La sicurezza del lavoro si tutela aumentando le regole o inasprendo le sanzioni? Il dibattito sulle morti bianche sembra fermo qui. All’idea che basti dichiarare, in punta di diritto: si morirà di meno. E la realtà sia lì, pronta ad adeguarsi.
Nell’ambito di un catalogo di riforme possibili, presentato sul Sole 24 Ore, l’Istituto Bruno Leoni propone invece una soluzione molto diversa: si apra il mercato e si privatizzi l’Inail - che, anche secondo una segnalazione al Parlamento dell’Antitrust datata 1999, svolge un’attività del tutto analoga a quella delle assicurazioni che operano nei rami infortuni e malattie.
L’idea è semplice: l’elemento cruciale per premiare le aziende virtuose e punire invece quelle che espongono i propri dipendenti a rischi elevati è dato da tariffe di premio basate su un’accurata classificazione dei rischi. Un ente pubblico, per quanto ligi possano esserne gli amministratori, non riuscirà mai a classificare i rischi come fanno le compagnie private: anche perché nella concorrenza fra imprese di assicurazione, vince chi riesce ad individuare il prezzo più adeguato, per ogni fattispecie di rischio.
Si legge nel “Manuale delle riforme” del think tank torinese: “il punto cruciale è che l’assicuratore privato non deve inseguire leggi o regolamenti ministeriali. Egli sa che in caso di infortunio, quale che ne sia la causa, deve corrispondere al lavoratore un indirizzo predefinito... Se sbaglia la valutazione perde soldi”.
In questa prospettiva, la privatizzazione dell’Inail corrisponde alla messa in campo di incentivi di mercato, utili a rendere più liscio il gioco delle regole. Paradossalmente, però, è in quest’ottica liberista che si prendono più sul serio gli infortuni sul lavoro e li si combatte, inseguendo il “rischio zero”, sul terreno che imprenditori e imprese capiscono meglio di tutti: quello dei quattrini. Bene le norme, allora, ma meglio “enforcers” determinati. E la determinazione più totale, ci insegna l’esperienza, coincide di solito con l’autointeresse.
Una nota di metodo. E’ abbastanza consueto che prima di una tornata elettorale, associazioni d’impresa e gruppi d’interesse propongano una propria agenda. Lo è di meno che lo faccia, all’americana, un think tank. Non è detto non sia una novità apprezzabile.
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