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    Predefinito [Afghanistan] Operazione "Sarissa": la guerra segreta degli italiani in Afghanistan

    Operazione ‘Sarissa’La guerra segreta degli italiani in Afghanistan
    Entro la fine di gennaio il Parlamento voterà il rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan.
    Abbiamo chiesto a tutti i segretari dei partiti rappresentati in Parlamento, al Presidente del Consiglio e ai ministri di Esteri e Difesa di esprimere la loro opinione in merito, alla luce di quanto segue.

    La situazione in Afghanistan è drasticamente peggiorata nell’ultimo anno. Il 2007 (chiusosi con oltre 7mila morti, di cui almeno 1.400 civili uccisi in gran parte dai bombardamenti aerei della Nato) è stato l’anno più sanguinoso dalla caduta dei talebani (anche per la stessa Nato: 232 i soldati occidentali morti). Secondo un recente rapporto del Senlis Council intitolato ‘Afghanistan sull’orlo del precipizio’ i talebani controllano il 54 percento del territorio afgano, sono attivi in un altro 38 percento (compresa la provincia ‘italiana’ di Herat) e minacciano ormai la stessa capitale Kabul (la cui difesa è ora responsabilità dei soldati italiani).

    In primavera è prevista un’offensiva talebana senza precedenti, in vista della quale Stati Uniti e Nato pretendono un maggiore impegno bellico da parte di tutti gli alleati, Italia compresa. Al vertice annuale della Nato (in aprile a Bucarest) all’Italia verrà perentoriamente chiesto di mandare i nostri soldati a combattere. Cosa che, seppur in maniera limitata, già avviene da un anno e mezzo all’insaputa del popolo italiano e in aperta violazione della nostra Costituzione.

    Dall’estate 2006, infatti, è operativa nell’ovest dell’Afghanistan la Task Force 45 (“la più grande unità di forze speciali mai messa in campo dall’Italia dai tempi dell’operazione Ibis in Somalia” secondo l’esperto militare Gianandrea Gaiani) comprendente i Ranger del 4° Alpini, gli incursori del Comsubin, il 9° Col Moschin e il 185° Rao della Folgore. In tutto circa duecento uomini, impegnati fin dal settembre 2006 nell’operazione segreta 'Sarissa' (la lancia delle falangi oplitiche macedoni) volta a combattere i talebani a fianco delle Delta Force statunitensi e delle Sas britanniche, in particolare nella provincia occidentale di Farah.

    L’ultima battaglia a cui gli italiani hanno preso parte risale allo scorso novembre (riconquista del distretto del Gulistan), quando sono entrati in azione gli elicotteri da attacco italiani A-129 Mangusta e i cingolati da combattimento Vcc-80 Dardo in dotazione ai bersaglieri del 1° reggimento della brigata Garibaldi, giunti in Afghanistan lo scorso maggio. Data dalla quale la Tf-45 impegnata nell’operazione Sarissa può contare anche sull’appoggio dei nostri aerei spia Predator e degli elicotteri da trasporto e assalto Sh-3d.

    Durante il governo Prodi l’impegno militare italiano in Afghanistan è costantemente aumentato sia numericamente (oggi l’Italia ha in quel Paese 2.350 soldati, 550 in più di quelli schierati durante il governo Berlusconi) che qualitativamente (truppe e mezzi da combattimento).
    Nei giorni scorsi il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, ha dichiarato che “non bisogna illudersi: dovremo restare in Afghanistan molto a lungo”.

    Il governo italiano continua a parlare di un “ripensamento della strategia” della Nato in Afghanistan, auspicando un maggior coinvolgimento dell’Onu e una conferenza di pace. Anche secondo gli Stati Uniti è il momento di dare una svolta alla missione, ma in senso opposto: a dicembre il capo del Pentagono, Robert Gates, ha dichiarato che in Afghanistan “la Nato deve spostare la sua attenzione dall’obiettivo primario della ricostruzione a quello di condurre una classica controinsurrezione”.

    Alla luce di tutto questo, quale sarà il comportamento Suo e del Suo partito al momento del voto sul rifinanziamento alla missione in Afghanistan?


    http://www.peacereporter.net/dettagl...dc=&idart=9789

    A luta continua

  2. #2
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    Sempre in merito all'Afghanistan...


    Il papavero record
    di Federica Bianchi
    In Afghanistan la pasta di oppio costa cifre ridicole. E la produzione
    di droga raddoppierà anche nel 2008

    Nel 2006 un chilo di pasta di oppio in Afghanistan costava cinquecento
    dollari. Poi nel corso del 2007 la produzione è raddoppiata, facendo
    crollare il prezzo a cento dollari. E quest'anno sarà anche peggio:
    potrebbe scendere a cinquanta dollari. "Siamo certi che le
    coltivazioni di papaveri aumenteranno", ha detto il generale
    statunitensi Dan McNeill, che comanda le forze Nato nella prima
    conferenza di gennaio: "Nel 2008 i trafficanti segneranno un nuovo
    record". Agli americani la questione interessa soprattutto per i
    proventi che fornisce alla guerriglia talebana: "Perché il 90 per
    cento di quell'eroina finisce in Europa, quindi il problema del
    consumo riguarda il vecchio continente". Si tratta di una quantità
    mostruosa di droga: 8.400 tonnellate solo nello scorso anno. Che
    diventa disponibile per prezzi irrisori: all'ingrosso adesso è quella
    meno cara di tutte.

    Le piantagioni di oppio in Afghanistan sono già diventate l'82 per
    cento delle coltivazioni mondiali, con una produzione concentrata per
    circa il 70 per cento nell'Helmand. In questa desolata provincia
    meridionale di poco più di un milione di abitanti, diventata il cuore
    della resistenza Pashtun e il centro direzionale dei nuovi talebani,
    si coltiva più oppio che in intere nazioni come il Myanmar, il Marocco
    o addirittura la Colombia, che pur restano (soprattutto la Colombia
    sud-occidentale e il Myanmar orientale) gli altri bastioni
    internazionali della droga.

    "Il problema nell'Helmand è la lotta tra le forza della coalizione e i
    talebani", ha detto Antonio Maria Costa, il direttore esecutivo
    dell'ufficio delle Nazioni Unite per le droghe e il crimine
    organizzato: "In Helmand non abbiamo un problema di droga ma un
    problema di guerra". La pace ha invece aperto nuove rotte per i
    traffici, impensabili quando i talebani dominavano Kabul. Carovane di
    camion che si dirigono verso il Pakistan - per poi approdare in nave
    nei porti africani - e verso l'ex Unione sovietica: destinazione
    finale, Russia e Unione europea. Ma ci sono anche i voli cargo che
    fanno la spola per
    rifornire le truppe occidentali: c'è il sospetto che imbarchino
    eroina, poi consegnata durante gli scali per i rifornimenti in Turchia
    o in Ucraina. Insomma, un business inarrestabile.

    Gli Stati Uniti stanno facendo da mesi pesanti pressioni perché anche
    in Afghanistan sia utilizzato lo stesso dicusso metodo di eradicazione
    delle piantagioni di papavero applicato alla coca in Colombia: la
    disinfestazione dall'alto tramite spray erbicida. Ma il presidente
    afghano Hamid Karzai, con il sostegno dei vertici militari europei,
    sta cercando di rimandare l'operazione, sostenendo che finirebbe solo
    per danneggiare i contadini, rendendoli ostili alle truppe della Nato
    e rafforzando i talebani. La determinazione americana è aumentata
    notevolmente negli ultimi mesi con le prove che l'eroina afghana ha
    raggiunto anche le coste degli Stati Uniti. E così William Wood, ex
    ambasciatore americano in Colombia, soprannominato 'chemical Bill' per
    le sue convizioni sull'efficacia dello spray, è stato spedito in
    Afghanistan come inviato speciale per preparare l'operazione antidroga
    mentre alcune unità dei servizi speciali colombiani starebbero
    addestrando la polizia afghana su come combattere i narcos talebani.

    Gli europei non sono d'accordo. Secondo il Senlis Council, un
    think-tank con sede a Londra, i raccolti di papavero dovrebbero essere
    legalizzati e convertiti nella produzione di morfina, meno redditizia
    ma priva di pericoli e, se aiutata da sussidi internazionali,
    sufficiente a garantire la sopravvivenza dei tre milioni di contadini
    afghani. Il programma - che trova sostegno anche in ambienti del
    governo italiano, francese e tedesco - aveva funzionato negli anni
    settanta in Turchia. Il progetto soprannominato 'papaveri per
    medicine', aiuterebbe sia i contadini afghani a recidere i legami con
    i talebani che il resto del mondo, dove la carenza di anestetici è
    cronica. Stati Uniti e Canada da soli utilizzano oltre l'80 per cento
    delle scorte mondiali di morfina mentre i paesi in via di sviluppo,
    dove risiede l'80 per cento della popolazione, solo il 5 per cento.
    (10 gennaio 2008)

    http://espresso.repubblica.it/dettag...record/1953969

  3. #3
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    Afghanistan - 04.2.2008

    Italiani all'attacco: 'vittime civili'

    Lo sostiene il governatore di Farah.


    Nel raid Nato con soldati italiani, secondo la fonte, uccisi donne e bambiniIl governatore della provincia occidentale di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch, ha dichiarato questa mattina all'agenzia France Press che “truppe Nato italiane” hanno preso parte all’attacco avvenuto la scorsa notte nel distretto di Bakwa contro un abitazione nella quale si trovavano alcuni talebani, tra cui un loro comandante locale, il mullah Abdul Manan.
    Secondo il governatore, le vittime del raid, condotto con il supporto aereo dell’aviazione alleata, sono otto talebani e almeno due civili: una donna e un bambino, moglie e figlio di uno dei guerriglieri.
    Ma il governatore del distretto di Bakwa, Khan Agha, sostiene che le vittime civili dell’attacco italiano sono di più: “Nell’operazione – ha dichiarato – sono state uccise nove persone, tra cui due donne e due bambini. Mullah Manan non è tra le vittime”.
    Secondo Khialbaz Sherzai, comandante provinciale della polizia, “nel raid sono stati uccisi sette civili, tutti membri di una stessa famiglia, tra cui una donna e due bambini”.

    Zona di operazione italiana. Nel distretto di Bakwa, nel sud della provincia di Farah, operano le forze speciali italiane della Task Force 45 impegnate nell’operazione Sarissa e, in situazioni di emergenza, i bersaglieri italiani della Forza di Reazione Rapida, dotati di elicotteri da combattimento Mangusta e carri armati Dardo.
    Già un anno fa, nel febbraio 2007, le forze italiane presero parte a un’offensiva per la riconquista del distretto di Bakwa.
    Lo scorso novembre, sempre nella provincia di Farah, le truppe italiane sono state impegnate per tre settimane nelle operazioni di guerra contro i talebani che avevano conquistato i distretti di Bakwa e Gulistan.

    Il comando italiano smentisce. Il comando italiano di Herat si è precipitato a smentire, con un comunicato, le dichiarazioni del governatore della provincia di Farah.
    “In relazione alle notizie riportate da un articolo di PeaceReporter dal titolo ‘Italiani all’attacco: vittime civili’ e ripreso successivamente da alcune agenzie di stampa e giornali on line, il Comando della Regione Occidentale a guida italiana precisa che la notizia è falsa e priva di ogni fondamento. In particolare nessuna unità delle forze armate italiane ha partecipato ad alcuna operazione svolta la scorsa notte nel distretto di Bakwa.

    Conferme e nuovi particolari. Successivamente, un altro lancio d’agenzia della France Presse, ripreso anche dal sito di Le Monde, riportava le dichiarazioni testuali del governatore della provincia di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch. “L’esercito afgano e gli italiani della Forza internazionale d’assistenza alla sicurezza della Nato hanno condotto un’operazione contro una presunta cellula di talebani, riunita nell’abitazione di un comandante talebano di nome Namanat: dieci persone sono state uccise, di cui otto talebani e la moglie e il figlio del comandante”.
    Il lancio d’agenzia prosegue riportando le dichiarazioni del governatore del distretto di Bakwa, Khan Agha: “Il raid ha causato nove morti, tra cui due donne e tre bambini. Solo uno dei nove era un talebano. Le vittime sono state uccise da colpi d’arma da fuoco”. Quindi dalle truppe afgane e italiane, non dalle bombe dell’aviazione Nato si diceva in un primo momento.
    Il comando dell’Isaf, aggiunge il lancio dell’Afp, ha dichiarato che indagherà sull’accaduto.
    http://www.peacereporter.net/dettagl...c=&idart=10021

  4. #4
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    [Afghanistan] La guerra non va in crisi: gli italiani fanno strage di
    civili a Bakwa, il ministro Parisi obbedisce all'America

    |9 febbraio| Il 2007 per la martoriata terra afghana, vittima della
    allora prima "guerra al terrore" del post 11 settembre, si è chiuso
    con oltre 7000 morti tra civili ed insorti, ma anche con la conquista
    e la difesa di territori da parte taleban, che all'oggi son ben il 54%
    del paese asiatico, senza contare tutti i distretti in cui i ribelli
    sono attivi. Segni forti, visibili, di una sconfitta che sta maturando
    con il passare degli anni, dato il pantano in cui gli Stati Uniti
    d'America, insieme ai paesi partecipi dell'operazione "Enduring
    Freedom", si sono ritrovati avvinghiati. Quindi da una parte il
    macello compiuto ai danni della popolazione dell'Afghanistan,
    dall'altro l'incapacità di uscire da questa guerra perché
    politicamente sconfitti, perché militarmente respinti.

    Anche gli italiani combattono, e uccidono
    Le truppe italiane, come avvenuto anche per tutti gli altri eserciti
    occupanti, hanno subito numerosi attacchi ed agguati, dimostrazioni di
    ostilità e opposizione, dalla popolazione locale e dalle formazioni
    ribelli. La propaganda nazionale racconta spesso storie che poi nella
    realtà si sciolgono come neve al sole: le immagini dei soldati che
    distribuiscono le caramelle ai bambini, le favolette sulla
    ricostruzione o, ancora, l'innocenza di professarsi come "forza di
    pace, non combattente", mentendo, perché l'Italia partecipa
    attivamente alle operazioni di attacco e distruzione; l'esercito
    italiano fà la guerra.
    Domenica notte, il 4 febbraio, le truppe Nato italiane hanno preso
    parte all'attacco, nel distretto di Bakwa, contro un villaggio,
    uccidendo una decina di persone, e facendo vittime per lo più civili,
    dato che solo il mullah Abdul Manan (probabilmente sopravvissuto al
    raid) annoverava contiguità ai ribelli. Nonostante la difficoltà di
    raccogliere queste informazioni, data la previdente censura imposta
    dallo Stato Maggiore italiano, i governatori della provincia
    occidentale di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch, e del distretto di
    Bakwa, Khan Agha, hanno confermato agli organi di stampa
    internazionali l'operazione e le vittime provocate da quest'ennesima
    azione di guerra di cui si è macchiato l'esercito italiano. Il comando
    italiano di Herat, a capo da qualche mese della missione Isaf nelle
    provincie occidentali, a cui ha fatto eco il governo Prodi, si è
    affrettato a screditare tutto, smentendo il combattimento e le
    vittime, riproponendo il solito gioco della negazione dell'evidenza
    per oscurare la realtà di un paese che tenta di professare la sua
    "innocenza" all'opinione pubblica e, allo stesso tempo, di combattere
    una guerra che ha perso ogni significato, se mai ne ha avuto..

    >> leggi "Le battaglie degli italiani" e "Operazione Sarissa", report
    di Peace Reporter

    Un governo alla frutta che auspica la censura di guerra
    Nonostante il (mal) seminato di questi ultimi due anni, il governo
    Prodi ha ancora la faccia di ostentare moralismi e "sensi di
    responsabilità", soprattutto se si parla di campo internazionale, dove
    la sua azione ha portato a incrementi di truppe in ogni parte in cui
    l'esercito italiano è schierato, maggiori stanziamenti per la Difesa,
    servilismo incondizionato per gli Stati Uniti d'America (vedi progetto
    Dal Molin di Vicenza), oltre che una nuova trincea in cui spianare
    mitra e preseguire la "lotta al terrorismo", spacciando tutto per
    cordone umanitario (vedi presenza Unifil 2 in Libano).
    Infatti, il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri, lette le
    agenzie di stampa che riprendevano la notizia dell'attacco italiano,
    data dall'agenzia di stampa di Peace Reporter, uno degli ultimi
    barlumi di un'informazione indipendente, si è scagliato contro il
    quotidiano online: "La notizia è falsa e priva di ogni fondamento. In
    particolare nessuna unità delle forze armate italiane ha partecipato
    ad alcuna operazione svolta la scorsa notte nel distretto di Bakwa",
    aggiungendo la stoccata finale di un governo alla deriva "Si vogliono
    condizionare i lavori del Parlamento". Peace Reporter, da parte sua
    non ha mancato di ribadire la sua posizione di parte e l'indipendenza
    della sua informazione, controbattendo: "Quanto al voler condizionare
    i lavori del Parlamento e delle sue Commissioni, questo sì lo vorremmo
    poter fare. Ma sappiamo di non riuscirci, giacché i parlamentari, i
    ministri, i sottosegretari e anche i membri delle commissioni non si
    fanno condizionare nemmeno dalla volontà dei loro elettori".

    La guerra non va in crisi
    Nonostante la crisi di governo, le ridicole consultazioni, il
    chiacchericcio diffuso, il vento della guerra è sempre favorevole. Il
    25 gennaio, all'indomani dello sfaldamento governativo, il Consiglio
    dei Ministri ha approvato il decreto legge di rifinanziamento in
    blocco di tutte le missioni militari italiane all'estero, il quale,
    secondo la burocrazia parlamentare, dovrà essere approvato dal
    parlamento entro fine marzo, per evitare di decadere. Annullamento che
    si profila come assolutamente improbabile, dato che, nonostante il
    teatrino messo in atto dai quattro ministri della sedicente sinistra
    radicale, con la non partecipazione a quest'ultimo voto, quasi tutto
    l'arco parlamentare esprimerà il suo si alle missioni di guerra, dal
    Partito Democratico all'estrema destra, consapevoli del fatto che
    questo non contribuirebbe affatto a dare una legittimità a Prodi ma a
    proseguire "responsabilmente" le guerre in corso.

    La Coalizione vuole più forze, gli Usa chiedono più guerra: Parisi
    sull'attenti
    La previsione degli strateghi di guerra è sempre quella della
    prospettiva di un'offensiva taleban, che si profila per la primavera e
    viene addirittura rafforzata dalle parole "senza precedenti".
    L'America di George Bush e la Nato comandata dal generale de Jaap Hoop
    Scheffer, su pressione statunitense, hanno fatto appello ai paesi
    impegnati nel conflitto afghano, chiedendo rinforzi e belligeranza da
    tutte le forze della Coalizione di guerra.
    Il 7 e l'8 febbraio, si è tenuto a Vilnius, in Lituania, un vertice
    informale dei ministri della Difesa dei paesi facenti parte della
    missione in Afghanistan: sul tavolo della discussione ogni paese ha
    portato la sua offerta, Stati Uniti e Nato vogliono nuovi rinforzi, di
    uomini e mezzi di guerra. L'ufficializzazione di quest'operazione di
    rinforzo verrà annunciata solo nei giorni tra il 2 ed il 4 aprile,
    quando a Bucarest, in Romania, vi sarà l'ufficiale vertice Nato.
    Il ministro Parisi, guerrafondaio da sempre, dati i suoi trascorsi,
    non si è fatto pregare più di tanto, mostrando da subito un supino
    assenso alle richieste pervenute per prime dal ministro alla difesa
    americana Robert Gates. Sono stati promessi almeno 300 uomini, oltre a
    nuovi mezzi militari, che debbono però essere aggiunti all'invio di
    250 alpini nello scorso dicembre. Con questo incremento il contingente
    italiano arriverebbe a 3000 uomini, con un impegno profuso che non
    potrebbe far altro che aumentare ed incentivare le criminali
    operazioni di guerra già in corso.

    Vecchi e nuovi fantocci
    In previsione dell'annunciata offensiva ribelle di primavera, sembra
    che la Casa Bianca stia pensando di apportare qualche modifica al suo
    schieramento in Afghanistan, fatto non solo di un aumento dei marines
    in campo o di maggiori fondi stanziati per la guerra, ma anche da un
    cambio di regime: il presidente dell'Afghanistan Hamid Karzai si è
    dimostrato inadeguato agli occhi americani, incapace di frenare
    l'avanzata ribelle e di allargare il suo controllo fuori dalla
    capitale Kabul. Questo sarebbe un primo segnale del fallimento
    interiorizzato dagli Stati Uniti in Afghanistan: Karzai è salito al
    potere come loro uomo di fiducia, e come tale è stato successivamente
    orchestrato dall'amministrazione Bush, quindi dichiarare come fallita
    l'esperienza di Karzai equivarrebbe all'ammettere una propria sconfitta..
    L'America starebbe valutando l'ipotesi di installare alla presidenza
    un altro suo uomo di fiducia, il neocon afgano-americano Zalmay
    Khalilzad, forte di un passato (e presente, è ambasciatore Usa presso
    l'Onu) al servizio totale della potenza militare americana. Un nuovo
    fantoccio, in sostituzione del vecchio.

    >> Ascolta/scarica a lato l'intervista con Enrico Piovesana [
    http://www.infoaut.org/public/media/...fghanistan.mp3 ] di
    Peace Reporter

    http://www.infoaut.org/news.php?id=1157

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    [Afghanistan] La guerra non va in crisi: gli italiani fanno strage di
    civili a Bakwa, il ministro Parisi obbedisce all'America

    |9 febbraio| Il 2007 per la martoriata terra afghana, vittima della
    allora prima "guerra al terrore" del post 11 settembre, si è chiuso
    con oltre 7000 morti tra civili ed insorti, ma anche con la conquista
    e la difesa di territori da parte taleban, che all'oggi son ben il 54%
    del paese asiatico, senza contare tutti i distretti in cui i ribelli
    sono attivi. Segni forti, visibili, di una sconfitta che sta maturando
    con il passare degli anni, dato il pantano in cui gli Stati Uniti
    d'America, insieme ai paesi partecipi dell'operazione "Enduring
    Freedom", si sono ritrovati avvinghiati. Quindi da una parte il
    macello compiuto ai danni della popolazione dell'Afghanistan,
    dall'altro l'incapacità di uscire da questa guerra perché
    politicamente sconfitti, perché militarmente respinti.

    Anche gli italiani combattono, e uccidono
    Le truppe italiane, come avvenuto anche per tutti gli altri eserciti
    occupanti, hanno subito numerosi attacchi ed agguati, dimostrazioni di
    ostilità e opposizione, dalla popolazione locale e dalle formazioni
    ribelli. La propaganda nazionale racconta spesso storie che poi nella
    realtà si sciolgono come neve al sole: le immagini dei soldati che
    distribuiscono le caramelle ai bambini, le favolette sulla
    ricostruzione o, ancora, l'innocenza di professarsi come "forza di
    pace, non combattente", mentendo, perché l'Italia partecipa
    attivamente alle operazioni di attacco e distruzione; l'esercito
    italiano fà la guerra.
    Domenica notte, il 4 febbraio, le truppe Nato italiane hanno preso
    parte all'attacco, nel distretto di Bakwa, contro un villaggio,
    uccidendo una decina di persone, e facendo vittime per lo più civili,
    dato che solo il mullah Abdul Manan (probabilmente sopravvissuto al
    raid) annoverava contiguità ai ribelli. Nonostante la difficoltà di
    raccogliere queste informazioni, data la previdente censura imposta
    dallo Stato Maggiore italiano, i governatori della provincia
    occidentale di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch, e del distretto di
    Bakwa, Khan Agha, hanno confermato agli organi di stampa
    internazionali l'operazione e le vittime provocate da quest'ennesima
    azione di guerra di cui si è macchiato l'esercito italiano. Il comando
    italiano di Herat, a capo da qualche mese della missione Isaf nelle
    provincie occidentali, a cui ha fatto eco il governo Prodi, si è
    affrettato a screditare tutto, smentendo il combattimento e le
    vittime, riproponendo il solito gioco della negazione dell'evidenza
    per oscurare la realtà di un paese che tenta di professare la sua
    "innocenza" all'opinione pubblica e, allo stesso tempo, di combattere
    una guerra che ha perso ogni significato, se mai ne ha avuto..

    >> leggi "Le battaglie degli italiani" e "Operazione Sarissa", report
    di Peace Reporter

    Un governo alla frutta che auspica la censura di guerra
    Nonostante il (mal) seminato di questi ultimi due anni, il governo
    Prodi ha ancora la faccia di ostentare moralismi e "sensi di
    responsabilità", soprattutto se si parla di campo internazionale, dove
    la sua azione ha portato a incrementi di truppe in ogni parte in cui
    l'esercito italiano è schierato, maggiori stanziamenti per la Difesa,
    servilismo incondizionato per gli Stati Uniti d'America (vedi progetto
    Dal Molin di Vicenza), oltre che una nuova trincea in cui spianare
    mitra e preseguire la "lotta al terrorismo", spacciando tutto per
    cordone umanitario (vedi presenza Unifil 2 in Libano).
    Infatti, il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri, lette le
    agenzie di stampa che riprendevano la notizia dell'attacco italiano,
    data dall'agenzia di stampa di Peace Reporter, uno degli ultimi
    barlumi di un'informazione indipendente, si è scagliato contro il
    quotidiano online: "La notizia è falsa e priva di ogni fondamento. In
    particolare nessuna unità delle forze armate italiane ha partecipato
    ad alcuna operazione svolta la scorsa notte nel distretto di Bakwa",
    aggiungendo la stoccata finale di un governo alla deriva "Si vogliono
    condizionare i lavori del Parlamento". Peace Reporter, da parte sua
    non ha mancato di ribadire la sua posizione di parte e l'indipendenza
    della sua informazione, controbattendo: "Quanto al voler condizionare
    i lavori del Parlamento e delle sue Commissioni, questo sì lo vorremmo
    poter fare. Ma sappiamo di non riuscirci, giacché i parlamentari, i
    ministri, i sottosegretari e anche i membri delle commissioni non si
    fanno condizionare nemmeno dalla volontà dei loro elettori".

    La guerra non va in crisi
    Nonostante la crisi di governo, le ridicole consultazioni, il
    chiacchericcio diffuso, il vento della guerra è sempre favorevole. Il
    25 gennaio, all'indomani dello sfaldamento governativo, il Consiglio
    dei Ministri ha approvato il decreto legge di rifinanziamento in
    blocco di tutte le missioni militari italiane all'estero, il quale,
    secondo la burocrazia parlamentare, dovrà essere approvato dal
    parlamento entro fine marzo, per evitare di decadere. Annullamento che
    si profila come assolutamente improbabile, dato che, nonostante il
    teatrino messo in atto dai quattro ministri della sedicente sinistra
    radicale, con la non partecipazione a quest'ultimo voto, quasi tutto
    l'arco parlamentare esprimerà il suo si alle missioni di guerra, dal
    Partito Democratico all'estrema destra, consapevoli del fatto che
    questo non contribuirebbe affatto a dare una legittimità a Prodi ma a
    proseguire "responsabilmente" le guerre in corso.

    La Coalizione vuole più forze, gli Usa chiedono più guerra: Parisi
    sull'attenti
    La previsione degli strateghi di guerra è sempre quella della
    prospettiva di un'offensiva taleban, che si profila per la primavera e
    viene addirittura rafforzata dalle parole "senza precedenti".
    L'America di George Bush e la Nato comandata dal generale de Jaap Hoop
    Scheffer, su pressione statunitense, hanno fatto appello ai paesi
    impegnati nel conflitto afghano, chiedendo rinforzi e belligeranza da
    tutte le forze della Coalizione di guerra.
    Il 7 e l'8 febbraio, si è tenuto a Vilnius, in Lituania, un vertice
    informale dei ministri della Difesa dei paesi facenti parte della
    missione in Afghanistan: sul tavolo della discussione ogni paese ha
    portato la sua offerta, Stati Uniti e Nato vogliono nuovi rinforzi, di
    uomini e mezzi di guerra. L'ufficializzazione di quest'operazione di
    rinforzo verrà annunciata solo nei giorni tra il 2 ed il 4 aprile,
    quando a Bucarest, in Romania, vi sarà l'ufficiale vertice Nato.
    Il ministro Parisi, guerrafondaio da sempre, dati i suoi trascorsi,
    non si è fatto pregare più di tanto, mostrando da subito un supino
    assenso alle richieste pervenute per prime dal ministro alla difesa
    americana Robert Gates. Sono stati promessi almeno 300 uomini, oltre a
    nuovi mezzi militari, che debbono però essere aggiunti all'invio di
    250 alpini nello scorso dicembre. Con questo incremento il contingente
    italiano arriverebbe a 3000 uomini, con un impegno profuso che non
    potrebbe far altro che aumentare ed incentivare le criminali
    operazioni di guerra già in corso.

    Vecchi e nuovi fantocci
    In previsione dell'annunciata offensiva ribelle di primavera, sembra
    che la Casa Bianca stia pensando di apportare qualche modifica al suo
    schieramento in Afghanistan, fatto non solo di un aumento dei marines
    in campo o di maggiori fondi stanziati per la guerra, ma anche da un
    cambio di regime: il presidente dell'Afghanistan Hamid Karzai si è
    dimostrato inadeguato agli occhi americani, incapace di frenare
    l'avanzata ribelle e di allargare il suo controllo fuori dalla
    capitale Kabul. Questo sarebbe un primo segnale del fallimento
    interiorizzato dagli Stati Uniti in Afghanistan: Karzai è salito al
    potere come loro uomo di fiducia, e come tale è stato successivamente
    orchestrato dall'amministrazione Bush, quindi dichiarare come fallita
    l'esperienza di Karzai equivarrebbe all'ammettere una propria sconfitta..
    L'America starebbe valutando l'ipotesi di installare alla presidenza
    un altro suo uomo di fiducia, il neocon afgano-americano Zalmay
    Khalilzad, forte di un passato (e presente, è ambasciatore Usa presso
    l'Onu) al servizio totale della potenza militare americana. Un nuovo
    fantoccio, in sostituzione del vecchio.

    >> Ascolta/scarica a lato l'intervista con Enrico Piovesana [
    http://www.infoaut.org/public/media/...fghanistan.mp3 ] di
    Peace Reporter

    http://www.infoaut.org/news.php?id=1157
    vergogna alle guerre imperialiste, ai bombardieri umanitari ed ai loro lacchè.
    Costruire opinione, fare informazione, superare la retorica che impedisce alla gente comune di non tacciare di estremistico il tentativo fondamentale e assoluto di opporsi ad ogni guerra e ad ogni barbarie mortifera.

  6. #6
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    COLPI DI ARMA DA FUOCO a Rudbar

    Afghanistan, morto soldato italiano

    Un militare è stato ucciso in uno scontro a 60 km da Kabul, un altro è rimasto ferito in modo lieve


    KABUL - Un militare italiano è stato ucciso in uno scontro a fuoco avvenuto a circa 60 chilometri da Kabul, nella località di Rudbar. Un altro soldato è rimasto ferito. Lo ha annunciato lo Stato maggiore della Difesa.

    SCONTRO A FUOCO - «Nel pomeriggio di mercoledì alle ore 15.00 locali (11.30 ora italiana) nella valle di Uzeebin, nei pressi della località di Rudbar, nella zona di responsabilità italiana a circa 60 km della capitale Kabul, militari italiani della Task Force Surobi, in attività di cooperazione civile e militare e sostegno sanitario alla popolazione, sono stati fatti segno di alcuni colpi di arma da fuoco portatili da parte di elementi armati ostili a cui i militari italiani hanno risposto», dice la nota. «A seguito dello scontro è deceduto un militare italiano mentre un secondo risulta leggermente ferito», prosegue la nota, precisando che è in corso l'evacuazione medica presso l'ospedale militare francese a Camp Warehouse, a Kabul.

    13 febbraio 2008
    http://www.corriere.it/cronache/08_f...ba99c667.shtml

  7. #7
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    2008-02-13 133 AFGHANISTAN: UCCISO UN MILITARE ITALIANO ROMA - Un militare italiano e' stato ucciso vicino Kabul ed un altro soldato e' ferito. I due militari, entrambi dell'Esercito, sono rimasti coinvolti in un attacco con armi da fuoco portatili mentre stavano svolgendo una missione nel distretto di Uzeebin, a circa 60 chilometri da Kabul. Lo scontro a fuoco, ricostruisce lo Stato maggiore della Difesa, è avvenuto alle 15 locali (le 11.30 in Italia), nei pressi della località di Rudbar, nella zona di responsabilità italiana. "Militari italiani della Task Force Surobi, in attività di cooperazione civile e militare e sostegno sanitario alla popolazione, sono stati fatti segno di alcuni colpi di arma da fuoco portatili da parte di elementi armati ostili a cui i militari italiani hanno risposto", si legge in una nota dello Stato maggiore della Difesa. "A seguito dello scontro - aggiunge il comunicato - un militare italiano è deceduto mentre un secondo risulta leggermente ferito". E' in corso il trasporto presso l'ospedale militare francese di Camp Warehouse, a Kabul.
    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._12621831.html

  8. #8
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    ancora guerre "segrete", ancora sbeffeggiata la nostra Costituzione.!!

  9. #9
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    il manifesto del 07 Marzo 2008

    I soldati italiani si spostano a Herat
    Il trasferimento nell'ambito della nuova strategia che, con la fine
    dell'inverno, la Nato metterà in atto nel paese. Gli americani
    vogliono combattere di più
    Emanuele Giordana

    Un discreto fermento, sia sul piano militare che su quello
    diplomatico, attraversa l'Afghanistan di questi giorni mentre si è
    concluso un incontro informale dei paesi Nato a Bruxelles e si prepara
    per aprile a Bucarest la prossima riunione dell'Alleanza. Che dovrebbe
    delineare la nuova strategia da mettere in campo con l'avvento della
    primavera e la fine della relativa calma imposta dal «generale inverno».
    Fermenti che riguardano anche noi se, come ha spiegato ieri il capo di
    Stato Maggiore dell'esercito, Fabrizio Castagnetti, l'Italia darà via
    libera a un riposizionamento del nostro contingente in Afghanistan,
    forte di circa 2700 uomini. Le novità diplomatiche riguardano invece
    la candidatura a numero uno di Unama, la missione Onu che ha sede a
    Kabul e per la quale sembra ormai decisa la scelta del norvegese Kai
    Eide, in cima alla lista appena visionata da Ban-ki moon a Palazzo di
    Vetro, e di cui ieri pomeriggio si attendeva l'annuncio.
    Castagnetti ha spiegato che c'è «l'orientamento di lasciare a Kabul
    una presenza italiana ridotta per potenziare il nostro Provincial
    reconstruction team a Herat. L'idea - ha aggiunto - è quella di
    trasferire la responsabilità della sicurezza di Kabul capitale (che
    resterà in mano italiane sino ad agosto) dalle Forze Isaf a quelle
    afgane». Ma sarà la Nato, ha detto ancora Castagnetti, a decidere
    «quale nuova struttura impiegare per la responsabilità del comando di
    Kabul da agosto in avanti». Struttura che potrebbe essere appunto
    interamente afgana, come si era in qualche modo capito dal fatto che
    la presenza occidentale si è fatta a Kabul più discreta e che molto
    del controllo della città appare sotto l'egida della polizia locale,
    dotata tra l'altro, da poco, di nuovi mezzi fiammanti.
    Quanto all'Italia «alla fine - ha detto ancora il generale - deciderà
    naturalmente il governo e il parlamento, ma c'è un orientamento a
    lasciare una presenza italiana ridotta a Kabul e, con i soldati
    risparmiati a Kabul, potenziare il nostro comando regionale
    nell'Ovest». Decisioni di cui forse si è parlato ieri a Bruxelles e
    che comunque saranno formalizzate ad aprile a Bucarest quando la Nato,
    come spiegava ieri il ministro francese Bernard Kouchner, dovrebbe
    lanciare una nuova strategia per tenere assieme almeno due grosse
    componenti: quella militare, spinta dai paesi più muscolari, e quella
    che punta invece a soluzioni più politiche di costruzione dello stato
    nazionale e di maggior impegno nella ricostruzione. Ma avanza anche il
    concetto di «afganizzazione» che potrebbe trovare la sua
    santificazione nella conferenza internazionale sull'Afghanistan in
    programma a giugno a Parigi la cui paternità originaria Kouchner ha
    riconosciuto all'Italia. Passare la mano insomma, con un piano un po'
    meno scoordinato che in passato e da mettere a punto tra il 2 e il 4
    aprile a Bucarest. Tra i muscolari figurano gli Stati Uniti e ieri
    Condi Rice si è premurata di lisciare il pelo a Ottawa, uno dei
    contingenti più esposti e anche a rischio di lasciare: nel dire che la
    missione è Nato «non è canadese o danese o americana», Rice voleva
    rassicurare il premier del Canada Stephen Harper che ha messo in
    guardia sul ritiro dei suoi 2500 soldati se saranno lasciati soli a
    combattere a Sud. I francesi, ha spiegato Kouchner, si impegneranno,
    ma non per forza a Sud. Nell'Est semmai, non meno a rischio. E quella
    del generale Castagnetti potrebbe essere la risposta italiana: non a
    Sud ma nell'Ovest, dove altrettanti pericoli restano in agguato.
    Intanto si cerca di mettere a posto anche il puzzle diplomatico. Unama
    è senza testa e anche la missione della Ue non se la passa troppo
    bene. Quest'ultima verrà decapitata il 31 di maggio quando l'inviato
    speciale Francesc Vendrell tornerà in Spagna accompagnato dai veleni
    nati con l'espulsione di un suo uomo richiesta da Kabul in dicembre.
    In realtà Vendrell scadeva a marzo e si era reso disponibile a un
    breve rinnovo.
    Ma, oltre allo scandalo, anche le pressioni interne della campagna
    elettorale (Vendrell è un catalano in quota alla sinistra) devono
    avergli fatto decidere di chiudere la partita. Al suo posto è
    candidata anche l'Italia e sono già circolati almeno tre o quattro
    nomi anche se al momento non sembra ci sia un accordo su una
    candidatura ufficiale, difficile da decidere con un governo in scadenza.
    Inoltre, dicono alla Farnesina, l'Italia - e non solo - aspetta di
    vedere conclusa la parabola Onu che vede ben piazzato l'ambasciatore
    norvegese alla Nato. La candidatura di Kai Eide, ex inviato Ue in
    Kosovo, è ben vista dalla diplomazia italiana proprio perché è
    europea. Le altre di cui si era parlato erano quelle dello slovacco
    Jan Kubis, del turco Hikmat Chetin e di Joschka Fischer, candidatura
    quest'ultima assai più «politica» delle altre. Ma Eide è ben
    spalleggiato. La decisione è attesa in queste ore.
    Lettera 22

  10. #10
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    Una battaglia durata quattro ore nella provincia di Helmand

    Afghanistan: uccisi decine di talebani

    In un attentato kamikaze sulla strada dell'aeroporto di Kabul 6 civili morti e 19 feriti, tra cui soldato Usa


    I resti di un veicolo distrutto nell'attentato a Kabul (Ap) KANDAHAR - Almeno 41 talebani sarebbero stati uccisi in una battaglia con forze afghane e della coalizione internazionali nel sud dell'Afghanistan. Lo ha reso noto il governatore della provincia di Nimroz, Ghulam Dastagir Azad, secondo il quale i talebani stavano attraversando la vicina provincia di Helmand quando sono stati intercettati. Azad ha detto che nell'attacco sono stati utilizzati anche mezzi aerei e la battaglia è durata quattro ore.

    ATTENTATO A KABUL - Anche un soldato americano è rimasto ferito in seguito all'attentato suicida giovedì mattina a Kabul lungo la strada che conduce all'aeroporto. Lo ha reso noto il vice ministro dell'Interno afghano, Munir Mangal, secondo cui un kamikaze a bordo di un'auto-bomba si è lanciato contro un convoglio delle truppe statunitensi in transito. Sei civili hanno perso la vita e altri diciotto hanno riportato lesioni; lievi ferite anche per altri quattro militari Usa. L'esplosione ha danneggiato inoltre due blindati e una decina di vetture. La notizia è stata successivamente confermata da un portavoce dell'Isaf.

    13 marzo 2008
    http://www.corriere.it/esteri/08_mar...ba99c667.shtml

 

 

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