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    Predefinito Riflessioni per un nuovo essere militante

    www.zentropa.info


    1) Introduzione teorica (La nostra situazione)

    Per poter iniziare a formulare una serie di proposte e di progetti positivi e costruttivi, non bisogna commettere errori sulla diagnosi che li precede e li costituisce.

    Ci sembra dunque essenziale che la nostra riflessione si basi su queste due constatazioni fondamentali:

    La Francia, e l’Europa nel suo insieme, attraversano una crisi piu’ grave dal punto di vista civile e umano che da quello politico. Bisognerebbe ricostruire la “natura” dell’uomo europeo e il suo specifico rapporto al mondo e non limitarsi a rimaneggiare e aggiustare le infrastrutture politiche e sociali esistenti.

    Oggi, i gruppi di “destra radicale” hanno solo un’influenza residuale, talvolta inesistente, sulle scelte politiche e geostrategiche dei loro rispettivi paesi. Dobbiamo quindi riapprendere la modestia, l’umiltà e dedicarci a progetti e a realizzazioni concrete, hic et nunc, e non piu’ esaurirci in querele teoriche sulle grandi questioni storiche, diplomatiche o geopolitiche sulle quali non abbiamo comunque la minima influenza. ( I nostri intellettuali, se esistono, devono evidentemente continuare a pensare e a teorizzare queste problematiche ma queste riflessioni non devono essere né incapacitanti né una fonte di divisioni o di conflitti interni). L’assoluta priorità dev’essere l’azione sul reale, lavoro che, vista l’attuale modestia dei nostri mezzi, é essenzialmente un’opera di prossimità. Sotto questo punto di vista, la maggior parte dei settori dev’essere investita (associazioni sportive, culturali, sindacati, media, gruppi di consumatori, cinema..etc).

    Queste osservazioni lapidarie ci portano a pensare che i vari gruppi nazionalisti devono mettere, temporariamente, tra parentesi le considerazioni legate ai diversi aspetti della “politica della potenza” alla quale possono legittimamente aspirare per il loro paese e per l’Europa; oggi infatti considerazioni del genere rimangono un’utopia visto che la base esisitenziale europea (”il materiale umano”) é degradata, decadente, americanizzata ed esaurita. E’ dunque sulla ricostruzione totale dell’educazione e della formazione di uomini portatori dell’identità e del genio europeo che devono concentrarsi tutti gli sforzi dei militanti politici radicali. Per questo rinnovamento é necessaria una ruttura drastica con il produttivismo e il consumismo e un ritorno alla semplicità, o addirittura alla frugalità, nell’ambito di un “calo della crescita economica controllato”. Bisogna decolonizzare l’immaginario europeo dall’ossessione materialista e ridare ai popoli la consapevolezza, attraverso un ritorno a una vita piu’ semplice, piu’ rude, piu’ naturale, delle vere gerarchie e delle priorità reali (spiritualità, famiglia, comunità, arte). Anche il ruolo del lavoro dovrà essere ripensato in un ottica di utilità alla comunità, di compatibilità con una vera vita familiare e con il rispetto della natura.

    Questo obiettivo implica una rottura chiara e definitiva con i gruppi liberali e reazionari “thatchero-reaganiani”. L’uso stesso del termine di “destra” per definire i nostri “movimenti” diventa problematico. Bisognerebbe trovare una definizione piu’ appropriata. (Identitari sociali? Socialisti patrioti? Solidaristi?)

    2) In pratica

    a) Rinforzare le nostre comunità

    La rottura individuale con il sistema consumero-mercantile dominante é un’impresa estremamente ardua. Colui che é, per una ragione o per un’altra, ribelle al sistema o stanco dell’attuale situazione, deve trovare nei nostri movimenti un’alternativa “reale”, concreta e effettiva e non semplicemente ridotta al “discorso”. Chiaramente, l’individuo alla ricerca di cambiamento non deve ritrovare tra di noi gli stessi usi e comportamenti che ha appena abbandonato, semplicemente addizionati a armamentari formali, a referenze storiche piu’ o meno gloriose e a grandiose e ampollose dichiarazioni d’intenti. Questa coerenza ha bisogno dell’applicazione di regole semplici e basiche ma indispensabili, del tipo eliminazione del linguaggio volgare o osceno, lotta contro la promiscuità sessuale, dovere di ospitalità, di generosità, rispetto delle gerarchie e dei capi, punizioni per la violazione delle regole collettive…etc.

    - Dobbiamo reclutare attraverso la testimonianza delle nostre esistenze e non attraverso gesticolazioni retoriche. Dobbiamo inanzitutto incarnare i nostri principi.

    - Le persone alle quali ci rivolgiamo non sono solo gli “hooligans”, i militanti politicizzati o gli individui provenienti da “tradizioni” familiari vicine alle nostre idee, ma anche coloro che si distaccano, anche per poco, dal mondo nel quale incespicano. In questo ambito, i cristiani, che supponiamo “essere nel mondo senza essere nel mondo” sono effettivamente una fonte di reclutamente.

    - Con cio’, dobbiamo, in seno a strutture organizzate e gerarchizzate, ricreare le concrete solidarietà quotidiane che sono stata totalmente sradicate dall’individualismo consumista.

    Nello stesso tempo, conviene moltiplicare le campagne e le azioni con lo scopo di denunciare l’usura, l’affarismo, la corruzione, l’invasione pubblicitaria, l’instupidimento tecnologico, l’uniformizzazione mercantile..etc, sottolineando costantemente le specificità (radicamento, ordine, meritocrazia, etno-differenzialismo, spiritualità…) che ci distinguono, in questa lotta, dalle utopie della sinistra.

    - Abbandonando i vecchi miti dell’”entrismo” e dell’”infiltrazione”, destinati sistematicamente al fallimento e al recupero, bisogna, al contrario, incoraggiare e facilitare tutte le “uscite” dal sistema e dal modello di vita dominante, soprattutto attraverso lo sviluppo di una vera economia parallela militante, a scopo di autonomia. Conviene infatti incoraggiare la cessazione della schiavitu’ salariale a favore di investimenti nella creazione di commerci indipendenti, dell’impegno nell’artigianato, dell’agricoltura alimentare, delle piccole aziende familiari o comunitarie…Per raggiungere l’obiettivo della massima autonomia, possiamo immaginare che i militanti piu’ benestanti, quando ci sono, concedano prestiti senza interessi ai camerati che iniziano una nuova attività (negozio, libreria, ristorante, bar, produzione agricola o artigianale…)in cambio della firma di un “contratto” politico e etico.

    - La critica della società di consumazione, della tv, dell’imborghesimento, dell’apatia, delle industrie culturali…si puo’ fare in un modo che potremmo chiamare “dada” (movimento artistico-culturale che assomiglia, per certi aspetti, al futurismo). Per esempio, filmare delle piccole azioni di grande impatto (del tipo autodafé di televisori) puo’ avere molte ripercussioni su internet. Questi gruppi “dada” non sarebbero esplicitamente politicizzati.

    Per sviluppare questo tipo di azioni, é necessario possedere dei “campi base” autonomi e indipendenti ( Casapound ne é evidentemente un buon esempio), luoghi di vita in comunità, di formazione, di residenza per alcuni, di accoglienza o di passaggio per altri, che permetteranno di proporre una vera alternativa alla solitudine e all’isolamento urbano e ai divertimenti idioti che li accompagnano.

    Inoltre, devono essere lanciate o sviluppate delle iniziative di “ritorno alla terra”, reinserimento in zone rurali in fattorie con capacità autarchiche che, rimanendo comunque in contatto col mondo (internet, organizazzione di eventi militanti o festivi, scambi con altre strutture…), saranno luoghi di ripiego e di riappropriazione di un ritmo di vita diverso che ci permetterà di riscoprire le fondamenta dell’attività umana.

    Ci sembra quindi che la possibilità di un “renouveau” militante richieda inizialmente una fase di comunitarismo, a vocazione autarchica e “tradizionalista” che non é, evidentemente, l’obiettivo finale, ma é una fase transitoria indispensabile per creare le basi sane e solide di una prossima riconquista.

    b) Reinvestire l’arte

    Siccome la natura odia il vuoto, se vogliamo liberare lo spirito europeo dalle sue ossessioni materialiste e consumiste e dall’egoismo che ne deriva, bisogna proporre una “materia” di sostituzione. (Nessuno vive senza nessun “divertimento” ma possiamo scegliere dei “divertimenti” che ci elevano).

    L’arte deve, in parte, assumere questo ruolo.

    La non-arte chiamata “arte contemporanea”, brodaglia di rigurgiti borghesi combinante bruttezza e intellettualismo schizoide, si é totalmente isolata dal popolo. Non assume più il suo ruolo di interpretazione del mondo e di trasmissione di emozioni e di valori.

    E’ per questo che i militanti identitari devono investire con forza e convinzione questo campo cosi’ prezioso con lo scopo di tentare di produrre un’arte nello stesso tempo qualitativamente esigente e accessibile, se non alle masse, almeno a vari strati di popolazione, senza limitarsi a qualche piccolo cenacolo di snob presuntuosi e consanguinei che gestiscono il mondo dell’arte come se fosse un business qualunque.

    Attraverso le nostre opere, dobbiamo ridare ai nostri popoli l’amore del Vero e del Bello, la fierezza della nostra eredità storica e culturale, il gusto dell’atto disinteressato, dell’eccellenza…

    In questo scopo, una delle espressioni artistiche da sviluppare é, secondo me, quella dei “muri dipinti”, seguendo l’esempio di cio’ che é stato creato in Irlanda o, soprattutto, in Messico, l’arte di strada, monumentale e popolare, che permette di offrire alla vista quotidiana composizioni pittoriche alla gloria dei nostri eroi, dei nostri santi e dei nostri martiri (svariati altri temi possono evidentemente essere sviluppati).

    Anche la pubblicazione di romanzi portatori, in filigrana, dei nostri ideali e delle nostre aspirazioni é un settore importante da esplorare.

    Dall’altra parte, bisogna sicuramente evitare, attraverso queste opere artistiche, di essere troppo esplicitamente didattici e “militanti” nel senso letterale del termine. Non dobbiamo “inferire slogans” ma bensi’ diffondere i nostri principi e la nostra visione del mondo.

    3) Altre piste

    Contemporaneamente al lavoro nella comunità, lavoro urgente e immediato per il quale abbiamo, già da adesso, i mezzi per iniziare o approfondire, l’elaborazione di un programma economico e sociale “vetrina”, rivolto verso l’”esterno” e costituito da una netta rottura con l’attuale sistema puo’ avere ugualmente un impatto non indifferente creando quello che potremmo chiamare il “secondo tempo” della nostra azione militante, fase da sviluppare nel momento in cui le nostre comunità si saranno solidamente insediate, formate e moltiplicate.

    - Qualche piste programmatiche sull’economia e il sociale.

    Mi sembra indispensabile, in un primo tempo, ridare alle nostre società post-moderne il senso del “limite”, della “misura” e della “decenza”. Per cio’, bisogna limitare drasticamente le derive del capitalismo finanziario e lottare contro le ingiustizie inverosimili ed esponenziali che provoca. Per raggiungere questo scopo ci sono varie possibilità:

    instaurazione di un reddito massimo (che potrebbe essere 5 o 6 volte superiore al reddito minimo in modo che la scala di progressione sociale possibile rimanga stimolante per i singoli, gli imprenditori, gli innovatori…). Il denaro ottenuto da questa iniziativa sarà gestito dalla comunità e attribuito a progetti collettivi. Questa innovazione dovra essere accompagnata da un severo controllo dell’uso dei fondi (eventualmente un controllo popolare composto da commissioni formate da membri di svariate corporazioni e categorie socio-professionali) e verranno inflitte sanzioni esemplari per punire le eventuali derive o imperizie nell’utilizzo di questi fondi.

    D’altra parte, nessun aiuto sociale sarà concesso senza una contropartita dalla parte del beneficiario (obbligo di apprendimento e di formazione, lavoro per la collettività, volontariato associativo…etc). La frode dovrà essere repressa con il rigore piu’ estremo e le sanzioni dovranno essere abbastanza pesanti per essere (molto) fortemente dissuasive.

    Le leggi sociali si applicano esclusivamenti ai cittadini e alle persone la cui presenza é ammessa dalle leggi locali. Coloro che si trovano in situazione illegale o clandestina ne saranno integralmente e assolutamente esclusi.
    Generalizzazione della proprietà familiare attraverso meccanismi d’accesso alla proprietà e di prestiti a tasso zero.

    Creazione di un vero e proprio stipendio parentale che permetterà a uno dei genitori di rimanere a casa e di dedicarsi all’educazione dei figli. Contemporaneamente, al contrario delle attuali tendenze, bisogna appesantire, irrigidire e rendere piu’ complesse le procedure di divorzio in modo da lottare contro l’instabilità familiare e la moltiplicazione di coppie e famiglie viste come contratti a durata determinata che si possono rompere ad ogni momento.

    Ritorno ad un protezionismo economico europeo (preferenza comunitaria) e sottomissione del diritto accesso al mercato europeo al rispetto di un insieme di regole sociali (divieto di delocalizzazione, controllo delle procedure di licenziamento, aumento dei salari proporzionale all’aumento del capitale…).

  2. #2
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    chi non lo legge è ricchione

  3. #3
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    mmmmm...

  4. #4
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    appena ho un minuto libero lo leggo per bene
    ci mancherebbe altro

  5. #5
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    beh...vado al dunque visto che le premesse sia sulla situazione dell'Europa sia sulla destra identitaria europea sono corrette a mio modo di vedere.
    L'idea centrale di questo articolo è quella di costruire delle comunità reali in grado di proporre uno stile di vita "alternativo" su tutti i campi.
    E' un proposito molto ambizioso, secondo me utopico perchè non esiste un'alternativa precisa su cui tutti convergono.
    Ognuno di noi ha tutte le idee più belle del mondo però nei fatti anche noi facciamo parte dell'ingranaggio.
    Ci sono delle realtà che nel concreto lavorano per trasmettere valori diversi.
    Ciò che manca è proprio un'alternativa totale ed efficace al modello e al pensiero unico imperante. E non è molto semplice elaborarla.
    Ciò che è certo è che la vita di partito in senso stretto anche se vissuta con mentalità comunitaria non è in grado di andare oltre al proporre soluzioni amministrative interne al sistema imperante e non a caso le migliori realtà, anche se utilizzano i partiti come cassa di risonanza, sono quelle che vanno oltre alla politica di partito in senso stretto.

 

 

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