
Originariamente Scritto da
Cortes
Scorrendo la Storia del nostro Paese, si perviene alla quasi certezza che le radici del male politico-sociale che attanaglia l’Italia è da ricercarsi più che mai in questi ultimi sessanta anni di Repubblica. E’ in questo arco di tempo che si è smarrito il senso della Nazione e i valori della tradizione. Frutto di quella scelta scellerata e truffaldina, consumata in quel lontano 2 giugno 1946. Oggi più che mai Il malcostume e la violenza dilagano, la famiglia è disgregata ed i comportamenti individuali sono dettati dall’egoismo e dal completo disinteresse per quanto avviene nella società. In troppi campi trionfano l’incoerenza e la furbizia; abbiamo la classe politica più ladra e senza scrupoli che memoria d’uomo ricordi. E’ da questa Storia che si acquisisce la consapevolezza dell'assoluta necessità di recuperare il senso dei valori che sono il nostro patrimonio comune, ritrovando e condividendo il perduto senso di appartenenza alla comunità nazionale, base necessaria per ogni società civile. Sia la monarchia che la repubblica fanno parte della nostra storia, e quindi abbiamo, volendo, elementi per fare chiarezza fra istituzione monarchica e repubblicana. Il collasso del sistema repubblicano è ormai di un’evidenza lapalissiana. Ma perché la monarchia? A riguardo, ricorro a quanto magistralmente scritto dal prof. Domenico Fisichella nel suo <Elogio della monarchia> : “… La più grande impresa del popolo italiano negli ultimi due secoli è l’unità nazionale, intesa come unità (...) statuale e civile della nazione (...),ed è merito della Dinastia sabauda (...) Dunque, la più grande impresa del popolo italiano e l’azione di Casa Savoia coincidono e si intrecciano inestricabilmente (…) Questo è il titolo di legittimità storica essenziale della monarchia sabauda (…) Questo è il titolo che ne sancisce la superiorità civile e politica (...) Ed è un titolo che da solo basta a superare, compensare e controbilanciare ogni eventuale fatto negativo, qualunque colpa, errore, persino delitto attribuibile a Casa Savoia. (...) Ma quali errori, poi, quali delitti?(...) è evidente che un processo di portata storica come la costruzione dello Stato unitario non poteva evitare passaggi traumatici e momenti anche tragici”. La monarchia sabuada è, quindi, e rimane il simbolo rappresentativo della nostra unità nazionale, la sola istituzione che possa garantire senso dello Stato e principio di autorità contro lo scollamento generalizzato dell’impianto nazionale causato dal localismo rapace e dall’iperburocrazia della cosa pubblica. Ma come restituire attualità a questa idea? Come e dove collocare la figura del Re nell’ambito di un sistema costituzionale? Sicuramente in quello di tutore della costituzione e della volontà popolare, organo super partes, partiticamente neutrale e moderatore degli eccessi politici. Il monarca sarebbe il punto di intersezione tra i poteri, partecipando a tutti senza esercitarne
completamente nessuno. Grazie a questa sua posizione garantirebbe l’armonico funzionamento della dinamica istituzionale, tutelando la corretta applicazione della costituzione, di cui ne sarebbe il “custode” ed il “depositario” dei valori che essa proclama. Quindi un Re capo dello Stato, supremo rappresentate del popolo, portavoce dell’opinione dei cittadini al di là della demagogia dei partiti, simbolo dell’unità patria, incarnazione dei principi di giustizia ed equità. In un’intervista rilasciata dall’allora ancora luogotenente principe Umberto di Savoia ad Albert Metthews corrispondente da Roma del “New York Times“ , e pubblicata in data 1 novembre 1944, l’intervistatore così scriveva: “… Ho (così) compreso che la meta di Umberto è una monarchia liberale democratica (come quelle in Inghilterra, Svezia, Norvegia e Danimarca) che potrebbe essere definita monarchia progressista.(…) Egli mi ha dato l’impressione di desiderare che ciò avvenga e di voler fare di tutto perché si attui con modalità da lui definite ordinate e liberali. Ciò sarà secondo lui uno sviluppo naturale. Tutti i partiti avranno dei programmi socialmente molto avanzati e la monarchia si muoverà con essi.” Ma tutto ciò venne azzerato in quel 2 giugno 1946. Passiamo ora ad altra questione: i monarchici sono di destra, di centro o di sinistra? A ciò si può tranquillamente rispondere che l’Idea Monarchica trascendendo le varie ideologie, può albergare in un ventaglio politico molto ampio che va dalla tradizione liberale fino a quella socialista ( sono storicamente note, ad esempio, le simpatie della regina Maria Josè verso il socialismo autonomista di Giuseppe Saragat). Volendo usare un concetto relativamente recente nel linguaggio politico, l’Idea Monarchica è trasversale a tutte queste scuole di pensiero politico, ma ci sono dei confini che vanno rispettati. Infatti come si può essere monarchici-comunisti o monarchici-anarchici? Queste due singolarità più che nell’ambito delle scienze politiche, vanno relegate in quello della medicina, ed in particolar modo in quella branca detta psichiatria, trattandosi, a mio avviso, di un manifesto atteggiamento schizofrenico. Il risultato elettorale delle recenti elezioni tenutesi nel POL è importante per tutti noi monarchici, merito della costanza di tutti voi ed in particolar modo di Conterio, Fante d’Italia e di altri di cui non ricordo i nick ..... Sigh! La frequentazione di questo Forum ci ha permesso di conoscerci, di stimarci (fatto salve alcune insignificanti eccezioni), di essere forza capace di esprimere valide candidature e farle eleggere. Bene, a questo punto direi che ci sono tutti i presupposti per poter fare quel salto di qualità che permetterebbe a tutti i monarchici di stare in un’unica struttura nel rispetto delle singole differenze;prendiamo in considerazione ciò che ci unisce e non ciò che ci divide: ci vogliamo provare?