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    Basileus ton Romaion
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    Predefinito Il primo socialista della Storia...

    Dalla newsletter del Partito Socialista:

    NEWSLETTER DEL 25 MARZO 2008
    Il primo socialista della storia. Polemiche sullo spot su Gesù
    Boselli: Cristo è di tutti
    Le versioni sono due: una di 30 e un'altra di 15 secondi. E in tutte e due la scena clou è la stessa: un Cristo biondo, quello di Jesus Christ Superstar, che apre le braccia verso il cielo mentre una voce fuori campo dice: "E' lui il primo socialista della storia!". Lo spot elettorale dei Socialisti, che dal 29 marzo sarà trasmesso su tutte le reti Tv nazionali, ha già sollevato numerose polemiche nei giorni scorsi "senza che nessuno lo avesse visto". Così oggi il leader Enrico Boselli, accompagnato da Gavino Angius e da Roberto Villetti, decide di rispondere ai detrattori mostrando il video in anteprima alla stampa, nella sede del partito, e spiegando che "una polemica preventiva equivale di fatto ad una censura preventiva".
    Non c'è nulla di "blasfemo" in questo messaggio che abbiamo voluto trasmettere, incalza Angius, perché "Gesù è di tutti" ed è stato "senz'altro lui il primo ribelle della storia": un "ribelle che si è battuto per la libertà e la giustizia del genere umano". E un conto, sottolinea Boselli, è "criticare le gerarchie ecclesiastiche per alcune scelte sulle quali non siamo d'accordo e altro è parlare di Cristo. Sono due cose completamente diverse".
    Il primo che paragonò i valori del cristianesimo all'umanesimo socialista, poi, ricorda Villetti, fu addirittura Antonio Labriola nel 1896, quindi "nessuna novità" su questo fronte.
    Nello spot elettorale, realizzato dalla regista Katia Simmi, ci sono varie immagini di Gesù prese da tre film diversi: "Jesus Christ Superstar", il "Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini e "Sette chilometri da Gerusalemme" di Claudio Malaponti. "Nella prima versione del video - spiega la regista - avevamo inserito brani anche di altri film tra cui la 'Passione di Cristo' di Mel Gibson, ma poi abbiamo deciso di accorciare e la scelta è ricaduta solo su questi tre".
    Nello spot si alternano così varie immagini di Gesù, in bianco e nero e a colori, fino a quando un attore, sempre vestito da Nazareno, non traccia un cerchio in terra, mentre la voce fuori campo si rivolge direttamente al potenziale elettore invitandolo a "chiudere il cerchio" votando Socialista. Il cerchio disegnato si tinge di rosso e si trasforma nel simbolo "Partito Socialista-Boselli".
    Il segretario del Ps spiega che i Socialisti spesso si sono rifatti ai valori del Vangelo e del cristianesimo, a cominciare dal '46, e questo perché il "Socialismo ha sempre fatto della difesa dei più deboli la sua battaglia fondamentale". Quindi il riferimento al Cristo da parte dei socialisti non deve preoccupare, né indignare anche perché, sottolinea Angius, "Gesù è di tutti coloro che sanno raccogliere la forza del suo messaggio".
    Angius, respingendo ogni giudizio di "immoralità" e di "blasfemia" espresso in questi giorni contro lo spot soprattutto dagli ex Dc, ricorda che fu piuttosto la Dc nel '48 ad essere "sacrilega" quando coniò lo slogan: "Nell'urna Stalin non ti vede, Dio sì...".
    E a dimostrazione di quanto i socialisti abbiano sempre fatto riferimento all'umanesimo cristiano, Villetti riferisce un ricordo d'infanzia di Fernando Santi, ex segretario Cgil, che portato dal padre in una sezione socialista vedendo due quadri appesi raffiguranti due uomini con la barba, uno scuro e un altro biondo chiese al padre chi fossero. E la risposta fu: "Il primo, figlio mio, è Karl Marx, il secondo è Gesù, il primo socialista della storia...".
    Infine Boselli, replicando alle critiche giunte in particolare dai centristi, si è chiesto il perché di questa polemica preventiva: "Nel messaggio dei socialisti non c'è nulla di sacrilego, di immorale. Immorale, casomai, è proporre la Rosa bianca e scoprire un giorno che non c'è più perché si è presa un seggio da Casini".
    Mancini: il nostro spot non è blasfemo
    "Lo spot elettorale del nostro partito, che, come tanti che l'hanno criticato, tu non hai visto è ben lungi da dare un'idea sbagliata del socialismo, infatti non contiene nulla di blasfemo, o di offensivo, né può essere interpretato in alcun modo come una mancanza di rispetto". Lo scrive Giacomo Mancini, rispondendo alla lettera inviata dal sindaco socialista di San Giovanni in Fiore a Enrico Boselli, nella quale lo invitava a lasciare stare Cristo. "Si tratta, infatti, - prosegue Mancini - non di un manifesto elettorale con la figura di Cristo, che, tuo padre da socialista se ne ricorderà, fu già usato nella campagna elettorale del 1946, ma di una serie di immagini, molto intense e evocative, che rappresentano un omaggio al cristianesimo originario. Concordando sugli importanti contenuti e sugli obiettivi che ci attendono, elencati nella tua lettera - conclude - sono certo che tu assieme al nostro candidato Pierino Lopez non farete mancare il vostro prezioso contributo in questa difficile sfida".
    Battilocchio: sul nostro spot critiche gratuite
    "Credo che la nuova stagione della sinistra italiana, trainata da una rinnovata prospettiva socialista - afferma Alessandro Battilocchio - non possa non intervenire nel rivolgere uno sguardo particolare alle sacche di povertà e di emarginazione che esistono nel nostro paese. Bisogna tornare a porre al centro della politica la valorizzazione dell'individuo e della dignità della persona, con un approccio solidale al concetto di comunità e di società: una formula che i socialisti negli anni ottanta declinarono con lo slogan 'meriti e bisogni' e che oggi va integrata con talento, inclusione, innovazione, dinamismo. Dispiace - aggiunge Battilocchio - che ci siano state una serie di critiche gratuite nei confronti del nostro spot elettorale, prima che andasse in onda. Un breve filmato che partendo da una figura storica importante, come quella di Cristo, vuole riaffermare alcuni valori per i quali da sempre i socialisti si sono battuti, tra i quali l'impegno a favore dei più deboli, degli emarginati, degli ultimi. Gli ultimi che oggi sono i giovani disoccupati, quelli 'a tempo', molto spesso i lavoratori fantasma, oppure immigrati lavavetri o persone vittime della mafia, del racket o, peggio ancora, nuovi analfabeti e diseredati. Gli ultimi sono oggi i ragazzi che cadono nella spirale della droga, gli emarginati della società, i malati che vedono le loro speranze frustrate da divieti medievali, i diversamente abili e le loro famiglie. Gli ultimi, persone che chiedono misericordia ed una vita laica fatta da un po' di benessere: non tanto ma il giusto. È soprattutto a loro - conclude Battilocchio -che noi socialisti dobbiamo dedicare il nostro impegno politico".
    Craxi: blasfemo è chi difende la famiglia e va a prostitute
    "La sola cosa veramente blasfema in questa ondata di ipocrisia che sta investendo la campagna elettorale socialista è la pretesa di certi partiti di ispirazione cattolica, i quali annoverano leader divorziati e risposati che sulla famiglia predicano bene e 'razzolano' male o deputati sorpresi a fare 'festini' con prostitute e cocaina, per non parlare d'altro: proprio un bel modo di rappresentare con coerenza il messaggio cristiano". Così Bobo Craxi risponde alle polemiche sullo spot elettorale del Ps. A cominciare da quella di Luca Volonte dell'Udc per il quale questo spot è "un sotterfugio miserabile, oltre che blasfemo".
    Del Bue: chi si scandalizza non conosce Prampolini
    "Perché - afferma Mauro Del Bue - menar scandalo se si dice 'Cristo è stato il primo socialista'? Cari Gasparri e Baccini, dimostrate di non conoscere la storia. E in particolare la storia del primo socialismo. Più in particolare ancora la figura di Camillo Prampolini, deputato e laeder socialista riformista, che nel 1897 scrisse 'La predica di Natale' osservando proprio che Cristo è stato socialista, mentre la Chiesa del suo tempo non era cristiana. Prampolini stesso era definito il 'Cristo socialista' e usava simbologie e parabole di stampo cristiano per convincere i contadini del suo tempo a diventare socialisti. Cosa che gli riuscì perché nella provincia di Reggio Emilia, dove seminava la sua predicazione, i socialisti divennero maggioranza già agli inizi del secolo scorso".















    Qualcuno ha un link dove si possa vedere questo spot? Sono curioso.

  2. #2
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    Mi sa che non è ancora uscito... Comunque l'idea è carina, e le polemiche volute. Continua la strategia di Boselli per cercare di attirare visibilità mediatica. Devo ammetterlo, Crespi sta facendo un buon lavoro.

  3. #3
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    Yep, ottima ideuzza [lo spot esce da sabato 29]

    Comunque, è un rapporto che viene da lontano !

    La predica di Natale [Camillo Prampolini]




    Quando i contadini e i giornalieri uscirono dalla
    chiesa, videro sulla strada un uomo che, salito su
    un tavolo e circondato da alcuni del villaggio, co-
    minciò a parlare
    Si avvicinarono.
    Era il giorno di Natale, e quell’uomo diceva:


    Siete voi cristiani?

    Lavoratori! Ancora una volta voi avete festeggia-
    ta nelle vostre case e nella vostra chiesa la nascita
    di Gesù Cristo. Ma interrogate la vostra coscien-
    za: siete ben sicuri di meritare il nome di cristia-
    ni? siete ben sicuri di seguire i principii santi pre-
    dicati da Cristo e pei quali egli morì?
    Badate! Voi vi dite cristiani, perché recitate le
    preghiere che vi insegnarono i vostri parenti; per-
    ché andate alla messa e alla benedizione; perché

    1

    infine vi confessate, vi comunicate e osservate
    tutte le altre pratiche del culto cattolico.
    Ma credete voi che questo basti per chiamarsi
    cristiani?
    Voi non potete crederlo, o amici lavoratori. Non
    potete crederlo, perché diversamente – se si do-
    vesse ammettere che il cristianesimo consista nel-
    le sole pratiche del culto cattolico – si dovrebbe
    arrivare alla strana, assurda, ridicola conclusione
    che i primi e più devoti seguaci di Cristo e lo stes-
    so Cristo in persona… non furono cristiani!


    I primi cristiani – Come furono perseguitati

    Voi sapete, infatti, che quasi duemila anni or so-
    no, quando Cristo cominciò a predicare la sua fe-
    de, non c’erano né curati, né parroci, né ve-
    scovi, né cardinali, né papi e neppure “chie-
    se” nel senso che voi date a questa parola. Gesù –
    il figlio del povero falegname di Nazaret – anda-
    va per le vie e per le piazze a spiegare le sue
    dottrine.
    Voi sapete che egli era quasi solo contro tutti;
    che lo seguivano soltanto degli umili popolani:
    dei pescatori, degli artigiani, delle povere donne
    e dei ragazzi; che i ricchi e i sacerdoti del suo
    paese, i farisei e gli scribi lo derisero dapprima
    come un matto e poi, quando videro che le sue

    2

    idee si facevano strada, lo fecero arrestare come
    un perturbatore dell’ordine, come nemico della
    società e della religione: e – stoltamente iniqui,
    credendo di seppellire con lui il suo pensiero – lo
    trassero a morte, condannandolo al crudele e in-
    famante supplizio della croce.
    Voi sapete che per trecento anni i suoi seguaci
    continuarono ad essere vittime delle più feroci
    persecuzioni. Considerati quali malfattori; odiati
    nei primi tempi anche dal popolo, che in genera-
    le era ancora troppo ignorante, superstizioso ed
    incivile per comprendere il loro ideale; lapidati,
    gettati in pasto alle fiere, uccisi a migliaia, essi
    dovevano nascondere la loro fede quasi fosse un
    delitto: e per trovarsi insieme qualche ora tra fra-
    telli, lontani dai nemici, a parlare delle loro dolci
    speranze, dovevano cercar rifugio sotto terra, nel
    silenzio solenne delle catacombe.
    Voi sapete che finalmente, dopo tre secoli di
    lotta, al tempo dell’imperatore Costantino –
    quando il loro numero fu cresciuto al punto che
    ormai quasi tutto il popolo era con loro, e i po-
    tenti si accorsero che le persecuzioni erano inuti-
    li – le persecuzioni cessarono.
    E allora anche i ricchi, anche i re e gli impera-
    tori e tutti vollero dirsi cristiani. E Cristo fu ado-
    rato come Dio.



    3

    Gesù Cristo e le preghiere

    Sorsero appunto allora le prime “chiese”, apparve-
    ro allora i primi preti, i quali poi andarono via via
    moltiplicandosi e introdussero l’uso della messa,
    della benedizione, della confessione e di tutte le
    altre cerimonie cattoliche, quali sono adesso.
    Ma Gesù e i suoi primi e grandi discepoli non
    praticarono nessuno di questi usi. Anzi (sta
    scritto nel Vangelo) Gesù chiamava ipocriti quei
    tali che al suo tempo “amavano di fare orazio-
    ne, stando ritti in piè” – com’egli diceva – “nelle
    sinagoghe e ne’canti delle piazze, per essere
    veduti dagli uomini”. E insegnava che la sola ce-
    rimonia religiosa, la sola preghiera da farsi era il
    Pater noster, che ognuno doveva recitare solita-
    riamente nella propria stanza.
    Ora: vorrete voi dire, amici miei, che Gesù Cri-
    sto non era cristiano? Vorrete voi dire che non era-
    no cristiani quei generosi popolani, padri vostri,
    che con lui, sfidando le persecuzioni e il martirio,
    furono i veri fondatori del cristianesimo?
    Voi non direte certamente una simile assurdità.


    Il “regno di Dio”

    Ma allora perché furono cristiani quegli uomini,
    che pur non andavano a messa e non conobbe-
    ro preti né chiese?

    4

    In che consiste dunque veramente la dottrina
    di Cristo? Quali erano i principii che egli predica-
    va e che suscitarono tanto rumore e tanta guerra
    intorno a lui e a’suoi seguaci?
    Eccoli qui, o lavoratori, i principii essenziali
    del cristianesimo, i principii che bisogna seguire
    se si vuole davvero essere cristiani.
    Gesù era profondamente convinto che gli uo-
    mini fossero tutti figli di uno stesso padre celeste:
    Dio; e Dio egli lo concepiva come un essere infi-
    nitamente giusto e buono.
    Ora, come mai – egli si domandava – come mai
    esistono nel mondo tante ingiustizie? Come mai
    gli uomini sono divisi in ricchi e poveri, in padro-
    ni e schiavi? Come mai vi sono gli Epuloni viven-
    ti nel lusso e i Lazzari tormentati dalla più crude-
    le miseria? È possibile che Dio – il padre infinita-
    mente giusto e buono – voglia queste inique disu-
    guaglianze tra i figli suoi?
    No – egli pensava – evidentemente queste disu-
    guaglianze derivano solo dall’ignoranza e dalla
    malvagità degli uomini. Dio non può volerle. Cer-
    tamente, Dio le condanna. Certamente, Dio vuole
    che gli uomini vivano come fratelli – distribuen-
    dosi in pace e giustizia la ricchezza comune – e
    non già vivano come lupi in lotta l’uno contro
    l’altro, godendo gli uni della miseria degli altri.
    Dunque – diceva Gesù ai suoi compagni – noi
    dobbiamo far guerra a questo doloroso e brutto

    5

    regno dell’ingiustizia in cui siamo nati; noi dob-
    biamo volere, fortemente volere il regno della
    giustizia, dell’uguaglianza, della fratellanza
    umana, perché questo è il regno che Dio vuole
    fra gli uomini; noi dobbiamo persuadere i nostri
    fratelli che esso è possibile e non è un sogno.
    Dobbiamo trasfondere in loro la nostra fede, e il
    “regno di Dio” si avvererà....
    Questo, o lavoratori, questo era il pensiero, e
    questa fu la predicazione di Cristo.
    Un odio profondo per tutte le ingiustizie, per
    tutte le iniquità, un desiderio ardente di ugua-
    glianza, di fratellanza, di pace e di benessere fra
    gli uomini; un bisogno irresistibile di lottare, di
    combattere per realizzare questo desiderio – ecco
    l’anima, l’essenza, la parte vera, santa ed immor-
    tale del cristianesimo....


    Siete cristiani?

    Ed ora ditemi: siete voi cristiani? lo sentite voi
    questo benefico odio pel male? lo sentite voi que-
    sto divino desiderio del bene? Voi che cosa fate
    per combattere il male? che cosa fate per realiz-
    zare il bene?
    Perché – badate, amici miei! – voi potete anche
    andare in chiesa ogni giorno; voi potete ogni
    giorno confessarvi e comunicarvi; voi potete reci-

    6

    tare quante preghiere volete; ma se assistete in-
    differenti alle miserie e alle ingiustizie che vi cir-
    condano, se nulla fate perché esse debbano
    scomparire, voi non avete nulla di comune con
    Cristo e i suoi seguaci, voi non avete capito nulla
    delle loro dottrine, voi non avete il diritto di chia-
    marvi cristiani...
    Ebbene, in questo giorno di Natale, mentre voi
    festeggiate la nascita dei Nazareno, io che appar-
    tengo al partito socialista, sono qui a dirvi: siate
    cristiani, o lavoratori, ma siatelo nel vero ed alto
    senso della parola!


    Cristo non fu ascoltato

    II “regno di Dio” voluto da Gesù, non fu ancora
    attuato, Passati i pericoli dei primi anni del cri-
    stianesimo, molti vollero dirsi cristiani, ma quasi
    nessuno si ricordò de’principii di Cristo.
    Ed ora – voi lo vedete – le disuguaglianze e le
    miserie che egli ha combattuto sono più vive che
    mai. Il mondo è devastato e insanguinato dal si-
    stema capitalista, che è il sistema dello sfrutta-
    mento, della speculazione, della concorrenza,
    della guerra.
    E appunto perciò io dico a voi uomini e donne:
    siate cristiani – cioè combattete questo iniquo e
    barbaro sistema economico, frutto dell’egoismo

    7

    individuale, che colpisce principalmente voi e i
    vostri fratelli di lavoro e che dissemina sulla terra
    lutti e rovine.
    È venuto il tempo in cui il sogno di Cristo può
    essere finalmente realizzato. Basta che i lavora-
    tori lo vogliano.


    Lavoratori, organizzatevi!

    Se i lavoratori dei campi e delle città si daranno
    la mano; se avranno fede nella giustizia; se com-
    prenderanno che gli uomini sono uguali e che
    per conseguenza nessuno ha diritto di dirsi pa-
    drone di un altro e di vivere a spese altrui, ma
    tutti hanno l’obbligo di prendere parte al lavoro
    necessario alla via di tutti; se per vivere umana-
    mente – cioè per diventare liberi, per non aver
    padroni e godere insieme l’intero frutto delle loro
    fatiche – i lavoratori, invece di vivere isolati e di
    farsi concorrenza, metteranno in pratica il pre-
    cetto di Cristo: Amatevi gli uni cogli altri sicco-
    me fratelli, e formeranno dovunque le loro orga-
    nizzazioni; allora, davanti alla loro crescente e
    sempre più capace organizzazione, le ingiustizie
    sociali scompariranno come si dileguano le tene-
    bre dinanzi al sole che nasce. E sorgerà così il
    mondo buono e lieto della solidarietà umana
    agognato da Cristo, il “regno di Dio”.

    8

    Lavorate a farlo sorgere, o lavoratori!
    Se non per voi, fatelo per i vostri figli; i quali –
    poiché li generaste – hanno bene il diritto che voi
    vi adoperiate in ogni modo, affinché non siano
    essi pure costretti a vivere la vita misera e serva
    che da secoli voi vivete.
    Unitevi, organizzatevi! per voi, per le vostre
    donne, pei vostri bambini; per la difesa dei vostri
    più indiscutibili diritti; per la redenzione dovero-
    sa della vostra classe!
    Per voi e per tutti, o lavoratori, abbiate fede nel
    bene, sappiate volerlo, – sorgete, lottate perché la
    giustizia sia!


    “Beati coloro….!”

    Solo in questo modo voi potrete dirvi veramen-
    te seguaci di Cristo e raggiungerete la meta
    ch’egli intravvide e per la quale egli e mille marti-
    ri generosamente si sacrificarono.
    Lo disse Gesù istesso nel suo famoso “Discorso
    della Montagna”.
    “Beati coloro che sono affamati e assetati di
    giustizia, perciocché saranno saziati”!
    “Beati coloro che son vituperati e perseguitati
    per cagion di giustizia!”
    Prendete a guida della vostra vita queste paro-
    le, o amici lavoratori, e voi sarete.... socialisti.

    9

    Sì, voi sarete con noi, voi lotterete tutti al no-
    stro fianco, perché noi socialisti siamo oggi i soli
    e veri continuatori della grande rivoluzione so-
    ciale iniziata da Cristo.
    Siamo noi “gli assetati di giustizia”. Siamo
    noi che, in nome dell’uguaglianza umana levia-
    mo alta un’altra volta la bandiera dei poveri, dei
    diseredati, dei piccoli, degli umili, degli oppressi,
    degli avviliti, dei calpestati! Siamo noi che – in-
    nalzando un inno al lavoro produttore d’ogni ric-
    chezza – annunziamo ai ricchi padroni del mon-
    do il trionfo immancabile e il regno dei lavorato-
    ri; noi che ci sforziamo ad affrettare questo re-
    gno; noi i “vituperati e perseguitati per cagion
    di giustizia”.

  4. #4
    Basileus ton Romaion
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    Comunque Gesù non è stato il primo socialista della Storia... Prima di lui almeno Platone lo è stato.

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    Il 29 marzo faccio 23 anni. Lo farò visionare agli invitati durante i festeggiamenti. Ci sarà anche una delegazione di amici ciellini.

  6. #6
    Basileus ton Romaion
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    Citazione Originariamente Scritto da Sajeva Visualizza Messaggio
    Il 29 marzo faccio 23 anni. Lo farò visionare agli invitati durante i festeggiamenti. Ci sarà anche una delegazione di amici ciellini.


  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Caimano Visualizza Messaggio
    Comunque Gesù non è stato il primo socialista della Storia... Prima di lui almeno Platone lo è stato.
    be insomma..
    platone predicava un comunismo di ''casta''..mica universale..

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da alemaggia Visualizza Messaggio
    be insomma..
    platone predicava un comunismo di ''casta''..mica universale..
    Platone era parlamentarista?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da alemaggia Visualizza Messaggio
    be insomma..
    platone predicava un comunismo di ''casta''..mica universale..
    Direi un comunismo elitario-meritocratico...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Dodo88 Visualizza Messaggio
    Direi un comunismo elitario-meritocratico...
    Quoto, l'ideale sarebbe comunismo di massa con governo elitario-meritocratico-massonico-pidiessinopolliano

    Socrate, però, nel "Pantheon Filosofico" socialista penso possiamo mettercelo ... abbiamo una bella lapide in piazza, dedicata a Francisco Ferrer : "Amò la Giustizia, e per sete di Verità affrontò il supplizio, come prima di lui Socrate e Cristo".

 

 
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