56 imputati per il buco di 14 miliardi di euro che ha danneggiato 200mila risparmiatori
PARMA - E’ iniziato all’auditorium Paganini di Parma il processo per accertare le responsabilità del crac Parmalat, una voragine di 14 miliardi di euro che ha danneggiato 200mila risparmiatori. Il presidente della Corte, Eleonora Fiengo, è entrato in aula assieme al giudice Mario Vittoria e al collega Alessandro Conti poco prima delle 10 per dare il via a quello che è considerato «il processo del secolo»: 125 udienze previste, 35mila risparmiatori chiamati a deporre dalla difesa, 56 imputati «divisi» in cinque tronconi d'inchiesta Parmalat (23 imputati, alcuni dei quali a giudizio anche in altri procedimenti paralleli), Parmatour (32 imputati), Ciappazzi (8), truffa alla società Emilia Romagna Factor (2), Ributti (1).
TANZI GRANDE ASSENTE - Presenti un centinaio di avvocati ma tra gli imputati c'è un grande assente: Calisto Tanzi. La difesa dell’ex patron di Parmalat, ha comunque assicurato che il loro assistito «parteciperà attivamente al processo, oggi non è presente perché non sapevamo che cosa sarebbe successo. E’ a casa a fare il nonno» ha spiegato l’avvocato Gianpiero Biancolella, precisando che per prima cosa chiederà «la riunificazione» dei vari filoni in cui il caso è stato separato». Quanto ai 33.500 risparmiatori chiamati dalla difesa a testimoniare: «Nessuno, né tantomeno la difesa Tanzi, ha voluto fare una provocazione quando sono stati presentati come lista testi i 33.500 risparmiatori che si sono costituiti parte civile» ha risposto Biancolella ai cronisti che gli domandavano se la decisione altro non fosse stato che un tentativo di rimandare il processo oltre i termini di prescrizione.
ALTRI IMPUTATI ECCELLENTI - Tra gli altri eccellenti, l'ex direttore finanziario Fausto Tonna, Domenico Barili, Luciano Silingardi, giovanni Tanzi per il filone Parmalat. Giampiero Fiorani per il filone Parmatour; Matteo Arpe e Cesare Geronzi per il filone relativo alle acque Ciappazzi. Fuori dal processo quanto hanno già patteggiato, ovvero i figli di Tanzi, Stefano e Francesca, Franco Gorreri ex tesoriere, Luciano Del Soldato, ultimo direttore finanziario; Angelo Ugolotti, prestanome della Parmalat; Paola Visconti, nipote di Calisto e Claudio Pessina, ex contabile.
LA VICENDA - Sono passati quattro anni e tre mesi da quando Calisto Tanzi fu arrestato (nel dicembre 2003) all'aeroporto di Malpensa di ritorno da un misterioso viaggio in Sudamerica. Si era agli albori del crac. La Procura di Parma ha cercato in questi anni di dipanare la matassa di uno scandalo finanziario che, secondo molti, non ha precedenti nella storia.
PROCESSO STORICO - Alla sbarra va tutto il sistema Parmalat, fatto di bilanci truccati ma anche di dubbie coperture finanziarie. Almeno questo sostengono i Pm Vincenzo Picciotti, Paola Reggiani e Lucia Russo, che hanno chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio tanto degli ex amministratori e sindaci della società di Collecchio, quanto di revisori contabili ed esponenti del mondo bancario e finanziario italiano. Due le accuse principali mosse agli ex «ragionieri» del gruppo dirigente di Calisto Tanzi: il concorso in bancarotta fraudolenta e l'associazione per delinquere. Secondo la Procura parmigiana, Tanzi e gli uomini di punta della multinazionale del latte avevano costituito una «cabina di regia» di tutte le operazioni illecite.
IMPUTATI ECCELLENTI - Di questa, sempre secondo la Procura, facevano parte, oltre allo stesso Tanzi, l'ex direttore finanziario Fausto Tonna, l'ex direttore marketing Domenico Barili e l'ex presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Parma, Luciano Silingardi, il fratello di Calisto, Giovanni, l'ex revisore della Grant Thornton Lorenzo Penca. E poi gli avvocati Sergio Erede, 12 anni nel cda di Parmalat Finanziaria, e Paolo Sciumè, per 13 anni sulla stessa poltrona. Renato Trauzzi, invece, è stato il vice di Franco Gorreri, il tesoriere di Collecchio, mentre Enrico Barachini entrò nel cda della Coloniale, società cassaforte del gruppo. Il problema, messo in evidenza anche dal Gup Domenico Truppa nelle motivazioni al rinvio a giudizio, è quello di tracciare i confini della 'cabina di regià. Tra gli altri a processo Camillo Fiorini, ex dirigente del settore turismo, e Giovanni Bonici, numero uno della società spazzatura del gruppo Bonlat e della Parmalat venezuelana. Tre i banchieri rinviati a giudizio: Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, è accusato di usura e concorso in bancarotta nell'ambito del filone Ciappazzi, relativo alla cessione delle omonime acque minerali siciliane da Ciarrapico a Tanzi. Un affare sospetto secondo la Procura, che ipotizza l'esercizio da parte di Geronzi di pressioni illecite sull'ex patron Parmalat perché si accollasse l'azienda in dissesto dell'imprenditore romano a un prezzo gonfiato. Coinvolto nella vicenda anche l'ex amministratore delegato di Capitalia, Matteo Arpe, a cui si contestano alcune ipotesi minori di concorso in bancarotta. Gianpiero Fiorani, ex numero uno della Banca Popolare di Lodi, è accusato di concorso nella bancarotta Parmatour, una sorta di crac nel crac.
14 marzo 2008




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