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    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Predefinito Perchè l"URSS sconfisse il nazismo

    Perché l’Unione Sovietica sconfisse il nazismo

    di Adriana Chiaia
    La strategia politico-militare

    Il controverso patto di non aggressione (non un’alleanza, come spesso surrettiziamente si dice) tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista, stipulato il 23 agosto 1939, che sorprese ed indubbiamente disorientò i partiti comunisti e i movimenti antifascisti in tutto il mondo (e che viene stigmatizzato dai nemici dell’URSS e dai trotzkisti come un tipico esempio del cinismo di Stalin e come un puntello fornito dalla patria del socialismo al nemico principale del proletariato e dei popoli liberi), era in realtà la sola alternativa rimasta aperta per il governo sovietico contro il rischio che, nell’isolamento dalle altre potenze imperialiste e sostanzialmente con il loro avallo, l’Unione Sovietica si trovasse ad affrontare da sola l’offensiva nazista.
    Il patto fu la prima mossa di una strategia volta a rimandare per un certo lasso di tempo l’attuazione di una invasione considerata inevitabile ed a creare una cintura di Stati cuscinetto che ne evitasse l’impatto diretto. Le mosse successive della politica estera dell’URSS furono le seguenti:
    1. Apertura di trattative con la Romania, dalla quale ottenne vantaggi territoriali di grande importanza strategica; conclusione di patti di mutua assistenza con la Lituania, l’Estonia e la Lettonia (le quali, per decisone dei loro popoli, nell’agosto del 1940, entrarono a far parte dell’Unione delle Repubbliche Sovietiche).
    2. Vista l’inutilità di ogni tentativo di trattativa con il governo finlandese (fortemente compromesso con il nazismo) al fine di ottenere la concessione in affitto dell’isola di Hangö, punto strategico che avrebbe permesso l’attacco immediato a Leningrado, in cambio dell’offerta di territori molto più estesi, l’URSS dichiarò guerra alla Finlandia e la costrinse a cedere l’isola. Questo atto di guerra contro un piccolo Stato attirò contro l’URSS accuse di imperialismo, senza tener conto dell’appoggio politico e in armamenti dato da Francia ed Inghilterra al governo della Finlandia perché non addivenisse ad un accordo, pacifico e vantaggioso, con l’URSS.
    Questi comportamenti da parte delle potenze imperialiste risalivano a molti anni addietro, fino dal fallimento della Conferenza di Ginevra sul disarmo (febbraio 1932 - ottobre 1933) - che si chiuse con il ritiro della Germania dalla Società delle Nazioni - ed avevano un’unica radice: quella di considerare il primo Stato socialista come il nemico principale che, con il pericolo del "contagio" bolscevico, minacciava gli interessi capitalisti largamente rappresentati anche in Germania. Infatti, dal novembre 1924 all’agosto 1931 la Germania aveva ricevuto dalle banche americane e da vari paesi europei, a cominciare dall’Inghilterra, prestiti a lungo e breve termine per 25 miliardi e mezzo di marchi. Di essi il 7% a lungo termine erano statunitensi. La rinascita del potenziale economico-militare della Germania alimentò le aspirazioni tedesche alla revanche, favorì l’ascesa del nazismo e la sua politica di militarizzazione dell’industria. Allo sviluppo dell’industria bellica tedesca contribuirono la Standard Oil, la Dupont de Nemour e la Chase National Bank, che avevano rapporti strettissimi con le banche e con i consorzi dell’industria pesante (Krupp) e del settore bellico della Germania.
    Invano il governo dell’Unione Sovietica aveva, fino dalla nascita e dall’espandersi dei regimi fascisti e nazisti in Europa, insistito sulla politica della "sicurezza collettiva". A partire dalla conferenza di Monaco (28-30 settembre 1938), a cui parteciparono Francia, Inghilterra ed i due regimi fascisti, Germania e Italia, con l’esclusione della Cecoslovacchia, che era parte in causa, nonché dell’URSS, risultò chiaro che le potenze imperialiste, dando il loro consenso alla Germania per l’occupazione del territorio dei Sudeti erano disposte a venire a patti con i fascismi europei, purché questi volgessero le loro mire espansionistiche verso oriente e si preservassero i loro interessi. Gli appetiti di Hitler non si limitarono alla proclamazione di uno Stato slovacco satellite della Germania, ma la Wehrmacht marciò su Praga il 15 marzo 1939.
    Nel marzo del 1939 i governi dell’Inghilterra e della Francia aprirono trattative con il governo sovietico per la conclusione di un patto tripartito di mutua assistenza, ma ponendo condizioni inaccettabili. Il governo sovietico fu costretto a respingere queste condizioni e propose che si cominciassero ad esaminare i provvedimenti concreti di lotta contro le possibili aggressioni. Nell’estate del 1939 giunsero a Mosca una missione militare inglese ed una francese. Si poté ben presto constatare che esse erano formate da rappresentanti di secondo piano e che non avevano alcuna facoltà di concludere trattati ed accordi. Al fallimento dei negoziati contribuì notevolmente il governo della Polonia, dominato da gruppi di militari accanitamente antisovietici, che rifiutò l’aiuto militare dell’URSS. Durante questi inconcludenti colloqui, il governo di Londra trattava segretamente con la Germania hitleriana, arrivando a proporre un vero e proprio accordo sulla spartizione del mondo.
    Fu in questo quadro che maturò il patto sovietico-tedesco dell’agosto 1939, di cui abbiamo parlato all’inizio.
    L’invasione della Polonia, il 1° settembre dello stesso anno, provocò l’entrata in guerra dell’Inghilterra e della Francia e dette inizio al secondo conflitto mondiale. Tuttavia né Francia, né Inghilterra portarono alcun aiuto al loro alleato. Il governo ed il Comando supremo della Polonia fuggirono all’estero con la riserva aurea nazionale. Malgrado isolati episodi di eroismo, l’esercito nazionale si dissolse e, quando divenne evidente il pericolo che, con l’occupazione dell’Ucraina e della Bielorussia occidentali, le armate naziste si sarebbero attestate ai confini dell’URSS, le truppe sovietiche, nel settembre del 1939, entrarono in Polonia occupando, senza incontrare resistenza alcuna, ma anzi con il consenso della popolazione che non voleva finire sotto il tallone di Hitler, queste due regioni che avevano appartenuto alla Russia e che le erano state strappate con la forza nel 1920.
    Come è noto, il 10 maggio 1940 cominciò l’offensiva sul fronte occidentale delle truppe naziste, che penetrarono nel Belgio, nell’Olanda e nel Lussemburgo ed entrarono in Francia. Il 10 giugno cadde Parigi. Dopo la capitolazione della Francia, tutta l’Europa, ad eccezione delle isole britanniche si trovò sotto il potere di Hitler.
    Fu allora che lo Stato Maggiore nazista dette il via all’ "operazione Barbarossa". Ai confini dell’URSS furono spiegate 190 divisioni tedesche, dotate dei più moderni mezzi tecnici e che contavano sull’appoggio di 3900 aerei. Il 22 giugno 1941, senza alcun ultimatum, né dichiarazione di guerra, le truppe naziste lanciarono contro l’URSS tutta la potenzialità bellica di cui disponevano. Se, come abbiamo visto, la strategia del governo sovietico in politica estera aveva impedito l’isolamento dell’URSS e che si ripetesse la coalizione di tutti gli Stati imperialisti verificatasi nel primo dopoguerra, se con il patto di non aggressione con i nazisti si era guadagnata una pausa di respiro considerevole, non altrettanto adeguata fu la preparazione militare di difesa, rispetto alle strategie militari ed ai mezzi impiegati. L’errore di ritenere che Hitler non avrebbe violato, senza alcun pretesto, il patto e di sottovalutare gli evidenti preparativi delle armate naziste che premevano alle frontiere colse impreparata l’Armata Rossa ed aumentò in maniera esponenziale le perdite nel primo periodo dell’attacco e dell’invasione nemica. Innumerevoli furono gli episodi di eroismo che, fino dai primi giorni, contrastarono il passo al nemico e permisero all’esercito sovietico di riorganizzarsi, ma i sovietici dovettero subire pesanti sconfitte per tutto il primo e secondo anno di guerra. L’accerchiamento di Leningrado (che costò 600 mila morti per fame e freddo), la caduta di Kiev, l’assedio di Mosca furono episodi tragici che fecero temere a tutti i popoli che gemevano sotto il nuovo "ordine nazista" e che vedevano nell’URSS l’ultimo bastione sicuro contro il nazi-fascismo, che anch’esso sarebbe caduto. La riscossa cominciò con la storica e vittoriosa resistenza di Stalingrado, con la disfatta dell’armata nazista assediante e con la ripresa dell’iniziativa sovietica su tutti i fronti. Le sorti della guerra si invertirono a sfavore dei nazisti nella battaglia di Kursk, nella quale i sovietici riuscirono a fermare l’ultima grande offensiva lanciata da Hitler nella primavera del 1943, molto prima che le potenze alleate si decidessero ad aprire il fronte occidentale con lo sbarco in Normandia (6 giugno 1944). Furono le truppe dell’Armata Rossa a liberare i prigionieri sopravvissuti nei campi di annientamento dell’Europa Orientale ed il 2 maggio la bandiera rossa con falce, martello e stella a cinque punte sventolò sul Reichstag a Berlino.
    Fin qui le ragioni politico-militari della vittoria sovietica sul nazismo. Ma nessuna strategia militare avrebbe potuto conseguirla pagando un prezzo tanto alto senza le ragioni politiche e sociali che animarono l’intero popolo sovietico a lottare nelle file dell’Armata Rossa e nelle formazioni partigiane per la vita e l’esistenza di una patria (la guerra fu chiamata Grande Guerra Patriottica) che riconosceva come una società propria, conquistata e diretta - pur tra le innumerevoli contraddizioni - da una classe operaia che aveva preso nelle sue mani il proprio destino, da una popolazione contadina che aveva visto per la prima volta appagata la sua fame di terra e che, attraverso le convulsioni della lotta di classe nelle diverse fasi (della NEP, della lotta contro i kulak), affrontava e sperimentava la grande rivoluzione del passaggio dalla proprietà individuale a quella collettiva e alla meccanizzazione delle colture agricole.
    Le conquiste economiche e sociali della Rivoluzione d'Ottobre

    Nell’industria

    La produzione industriale dell’URSS ebbe, nel giro di 26 anni, una crescita più rapida di quella degli altri paesi industrializzati, crescita che aumentò dal 3,7 % nel 1929, all’11,5 % nel 1938, a circa il 12% nel 1939. Con questi risultati l’URSS si piazzò al 3° posto dei grandi paesi industrializzati, dopo gli Stati Uniti e la Germania, superando la Gran Bretagna e la Francia.
    Nel corso dei due primi piani quinquennali si costruirono più di 2500 fabbriche ed imprese, molte di esse, tra cui la fabbrica di trattori di Stalingrado ed il complesso siderurgico di Magnitogorsk si potevano definire "giganti industriali". Con lo sviluppo dell’industria, l’URSS divenne quasi completamente indipendente dall’estero. Le importazioni di materie prime (carbone, zinco, alluminio, ecc.) e di macchinari cessarono completamente o diminuirono drasticamente. Di alcuni prodotti si cominciò non solo la produzione, ma anche l’esportazione.
    Uno dei risultati più importanti dell’economia pianificata socialista dell’URSS fu il trasferimento del centro di gravità industriale verso est. Prima della guerra del 1914 i 2/3 delle industrie russe erano concentrate tra San Pietroburgo, Mosca e l’Ucraina; la Siberia, l’Asia Centrale e il Kasakstan, e cioè il 76% del territorio russo, non possedeva che il 6% dell’industria. Le regioni di produzione delle materie prime erano a grandi distanze dalle industrie di lavorazione, comportando altissimi costi di produzione dei prodotti finiti. Ricerche geologiche sulle ricchezze naturali del paese scoprirono o permisero di esplorare a fondo vasti giacimenti di materie prime, rendendo possibile lo sfruttamento, in zone per il passato inesplorate, di grandi giacimenti di carbone, di minerali di ferro, di riserve di petrolio, di rame, di zinco e di piombo. Si sviluppò così, per portare un esempio, la seconda base carbonifera dell’URSS, il bacino di Kuznietsk. Questa decentralizzazione comportava necessariamente lo sviluppo dei trasporti, altro obiettivo fondamentale che si era posto il primo piano quinquennale.
    Un altro risultato fondamentale della politica di industrializzazione consistette nel rinnovamento completo dell’apparato produttivo mediante lo sviluppo dell’elettrificazione, il cui utilizzo si quadruplicò nel corso dei due primi piani quinquennali, e della meccanizzazione della produzione. Per fare un esempio, la meccanizzazione della produzione del carbone raggiunse il 90%. Lo sviluppo della produzione di macchine utensili, e nella fattispecie delle macchine tessili, portò con sé quello dell’industria del cotone. L’industria leggera veniva così incontro alla domanda di generi di consumo per la popolazione, il cui livello di vita era migliorato. Infatti, dopo gli anni del "comunismo di guerra", i salari degli operai erano aumentati e la durata della giornata lavorativa era stata ridotta a 7 ore giornaliere e a 6 per i lavori più pesanti.
    Gli enormi investimenti per lo sviluppo dell’intero apparato produttivo, non potendo basarsi sui prestiti esteri delle banche internazionali, contavano invece, oltre che sulle imposte sui redditi delle imprese statali ed in misura minore sulle imposte sui redditi privati (molto basse per gli operai ed impiegati di Stato, più alte per gli artigiani ed i liberi professionisti), su un’alta produttività e sull’abbassamento dei costi di produzione. I lavoratori furono i veri protagonisti dello sviluppo industriale appena descritto. Prima il movimento di emulazione socialista, poi quello stakanovista e delle brigate d’assalto. Nella società borghese (dove vige la schiavitù del lavoro salariato per molti e il privilegio del non lavoro per pochi) il record di Stakanov viene dileggiato (dagli utopisti del "diritto all’ozio") e presentato come l’alienazione o la costrizione a cui erano sottoposte le masse operaie sovietiche. In realtà i record di produttività conseguiti dai lavoratori di avanguardia sovietici (soprattutto giovani) erano l’effetto dell’entusiasmo di sperimentare per la prima volta nella storia i cambiamenti dei rapporti di produzione basati sull’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e su una diversa concezione del lavoro. Gli stakanovisti erano tutt’altro che animali da soma costretti a sopportare le più inumane fatiche, al contrario erano i pionieri del passaggio dalla priorità della tecnica alla priorità dei quadri tecnici, gli "uomini nuovi" provenienti dalla classe operaia, che venivano formati nei complessi scolastici per studi medi e superiori di ingegneria, chimica, scienze minerarie, ecc. Come diceva Stalin: "... Erano prevalentemente operai ed operaie, giovani o di media età, colti e tecnicamente preparati... Essi sono immuni dal conservatorismo e dal tradizionalismo di alcuni ingegneri, tecnici e dirigenti di aziende... Il movimento stakanovista rappresenta l’avvenire della nostra industria, reca in sé il germe del futuro slancio culturale e tecnico della classe operaia e ci apre la sola strada per la quale possiamo raggiungere quegli alti indici produttivi indispensabili per passare dal socialismo al comunismo ed eliminare il contrasto tra lavoro intellettuale e lavoro manuale" . A conclusione del secondo piano quinquennale, alla fine del 1937, l’industria dell’URSS raggiungeva il 428% rispetto al livello produttivo del 1929 ed in confronto all’anteguerra era più che quintuplicata.
    Nell’agricoltura

    Il passaggio dalla Nuova Politica Economica (NEP) alla collettivizzazione e alla lotta contro i kulak e per l’abolizione del mercato capitalista che nell’ambito della NEP aveva preso piede, fu una lotta estremamente dura nella società e all’interno del Partito comunista.
    Nel 1927 persisteva la parcellizzazione delle grandi aziende capitaliste espropriate ed assegnate nel 1918 alle unità familiari di ex braccianti e contadini poveri. Le aziende contadine piccole e piccolissime, specialmente dell’area cerealicola, praticavano un’economia arretrata ed erano in grado di fornire alle città solo poco più di 1/3 dei cereali che l’agricoltura poteva vendere nel mercato dell’anteguerra. Questa crisi era accompagnata da quella dell’allevamento del bestiame.
    La soluzione in un’economia socialista non poteva essere che la meccanizzazione e quindi la collettivizzazione dell’agricoltura, cioè il raggruppamento graduale delle piccole e piccolissime aziende nella coltivazione in comune della terra per mezzo di cooperative, avvalendosi di macchine agricole e dei procedimenti scientifici delle colture intensive.
    Nel 1929, l’anno che Stalin chiamò della grande svolta , si verificò l’ingresso nei kolchoz non più di gruppi isolati di contadini, ma di villaggi e, a volte, di interi circondari. Questo significava l’adesione dei contadini medi alle cooperative agricole di produzione. Fu l’effetto del grande impulso alla produzione agricola realizzato nei sovchoz (aziende agricole di Stato) e dello sviluppo delle Stazioni di macchine agricole e di trattori che offrivano soluzioni fino ad allora impensate per lo sfruttamento delle terre incolte, per le seminagioni e per i raccolti meccanizzati di vaste aree, in particolare delle colture cerealicole. Gli anni successivi, dal 1930 al 1934, videro il passaggio dalle limitazioni imposte ai kulak alla loro eliminazione "in quanto classe". Bisogna ricordare che i kulak avevano contrastato in ogni modo il crescente movimento contadino che si volgeva in favore della collettivizzazione, mediante sabotaggi, incendi ed assassinii, macellando il proprio bestiame ed incitando i contadini a fare altrettanto e ad entrare nudi nei kolchoz. L’ostilità dei kulak era favorita, da un lato, dalle correnti di destra all’interno del Partito che li sostenevano e, dall’altro lato, da tutta una serie di errori e forzature di sinistra, commessi da parte di zelanti funzionari, i quali sostituirono il libero consenso con la costrizione, affrettarono arbitrariamente i tempi scaglionati di collettivizzazione che erano stati assegnati alle regioni e imposero la socializzazione integrale dei beni degli aderenti alle cooperative. Questi gravi errori determinarono arretramenti nella produzione e nella consegna dei prodotti allo Stato. Furono corretti con l’adozione, nel febbraio del 1935, dello statuto dell’artel agricolo (cooperativa nella quale erano collettivizzati soltanto i principali mezzi di produzione) e con la conferma della concessione ai kolchoz di tutte le terre da essi coltivate in godimento perpetuo.

    Con il passaggio di tutta le terre del villaggio ai kolchoz, comprese quelle di proprietà dei kulak, i contadini iniziarono ad espropriarli e a cacciarli dalle terre. Fu una lotta di classe dal basso, appoggiata dall’alto da leggi drastiche che abolivano i diritti di proprietà e di sfruttamento di mano d’opera da parte dei kulak. Verso la fine del 1934 i kolchoz raggruppavano circa i ¾ delle aziende contadine dell’URSS e circa il 90% di tutta la superficie seminata. L’agricoltura impiegava 281.000 trattori e 32.000 mietitrebbia. Il piano della consegna del grano fu adempiuto tre mesi prima che nel 1932. Alla fine del secondo piano quinquennale, realizzato prima del termine prestabilito, si verificò un’ascesa senza precedenti in tutti i settori della produzione agricola. I kolchoz da soli (senza tener conto dei sovchoz) diedero al paese più di 1.700 milioni di pud di grano mercantile, ossia almeno 400 milioni di pud in più di quanto avessero messo sul mercato nel 1913 i grandi proprietari terrieri, i kulak ed i contadini nel loro complesso. Nell’istruzione

    Con l’introduzione dell’istruzione generale obbligatoria e con la costruzione di nuove scuole, non solo fu sconfitto l’analfabetismo, ma il livello di cultura in tutta l’URSS si elevò straordinariamente. Il numero degli allievi delle scuole elementari passò da 8 milioni nel 1914 a 28 milioni nell’anno scolastico 1936-1937. Quello degli studenti degli istituti d’istruzione superiore, da 112.000 nel 1914, a 542.000 nell’anno scolastico 1936- 1937. Impressionanti anche i risultati nella formazione delle varie categorie professionali degli intellettuali. I quadri intellettuali nel 1937 avevano raggiunto la cifra complessiva di 9,6 milioni di persone. Diamo alcune cifre riguardanti diverse categorie professionali nel 1937: 969.000 maestri (213.000 nel 1914); 132.000 medici (19.785 nel 1913); 250.000 ingegneri; 80.000 tra scienziati e professori; 150.000 artisti, ecc. Il dato caratteristico era la loro composizione sociale. A differenza delle società capitaliste, la maggioranza della nuova classe intellettuale sovietica proveniva dalle file della classe operaia e, per completare il quadro dello sforzo compiuto nel campo culturale e dare solo un cenno delle conquiste delle donne in ogni campo politico e sociale, argomento su cui speriamo di ritornare, ricordiamo soltanto che in Unione Sovietica (sempre facendo riferimento al 1937) circa un uomo su dieci ed una donna su dodici avevano frequentato una scuola secondaria o una scuola secondaria superiore.
    La politica delle nazionalità

    I fondamenti del patto costitutivo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche garantivano: la libera adesione ed uguaglianza delle nazioni; il diritto ad un’esistenza statale indipendente; l’uguaglianza giuridica dei membri dell’Unione; il diritto ad uscire dall’Unione per decisione unilaterale. Nel capitolo della Costituzione del 1936, riguardante gli organi del potere di Stato dell’URSS, veniva stabilito che il Soviet Supremo dell’URSS (potere legislativo) si componesse di due Camere: il Soviet dell’Unione e il Soviet delle Nazionalità e che le due Camere avessero uguali diritti . Siamo anche qui costretti, per ragioni di spazio, ad omettere la questione importantissima della lotta ideologica che Stalin condusse contro due tendenze opposte, ugualmente errate, presenti nel Partito: quella dello sciovinismo grande-russo e quella dello sciovinismo nazionalista. Vi facciamo solo cenno per far presente che sarebbe importantissimo studiare a fondo queste tendenze per interpretare tutti i tentativi attuali - provenienti dall’esterno e dall’interno - di frantumazione della Federazione Russa. Le Repubbliche federate, le Repubbliche autonome e le regioni autonome (le tre categorie di appartenenza all’Unione) godettero in pratica della loro piena autonomia che consistette, come spesso giustamente si sottolinea, nel favorire, da parte del governo centrale, lo sviluppo delle culture nazionali, ivi comprese le lingue locali, ma soprattutto nei grandi avanzamenti economici (investimenti industriali, comunicazioni), culturali (scuole, università, biblioteche, ecc.) e sociali. Il successo di questa politica fu dimostrato - con la verità inoppugnabile dei fatti - dal fallimento del tentativo, da parte dell’invasore nazista, di puntare sulle divisioni etniche. Diversamente a quanto si verificò in vari Stati "democratici" europei, nell’URSS non ci furono governi collaborazionisti alla Quisling o Pétain, né diserzioni di massa. Al contrario, i popoli di tutte le nazionalità e le etnie, nella stragrande maggioranza, lottarono uniti contro le forze armate nemiche, portatrici della teoria delle "razze inferiori", consapevoli che la vittoria del nazismo avrebbe significato non solo la perdita dell’autonomia, ma la loro riduzione in schiavitù.
    Per concludere, non possiamo non paragonare questa unità sostanziale, sia pure raggiunta attraverso contraddizioni ed errori, con l’attuale disegno eterodiretto dei nazional-separatisti, che ha il suo culmine nella guerra in Cecenia, prova generale della totale balcanizzazione della Federazione Russa. Questo disegno è parte della strategia, già attuata con successo nei Balcani, in Afghanistan e che si prospetta per l’Irak, che si inserisce nel quadro di una nuova spartizione del mondo ad opera delle potenze imperialiste e degli USA in prima fila. Infine, a proposito della Nato, è istruttivo paragonare la strategia dell’Unione Sovietica alle soglie della seconda guerra mondiale, che conseguì il fine di precostituire una cintura di Stati amici e neutrali, per ammortizzare il primo impatto dell’assalto nazista, con l’acquiescenza dimostrata da Putin al vertice Russia - Nato di Roma (vedi la dichiarazione del CC del VKPB, pubblicata in questa stessa pagina). Egli evidentemente preferisce correre il pericolo costituito dall’accerchiamento di Stati membri della Nato, zelanti neofiti ed aspiranti tali, che preme ai confini della Russia, foriero di ogni ricatto e al limite di atti di guerra, in cambio di un ruolo, che la stessa dichiarazione definisce giustamente "di vassallo".
    Adriana Chiaia
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  2. #2
    anarchico
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    Perchè l'URSS si alleò con il nazismo ?.

  3. #3
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Perchè l'URSS si alleò con il nazismo ?.
    ....ma allora non leggi!

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    Predefinito Ecco il modello caro al sig.OGGETTIVISTA

    Scusate il mio intervento,ma secondo me con questo signore ci state perden-
    do del tempo.


    Ayn Rand

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


    Vai a: Navigazione, cerca
    Ayn Rand (pronuncia (IPA) /aɪn/), alla nascita Alissa Zinovievna Rosenbaum (San Pietroburgo, 2 febbraio 1905New York, 6 marzo 1982) è stata una scrittrice e filosofa statunitense, oggi nota per i suoi romanzi La fonte meravigliosa (titolo originale "The fountainhead") e La rivolta di Atlante (titolo originale "Atlas Shrugged") e grazie alla corrente filosofica dell'oggettivismo di cui fu fondatrice.
    La sua filosofia e la sua narrativa insistono sui concetti di individualismo, egoismo razionale ("interesse razionale") e capitalismo. Convinta che il governo dovesse avere un ruolo legittimo ma relativamente ridotto in una società libera, non si riconobbe nell'anarcocapitalismo, ma si avvicinò piuttosto al miniarchismo (sebbene non utilizzò mai direttamente questo termine). In Italia è considerata una delle personalità più importanti dagli ambienti liberali più vicini al libertarismo contemporaneo di matrice anglosassone.
    I suoi romanzi si basano su un archetipo di eroe, quello Randiano: un uomo la cui abilità ed indipendenza causa un conflitto permanente con la società massificata, ma che nonostante tutto persevera per realizzare i suoi valori individuali. Ayn Rand volle incarnare in questo eroe i suoi ideali ed elevò ad espresso scopo della sua letteratura l'esposizione della natura di tali eroi. Credeva che:
    1. L'uomo deve scegliere i suoi valori e le sue azioni tramite la ragione;
    2. L'individuo è dotato di un diritto di esistere fine a se stesso, che non prevede né il sacrificio di sé stesso a beneficio degli altri, né il sacrificio di nessun altro a suo vantaggio;
    3. Nessuno ha il diritto di esigere il rispetto dei propri valori da parte di altri tramite la forza fisica, o di imporre idee agli altri tramite la forza fisica.
    Indice

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    Biografia [modifica]


    I primi anni [modifica]

    Ayn Rand nacque a San Pietroburgo, in Russia, la maggiore di tre figlie di una famiglia ebrea, ma i genitori erano agnostici non-osservanti. Sin dalla più tenera età mostrò un interesse rilevante per la letteratura e il cinema. Iniziò a scrivere sceneggiature e romanzi dall'età di sette anni. Sua madre si impegnò ad insegnarle la lingua francese e si abbonò ad una rivista che pubblicava storie per ragazzi, dove la Rand scoprì il suo primo eroe infantile: Cyrus Paltons, un ufficiale di fanteria indiano in una storia riecheggiante lo stile di Rudyard Kipling dal titolo "La misteriosa vallata".
    Per tutta la sua giovinezza ebbe una particolare predilezione per la lettura dei romanzi di Sir Walter Scott, Alexandre Dumas e altri scrittori romantici, esprimendo un appassionato entusiasmo verso il movimento Romantico nel suo complesso. Scoprì Victor Hugo all'età di tredici anni e si innamorò profondamente dei suoi romanzi. Più tardi lo avrebbe citato come il suo romanziere preferito e come il più grande romanziere della letteratura mondiale. Studiò Storia e Filosofia all'Università di Sanpietroburgo. Le sue principali scoperte letterarie durante l'Università furono i lavori di Edmond Rostand, Friedrich Schiller e Fyodor Dostoevsky. Ammirava Rostand per la sua ricca immaginazione romantica e Schiller per la sua portata grandiosa ed eroica. Ammirava Dostoevsky per il suo senso del dramma e i suoi intensi giudizi morali, ma era profondamente contraria alla sua filosofia e al senso che attribuiva all'esistenza umana.
    Continuò a scrivere brevi storie e sceneggiature e scrisse sporadicamente su un diario personale, che conteneva intense idee antisovietiche. Si confrontò anche con le idee filosofiche di Nietzsche, di cui amò l'esaltazione dell'eroico ed indipendente individuo riscontrabile in Così parlò Zarathustra; ciononostante fu fortemente critica della sua filosofia, giungendo perfino ad attaccarla apertamente nell'introduzione dei suoi romanzi. La principale influenza che subì fu quella di Aristotele, specialmente il suo Organon (Logica). Lo considerava il più grande filosofo mai esistito.
    Entrò all'Istituto di Stato per le Arti Cinematografiche nel 1924 per studiare sceneggiatura; alla fine del 1925, ottenne un visto per visitare alcuni parenti statunitensi. Dopo una breve permanenza a Chicago, decise di non tornare mai più nell'URSS e si diresse a Los Angeles per diventare una sceneggiatrice. A questo punto cambiò il nome in "Ayn Rand". Si narra che scelse questo cognome ispirandosi alla macchina da scrivere Remington Rand, ma recenti prove hanno provato che questo non è vero. Affermò che il suo nome, 'Ayn', era un adattamento del nome di uno scrittore finlandese. Si potrebbe trattare della scrittrice finlandese Aino Kallas.
    Un'altra possibilità considerata sulla fonte del suo nome d'arte è legata al leitmotiv della sua filosofia: il valore di una persona è il merito conquistato e l'unica misura oggettiva per compensare il merito storicamente era l'oro. Durante la sua vita il Sudafrica era stato il principale produttore ed esportatore d'oro e la valuta di questo paese era il Rand, una moneta d'oro zecchino. Inoltre nell'idioma Olandese/Boero 'ein' (in rima con Ayn) è articolo indeterminativo ma anche numero 'uno'. Quindi Ayn Rand sarebbe un nome d'arte che significa qualcosa come uno zecchino, con riferimento al principale punto della sua filosofia.

    Opere principali [modifica]

    Inizialmente la Rand si dibatté nell'ambiente cinematografico di Hollywood e sbarcò il lunario con ogni sorta di lavoro per sostentarsi. Lavorando come comparsa a The King of Kings di Cecil B. DeMille, si imbatté intenzionalmente in un aspirante giovane attore, Frank O'Connor, che ne aveva attratto l'attenzione. I due si sposarono nel 1929. Nel 1931 la Rand ottenne la cittadinanza Statunitense. Il primo successo letterario giunse con la vendita della sua sceneggiatura Red Pawn nel 1932 alla Universal Studios. La Rand quindi scrisse il dramma The Night of January 16th nel 1934, che ebbe notevole successo e pubblicò poi due romanzi, We the Living ("Noi vivi") (1936), e Anthem ("La vita è nostra"). I due romanzi non raggiunsero un significativo successo di critica e di vendite: Anthem, novella distopica sui mali dell'irrazionalismo e del collettivismo, non riuscì nemmeno a trovare un editore negli USA e per la prima volta fu pubblicato in Inghilterra. Erano gli anni in cui la Rand stava ancora perfezionando il proprio stile letterario e questi romanzi quindi non la rappresentano appieno.
    Senza l'approvazione della Rand, We The Living fu oggetto in Italia di un paio di riduzioni cinematografiche: Noi vivi (con Alida Valli, allora leggendaria) e Addio, Kira nel 1942 ad opera di Scalara Films, Roma. I film furono inizialmente approvati dalla censura fascista, in quanto anticomunisti. I film ebbero un certo successo e il pubblico comprese facilmente che i contenuti erano antifascisti quanto anticomunisti, tanto che il Ministero della Cultura Popolare li bandì subito dopo. Questi film sono stati oggetto di una revisione approvata dalla Rand e rilasciata col titolo We the Living nel 1986.
    Il successo per la Rand giunse con il suo romanzo best-seller The Fountainhead (La fonte meravigliosa) (1943). Impiegò sette anni a scriverlo. Il romanzo fu rifiutato da dodici editori, che pensavano fosse troppo intellettuale, ostile al pensiero americano dominante e che quindi non avrebbe trovato alcun pubblico. Fu infine accettato dalla casa editrice Bobbs-Merrill Company, grazie principalmente ad un membro della Comitato Editoriale, Archibald Ogden, che elogiò il volume in termini superlativi e infine ebbe la meglio. Nonostante queste difficoltà iniziali The Fountainhead fu un successo mondiale, capace di portare la Rand alla fama e alla sicurezza economica, con 6 milioni di copie vendute.
    In The Fountainhead la Rand esplora l'individualismo e il collettivismo dell'animo umano, attraverso il racconto della vita di cinque personaggi principali. L'eroe, Howard Roark, incarna l'ideale randiano, un'anima nobile par excellence, un architetto fermamente e serenamente dedito ai propri ideali e convincimenti, secondo cui non vale copiare acriticamente lo stile altrui, in architettura quanto nella vita. Tutti gli altri personaggi del romanzo pretendono da lui una rinuncia ai propri valori con diversi gradi di insistenza, ma Roark mantiene la sua integrità. Una caratteristica interessante di Roark è che si discosta dai soliti eroi da romanzo, che contrariamente a lui si lanciano in lunghi e appassionati monologhi sulla propria integrità e sull'ingiustizia del mondo; Roark, per contrasto, pratica una disdegnosa, quasi sprezzante laconicità.
    Il capolavoro della Rand, Atlas Shrugged (La rivolta di Atlante---), fu pubblicato nel 1957 e divenne un bestseller internazionale. Atlas Shrugged è spesso visto come l'esposizione più completa della Filosofia oggettivista tra i suoi lavori letterari. In appendice espose questa summa del suo pensiero:
    "La mia filosofia, essenzialmente, è il concetto dell'uomo come essere eroico, con la sua felicità individuale come scopo morale della vita, il successo produttivo quale sua più nobile attività, la ragione elevata a proprio unico assoluto." Il tema principale di Atlas Shrugged potrebbe essere "Il ruolo della mente umana nella società". La Rand difese l'industriale come uno dei membri più ammirevoli di qualsiasi società e si oppose strenuamente al risentimento popolare contro gli industriali. Questa posizione la condusse a concepire un romanzo in cui gli industriali d'America vanno in sciopero e si ritirano in un rifugio di montagna. L'economia americana e la sua società in generale lentamente si avviano al collasso. Il governo reagisce aumentando i già soffocanti controlli in materia industriale. Il romanzo, pur avendo un tema politico al suo centro, tratta argomenti complessi e divergenti: sessualità, musica, medicina e capacità umane.
    Insieme a Nathaniel Branden, sua moglie Barbara, Leonard Peikoff e altri, incluso Alan Greenspan, la Rand lanciò il movimento Oggettivista per promuovere la propria filosofia.

    Il movimento oggettivista [modifica]

    Nel 1950 la Rand si trasferì a New York, dove nel 1951 incontrò il giovane studente di psicologia Nathaniel Branden (cfr. il sito dedicato), che aveva letto il suo libro "The Fountainhead" all'età di 14 anni. Branden, allora diciannovenne, amava discutere insieme a lei della filosofia oggettistiva, che era in fase di elaborazione. Branden e alcuni altri amici formarono un gruppo che battezzarono Collettivo Ayn Rand, che includeva il futuro segretario della Federal Reserve Alan Greenspan. Dopo vari anni, la relazione amichevole tra la Rand e Branden sbocciò in una relazione romantica, nonostante il fatto che entrambi fossero sposati. Questa relazione fu chiarita con i rispettivi consorti, ma condusse al divorzio di Nathaniel Branden da sua moglie.
    Negli anni '60 e '70, la Rand sviluppò e promosse la sua filosofia oggettivista sia attraverso la narrativa [1] che la saggistica [2]. Tenne anche numerose conferenze presso varie università della costa est degli USA, principalmente attraverso il Nathaniel Branden Institute, ("l'NBI") che Branden aveva fondato per promuovere la filosofia di lei.
    Dopo una complessa serie di separazioni, nel 1968 la Rand improvvisamente terminò le sue relazioni sia con Nathaniel Branden che con sua moglie Barbara Branden, quando apprese della relazione di Branden con Patrecia Scott (questa non si sovrappose cronologicamente con la precedente relazione tra Branden e la Rand). La Rand si rifiutò di avere ulteriori rapporti con l'NBI. La Rand a quel punto pubblico una lettera su "The Objectivist", annunciando pubblicamente il ripudio di Branden per varie ragioni, inclusa la disonestà, ma non menzionò la sua relazione sentimentale o il suo ruolo in rapporto allo scisma. I due non si riconciliarono e Branden rimase una persona non grata nel movimento Oggettivista.
    Barbara Branden presentò un resoconto della rottura nel suo libro, The Passion of Ayn Rand. Descrive l'incontro tra Nathaniel e la Rand, affermando che lei lo avrebbe schiaffeggiato diverse volte e lo accusò in questi termini: "Se ti è rimasta un'oncia di moralità, un'oncia di equilibrio psicologico, diverrai impotente per i prossimi venti anni! E se ti viene anche una sola erezione, saprai che è un segno di una degenerazione morale ancora peggiore!"
    I conflitti continuarono nella scia della rottura con Branden e il seguente collasso dell'NBI. Molti dei suoi amici più vicini del "Collettivo" iniziarono a prendere le distanze e verso la fine degli anni '70 le sue attività nell'ambito formale del Movimento Oggettivista iniziarono a declinare, situazione che si accentuò dopo la morte di suo marito nel 1979. Uno dei suoi ultimi progetti era di lavorare ad una riduzione televisiva di Atlas Shrugged.
    La Rand morì di insufficienza cardiaca il 6 marzo, 1982 a New York, anni dopo aver combattuto con successo contro un tumore, e fu tumulata al Kensico Cemetery di Valhalla nello stato di New York.
    La Rand rifiutava energicamente tutte le altre scuole filosofiche, anche di matrice liberale. Riconobbe l'influenza di Aristotele e John Locke e più in generale della filosofia dell'Età dell'Illuminismo e dell'Età della Ragione. Occasionalmente espresse approvazione per specifiche posizioni filosofiche di Spinoza e Tommaso d'Aquino. Pare che rispettasse anche il razionalista americano Brand Blanshard. Comunque considerava il grosso dei filosofi quantomeno degli incompetenti e nel peggiore dei casi assolutamente malvagi. Identificò Immanuel Kant come il più influente della peggiore specie.
    Ciononostante ci sono relazioni tra i punti di vista della Rand e quelli di altri filosofi. Riconobbe che era stata influenzata sin dalla più tenera età dagli scritti di Friedrich Nietzsche. Sebbene ripudiasse il suo pensiero e riscrisse perciò il suo primo romanzo, We The Living, con alcune riformulazioni nel 1959, il suo pensiero crebbe per interazione critica con esso. Generalmente il suo pensiero politico è in linea con la tradizione del liberismo classico. Espresse un entusiasmo qualificato per il pensiero economico di Ludwig von Mises and Henry Hazlitt. Più tardi alcuni Oggettivisti come Richard Salsman, hanno affermato che le teorie economiche della Rand sono più vicine alle dottrine di Jean-Baptiste Say, sebbene la Rand stessa non fu probabilmente al corrente di questi lavori.

    La politica e la Commissione Parlamentare sulle attività antiamericane [modifica]

    Le opinioni politiche della Rand erano radicalmente pro-capitaliste, anti-statali e anti-comuniste. I suoi lavori elogiavano soprattutto il singolo essere umano e il genio creativo di cui ciascuno è capace. Esaltava egoismo e individualismo, che vedeva come i maggiori valori americani. La Rand esprimeva anche una forte ripulsa per il misticismo, la religione e la carità forzosa, priva cioè di spontaneità. Credeva che ciascuno di questi fenomeni incoraggiasse una cultura carica di risentimento verso la felicità ed il successo individuali.
    Nel 1947, durante il triste periodo della Paura rossa, la Rand fu "testimone di parte" della Commissione Parlamentare sulle Attività Antiamericane. [3]. La testimonianza della Rand incluse un'analisi del film Song of Russia del 1943. Sebbene molti credano che Ayn Rand rivelò i nomi di membri del Partito Comunista negli USA, esponendoli ad una iscrizione alle liste nere, la sua testimonianza consistette interamente in commenti sulle discrepanze tra la propria esperienza personale dell'Unione Sovietica e la fantasiosa descrizione del film.
    La Rand argomentò che il film travisava grossolanamente le condizioni socioeconomiche in Unione Sovietica. Disse alla commissione che il film rappresentava una vita nell'URSS molto migliore di quanto non fosse in realtà. Apparentemente questo film del 1943 era propaganda intenzionale di patrioti USA, prodotta nel tentativo di mettere i propri alleati nella seconda guerra mondiale temporaneamente sotto la migliore luce possibile. Dopo le udienze della Commissione, quando fu chiesto ad Ayn Rand il suo parere sulle investigazioni, ella descrisse il processo come "futile".

    Eredità [modifica]

    Nel 1985 Leonard Peikoff, un superstite del "Collettivo Ayn Rand" nonché erede designato di Ayn Rand, istituì l'"Ayn Rand Institute: Il Centro per l'Avanzamento dell'Oggettivismo". L'Istituto da allora ha registrato il nome Ayn Rand come un marchio commerciale, nonostante il desiderio della Rand che il suo nome non venisse mai utilizzato per promuovere la filosofia che lei aveva sviluppato. La Rand aveva espresso il desiderio di mantenere il suo nome e la filosofia dell'Oggettivismo separati per assicurare la sopravvivenza delle sue idee.
    Un altro scisma nel movimento avvenne nel 1989, quando l'oggettivista David Kelley scrisse un articolo denominato "Una questione di sanzione" [4] in cui difendeva la sua decisione di rivolgersi a gruppi Libertari non oggettivisti. Kelley scrisse che l'Oggettivismo non era un "sistema chiuso" e avrebbe dovuto ingranare con le altre filosofie. Peikoff, in un articolo per L'Attivista Intellettuale chiamato "Fatto e Valore" [5], affermò invece che l'Oggettivismo è, in effetti, un sistema chiuso, e che verità e bontà morale sono intrinsecamente legati. Peikoff espulse Kelley dal suo movimento. A seguito di ciò Kelley fondò The Institute for Objectivist Studies (noto anche come "The Objectivist Center").
    Rand e l'oggettivismo sono meno noti fuori dal Nord America, nonostante vi siano sacche di interesse in Europa, Australia, e Nuova Zelanda, e i suoi romanzi siano apparentemente molto popolari in India ([6]). I suoi lavori hanno avuto poco effetto sulla filosofia accademica, perché i suoi seguaci sono principalmente (con alcune notevoli eccezioni) provenienti dal mondo non-accademico.
    Recentemente in Italia Stefano Magni l'ha indicata come "un raro esempio di coerenza" sul sito del Dipartimento Formazione del Partito di governo Forza Italia. [7].Tra i discepoli della Rand più noti in Italia si può annoverare Murray N. Rothbard, che si formò ai suoi seminari.
    Da notare che l'opera della Rand ha recentemente ispirato un videogioco dal titolo BioShock in uscita per PC e Xbox 360. Si narra di una città sottomarina chiamata Rapture, nella quale scienza, industria e arte sono a disposizione del cittadino. "Not for Gods. Not for Kings. Only for Man", così recita l'ingresso della città. Un universo perfetto controllato da Andrew Ryan (nome molto simile a quello della Rand), in cui tutte le cose buone della superficie devono confluire, nelle profondità dell'oceano. Mondo però destinato a sfasciarsi. Il giocatore impersona un sopravvissuto ad un disastro aereo che si ritrova per caso a Rapture, e viene guidato da un certo Atlas (altra citazione della Rand). Il gioco è uscito in Europa il 24 agosto 2007.

    Controversie [modifica]

    Negli USA la Rand e la sua filosofia dell Oggettivismo sono state sottoposte a varie critiche. Nell'ambito della filosofia analitica, comunque, è più accurato dire che il lavoro della Rand è stato generalmente ignorato. I Dipartimenti Universitari considerati all'avanguardia nel campo della Filosofia Analitica prestano appena attenzione a questi lavori. Per esempio uno studio di dipartimenti molto stimati sia nel campo della filosofia analitica che nella tradizione Continentale della filosofia [8], rivelano che nessun dipartimento considera una infarinatura del lavoro della Rand come un prerequisito per il dottorato. Alcuni accademici, comunque, stanno lavorando per portare questo filone nell'ambito della corrente principale. Un segno di ciò è costituito dall'esistenza della Ayn Rand Society [9], fondata nel 1987, una organizzazione di filosofi accademici affiliati all'American Philosophical Association.
    Una considerevole eccezione alla generale mancanza di attenzione tributata alla Rand nella comunità della Filosofia Analitica è il saggio "On the Randian Argument" del filosofo di Harvard Robert Nozick, che appare nella sua raccolta Socratic Puzzles. Le conclusioni libertarie di Nozick sono simili a quelle della Rand, ma il suo saggio è critico sull'impostazione, e la accusa di aver gestito in maniera inappropriata alcune importanti questioni di metafisica, epistemologia ed etica. Per esempio sostiene che la soluzione del famoso problema dell'essere/dover-essere (is-ought problem) di David Hume. La Rand ritiene che preservare la propria vita è oggettivamente il più alto valore perché rende possibili tutti gli altri valori. Nozick afferma che per far funzionare questo argomento lei deve ancora spiegare perché qualcuno non potrebbe razionalmente preferire lo stato di morire e rinunciare ad ogni valore. Quindi, sostiene, il suo tentativo di dedurre la moralità dell'egoismo è essenzialmente un esempio di Petizione di Principio (in inglese begging the question). Ciononostante Nozick rispettava la Rand come autore e osservò che trovava i suoi libri godibili e stimolanti.
    La Rand è a volte stata vista con sospetto per la sua pratica di presentare la propria filosofia in forma narrativa e saggistica puntando direttamente al pubblico piuttosto che pubblicando presso pubblicazioni scientifiche. Gli estensori della Rand osservano che lei fa parte di una antica tradizione di autori che scrissero letteratura filosoficamente ricca, inclusi Dante, John Milton, Fyodor Dostoevsky, e Albert Camus, e che altri filosofi come Jean-Paul Sartre presentarono le loro filosofie sia in forma saggistica che letteraria.
    Altri critici argomentano che la filosofia idealistica della Rand e che il suo stile letterario romantico non sono validi per il mondo in-carne-ed-ossa. In particolare questi critici hanno affermato che i romanzi della Rand sono pieni di caratteri monodimensionali. Disprezzano il fatto che il grosso degli eroi Oggettivisti sono incredibilmente intelligenti e privi di dubbi. Alcuni degli eroi sono molto ricchi. Altri sembrano non avere difetti per niente specialmente Howard Roark, l'eroe di The Fountainhead. Gli antagonisti sono spesso deboli, patetici, pieni di incertezze, e mancano di immaginazione e talento.
    I difensori della Rand rispondono con controesempi dai suoi romanzi per mostrare il suo spettro di caratterizzazione: né Eddie Willers né Cherryl Taggart sono particolarmente intelligenti né dotati, ma entrambi sono caratteri carichi di dignità e rispetto; Leo Kovalensky soffre enormemente a causa della sua incapacità di affrontare la brutalità e banalità del comunismo, Andrei Taganov muore dopo aver compreso i suoi errori filosofici; Dominic Francon è inizialmente aspramente infelice perché crede il male troppo potente; Dagny Taggart pensa di essere capace di salvare il mondo da sola. Né sono tutti gli eroi ricchi: Howard Roark (The Fountainhead), Hank Rearden (Atlas Shrugged) e John Galt (Atlas Shrugged) partono dalla gavetta e all'inizio sono poveri. Inoltre Hank Rearden è sfruttato a causa della sua ingenuità sociale. Come per la supposta debole e patetica canaglia (gli antagonisti), i difensori della Rand indicano che Ellsworth Toohey è rappresentato come un grande stratega e comunicatore sin da giovane, e Dr. Robert Stadler è un brillante scienziato.
    La Rand stessa replicò alle critiche (a volte anticipandole) nel suo saggio "The Goal of my Writing" 1963. Qui e in altri saggi racolti nel suo libro Il Manifesto Romantico: Una Filosofia della Letteratura 1975, la Rand chiarisce che si propone di progettare la sua visione di un uomo ideale: non l'uomo come è, ma l'uomo come potrebbe e dovrebbe essere.

    Bibliografia [modifica]


    Narrativa [modifica]

    • Night of January 16th (1934)
    • We The Living (1936)
    • Anthem (1938, trad. it. "Antifona" ed. Liberilibri 2003)
    • The Fountainhead (1943, trad. it "La fonte meravigliosa" ed. Corbaccio 2004)
    • Atlas Shrugged (1957), trad. it in tre volumi: "Il tema", gennaio 2007,"L'uomo che apparteneva alla terra",maggio 2007,"L'Atlantide",novembre 2007 ed. Corbaccio)

    Narrativa Postuma [modifica]


    Saggistica [modifica]


    Saggistica postuma [modifica]


    Altri progetti [modifica]




    Collegamenti esterni [modifica]

    Informazioni generali
    Organizzazioni che promuovono la filosofia della Rand
    Articoli
    Articoli critici
    I sodali della Rand
    Gruppi online e blogs
    Discorsi e scritti della Rand
    La prima revisione di questa voce è basata su una traduzione di Ayn Rand su en.wikipedia

  5. #5
    Guardia Rossa
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Perchè l'URSS si alleò con il nazismo ?.
    beh, se proprio vogliamo dirla tutta l'URSS non si alleò con il nazismo...

  6. #6
    anarchico
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    Citazione Originariamente Scritto da Leader Maximo Visualizza Messaggio
    beh, se proprio vogliamo dirla tutta l'URSS non si alleò con il nazismo...
    E quella storia del patto Molotov-Ribbentrop e della spartizione della Polonia se la sono inventata i sionisti ?.

  7. #7
    anarchico
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    Citazione Originariamente Scritto da Prospero Visualizza Messaggio
    Scusate il mio intervento,ma secondo me con questo signore ci state perden-
    do del tempo.
    Secondo me invece quello che ha perso tempo postando tutta sta roba sei tu.
    Come dimostra questa discussione:
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=467003
    non mi riconosco nel pensiero della Rand già da un pezzo. Ho registrato il mio nick nel 2005. Da allora ho avuto modo di mettermi in discussione più volte ed in tempi non sospetti.

  8. #8
    Guardia Rossa
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    a parte che trascuri totalmente il contesto storico dell'accordo in questione e poi come fai a definirlo un'alleanza?

  9. #9
    anarchico
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    doppione

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da danko Visualizza Messaggio
    ....ma allora non leggi!
    Citazione Originariamente Scritto da Leader Maximo Visualizza Messaggio
    a parte che trascuri totalmente il contesto storico dell'accordo in questione e poi come fai a definirlo un'alleanza?
    Proviamo a spiegare ad un ebreo sopravvissuto alla persecuzione nazista che il compagno Stalin ha spartito la Polonia con i suoi aguzzini per via del contesto storico.

 

 
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