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  1. #1
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    Predefinito [Repressione] Lettere dalle carceri

    Cari compagni e compagne ho trovato alcune lettere spedite dalle carceri in cui sono rinchiusi di alcuni compagni e compagne. Alcune sono dedicate ai familiari, altre a rivendicazioni di fantomatici partiti militari, altre una via di mezzo ed altre ancora lettere quasi intimiste. Ho deciso di postarle, ma dato che sono diverse e dato che alcune sono lunghe ho deciso anche di postarne un paio al giorno così che ne risulti agevole la lettura.
    L'obiettivo non è di darne dei giudizi (soprattutto su quelle prettamente politiche) ma di informare, di dar voce per lettera a chi attualmente sta nelle patrie galere borghesi.

    Buona lettura.

    A luta continua

  2. #2
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    LETTERA AMARILLI 27/02/07

    Care compagne e compagni,
    le vostre parole mi hanno riempito il cuore. Sentirvi così vicini mi ha dimostrato una volta in più quanto forte è il filo rosso che ci unisce, un filo che queste mura grigie e fredde non potranno mai recidere, né indebolire.
    Le vostre parole mi hanno dato una nuova forza per affrontare l’isolamento, che a dire il vero diventa più pesante col passare dei giorni. Per me, che ero abituata a parlare come una macchinetta con chiunque, questo silenzio forzato comincia a pesare parecchio.
    Come forse saprete, oltre a non poter parlare con gli altri coimputati, non posso nemmeno parlare con le altre detenute e passo quasi 22 ore al giorno in cella da sola dove posso tenere solo lo stretto necessario.
    Tutto questo perché sono comunista e perché penso che una società basata sullo sfruttamento dei proletari, sull’occupazione imperialista dei popoli e sulla repressione sia una società malata.
    Tutto questo solo perché penso che non si può essere indifferenti e che, come diceva Gramsci, “l’indifferenza è la peggiore malattia, perché legittima l’ingiustizia e l’oppressione”.
    Come diceva Gramsci “io odio gli indifferenti, io parteggio, io sono partigiano”.
    Immagino che anche voi non stiate passando un momento facile, ma so che siete tutti compagni e compagne forti e generosi.

    Vi abbraccio!
    A pugno chiuso

    Amarilli

    8 marzo

    Abbiamo mani callose
    Rovinate dal lavoro
    Ma esse sono forti come pietra
    Forgiate da secoli e secoli di sfruttamento
    Solo in esse c’è la nostra libertà

    Abbiamo occhi grandi e profondi
    Dove raccogliamo i soprusi e il fuoco della lotta di classe

    Abbiamo la mente salda
    Mentre le mimose sfioriscono
    Il nostro amore per la libertà
    Brucia sempre




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  3. #3
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    Lettera dal carcere di San Vittore - Milano

    Carissimi compagni sardi,
    ho ricevuto ieri sera il vostro bellissimo telegramma. Mi ha fatto immenso piacere, l'ho letto ad alta voce così ha dato una sferzata di morale non solo a me ma anche ad un altro compagno che si trova in isolamento nella mia sezione, Alfredo Mazzamauro, 21 anni. Vi rassicuro del nostro morale alto e delle nostre buone condizioni fisiche. La solidarietà degli altri detenuti è grandissima. Siamo trattati come delle "star". Non mi preoccupo della mia forza interiore. Me ne hanno data tanta gli anni passati nella lotta allo sfruttamento e alle barbarie in cui questo sistema ci costringe a stare. Il mio pensiero va a voi, a tutti, compagni e proletari che state fuori e che con me/noi siete solidali. Il caso dei compagni e proletari tratti in arresto a Sesto per aver attacchinato dei manifesti in solidarietà è eclatante. Il loro obiettivo è chiaro, tagliare le gambe alla solidarietà, isolarci dai lavoratori e operai che ci stimano per essere stati sempre al loro fianco nella lotta e nel sudore della schiavitù salariata.
    A questo servono le accuse di "contiguità", le assemblee organizzate nelle fabbriche, le minacce di colpire duramente ecc. ecc. Ma loro sanno benissimo che gli infiltrati nel proletariato sono loro col solo scopo d'incanalare, contenere, deviare e reprimere le sue spinte d'emancipazione. Possono tenere in gabbia i nostri corpi ma non le nostre idee, del resto non siamo e né saremo gli ultimi comunisti ad essere incarcerati se non uccisi, per aver dato la speranza alla loro classe di un nuovo avvenire.
    Così come non possono sradicarci dalla nostra classe, dalla quale ho acquistato la forza nel lottare contro le ingiustizie, così non possono sradicarci dalla storia perché il futuro è del proletariato. Il carcere e la repressione rappresentano i morsi disperati di un animale che sa di dover morire perché ha fatto il suo tempo, confinato dalla storia. La borghesia, che cercando di tenersi in vita, sapendo di attrarre sempre meno consenso, reprime, ammazza, fa guerre e genocidi pur di trovare "spazio vitale". Insomma compagni il cammino è tortuoso ma il futuro è luminoso! Terrorista è chi affama il popolo!
    Terrorista è chi tollera 2000 morti all'anno sul lavoro per il profitto! Terrorista è chi fa guerre e massacra i popoli del mondo! NOI SIAMO COMUNISTI NON TERRORISTI!
    Solidarietà con tutto il popolo sardo che lotta e combatte contro lo sfruttamento e l'occupazione imperialista!
    Solidarietà internazionale con tutti i prigionieri rivoluzionari e in particolare quelli sardi!
    Un saluto a pugno chiuso a tutti i rivoluzionari sardi!
    Un forte abbraccio, con tanta forza e altrettanto amore,

    Vostro Massimo.
    PER SEMPRE A TESTA ALTA!

    17-02-07
    San Vittore, VI raggio, cella d'isolamento 4/b

    A luta continua

  4. #4
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    Ottimo thread! Spero che gli altri compagni ti aiuteranno a tenerlo su, con altre lettere ed altri contenuti, finché sarò "impegnato"... Buon lavoro!

  5. #5
    Fedeli alla linea!
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    la cannabis una droga leggera? ma avete mai provato a portarne 80 chili sulla schiena?
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    bellissimo thread....
    continua pure, se puoi

  6. #6
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    San Vittore, 20 febbraio 2007 – VI raggio – cella 4/B – sezione isolamento

    Carissimi compagni,
    vi sento tutti vicini grazie all’immensa solidarietà, non solo vostra, che sto ricevendo da molte parti d’Italia.
    Una solidarietà che da fastidio al nostro stato “democratico” e che quindi va spezzata, isolata, repressa.
    Ad esempio “fulgido” ci sono i 4 compagni arrestati a Sesto colpevoli per aver praticato solidarietà proletaria. Accerchiamento esercitato con tutti i mezzi: repressivo, mediatico, sindacal terroristico.
    Comincio ad avere la nausea ai dibattiti e trasmissioni televisive dove cercano di dipingerci come “infiltrati” estranei alla classe, ma quest’operazione non gli sarà facile tra gli operai e i proletari che ci conoscono. Vorrei vederli davanti ai miei colleghi mentre espongono questa tesi meschina per descrivere uno che si è sempre battuto al loro fianco senza remore per tutto e per tutti, realmente uno di loro. Sicuramente qualcuno gli avrà risposto “infiltrati siete voi!”. Ed anche per questo è stata lanciata la parola d’ordine della “vigilanza” all’interno del sindacato; in poche parole è cominciata la caccia alle streghe!
    Ogni voce di dissenso deve essere messa a tacere.
    Oltre questo noi stiamo bene (dico noi perché con me c’è Alfredo M. 21 anni) e il morale è alto e la solidarietà carceraria bellissima e potente, ed esercitarla dà forza.
    Il carcere di San Vittore come struttura fa schifo, in più noi siamo nel raggio non ancora ristrutturato. Aspetto positivo dell’isolamento è che almeno si ha la cella tutta per sé e questo è un vantaggio visto le condizioni di sovraffollamento in cui si trovano gli altri.
    L’ora d’aria la facciamo separata nei cubicoli di cemento armato dove anche il cielo è coperto da una tettoia e da una fitta rete (gabbie per cani).
    In “camera” ho la televisione anche se si vede di merda.
    Passo il mio tempo a leggere, scrivere, fare ginnastica, esercitare solidarietà carceraria.
    Forse a descriverla può sembrare peggio di quella che è ma ricordate che per un comunista entrare in carcere è come entrare all’università. Almeno qui guadagnerò qualche anno di vita in più che altrimenti avrei perso a farmi sfruttare in fabbrica. La cosa che mi manca forse di più, oltre che la vicinanza ai compagni, sono proprio i miei compagni di lavoro per il rapporto di affetto e di stima che tra noi si era instaurato e che sicuramente non è stato da loro cancellato.
    Non sono, e purtroppo non sarò, né il primo né l’ultimo comunista a finire nelle galere dello stato borghese.
    Abbiamo dalla nostra la forza della ragione.
    Siamo comunisti non terroristi!
    Solidarietà internazionale con tutti i rivoluzionari prigionieri!
    Il cammino è tortuoso ma il futuro luminoso fino alla vittoria!
    Con immensa forza e altrettanto amore
    fraternamente vostro, Massimo


    A luta continua

  7. #7
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    Lettera dal carcere di Regensdorf (Svizzera)
    Care amiche ed amici, compagne e compagni,
    con tutto il cuore e tanta attenzione sono insieme a voi nella sincera lotta rivoluzionaria per l’altro mondo necessario, pacifico, naturale e giusto, vale a dire libertario, che consiste di molti mondi e di molte storie differenti esistenti fianco a fianco.
    Una volta ancora vi ringrazio per il vostro impegno solidale per ed insieme a noi prigioniere rivoluzionarie e prigionieri rivoluzionari, un impegno che evidentemente può svilupparsi con efficacia solo se contro la repressione uniamo le nostre diverse tendenze, i nostri differenti metodi e sforzi rivoluzionari. Questa solidarietà non la ritengo importante solo nel quadro specifico, la ritengo importante anche come mezzo e percorso di rafforzamento della discussione e del confronto tra tendenze ed aree differenti con l’obiettivo di un procedere più in generale e libertario nella lotta rivoluzionaria e nella definizione dei contenuti rivoluzionari, per arrivare al grande fiume che sia abbastanza forte e profondo per sconfiggere definitivamente il nostro nemico assassino, vale a dire il capitale, lo Stato, lo sfruttamento, e per istaurare il mondo che aneliamo, consistente ugualitariamente di molti mondi e di molte storie tra loro diverse.
    Il 1. Maggio rappresenta anzitutto la lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Ma ritengo che il percorso, il contenuto e l’obiettivo della lotta rivoluzionaria di tutta la gente sfruttata del mondo dovrebbe affrontare più integralmente ed in modo assai più fondamentale la questione della ferrea unità tra guerra, tecnologia e sfruttamento, un’unità che esiste e cresce partendo dall’inizio della civilizzazione umana e del patriarcato. Noi sfruttate e sfruttati e gente in generale che lottiamo in modo rivoluzionario dovremmo affrontare interamente ed in modo fondamentale l’espressione più assassina e suicida della crisi della civilizzazione, vale a dire, oggi, della crisi globale del sistema capitalistico. Cioè, dovremmo affrontare la distruzione dell’ambiente e la distruzione definitiva dell’ultima gente che ancora é capace di mantenere e di convivere con l’ambiente naturale, affrontare cioè la distruzione delle nostre basi di vita, l’assassinio in corso della Terra e delle sue abitanti d’ogni genere. Non possiamo certo lasciare questa questione decisiva nelle mani dei padroni. Poiché non mettere in questione la distruzione e la prospettiva, molto vicina, dell’ulteriore precipitazione della distruzione della Terra immediatamente, fondamentalmente ed in modo duraturo vorrebbe dire: che ci impegniamo per una rivoluzione sociale nei nostri paesi imperialisti che va a collocarsi e svilupparsi in un deserto globale. Cosa che ritengo una totale assurdità. Esattamente quanto ritengo un’assurdità totale la nostra adozione, dai padroni del mondo, del principio di una gestione semplicisticamente tecnofila della rovina. Ed è uguale assurdità, se poi questa gestione della rovina é un capitalismo della catastrofe per spremere ulteriori profitti sulla pelle di noi gente oppressa e sfruttata o altra gestione, poiché la gestione, ed anche l’autogestione, quale che sia, della rovina, della distruzione, non cambia assolutamente nulla del risultato finale. La rovina, la distruzione ha solo una soluzione, vale a dire riconoscerla, fermarla ed invertirla radicalmente, senza rimozioni e subito.
    Per non permanere nella nostra relativa insignificanza e per non soccombere, del tutto inermi e politicamente e socialmente privi d’ogni credibilità, nello scenario catastrofico esistente ed imminente dovremmo cioè sviluppare con la massima urgenza delle prospettive rivoluzionarie integrali da proporre e mettere man mano in pratica ad ogni livello, fino alla vittoria e naturalmente molto oltre. Visto gli eventi e le cognizioni attuali, questo rappresenta una delle nostre responsabilità primarie e più importanti per ogni tipo di lotta che conduciamo e sosteniamo.
    Altrettanto importante ritengo tuttora una determinazione e direzione femminile del processo rivoluzionario, del nuovo inizio, ovviamente non nei termini di un matriarcato autoritario - che probabilmente era precursore, antesignano del patriarcato – ma poiché tuttora dobbiamo fare un percorso lungo e difficile fuori di una coniazione e condizione generale di tipo patriarcale verso una società caratterizzata dall’uguaglianza dei generi, dall’equilibrio del potere tra i generi, come uno dei fattori più basilari. Se, in quest’ambito, noi uomini rivoluzionari non facciamo mille passi indietro e voi donne rivoluzionarie non fate i passi necessari in avanti fino all’assunzione femminile dell’ultima parola nella determinazione della direzione e nella guida del percorso rivoluzionario, la condizione ed il condizionamento patriarcale e del dominio dei maschi, che sono onnipervasivi e propri sia ai maschi sia alle femmine, ci devieranno inevitabilmente dal percorso e dall’obiettivo necessari all’istaurazione dell’uguaglianza dei generi, intesa come completamento, equilibrio del potere e rispetto reciproco ed autodeterminato.
    Ritengo che non possiamo permetterci più a lungo l’idea, ed ancor meno la prassi che ne consegue, della “contraddizione secondaria” rispetto sia alla questione dei generi sia alla questione ambientale, perché quest’idea e prassi illusoria è di matrice patriarcale adatta al mantenimento del potere patriarcale e non già alla sovversione generale.
    Cari saluti combattivi, con amore.

    Marco Camenisch
    galera Regensdorf, Svizzera, 25 aprile 2007



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  8. #8
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    Lettera dal carcere di Opera - Milano*

    Care/i compagne/i, cari amici e parenti
    Ho saputo della costituzione dell’”Associazione parenti e amici degli arrestati del 12-02-2007”. Una gran bella iniziativa. Ho letto il comunicato e l’opuscolo che raccoglie i messaggi di solidarietà.
    Bellissimi. Molti mi sono arrivati anche qui. Il lavoro che state facendo è preziosissimo. Non solo perché fa bene al morale, ma soprattutto perché mantiene viva la nostra identità e perché tramite voi possiamo avere voce, cosa che a noi risulta più difficile nella situazione di isolamento in cui siamo. Non vi nascondo che la rabbia per l’impossibilità di non potermi difendere in prima persona dalle accuse infamanti è grande. Ma a questo ci state pensando voi e, per quel che gli è dato fare, i miei compagni di lavoro con cui ho condiviso tante lotte e tante battaglie e che ben sanno che razza di “infiltrato” io sia tra di loro.
    Hanno fatto di tutto per sbattere il mostro in prima pagina tentando di mistificare con mille falsità le nostre esistenze e la nostra identità.
    Ma non sono riusciti a nascondere la solidarietà di tanti compagni proletari, tanto che perfino un giornale borghese come il Corriere della Sera ha dovuto dare notizia dell’appoggio che abbiamo ricevuto da ogni parte del paese. Anche se da qui non ho la precisa percezione di quello che succede fuori si vede chiaramente un gran lavoro e un forte sostegno. Non posso che ringraziare a cuore aperto tutti quelli che ci stanno sostenendo e che magari non ci conoscono. Non è una cosa banale, è il sintomo che il movimento rivoluzionario nel nostro paese esiste e che risponde agli attacchi della borghesia. Ho scoperto leggendo un articolo su Repubblica di avere ben tre vite. Incredibile. Ho sempre cercato di essere determinato, ma addirittura al livello di sopportare tre vite!!! Scherzi a parte, è il solito sistema che serve loro per dare l’idea che i comunisti sono gente strana, complicata, dei mostri, dei doppiogiochisti. Vogliono inculcare tra i proletari l’idea che non si può unire lotta per i diritti, per i lavoratori, per l’ambiente, quella che in gergo si chiama lotta economica, con la lotta per conquistare una società più giusta, egualitaria, senza guerre, barbarie e sfruttamento, per conquistare il comunismo. Il solo sognare questo è sintomo di terrorismo. Puah! Proprio loro che stanno sterminando tramite veri e propri genocidi milioni di persone nelle loro guerre di rapina. Ma dicano pure quello che vogliono. Facendo l’operaio in fabbrica per tanti anni, a turni, a 1200 euro solo quando si lavora per metà del mese solo di notte, morendo di caldo con l’alluminio che sgorga dalla pressa a 450 gradi, lottando a più non posso per sindacalizzare la fabbrica, per conquistare un ambiente dignitoso, contratti che siano veri e non i bidoni che ci rifilano sempre, per difenderci dagli attacchi dei padroni che ci piovono da tutte le parti mentre si vedono tutti i partiti della cosiddetta “sinistra” istituzionale che uno dopo l’altro si vendono all’imperialismo, viene così naturale e spontaneo porsi il problema di ricostruire un partito, un qualcosa di organizzato, che dia una prospettiva politica a tanti lavoratori e proletari in modo che le loro lotte non siano vane e non vadano continuamente a finire ad ingoiare rospi. Che permetta a tutti di sognare e perseguire l’obiettivo di un sistema sociale diverso. Ma quali doppie e triple vite!!! La vita di un compagno è un’unica vita spesa per la riscossa dei proletari, dei giovani, dei lavoratori e delle donne contro questo marcio sistema. Non abbiamo paura delle loro galere, sappiamo che in ogni battaglia sono sempre le prime file a cadere (ammesso e non concesso che siamo caduti).
    Ma sono già pronte le seconde, le terze, le quarte. Si perché finché ci saranno padroni e capitalismo, ci saranno sempre anche proletari e comunismo. Potranno potenziare finché vogliono i loro strumenti di controrivoluzione preventiva, ma non potranno mai sottrarsi a questa legge. Comunque in questo frangente vediamo ben chiaro ciò che è stato detto tante volte e cioè che la democrazia borghese del fascismo non è tornata indietro. Appena vede qualcosa di rosso muoversi, scarica una valanga di nero. Dal linciaggio mediatico che emette sentenze ancor prima dei giudici, all’utilizzo puntuale del codice fascista Rocco, alle centinaia di sbirri sguinzagliati per mezza Italia alla caccia dei comunisti. Non è la paura del terrorismo che li fa muovere, perché loro sanno chi sono i terroristi, visto che sanno usare il terrore. E’ del rosso del comunismo, che hanno paura. Come è stato nel biennio rosso, nella Resistenza, negli anni ’70.
    Ho saputo che la Cgil si dichiarerà parte lesa al processo (è vero?), una bella buffonata. In questa società sono i lavoratori ad essere la vera parte lesa. Da mille accordi bidone, dalla consegna del TFR al capitale finanziario, dal continuo e incessante attacco alle pensioni, ai diritti e alle conquiste storiche del movimento operaio. Il tutto “democraticamente” svolto senza alcuna consultazione tra i lavoratori. E poi accusano noi di essere degli infiltrati. Proprio loro, i vertici sindacali, che la fabbrica l’hanno vista solo da lontano, e quelli che l’hanno vista da vicino se en sono dimenticati in fretta e furia per potersi incollare comodamente alla poltrona. Non voglio banalizzare tutto. Nel sindacato ci sono tane brave persone che lavorano, militanti seri e onesti che hanno veramente a cuore gli interessi dei lavoratori e che si fanno il culo. Ne ho conosciuti tanti e con loro ho condiviso l’entusiasmo di tante lotte. Ma i criteri “democratici” di selezione dei dirigenti fanno sì che i vertici siano composti da burocrati che conoscono le condizioni dei lavoratori solo per sentito dire.
    Beh, ora basta, è ora di salutarvi tutti. Io sto benone, le giornate sono lunghe ma passano. Spero di uscire presto da questo cazzo di isolamento. Mi sto allenando e faccio lunghe dormite ininterrotte come non facevo da anni a causa dei turni. Il morale è buono e non sono certo queste quattro sbarre a fiaccarmelo. Mi raccomando, speditemi tutto il materiale che circola, che mi permette di avere maggior percezione di quello che avviene fuori. E’ una gran gioia scoprire la solidarietà che ci circonda e, devo ammetterlo, a volte mi commuovo. A presto e nel frattempo buon lavoro.

    Noi siamo comunisti loro sono i terroristi.
    Hasta siempre la victoria.
    Con forza e amore

    Bortolato Davide
    Opera, 10 - 03 - 2007

    A luta continua

  9. #9
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    San Vittore 22/3/07 VI raggio

    Miei cari ma’e pa’,

    Io sto bene, finalmente ho un po’ di tempo per leggere , studiare , riposare e fare esercizio senza dover aspettare una pensione che oramai arriva quando sei già morto. L’unico pericolo che si corre in galera è quello di diventare un’ameba teledipendente e quindi bisogna ingegnarsi per combattere la monotonia. Per questo motivo e per far fruttare meglio il tempo, ho deciso di iscrivermi ad una facoltà di lingue, Angela, mi ha detto che c’è la facoltà di mediatore culturale, mi sembra interessante perchè è impostata su un piano più pratico della classica facoltà di lingue, si studia pìù cultura e storia e meno letteratura.

    Ci voleva la galera per convincermi a fare l’università!

    Spero siate contenti?!

    Mi dispiace di avervi procurato ansia e dolore per la mia vicenda. Ma è grazie a voi, a l’educazione nei valori di giustizia sociale e uguaglianza che mi avete inculcato e l’esempio di rettitudine e coerenza, fino all’estreme conseguenze, nelle proprie idee dato da mio nonno e nonno Ernesto, che fin da ragazzino provavo sofferenza per l’endemica ingiustizia di questa società e odio per chi la perpetra e la riproduce. Avrei potuto chiudere gli occhi, diventare un missionario e, inconsapevolmente, far parte del problema ma ho scelto di essere un comunista che, coerente e conseguente alle proprie idee combatte lo stato di cose presente. Ed è questo di cui mi accusano e per questo mi incarcerano ma è proprio per questo che sono tranquillo e sicuro di me e delle mie idee che nessun tipo di coercizione e violenza potrà far piegare. Se fossero bastati carcere e repressione per mettere a tacere chi nel corso dei secoli ha combattuto per la giustizia e la libertà vivremmo in un mondo peggio di quello che adesso. Ma la loro arroganza e superbia classista, il loro livore fascista è cosi cieco idiota da credere di poter fermare la storia e ingabbiare un’idea, dal passato e dal futuro grande e glorioso, che rappresenta l’unica speranza per il futuro dell’umanità.

    Ogni volta che ci chiamano terroristi mi vengono a mente i cartelli appesi al collo ai partigiani trucidati dai fascisti, di diverso d’allora c’è solo la facciata democratica ad indorare la pillola (non a caso l’art. 270 c.p.,associazione sovversiva è del codice fascista “Rocco”).

    Ora più di prima, la crisi economica spinge la borghesia, vera amministratrice di questo stato, a ridestare e inasprire il suo armamentario repressivo fascista, sia per ottenere la pace sociale, a fronte di una sua esasperata richiesta di maggiore “competitività” e maggiori profitti (leggi più sfruttamento e miseria) e sia per gestire sul fronte interno le sue avventure imperialistiche fatte di “missioni di pace” ed “esportazioni di democrazia”. A tal proposito i maggiori sindacati, già da tempo arruolati per questo fine, assumono il ruolo di alfieri delle forze contenitivo-repressive, insomma, la caccia al comunista contestatore comunista e aperta. E’ ricominciata la caccia alle streghe.

    Sono contento di farmi la galera se questa condizione è servita per farvi aprire gli occhi sulla verità di queste cose e sono fiero di voi per come avete e continuate ad affrontare la questione. Essere uniti nella solidarietà proletaria è fondamentale per mantenere salda la dignità politica dei prigionieri contrastando, quindi, l’immagine di criminali e terroristi che i nostri accusatori, con l’ausilio di pennivendoli e teleimbonitori, vogliono addossarci, costringendoli a smascherare il carattere tutto politico del loro impianto accusatorio facilitando così anche la difesa sui singoli casi. Bisogna sempre tenere a mente il motto con cui la classe dominante ha sempre puntellato il suo dominio, il “sempre verde” “divede et impera” che stanno applicando con metodo ricorrendo ai metodi più subdoli e squallidi, sia con noi che con la solidarietà sviluppatasi all’esterno. Solo una risposta ferma ed unitaria, da dentro e fuori il carcere può inceppare questo perverso meccanismo. Ma sono certo che tutto questo vi è già chiaro.

    A proposito di solidarietà, mi è giunta anche da parte del console generale del Venezuela.__

    Vi bacio e vi abbraccio forte, un abbraccio anche a quel torzo di mio fratello che quando mi ha visto ha esordito con: <<Ha Ha Ha T’ sì fatt’
    arrestà..>>.

    Un abbraccio e un bacio anche agli zioni alle nonne e ad Inna

    E un bacio, un abbraccio e un saluto a pugno chiuso e a testa alta a Francy, Emilia e a tutti i compagni.

    N.B. Se volete fate leggere questa mia anche ai compagni.

    A luta continua

  10. #10
    Bolivariano
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    Topic straordinario !!!
    Grazie Sandinista..

 

 
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