    Predefinito a tous les enfants

    una dedica particolare ai refusnik israeliani, a quelli che praticano il pacifismo illegale, che si rifiutano di servire la guerra e l’occupazione.
    Doriana

    À TOUS LES ENFANTS
    A tutti i ragazzi che son partiti con lo zaino in spalla
    nella nebbia d’un mattino d’aprile
    vorrei fare il monumento
    a tutti i ragazzi che hanno pianto con lo zaino in spalla
    gli occhi bassi sulla tristezza
    vorrei fare il monumento
    non di marmo, né di cemento, né di bronzo
    che si fa verde sotto il morso acuto del tempo
    un monumento del loro dolore
    un monumento del loro terrore
    e del loro stupore

    ecco il mondo profumato, pieno di risa
    pieno di uccelli blu, di colpo cancellato
    da uno sparo
    un mondo nuovo dove sotto un corpo che cade
    s’apre una macchia di sangue.

    Ma a tutti quelli che son rimasti coi piedi al caldo
    nei loro uffici a calcolare
    i profitti della guerra che hanno voluto
    a tutti i grossi, tutti i cornuti che trascinano la pancia nella
    via
    e contano, contano quei soldi.
    A tutti quelli innalzerei il monumento adatto a loro
    con la spranga, con la folgore, coi calci, coi pugni
    con le parole che incolleranno alle loro rughe
    ai loro doppi menti
    marchio di vergogna e di fango.


  8. #8
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da adry57 Visualizza Messaggio
    purtroppo...ma sarebbe l'unica strategia vincente
    Ma per vincere che?
    Israele si è ritirato da Gaza dove comanda Hamas, Abu Mazen sta in Cisgiordania sotto la protezione israeliana se no Hamas lo fa a fette.
    Che vogliono? Che cosa devono vincere?

  9. #9
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    Predefinito

    hamas che usa il pacifismo??? la vedo dura... gli unici gesti distensivi li ho visti da parte di israele.. ma pare che non servano...
    X

  10. #10
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    Predefinito la storia dell'altro

    A. La Storia dell’altro
    Israeliani e Palestinesi


    Un manuale di storia per le scuole con due narrazioni storiche, “due verità” che corrono parallele nella stessa pagina. In mezzo uno spazio bianco… Per ogni capitolo, su una facciata la versione israeliana, sull’altra quella palestinese. L’impresa straordinaria di un gruppo di insegnanti israeliani e palestinesi…
    “Settecento ragazzi e una dozzina di insegnanti israeliani e palestinesi hanno sfidato -e sfidano- occupazione e attentati, blitz e terrorismo. Insieme, con coraggio individuale e intelligenza collettiva, hanno cominciato a bonificare uno dei campi minati più pericolosi per il percorso di pace. Quello della storia.
    Di parte. Spesso propagandistici. Sempre ignari delle ragioni dell’altro. Così questi ragazzi e questi insegnanti giudicano i libri di testo sui quali si studia la storia sui banchi di scuola. In Israele come in Palestina, senza molte differenze. E così hanno cominciato a scriverla loro, la storia.

 

 
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