Il Laziogate è lo scandalo che, dal 2005, vede coinvolti l’allora presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, ed alcuni responsabili del servizio informatico regionale, e per la quale è attualmente in corso un procedimento in tribunale.
La vicenda
L’accusa sarebbe quella di interferenza nel corretto svolgimento delle Elezioni regionali del 2005 (poi vinte dal centro-sinistra), tramite una specifica attività condotta dal servizio informatico regionale tendente ad ostacolare la lista Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini.
Le accuse
Secondo l’accusa, Storace avrebbe chiesto ai suoi tecnici di introdursi all’interno dell’anagrafe di Roma per verificare l’esistenza di eventuali firme false prodotte per presentare la lista della Mussolini. L’episodio dell’intrusione informatica risale al 9 marzo 2005.
Sempre secondo le accuse, Storace si sarebbe inoltre avvalso di uomini della rete facente capo all’investigatore fiorentino Emanuele Cipriani (indagato anche in relazione alle vicende dello scandalo Telecom-Sismi) anche per far spiare e preparare dossier fasulli su Piero Marrazzo, suo concorrente, come la Mussolini, per la presidenza della Regione Lazio.
Il processo
Nel procedimento in corso, il Comune di Roma, “Alternativa Sociale” e la società “Laziomatica” sono parte civile.
Nel marzo 2007 vengono rinviati a giudizio Francesco Storace (con l’accusa di accesso abusivo a sistema informatico), l’ex portavoce Accame e gli ex collaboratori Nicola Santoro e Tiziana Perreca. Oltre ad essi, verranno processati anche Mirko Maceri (di Laziomatica), l’investigatore Pierpaolo Pasqua e Vincenzo Piso di Alleanza Nazionale.
Il processo avrebbe dovuto iniziare il 15 maggio 2007; è stato poi rinviato al 31 maggio per consentire la riunione del procedimento con il primo filone dell’inchiesta. Il primo filone (accusa di accesso abusivo a sistema informatico) è relativo all’intrusione nell’anagrafe del comune di Roma per analizzare le firme raccolte da Alternativa Sociale, e si indaga sull’ex direttore di Laziomatica Mirko Maceri, sull’impiegato Daniele Caliciotti e sull’avvocato Romolo Reboa. Nell’altro filone sono invece indagati, con l’accusa di accesso abusivo a sistema informatico, favoreggiamento e violazione della legge elettorale, Francesco Storace ed altre nove persone. Tra esse, Nicola Santoro (figlio del magistrato della commissione elettorale presso la corte d’appello che aveva escluso dalle elezioni regionali la lista della Mussolini) e Vincenzo Piso, vicepresidente del consiglio comunale di Alleanza Nazionale.
Nell’udienza del 31 maggio è stata ammessa la costituzione di parte civile del Comune di Roma e della lista Alternativa sociale.
Il 18 ottobre[1] il giudice del tribunale - Maria Bonaventura - ha respinto la richiesta di alcuni difensori di trasferire il procedimento a Perugia. Il processo resta quindi a Roma. E’ stata inoltre confermata la legittimitaà della costituzione di parte civile della Lait (ex Laziomatica), del Comune di Roma e di Alternativa Sociale.
E’ stato inoltre fissato un rinvio al 19 novembre, per l’ammissione dei mezzi di prova.