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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito La distruzione dello Stato Sociale attraverso la catastrofe delle liberalizzazioni-pr

    Grazie all’analisi di seguito proposta, l’idea per cui le liberalizzazioni e le privatizzazioni portino benefici all’economia, viene totalmente confutata.
    Si dimostrerà che:

    1 – le liberalizzazioni portano ad un aumento dei prezzi;
    2 – le liberalizzazioni portano alla distruzione di posti di lavoro ed all’abbassamento degli stipendi dei lavoratori e dei fatturati delle piccole imprese;
    3 – la liberalizzazione-privatizzazione dell’impresa pubblica nel periodo 1992-2000 non è stata conseguenza dell’inefficienza economica;
    4 – i processi di liberalizzazione-privatizzazione non hanno minimamente migliorato la capacità produttiva italiana;
    5 – le liberalizzazioni favoriscono i concentramenti di capitale in poche ricchissime mani;
    6 – il rendimento finanziario delle aziende privatizzate è stato peggiore rispetto alla generalità del mercato finanziario italiano.

    Il processo di liberalizzazioni-privatizzazioni prese avvio in Italia nel 1992. La motivazione ufficiale che portò a questa fase di stravolgimento degli assetti proprietari dell’impresa pubblica nazionale fu quella dell’elevato debito pubblico che andava ridotto. A ciò si aggiungeva e si legava, la questione di una maggiore “libertà” del mercato, con cui la preminente presenza pubblica in settori strategici e non, confliggeva. Questa stagione prese avvio in concomitanza ad alcuni fatti che resero caldissima la situazione politica e sociale italiana: 1) l’operazione giudiziaria “Mani pulite”, che stravolse completamente il quadro politico italiano portando alla sostanziale sparizione dei partiti che costituivano il cosiddetto Pentapartito; 2) gli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino; 3) l’attacco alla lira ed alle altre valute europee da parte di alcuni insider guidati dallo speculatore George Soros, che portarono ad una forte svalutazione delle stesse ed alla conseguente distruzione del Sistema Monetario Europeo (SME).

    Continua a http://claudiogiudici.ilcannocchiale...008&mm=3&dd=12

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  2. #2
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    Se le liberalizzazioni portano aumeno dei prezzi, concentrazione, inefficienze, etc è solo perchè non sono state liberalizzazioni

  3. #3
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    Le liberalizzazioni sono una di quelle cose che andrebbe fatta (avrebbe dovuto essere fatta) in modo molto cauto, distinguendo attentamente caso per caso quando era il caso e quando non lo era.
    Innanzitutto la caxxata è stata di vendere le aziende in attivo. Se un'azienda è in attivo porta soldi allo stato... è una risorsa e non un peso. Il peso sono-erano le aziende in passivo e forte passivo (tante visto che il modello statale non è un esempio di efficienza). Sulle aziende in passivo un investitore può applicare l'efficienza tipica del settore privato... o meglio... non può viste le parti sociali che entrano in campo, vedi dipendenti Alitalia che con l'azienda con un piede nella fossa continuavano a scioperare per mantenere i loro privilegi (se paragonati alle condizioni applicate ai dipendenti di qualsiasi altra compagnia aerea)

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Georgetown Visualizza Messaggio
    Se le liberalizzazioni portano aumeno dei prezzi, concentrazione, inefficienze, etc è solo perchè non sono state liberalizzazioni
    Se ciò che tu dici è vero, perchè in un rapporto del Ministero dell'Economia si riportano i dati riportati sotto?

    2002
    2003
    2004
    2005
    2006
    Aumento tariffe (al netto energetici)
    +0,1
    +0,9
    +0,9
    +1,5
    +1,6
    Aumento beni e servizi liberalizzati (al netto energetici)
    +3,8
    +3,6
    +2,6
    +2,0
    +1,9
    Prezzi al consumo
    +2,5
    +2,7
    +2,2
    +1,9
    +2,1

    Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze, L’economia italiana nel 2006, pag. 35.

  5. #5
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    Per infinite ragioni
    Perchè non sono state liberalizzazioni, perchè lo stato prima finanziava quei servizi con le tasse, perchè nel frattempo l'inflazione (cioè la massa variazione monetaria) è cresciuta notevolmente

    Citazione Originariamente Scritto da leibniz76 Visualizza Messaggio
    Se ciò che tu dici è vero, perchè in un rapporto del Ministero dell'Economia si riportano i dati riportati sotto?


    2002
    2003
    2004
    2005
    2006
    Aumento tariffe (al netto energetici)
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    Prezzi al consumo
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    +2,7
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    Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze, L’economia italiana nel 2006, pag. 35.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Georgetown Visualizza Messaggio
    Per infinite ragioni
    Perchè non sono state liberalizzazioni, perchè lo stato prima finanziava quei servizi con le tasse, perchè nel frattempo l'inflazione (cioè la massa variazione monetaria) è cresciuta notevolmente
    Scusami, ma allora a questo punto è bene intedersi sul termine "liberalizzazione".
    Cosa intendi tu con questo termine?
    Ti ringrazio anticipatamente e saluto.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Marximiliano Visualizza Messaggio
    Le liberalizzazioni sono una di quelle cose che andrebbe fatta (avrebbe dovuto essere fatta) in modo molto cauto, distinguendo attentamente caso per caso quando era il caso e quando non lo era.
    Innanzitutto la caxxata è stata di vendere le aziende in attivo. Se un'azienda è in attivo porta soldi allo stato... è una risorsa e non un peso. Il peso sono-erano le aziende in passivo e forte passivo (tante visto che il modello statale non è un esempio di efficienza). Sulle aziende in passivo un investitore può applicare l'efficienza tipica del settore privato... o meglio... non può viste le parti sociali che entrano in campo, vedi dipendenti Alitalia che con l'azienda con un piede nella fossa continuavano a scioperare per mantenere i loro privilegi (se paragonati alle condizioni applicate ai dipendenti di qualsiasi altra compagnia aerea)
    A livello generale direi che liberalizzare, porta ad inevitabili concentrazioni nelle mani dei più forti.
    L'esempio più eclatante è il risultato prodotto dal primo decreto Bersani.
    Riprendo testualmente dall'analisi che vi ho sottoposto:
    "La normativa di liberalizzazione in materia di commercio stilata durante gli anni ’90 – con particolare riguardo all’eliminazione dei vincoli di distanza per l’apertura di un’attività commerciale[7] – ha di fatto rappresentato la porta d’ingresso a poche grandi catene commerciali che si sono impossessate del 70% del mercato. Ciò ha comportato la moria delle piccole attività commerciali, i cui fondi su strada si sono trasformati o in locali sfitti o in piccole abitazioni. Secondo il Rapporto 2006 Unioncamere il fatturato del commercio per le piccole attività è stato nel 2003 di -2,8%, nel 2004 di -2,9% e nel 2005 di -2,4%, mentre per la grande distribuzione è stato nel 2003 di +3,5%, nel 2004 di +2,1% e nel 2005 di +1,6%. ...
    L’istanza demagogica utilizzata per rendere meritoria agli occhi della popolazione la nuova normativa di liberalizzazione, era quella per cui tutti dovevano avere il diritto di trovare sotto casa il negoziante di scarpe piuttosto che di giocattoli. La normativa parlava di “una più capillare distribuzione dei prodotti sul territorio”. I prodotti invece hanno finito col concentrarsi in centri commerciali che hanno sostanzialmente preso il monopolio del mercato. Ovviamente di necessità di “una più capillare distribuzione dei prodotti sul territorio” ora non se ne parla più!"

    Saluti.

 

 

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