Iraq e Libano, è scontro politico sulla presenza militare italiana
Prodi: "Di inaudita gravità e irresponsabili" le dichiarazioni dell'ex ministro della Difesa, Antonio Martino, che per i due Paesi invoca rispettivamente un ritorno e un'uscita. Fini: ''E' sbagliato''. Ma il Cavaliere detta la linea del Pdl: ''Nuove regole di ingaggio a Beirut e istruttori a Baghdad''.
Roma, 14 mar. (Adnkronos/Ign) - La politica estera entra prepotentemente nello scontro tra le forze politiche impegnate nella campagna elettorale. Ad accendere la miccia le dichiarazioni dell'ex ministro della Difesa, Antonio Martino, in un'intervista al 'Quotidiano nazionale', su un rientro dell'Italia in Iraq e un'uscita dal Libano. "Occorrerebbe ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza militare in Libano - dice l'ex ministro del governo Berlusconi - aumentare significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan e inviare istruttori militari in Iraq e Kosovo".
Dichiarazioni di una "inaudita gravità" e "irresponsabili" le ha bollate il premier uscente Romano Prodi, secondo il quale la posizione espressa da Martino "è incomprensibile, tutti sanno le ragioni per cui siamo voluti uscire dall'Iraq". Tanto più che, ha proseguito il premier a Bruxelles, "l'assoluta maggioranza del popolo americano non condivide questa guerra". Quanto al Libano il Professore ha ricordato che "siamo entrati per una missione di pace, una missione che tutti riconoscono indispensabile per la salvaguardia degli equilibri del Medio Oriente".
Quelle dell'ex titolare della Difesa, ha concluso Prodi, "sono delle affermazioni di una gravità enorme che denotano una profonda diversità nella concezione della politica estera e nella funzione di equilibrio di pace e di multilateralismo del nostro Paese. La logica vorrebbe che non sia più ministro e io credo che non lo sarà".
''Ridicole e sconcertanti" le ha definite il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema. "E' ridicolo che Martino voglia tornare in guerra quando se ne vogliono andare anche gli Stati Uniti. E' al di fuori dal tempo - ha detto il vicepremier al termine del vertice europeo a Bruxelles - Se questo è il modo in cui la destra vuole fare la campagna elettorale e condurre la sua politica estera siamo davanti a un motivo di seria preoccupazione".
Per il leader del Pd, Walter Veltroni, "andare via dal Libano significherebbe rinunciare alla funzione dell'Italia e dare un colpo al nostro prestigio nazionale" e anche il presidente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, risponde all'ex ministro della Difesa sottolineando che "andarsene dal Libano sarebbe sbagliato". Secondo Fini "porre il problema della quantità di militari impegnati in Libano è un'altra cosa dal chiederne il ritiro anche perché abbiamo obblighi internazionali che devono essere assolti. Tuttavia - ha proseguito Fini - dobbiamo anche essere consapevoli che le nostre forze armate hanno uomini e risorse limitate e quindi individuare le aree strategiche in cui è essenziale una presenza nazionale nell'ambito delle missioni militari internazionali è certamente logico". Quanto all'ipotesi di tornare in Iraq, taglia corto: "Questo non ci è stato chiesto nemmeno dai nostri alleati''.
Ma allora quale sarà la linea del Pdl a riguardo? A illustrarla a 'Primo piano' che andrà in onda questa sera è lo stesso candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi. Un eventuale governo di centrodestra, spiega, si orienterà verso nuove regole di ingaggio per la missione militare in Libano e invio di istruttori in Iraq.
"Per quanto riguarda l'Afghanistan - ha spiegato Berlusconi - sono le Nazioni Unite che chiedono ai vari Paesi di aumentare i contingenti militari. Per quanto riguarda il Libano noi abbiamo votato la missione tesa ad interporre le nostre truppe per evitare scontri militari con Israele", ma "abbiamo subito detto che non eravamo d'accordo sulle regole di ingaggio e quindi quando avremo responsabilità di governo cambieremo queste regole. Per quanto riguarda altri teatri internazionali come l'Iraq non intendiamo inviare nuove truppe, piuttosto, come ha detto Martino giustamente, degli istruttori militari".
http://www.adnkronos.com/IGN/Politic...1.0.1974100839




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