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    Predefinito Caccia alle streghe, bugie anticattoliche

    Caccia alle streghe, bugie anticattoliche

    di Mario A. Iannaccone

    Esce negli Usa una «Enciclopedia della stregoneria» in cui 170 tra i migliori specialisti ribaltano molti pregiudizi in materia.

    [Da «Avvenire», 03 aprile 2007]

    L’Inquisizione? Una «leggenda nera»; in realtà la sua opera nei secoli XVI e XVII ha addirittura evitato gli eccessi. Le vittime della repressione non furono né 6 né 9 milioni, bensì da 30 a 40 mila in 350 anni. E non solo donne.

    A partire dal Quattrocento, e per oltre tre secoli, si è scatenata la cosiddetta «caccia alle streghe», un fenomeno culturale e sociale complesso che ha determinato una violenta attività repressiva in molti Paesi. Sulla «caccia alle streghe», e sulle streghe, si è detto tutto e il suo contrario. S’è sostenuto che queste ultime fossero parte di una religione occulta ma anche un’invenzione, una proiezione delle fantasie maschili; oppure un’espressione delle culture alternative. Teorie marxiste e storiografia liberale, letture antropologiche e sociologiche si sono avvicendate accumulando una letteratura impressionante per mole e varietà. Negli ultimi anni sono state pubblicate alcune opere che hanno tentato di sistemare in modo enciclopedico il lavoro svolto e il dibattito storiografico che ne è seguito; ma i risultati non hanno rispettato le promesse. Del resto, sul fenomeno storico della stregoneria si pubblica ancora moltissimo, ma troppo spesso vengono ignorate le acquisizioni più recenti della ricerca e i punti di consenso degli studiosi. Una buona occasione per contemplare con un unico sguardo lo stato dell’arte degli studi sull’argomento è l’Encyclopedia of Witchcraft. The Western Tradition, curata da Richard M. Golden, (ABC-Clio, 2007, 4 volumi). Non ci si allarmi, non è una raccolta enciclopedica di pozioni e ricette di maleficio, ma un ottimo esempio di divulgazione d’alto profilo, e di carattere interdisciplinare, che raccoglie i contributi di 170 specialisti di ogni parte del mondo. Considerando l’autorevolezza del gruppo di studiosi chiamati a compilare le singole voci, (alcuni nomi: Henry Kamen, Brian P. Levack, Gustav Henningsen, Andrea Del Col, Oscar Di Simplicio, Gabriella Zarri, Marina Montesano) l’opera offre un contributo notevole nel chiarire anche l’aspetto delle responsabilità di parte cattolica che - lo si legge per esempio alla voce Misconceptions («Fraintendimenti») - la ricerca ha ridimensionato notevolmente. E tuttavia vere e proprie legge nde nere sopravvivono, a questo proposito, «in parte - si legge - perché il pubblico non ha accesso immediato agli studi degli specialisti e in parte perché certe idee servono a propositi contemporanei». Tra gli equivoci perpetuati vi è, ad esempio, il ruolo dell’Inquisizione che per gran parte del pubblico incarna l’istituzione maggiormente responsabile della caccia alle streghe. Nessuno può negare l’impatto del celeberrimo Malleus Maleficarum, il manuale per inquisitori scritto dai domenicani Spenger e Kramer, né il ruolo dell’Inquisizione in altre attività di repressione ereticale. Ma nel merito della caccia alle streghe pare proprio che le leggende nere debbano essere riscritte. Difatti - si legge in Witchcraft - «l’Inquisizione portoghese, spagnola e romana non solo non si sono macchiate della repressione delle streghe», vere o presunte, ma hanno addirittura evitato «lo scatenarsi delle cacce alle streghe durante il XVI e XVII secolo nel Sud Europa». Nemmeno risponde a verità che l’inquisizione papale già incaricata di combattere l’eresia catara sarebbe stata poi impiegata nei secoli successivi contro le streghe. Quest’idea è basata su una trovata di Étienne Léon de Lamothe-Langon, storico senza scrupoli, che nel 1829 falsificò documenti per fornire pezze d’appoggio alla sua tesi. Venendo ad altri aspetti, leggiamo che gli studi recenti hanno anche indebolito l’associazione univoca fra vittima della caccia alle streghe e sesso femminile. È vero che la maggioranza delle vittime furono donne, ma va tenuto presente che i cacciatori di streghe erano interessati alle persone accusate di stregoneria e non alle donne «in quanto tali» e infatti non poche vittime delle periodiche ondate di repressione furono uomini. Un’interpretazione sociologica un tempo in auge, e sostenuta soprattutto tra le studiose femministe, sostiene che le streghe fossero le depositarie della medicina tradizionale in competizione con due categorie che si andavano professionalizzando: i medici e il clero. Le accuse di stregoneria sarebbero state una risposta a questo mutamento. Ma, a conferma di quest’ipotesi, un tempo popolarissima, non sarebbe stata trovata ancora «nessuna prova». Per ultimo arriviamo all’argomento più delicato, quello del numero delle vittime. La cifra oggi proposta dagli storici, nonostante le sue oscillazioni, è lontanissima dai «sei» o «nove milioni di streghe» ripetuta acriticamente dai tanti improvvisati «storici della caccia alle streghe», e persino da intellettuali come Élemire Zolla, ed è pure lontana dalle centomila vittime che costituivano il calcolo di Voltaire. Il team internazionale di esperti riunito nell’opera di Golden, incrociando i dati disponibili, propende per circa trenta-quarantamila vittime in circa 350 anni. Una cifra spaventosa, certamente, che segnala l’importanza e la gravità del fenomeno, e l’impegno che ancora richiede il suo studio e la sua interpretazione. Lo stesso impegno che impone correttezza e limpidezza nella divulgazione dei risultati della ricerca storica - pur senza occultare la presenza di opinioni contrastanti, che dialogano anche fra le voci di questa grande «Enciclopedia». Affinché queste lontane tragedie non facciano il gioco di interessi contemporanei.

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  2. #2
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    Piano, piano finalmente vengono smontate le menzogne della cosidetta "storiografia laica", che la chiesa secoli fa sapeva già essere false come la famigerata affermazione "eppur si muove", che tutta la propaganda massonica diceva essere stata pronunciata da Galileo Galilei, quando quest'ultimo comparì davanti al tribunale della Santa Inquisizione, per dimostare la teoria eliocentrica, che sosteneva che il Sole fosse al centro dell'Universo(anch'essa clamorosamente smentita dalle apparizioni della santa Madonna a Fatima).Peccato che la frase in questione fosse in realtà stata inventata nel 1757 a Londra dal padre del giornalismo moderno Giuseppe Baretti (o sarebbe meglio dire della menzogna giornalistica moderna) nel suo Italian library.
    Fu detto(e si dice tuttora) che la frase esaminata fosse stata inventata di sana pianta per difendere la "credibilità"(ed ha in realtà screditato anche la deontologia di Baretti) dello scienziato pisano, ma in realtà fu inventata per avere un motivo polemico e propagandistico in più da utilizzare contro la chiesa cattolica, trasformando il "pavido" e gretto(una persona che approfitta dell'amicizia del Papa, che cercò tra l'altro di evitargli fino all'ultimo la condanna e gli lasciò un'ampio periodo di studio e di discussione delle sue tesi senza mai denunciarlo per eresia a patto che egli presentasse la teoria copernicana come ipotesi matematica e non come verità scientifica, riferendo nel libro Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano in chiave canzonaria le argomentazioni sostenute dal Papa in privato e messe in bocca ad un personaggio ridicolo e sbeffeggiato già dal nome "Simplicio" come lo definireste?) Galileo, che tra l'altro bisogna ricordare che non portò mai prove scientifiche assolutamente certe sulla teoria copernicana, nell'eroe del libero pensiero(o sarebbe meglio dire del "talmudico pensiero"?).
    Bisogna inoltre aggiungere che il cardinale Bellarmino chiese a Galileo di presentare la sua teoria come un'ipotesi matematica e non come verità scientifica, dato che essa era indimostrabile dal punto di vista scientifico(e lo è tutt'ora), aspettando che peraltro che ci fossero dei dati certi.
    Galileo, infatti, argomentava che la prova della teoria eliocentrica è nelle maree che sarebbero influenzate dal moto lunare, tesi poi rivelatasi completamente falsa, il che dimostra se ce ne fosse ancora bisogno che quelle sostenute come "verità indiscutibili" dagli assertori del libero pensiero altro non erano che false leggende propagandate secondo il famoso motto dell'intellettuale francese Voltaire:<calunniate, calunniate, tanto qualcosa resterà>, e infatti molti ancora oggi credono a queste leggende nere.

  3. #3
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    Ripesco questo interessante intervento di Guelfo Lombardo...

 

 

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