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    Predefinito L'esumazione di Padre Pio in prospettiva storica

    L'ESUMAZIONE DI SAN PIO? TUTTO LEGALE! LA STORIA INSEGNA

    SAN GIOVANNI ROTONDO. È scoppiata, in questi giorni,la polemica per la riesumazione della salma del frate a San Giovanni Rotondo: un rito che può sembrare ad alcuni «macabro» e «necrofilo».

    Ciò che invece bisogna sapere della tradizione cristiana. Il concetto della Chiesa come «comunione dei santi», e la visione della morte, vinta da Cristo risorto. La pratica nella storia.

    Sull’esumazione del corpo di Padre Pio, si sono succeduti in questi giorni polemiche e atti giudiziari. Sino alla recente iscrizione del vescovo di Manfredonia-San Giovanni Rotondo, Domenico D’Ambrosio, nel registro degli indagati della Procura di Foggia. Difatti un’associazione, la «Pro Padre Pio», si batte per impedire la esumazione del cadavere del frate di Pietrelcina. Contro la consuetudine secolare della Chiesa.

    Abbiamo chiesto a Franco Cardini, storico del Medioevo, un intervento sulla esibizione del corpo dei santi e sul culto delle reliquie.


    Sacro corpo
    Il culto dei santi nella cristianità
    Perché non dobbiamo scandalizzarci di fronte a devozioni funeree

    di FRANCO CARDINI


    Come al solito, le polemiche nascono dall’ignoranza. Ignoranza – nessuno se ne adonti - nel senso etimologico e tecnico della parola: molti s’indignano, si scandalizzano, gridano all’orrore e al raccapriccio, semplicemente perché non sanno certe cose, non conoscono la storia, hanno anche a lungo vissuto senza porsi un sacco di problemi sui quali avrebbero ben dovuto interrogarsi.

    Il cristianesimo pare a molti una religione banale: ci sono cresciuti più o meno dentro, o ai margini, o al di fuori ma tenendolo comunque d’occhio e considerandolo una cosa familiare: a Natale si fa il presepe, a Pasqua ci sono l’uovo e la colomba, battezzare i bambini in chiesa è bello e commovente, sposarsi davanti al prete è più solenne che non davanti al sindaco e via discorrendo.

    Ma il cristianesimo, vissuto sul serio, è una fede dura e assurda: il cristiano ha l’obbligo di credere che un po’ di pane senza lievito e un po’ di vino, se un prete - che magari non è nemmeno una gran brava persona - ci pronunzia una formula sopra, diventano sul serio il Corpo e il Sangue del Cristo; ha l’obbligo di credere che alla fine dei tempi i corpi dei morti risorgeranno; e giù una lunga serie di assurdità.

    E qualche cristianuccio che fino ad ora ha sempre creduto in Dio e spesso è andato anche in chiesa, si scandalizza adesso, e si mette a parlare di «macabro» e di «necrofilia », perché la Chiesa riesuma un cadavere? Ma siete vissuti sulla luna, fino ad ora?

    Il cristianesimo, sta scritto, è «scandalo per i giudei, follia per i gentili». E difatti ebrei e pagani, per motivi differenti ma in concordia, aborrivano (e aborrono) perfino la vista dei cadaveri, considerata contaminante. Nel mondo antico greco e romano le «necropoli», le «città dei morti», stavano fuori di quelle dei vivi e rigorosamente separate da esse; e gli imperatori romani proibivano severamente la mutilazione e la parcellizzazione dei cadaveri, sia perché temevano che in qualche caso parti del corpo ad esempio di un oppositore politico dell’impero avrebbero potuto servire come reliquia per attivare un suo culto politico, sia perché spesso parti di corpo umano venivano asportate e usate per rituali magici.

    Ma il Cristo, morendo e risorgendo, ha vanificato la morte. Non v’è più motivo di temere i cadaveri o di averne orrore: essi sono candidati alla resurrezione.

    D’altronde, il cristianesimo è fondato sul sangue dei «martiri», cioè dei testimoni: sia di Gesù, Martire per eccellenza, sia di quanti lo hanno seguito e hanno dato la vita per lui. Fino dal I-II secolo dopo Cristo invalse fra i cristiani l’uso di raccogliere brandelli di abito e anche gocce di sangue di un martire e di conservarle a scopo di culto. Poiché la Chiesa è fondata sulla «comunione dei Santi», cioè sul rapporto intimo e profondo tra il Dio-Uomo e tutti quelli che sono nella Grazia, tutti sono viventi: e difatti non esistono «necropoli», città dei morti, bensì «cimiteri», parola greca che significa «dormitori», dove i fedeli dormono in attesa del risveglio.

    Comunque, la reliquia - specie quelle costituite da parte di un corpo fisico - è una rottura rivoluzionaria sia con la tradizione ellenistico-romana sia con quella ebraica, che per motivi diversi tra loro prescrivevano comunque entrambe la rigorosa separazione tra i morti e i vivi e avrebbero ritenuto illecite e contaminanti sia la separazione d’una parte d’un cadavere dal resto del corpo di un defunto sia la sua conservazione.

    Tuttavia anche nella Chiesa primitiva esistevano resistenze a tale pratica. Fu solo a partire dall’VIII che si diffuse la pratica della frammentazione dei corpi dei santi e del loro trasferimento dal primitivo luogo di sepoltura a un altro, la «translatio»; inoltre si preferiva ricorrere di solito, per distribuirle ai fedeli, alle cosiddette «reliquie per contatto», cioè a oggetti (di solito «brandia», frammenti di tessuto) che si depositavano qualche istante sulla tomba del santo come a permetter loro di «assorbirne » il potere taumaturgico.


    Immagine tratta dal sito http://www.cinemavvenire.it/

    Molti venerabili uomini di Chiesa attaccarono autorevolmente sia gli abusi cultuali, sia le superstizioni legate alle reliquie: così Claudio di Torino nel IX secolo, così soprattutto Guiberto, abate benedettino del monastero di Nogent fra XI e XII secolo, il cui trattato De pignori bus sanctorum - una requisitoria implacabile contro le falsificazioni e le superstizioni – fu poi scopiazzato nei secoli successivi da tutti i detrattori anticattolici del culto delle reliquie (da Giovanni Calvino al Voltaire), i quali però si guardarono bene dal citarlo.

    Le reliquie principali dei santi erano e restano il loro corpo, o parti di esso: la pratica cristiana ha difatti consentito, per esigenze di culto, lo smembramento dei corpi dei santi. Si tratta comunque di una pratica che la Chiesa moderna tende a lasciar da canto: le reliquie dei santi sono oggi, soprattutto, parti del loro abito oppure oggetti ad essi appartenuti.

    Il culto delle reliquie fu comunque, insieme con la vendita venale delle indulgenze, uno degli «scandali» contro i quali si scagliarono tra Medioevo ed Età moderna tutti i fautori delle riforme ecclesiali: fino alla Riforma protestante vera e propria e alla Controriforma, che ribadì la legittimità del culto ma accolse le giuste critiche ai suoi abusi e avviò una vera e propria caccia alle false reliquie che ancora fossero venerate nelle chiese. Naturalmente, ciò non toglie che molti falsi sfuggissero alle indagini, anche alle più accurate.

    Oggi, la Chiesa può usufruire dei medesimi strumenti messi a disposizione della ricerca storica per correttamente datare un oggetto: le indagini mediante l’uso del C14, l’isotopo radioattivo del carbonio, del DNA e così via. Gli studi relativi alla «Santa Sindone» di Torino, ad esempio, sia pur caratterizzati da una problematica particolarmente complessa, hanno dimostrato quanto grandi servigi la scienza possa rendere al culto.

    Va da sé che comunque da una parte la fede nelle reliquie non fa parte di alcun dogma, dall’altra che in qualche caso di sia pur dubbia autenticità la Chiesa può autorizzare il mantenimento - magari provvisorio, in attesa di raggiunte certezze – di un culto locale per rispetto alla tradizione e alla devozione dei fedeli.

    Lo stato d’integrità di un corpo fisico, anche molto tempo dopo il decesso, è considerato un segno di santità, che si appura appunto attraverso la «ricognizione » dei resti, oggi espedita con i mezzi e gli strumenti che la scienza moderna pone a nostra disposizione. Naturalmente, l’integrità di un corpo dopo la morte non è, di per sé, ritenuta prova sufficiente di santità; né, al contrario, un corpo che abbia subìto il fisiologico processo di dissoluzione è perciò stesso ritenuto come appartenente a una persona che non ha raggiunto il livello della santità.

    La Chiesa si muove in questi frangenti con estrema prudenza, come abbiamo visto nella recentissima ricognizione dei resti mortali di san Pio da Pietrelcina. La ricognizione continua ad essere un momento importante, prima della translazione del corpo di un santo da una sede all’altra. La Chiesa ha agito, anche in questo caso, in maniera del tutto conforme alla tradizione.


    Reliquie, istruzioni per l’uso (e l’abuso)

    La reliquia è nella tradizione ecclesiale cattolica un resto corporeo di santi o di sante, di beati o beate, oppure di qualche oggetto santificato dal contatto con loro. Casi molto particolari sono le reliquie della Beata Vergine Maria e, soprattutto, del Cristo: specialissime poi fra tutte sia le reliquie del legno della Santa Croce (o degli altri strumenti della passione: dalle spine a i chiodi), sia quelle del Santo Sangue del Signore, che possono aver avuto origine dal Suo Sangue versato durante la Passione o da quel particolare tipo di miracolo che è il «miracolo eucaristico».

    Sul piano storico, la reliquia cristica è prova e pegno (in latino, appunto, «pignus») della comune salvezza, connessa con la realtà dell’Incar nazione.

    A somiglianza di essa, le reliquie dei martiri sono pegno della comunione dei santi, che garantisce l’unità della Chiesa come Corpo Mistico sulla quale si fonda la certezza che i santi continuano a proteggere, come mediatori, la comunità dei credenti: ciò giustifica la fede nel potere miracoloso che le reliquie possono avere.

    Anche gli antichi greci e romani conoscevano il culto delle reliquie degli eroi, alle quali però non attribuivano alcun valore taumaturgico.

    Lo sconsiderato traffico delle reliquie - e quindi la circolazione di reliquie false, che si produssero nella Cristianità occidentale, specie tra VIII e XI secolo, e che erano collegati a fenomeni quali il pellegrinaggio - obbligò la Chiesa a correre ai ripari: s’introdusse l’obbligo delle «authenticae», documenti - talora ridotti a semplici etichette - che avrebbero dovuto assicurare identità e provenienza di ciascuna reliquia, si avviarono verifiche di esse («recognitiones») e nel 1215 il Concilio Lateranense IV proibì l’ostensione delle reliquie fuori dalle loro teche al fine di ridurre i fenomeni della falsificazione, della sostituzione e del furto.

    [f. card.]

    Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

    http://garganopress.net/modules/news...p?storyid=7472

    Dal sito http://garganopress.net/

  2. #2
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    Ottimo tema di riflessione per molteplici aspetti, grazie Tomas di averlo postato.

  3. #3
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    Padre Pio, migliaia in attesa dell'ostenzione

    dell'inviata Luisa Amenduni

    SAN GIOVANNI ROTONDO - I miracoli, i fatti misteriosi, hanno accompagnato Padre Pio da Pietrelcina, il 'frate dalle stimmate', nel corso della sua vita: ed è il mistero di una spiritualità profonda quello che ha fatto da sfondo alla giornata di oggi a San Giovanni Rotondo dove sul grande sagrato della Chiesa di San Pio progettata da Renzo Piano si è tenuta la cerimonia eucaristica che ha preceduto l'esposizione delle spoglie del santo ai devoti. Saranno offerte all'adorazione dei fedeli fino al 23 settembre del 2009. L'evento ha avuto una risonanza mondiale, a 40 anni dalla morte del santo. La messa è stata seguita in un silenzio quasi irreale da circa 10.000 persone, secondo le forze dell'ordine, non meno di 15.000 secondo i frati cappuccini. E per domani sono attese 11 mila pesone che si sono prenotate per vedere le spoglie del Santo.

    Storie di uomini e donne, pugliesi, italiani, stranieri, provenienti da ogni parte del mondo (anche dallo Sri Lanka e dalle Filippine) sul quel sagrato cosparso di sedie bianche si sono intrecciate: preghiere sussurrate per dire semplicemente 'grazie di essere qui oggi' o per chiedere guarigioni, aiuti, per sé o per i propri cari. Ed è nel silenzio che il cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha pronunciato la sua omelia col desiderio soprattutto di spiegare il significato della esposizione delle reliquie, oggetto, nei giorni scorsi, anche di forti critiche. "La presenza del corpo di Padre Pio - ha infatti detto - ci invita innanzitutto ad una memoria: guardando le sue spoglie mortali, noi ricordiamo tutto il bene che egli ha compiuto in mezzo a noi". "Non cerchiamo clamore, chiasso, letture distorte avventate" aveva anche detto in precedenza l'arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, mons.Domenico Umberto D'Ambrosio. "Vogliamo onorare e benedire - ha spiegato - il Signore mirabile nel suo fedele servo". E poi una richiesta "molto sentita" al cardinale Martins: di bisbigliare, "magari sottovoce", all'orecchio del Papa un desiderio: una sua visita alle spoglie di San Pio. Frate Aldo Broccato, ministro provinciale dei Frati Minori cappuccini della Provincia religiosa 'Sant'Angelo e Padre Piò nel ringraziamento, a conclusione della messa, ha sottolineato come questa esperienza abbia rinsaldato "i vincoli di una comunione ecclesiale che fa di questo evento un forte momento di Chiesa che da questo lembo di terra" s'irradia "verso il mondo intero". In tarda mattinata la messa si conclude: in processione il cardinale Martines, i vescovi e i frati concelebranti insieme con le autorità, raggiungono la vicina cripta della Chiesa di santa Maria delle Grazie per pregare davanti alle spoglie del santo. Seguono i prelati le autorità, tra cui il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, visibilmente commosso. Ed è nella cripta che si vive un altro momento di profonda emozione: anche i frati riescono a contenere a malapena la loro gioia e la loro commozione. Sono in molti coloro che hanno gli occhi lucidi. Non trattiene le lacrime neanche mons.D'Ambrosio che stringe tra le mani il suo fazzoletto bianco. La maschera di silicone realizzata da esperti inglesi copre il volto di San Pio. Indossa un abito cappuccino confezionato dalle suore clarisse cappuccine di clausura. I mezzi guanti e le calze sono quelle che Padre Pio aveva nell'armadio a muro nella cella in cui è morto. Le sue spoglie sono in un'urna disposta orizzontalmente, a circa un metro e mezzo d'altezza. Vedere il suo corpo emoziona anche giornalisti e fotografi, che, subito dopo le preghiere dei vescovi e dei frati, possono entrare nella cripta, benedetta e aperta al pubblico il 22 settembre del '68. Da allora, come oggi, e' meta ininterrotta di pellegrini. Sono loro, ora, i protagonisti: fuori dal Santuario si crea subito una lunga, silenziosa, composta fila di devoti. Volti addolorati, volti felici, volti sofferenti. Sono in tanti quelli che hanno affrontato un lungo viaggio. Tutti hanno solo un grande desiderio: vedere le spoglie di Padre Pio, pregare davanti a colui che è stato battezzato dal popolo "il santo della gente". Si sente l'odore intenso di fiori nell'aria di San Giovanni Rotondo di cui i fedeli parlano quando vengono qui? Qualcuno è pronto a giurare di sì, che ieri sera, che stamattina, mentre le nuvole minacciavano una pioggia che non è più venuta giù, uno strano odore si sentiva a tratti nell'aria. Suggestione collettiva? Certamente come ha poi detto frate Antonio Belpiede, portavoce dei frati cappuccini in conferenza stampa "non è possibile descrivere tutto questo se non ci si mette nell'ottica di chi crede".


    Fonte Ansa tutti i diritti sono riservati

  4. #4
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    il servizio più strano del decano dei fotoreporter
    «Padre Pio si fece fotografare, ma nel rullino non trovai niente»

    «Mi sono infilato nelle situazioni più curiose, ma misteriosa così mai. E ancora, dopo 50 anni, non riesco a capire». Mario De Renzis, decano dei fotoreporter, per tanti anni capo dei «paparazzi» di questo giornale, quella giornata del '59 la lobotomizza fotogramma per fotogramma.

    Avevo neanche vent'anni, Angiolillo, il direttore de Il Tempo, mi spedì a San Giovanni Rotondo con Ettore Della Giovanna, l'inviato. Voleva immagini a colori per l'inserto domenicale. Partii con la Contax di Angelo Frignani, il capocronista, più una macchina mia. Arrivo davanti alla chiesa di Padre Pio, e i colleghi mi scoraggiano. "Non t'illudere, non combini niente". Mi rassegno a qualche scatto di colore, la vecchietta che prega, l'ospedale in costruzione. Poi ci ripenso, entro in chiesa, chiedo ai frati di Padre Pio. E quelli: "Ce l'hai davanti"».
    Una bella fortuna. «L'inizio dell'enigma. Qualcuno grida "chi è stato?". C'è aria di parapiglia, io scappo nel chiostro, imbocco certe scale. Mi trovo di fronte una stanzetta. Dentro c'è Padre Pio. Che un attimo prima stava giù».
    Impietrito dalla meraviglia? «Macché. Comincio a scattare con la Contax, in bianco e nero. Lui è in controluce, non faccio in tempo a montare il flash. Due, tre, cinque clic, punto alle mani, fasciate di cuoio nero. Smetto quando mi dice: "Basta con questa macchinetta per fare il caffè". Rimetto tutto a posto, ma mi guardo intorno spaurito. "Vai tranquillo, non ti preoccupare", mi congeda».
    Aveva ragione? «Sembrava di sì.. Non ho altre vie di fuga, mi tocca rientrare in chiesa. Nessuno mi nota. Esco, nessuno mi insegue. Fuori trovo una macchina dei carabinieri. La frittata è fatta, penso. Ma quelli mi offrono un passaggio fino a Foggia».
    Rientro trionfante in redazione. «Invece no. Perché quando vado a sviluppare il rullo, non c'è niente, solo la prima foto in esterno. Eppure la macchina l'avevo caricata a Roma, la pellicola non poteva essersi sganciata perché sentivo la ricarica, mentre scattavo. Che è successo, non lo so».
    Che è rimasto di quell'incontro? «Il fascino, quando gli sfiorai la mano. A casa ho una sua immagine, qualche volta la guardo. Ma capire, no».

    Lidia Lombardi

    http://www.iltempo.it/2008/04/24/870...i_niente.shtml

    Dal sito http://www.iltempo.it/

  5. #5
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    Predefinito Richiesta di archiviazione 19 marzo 2008 su Esumazione del corpo di Padre Pio

    Richiesta di archiviazione 19 marzo 2008
    Esumazione del corpo di Padre Pio da Pietralcina

    autore: Tribunale
    data: 19 marzo 2008
    argomento: Tutela penale
    area tematica: Tutela penale
    nazione: Italia
    parole chiave: Violazione di sepolcro, Riesumazione della salma, Cripta, Reato di vilipendio di cadavere, Tumulazione, Reliquie, Santo, Venerazione dei fedeli
    abstract: La condotta, incriminata dall'art. 407 c.p., è integrata da qualsiasi azione con la quale venga violata, alterata una tomba, un sepolcro o un'urna contenenti resti umani. Quanto, invece, al reato di vilipendio di cadavere, l'art. 410 c.p. concerne gli atti commessi sopra il cadavere o le sue ceneri; il vilipendio è cioè integrato da qualunque manipolazione dei resti umani che risulti obiettivamente idonea ad offendere il sentimento di pietà verso i defunti, e che nel contempo sia vietata da disposizioni regolamentari o comunque attuata con modalità non necessarie all'espletamento dell'attività lecita cui risulti eventualmente finalizzata. Ciò rilevato, le condotte di esumazione del corpo di San Pio da Pietralcina non integrano senz'altro l'elemento materiale dei delitti di violazione di sepolcro e di vilipendio di cadavere, posto che le operazioni di estumulazione, ricomposizione, conservazione e ostensione ai fedeli di dette Spoglie sono state poste in essere nel pieno rispetto della normativa sostanziale e procedurale vigente (Regolamento di Polizia Mortuaria approvato con il D.P.R. 285/1990 (artt. 82-89) e Testo Unico sulle Leggi Sanitarie approvato con il R.D. 1265/1934 (arti. 340-341)). Gli autori di tali condotte, inoltre, hanno agito con il manifesto intento di garantire la conservazione nel tempo di resti del Santo e di assicurarli alla venerazione dei fedeli, secondo la prassi della Chiesa Cattolica, come del è resto confermato dalla solennità dei riti attuati. Deve, pertanto, escludersi sia la sussistenza di qualsiasi volontà di offendere e di esternare dispregio nei confronti della salma del Santo, sia, a fortori, la consapevolezza che le operazioni sulla salma potessero essere lesive del sentimento di pietà verso i defunti, integrante l'elemento soggettivo dei denunziati delitti.

    Tribunale di Foggia. Richiesta di archiviazione, 19 marzo 2008: "Esumazione del corpo di Padre Pio da Pietralcina".

    PROCURA DELLA REPUBBLICA
    presso il Tribunale di Foggia
    Richiesta di Archiviazione
    artt. 408/411 c.p.p. , 125 e 126 d.lg 271/1989

    Al Sig. Giudice per le Indagini Preliminari SEDE
    Il Pubblico Ministero dott.ssa Dominga Luda Petrilli
    Letti gli atti del procedimento penale di cui in epigrafe iscritto nel registro di cui all'art. 335 c.p.p. in data 03.03.2008 nei confronti di Domenico D'Ambrosio + 5 (persone da identificare compiutamente) per i reati p. e p. dagli artt. 407 e 410 c.p.

    RILEVATO CHE
    Con atto di denuncia e contestuale richiesta ex art. 321 c.p.p., in data 2.3.2008, l'Avv. Francesco Traversi, nella qualità di rappresentante legale dell'Associazione pro Padre Pio — L'uomo della sofferenza, Onlus, rappresentava che in data 28.2.2008 in San Giovanni Rotondo, all'interno della cripta della Chiesa Santa Maria delle Grazie, era avvenuta l'apertura del Sepolcro che custodiva le spoglie di Padre Pio da Pietralcina e che per la data del 2.3.2008 era prevista l'apertura della bara contenente le spoglie del Santo.
    Secondo la prospettazione del denunciante, nelle riferite condotte sarebbero ravvisabili gli estremi dei reati di cui agli artt. 407 e 410 c.p., sicché con il medesimo atto di denuncia, veniva avanzata istanza di sequestro preventivo della Cripta che ospitava le spoglie di Padre Pio, "al fine di prevenire il compimento di atti sacrileghi, integranti i denunciati reati".
    A seguito dell'apertura della bara contenente le spoglie del Santo e della nomina della Commissione per la riesumazione del Frate, avente il compito di eseguire il trattamento delle spoglie del Santo, finalizzato alla ricomposizione delle stesse per la ostensione ai fedeli, in data 11.3.2008, l'Avv. Traversi reiterava la richiesta di immediato sequestro delle spoglie di San Pio, "al fine di sottrarle al trattamento arbitrario disposto... ", sul presupposto che la condotta posta in essere dall'Arcivescovo D'Ambrosio e dai frati costituenti la Commissione per la riesumazione di Padre Pio integrasse gli estremi dei reati di cui agli artt. 407 e 410 c.p..
    Questo Ufficio non ravvisava la sussistenza del fumus delicti a fondamento del richiesto sequestro preventivo (cfr. parere in atti in data 13.3.2008).
    Nel corso delle indagini svolte a seguito della presentazione della denuncia, veniva acquisita la documentazione preliminare all'apertura del sepolcro di San Pio. L'analisi dei documenti acquisiti ha consentito di accertare che:
    • In data 26.9.1968, la salma di Padre Pio era stata tumulata nella cripta della Chiesa Santa Maria delle Grazie, in San Giovanni Rotondo, ai sensi dell'art. 341 del Testo Unico sulle Leggi Sanitarie (R.D. 126511934) e dell'art. 83 del Regolamento di Polizia Mortuaria, approvato con il D.P.R. 1880/1942, secondo la procedura della Cd. tumulazione privilegiata;
    • In data 27.11.2007 la Congregazione delle cause dei Santi concedeva il proprio assenso alla richiesta di ricognizione canonica delle reliquie di Padre Pio, presentata dal Postulatore Generale dei Frati Minori Cappuccini, al fine di provvedere ad una migliore conservazione delle stesse;
    • In data 18.1.2008 il Ministro Provinciale e rappresentante legate della Provincia di Foggia dei Frati Minori Cappuccini di Sant'Angelo e Padre Pio richiedeva al Comune di San Giovanni Rotondo l'autorizzazione ad effettuare la raccolta e la ricomposizione dei resti mortali di San Pia da Pietralcina;
    • In data 28 febbraio 2008 il Commissario Straordinario del Comune di San Giovanni Rotondo, acquisiti i pareri favorevoli del Dirigente sanitario del servizio di igiene e salute pubblica del Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Foggia — ASL FG del 19.02.2008, del Dirigente del settore tecnico e del Segretario Generale, rilasciava autorizzazione alla estumulazione, ricomposizione, conservazione ed alla ostensione ai fedeli del corpo di San Pio da Pietralcina, con operazioni da effettuarsi a cura di personale specializzato alla presenza di personate medico del servizio di igiene e salute pubblica del Dipartimento dl Prevenzione dell'Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Foggia — ASL FG, incaricava ll Dirigente Sanitario del predetto servizio di vigilare e sovrintendere alla corretta esecuzione degli adempimenti;
    • In data 28.2.2008, l'Arcivescovo di Manfredonia — Vieste — San Giovanni Rotondo, delegato della Santa Sede per il Santuario e le Opere di San Pio da Pietralcina, procedeva alla nomina del delegato Arcivescovile, del promotore di giustizia, del notaio attuario, dei periti, dei muratori, dei marmisti, degli stagnini e dei falegname; quindi, innanzi ai preposti e ad alcuni testimoni, si procedeva alla rimozione del blocco monolitico di marmo posto sul Sepolcro nel quale erano riposte le Spoglie del Santo e dal basamento di granito sul quale lo stesso poggiava;
    • In data 2.3.2008 si svolgeva la cerimonia di esumazione e la prima sessione della ricognizione canonica dei resti mortali di San Pio, documentata da apposito verbale redatto dal notaio e sottoscritto da tutti gli intervenuti;

    Tanto premesso in punto di fatto, vanno ora svolti alcuni rilievi in merito alla configurabilità dei delitti di cui alla comunicazione di notizia dl reato.
    La condotta incriminata dall'art. 407 c.p. è integrata da qualsiasi azione con la quale venga violata, alterata una tomba, un sepolcro o un'urna contenenti resti umani. Il termine "violare" viene concordemente inteso, da dottrina e giurisprudenza, non soltanto nel suo significato materiale, ma anche nel suo significato normativo-sociale, ricomprendendo ogni comportamento che la comunità sociale considera lesivo della pace dei morti.
    Tra le condotte più ricorrenti si segnalano l'abbattimento, lo scoprimento, lo scoperchiamento del sepolcro, il disseppellimento del cadavere, la rottura e la rimozione della copertura della tomba, etc..
    Si ha vlolazione solo in presenza di un'azione illegittima, non potendosi, pertanto, parlare di violazione per le esumazioni autorizzate dal regolamento mortuario o per altre disposte in via amministrativa o dall'autorità giudiziaria per fini di lndagine.
    Per la configurabilità del delitto, pertanto, é necessario che il fatto sia illegittimo; ed invero la giurisprudenza della Suprema Corte ha precisato che "Il termine violazione, in relazione al sepolcro, esprime un concetto normativo e non soltanto materiale, sicché non ogni alterazione vale ad integrare l'elemento materiale del reato, ma solo quella che lede l'interesse giuridico tutelato dalla norma e cioè il sentimento di pietà verso i defunti. Perché posse parlarsi di violazione di sepolcro (o di tombe o di urna) e necessario che il fatto sia illegittimo e tale illegittimità non può essere considerata che in rapporto agli scopi specifici della tutela di cui all'art. 407 cod pen. Ond'è che la mancanza del requisito della liceità, pur potendo dar luogo alla materialità del fatto, non può concretarsi in una 'violazione' in senso giuridico, penalmente sanzionabile" (Cass. Sez. III, sentenza 690/1971).
    In linea con tale principio, in dottrina si è precisato che ad integrare il delitto in esame non è sufficiente un'azione contraria alla pollzia dei cimiteri; quindi, valorizzando l'oggettività giuridica a cui presidio è posta la norma incriminatrice, si è sostenuto che il reato sia ravvisabile in quei fatti che appaiono diretti ad offendere il sentimento di pietà verso defunti, in quanto idonei a dileggiare ciò che deve costituire oggetto di amorevole culto (dr., in tal senso FIANDACA, voce Pietà dei defunti (delitti contro la), in Enciclopedia Giuridica Treccani, XXIII, Roma, 1990,1; FIANDACA – MUSCO, Diritto Penale, parte Speciale, Volume I ed. 1997, pagg. 336-338).
    Con riferimento all'elemento soggettivo del delitto in esame, si è affermato che esso non può esaurirsi nella volontà dl realizzare il fatto materiale; perché si configuri il dolo, è necessario che l'agente si renda conto non solo di alterare materialmente la condizione attuale delle tombe, ma di farlo in modo da offendere il sentimento di pietà verso i defunti (dr. Trib. Salerno, 23 settembre 1966, in Arch. Pen. 1969, II, 360).
    Quanto, invece, al reato di vilipendio di cadavere, l'art. 410 c.p. incrimina gli atti di vilipendio commessi sopra il cadavere o le sue ceneri; il vllipendio è integrato da qualunque manlpolazione dei resti umani che risulti obiettivamente idonea ad offendere il sentimento di pietà verso i defunti, e nel contempo sia vietata da disposizioni regolamentari (come per il caso dell'esumazione parziale di cadavere) o comunque attuata con modalità non necessarie all'espletamento dell'attività lecita cui risulti eventualmente finalizzata (Cass. Sez. III, sentenza 17050/2003; Sez. III, sentenza 16569/2007);
    Pertanto, le condotte di cui si duole il denunciante con riguardo al corpo di San Pio da Pietralcina non integrano l'elemento materiale dei delitti di violazione di sepolcro e di vilipendio di cadavere.
    Invero, la normativa di riferimento per le estumulazioni e le esumazioni straordinarie di cadaveri è quella contenuta nel Regolamento di Polizia Mortuaria approvato con il D.P.R. 285/1990 (artt. 82-89) e nel Testo Unico sulle Leggi Sanitarie approvato con il R.D. 1265/1934 (arti. 340-341).
    E dalla documentazione acquisita risulta che le operazioni di estumulazione, ricomposizione, conservazione e ostensione ai fedeli delle Spoglie di Padre Pio sono state poste in essere nel pieno rispetto della normativa sostanziale e procedurale vigente di cui sopra.
    Più precisamente, anteriormente all'apertura dl sepolcro è stata acquisita l'autorizzazione del Commissario Straordinario del Comune di San Giovanni Rotondo in data 28.2.2008, previo parere favorevole del Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Foggia – ASL FG; e le operazioni sono avvenute alla presenza dell'Ufficiale Sanitario e del Guardiano del Convento, cosi come normativamente stabilito.
    Gli autori delle condotte denunziate, inoltre, hanno agito con il manifesto intento di garantire la conservazione nel tempo di resti del Santo e di assicurarli alla venerazione dei fedeli, secondo la prassi della Chiesa Cattolica (dr., in proposito, quanto espressamente dichiarato dal rappresentante legale della Provincia di Foggia dei Frati Minori Cappuccini di Sant'Angelo e Padre Pio nel corso della cerimonia: "il gesto delta ricognizione canonica rientra nella collaudata e secolare prassi della Chiesa, risponde alla storica responsabilità di garantire, attraverso appropriate procedure, una prolungata conservazione del corpo del Santo per permettere anche alle generazioni che verranno la possibilità di venerare e custodire le sue reliquie"), come del resto confermato dalla solennità dei riti attuati.
    Deve, pertanto, escludersi sia la sussistenza di qualsiasi volontà di offendere e di esternare dispregio nei confronti della salma del Santo, sia, a fortori, la consapevolezza che le operazioni sulla salma potessero essere lesive del sentimento di pietà verso i defunti, integrante l'elemento soggettivo dei denunziati delitti.
    Per tutte le ragioni sopra esposte, è da escludersi che i fatti cosi come rlcostruiti possano in concreto integrare gll estremi dei reati denunziati e, più in generale, fattispecie penalmente rilevanti, donde l'infondatezza della notizia di reato.
    Visti gli artt. 408/411 c.p.p.,

    CHIEDE
    che il Giudice per le indagini preliminari in sede voglia disporre l'archiviazione del procedimento e ordinare la conseguente restituzione degli atti al proprio Ufficio per la conservazione in archivio.
    Si dia avviso ai sensi e per gli effetti dell'art. 408 c.p.p. al denunciante Avvocato Francesco Traversi, quale rappresentante legale dell'ASSOCIAZIONE PRO PADRE PIO – L'UOMO DELLA SOFFERENZA, che ne ha fatto richiesta, con avviso che nel termine di 10 giorni ha facoltà di prendere visione degli atti e di fare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini preliminari.
    Invero, secondo autorevole dottrina i delitti contro la pietà dei defunti previsti dagli artt. 407 -- 413 c.p. offendono le manlfestazioni di "quel sentimento individuale e collettivo, che si esplica col quasi religioso rispetto verso i defunti e le cose mortuarie, sentimento che è considerato quale forza etico-sociale, conservatrice e promotrice di civiltà, ed è assunto perciò dallo Stato come un bene politico da proteggersi penalmente"; di qui la configurabilità dell'interesse dell'ASSOCIAZIONE PRO PADRE PIO – L'UOMO DELLA SOFFERENZA a ricevere avviso.

    Manda alla Segreteria per gli Adempimenti di competenza. Foggia, 19.03.2008

  7. #7
    calici amari
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    Ma siamo sicuri che si tratti della salma autentica e non di una statua di cera?

 

 

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