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    Uomo tropicale
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    Lightbulb L'equivoco del Neopaganesimo

    L'equivoco del neo-paganesimo
    di Mario Polia
    (da Il seme e la pienezza, cristianesimo e altre religioni, pagg. 20-23)

    Accennando alle perniciose conseguenze del sincretismo religioso, fra le tendenze e le mode del neo-spiritualismo moderno occorre menzionare le recenti posizioni di certo neo-paganesimo costruito "a tavolino" da intellettuali e studiosi d'oltralpe e nostrani. Questi negano al pensiero ed alla tradizione cattolica un legittimo posto nella storia d'Europa e ricercano le radici culturali e spirituali dell'Europa prima, oltre e contro il cattolicesimo.
    Propongono un ritorno alle antiche forme di spiritualità precristiane ivi compresi i riti ed i culti alle antiche divinità, riti e culti scelti, peraltro, in base alla Weltanschauung e agli orientamenti culturali di ognuno.
    Ma è proprio questa scelta a tradire una profonda ignoranza delle leggi dello spirito poiché seguire il mos maiorum significa accettare coscientemente di prendere parte attiva nell'ambito della propria tradizione, e non al difuori di essa.
    In altre parole, non si "sceglie" in base a criteri sentimentali o intellettuali la tradizione, il mos maiorum cui appartenere e in base al quale operare le proprie scelte di vita: lo si accetta e lo si segue per un dovere di fedeltà verso i propri antenati (i maiores) e nei confronti della propria tradizione e della propria Patria, intesa come comunione di Terra, Sangue e Spirito.
    Ma occorre soffermarsi esattamente sul concetto di "tradizione" per comprendere la portata di certi errori del neo-spiritualismo: il "tramandamento" - il tradere - implica non solo la trasmissione di una visione del mondo (una "dottrina"; un patrimonio di miti, ecc.) ma richiede anche la trasmissione dei mezzi efficaci che permettono alla persona d'innestarsi sul tronco vivente dell'albero tradizionale, di partecipare cioè alla vita dello spirito, alla comunione col sacro. Fra questi mezzi efficaci vi sono i riti e i sacramenti dei quali gli operatori sono i sacerdotes e non altri(6).
    Orbene, quando la tradizione sacerdotale è stata interrotta; quando le forme liturgiche, che obbediscono a norme precise fissate dalla tradizione, sono anch'esse dimenticate e scomparse; quando i riti sono stati smessi da secoli e da secoli obliate le norme che presiedono alla loro esecuzione; quando le divinità oggetto di culto, forme appartenenti alle tradizioni pre-cristiane, hanno cessato di essere adorate e sono state private dei culti loro tribuiti - evento del tutto normale quando si conchiude un ciclo tradizionale e ne inizia un altro - chi, fra gli uomini, avrà il potere di aprire di nuovo il Cammino interrotto, di attingere alla Fonte da cui promanano tutte le tradizioni? Chi potrà ridar vita alle forme morte ed ai fantasmi degli dèi "morti d'inedia" perché privati del rito e del culto(7)?
    Ricostruire, ad esempio, le tradizioni sacre ed i riti del collegium dei Salii romani o dei Fratres Arvales studiando puntigliosamente i pochi frammenti superstiti di quei culti presenti nelle opere degli scrittori latini e greci non basta per poter ottenere un ricollegamento vivente, reale, operativo con la tradizione propria a quel collegium. Per questo, tentare di riappropriarsi della funzione sacerdotale senza esserne legittimati, o inventare "riti" è espressione di una "volontà di potenza" malata e deviante che sfocia nella hýbris titanica, la stessa che Zeus nel mito greco punì con la folgore.
    Non basta volere, occorre essere ciò che si pretende di essere. Ma, nella dimensione umana dello spirito, per essere non basta il volere, occorre ricercare l'Essere e ricongiungersi all'Essere.
    Ecco il problema, ed ecco l'origine dell'errore e dell'inganno che ne deriva: l'intellettuale, per quanto onesto, coscienzioso ed esatto, non ha accesso alla vita dello spirito, alla Sostanza della Tradizione, mediante le sole qualità del proprio intelletto! Gli intellettuali non possono, e non devono, assumersi il compito di guidare altri sul cammino della Sophia: ciò è contrario a qualsiasi insegnamento tradizionale, anzi, viola l'ordine tradizionale. Per questo, già il poeta greco Pindaro aveva definito i dotti e i saccenti "corvi turbolenti che gracchiano".
    Ma se la filologia e dunque la ragione non può offrire, da sola, la garanzia di un ricongiungimento reale con la Sostanza della Tradizione - che è il Lógos di tutti i lógoi, la Sostanza eterna di tutte le forme, la Norma di ogni norma e legge universale ed umana, l'Etimo ultimo di ogni umano dialogo - come attingere, tramite strumenti puramente umani piani dell'essere posto per loro natura al disopra di essi e da essi inattingibili?
    E come tracciare un Cammino verso il Divino usando strumenti umani?
    Ogni tradizione, ogni "tramandamento" legittimo, presuppone una Rivelazione il contenuto della quale gode degli attributi di: non-generato, eterno, auto-man ifestante si. Senza Rivelazione non v'è Tradizione(8) perché ciò che, in assenza di essa, venisse tramandato non apparterrebbe allo spirito ma sarebbe creazione umana. Pretendere di giungere alla realizzazione spirituale a prescindere dalla Tradizione significa esprimere una "volontà di potenza" che, nel dominio dello spirito, equivale ad una hýbris tanto sterile quanto foriera di tragici errori,
    "La (...) Chiesa (...) crede ed insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza mediante la luce naturale della ragione umana a partire dalle cose create"(9).
    Ma, circa le capacità della ragione umana, in cui agisce la "rivelazione naturale", nei confronti della conoscenza delle cose divine, S.S. Papa Pio XII nell'Enciclica Humanis Generis scrive:
    "Nonostante la ragione umana (...) possa veramente, con le forze ed i lumi della sua natura, giungere ad una conoscenza autentica e certa di un Dio personale, che protegge e governa il mondo per mezzo della sua provvidenza, come pure di una legge naturale posta dal Creatore nelle nostre anime, esistono tuttavia molti ostacoli ché impediscono alla ragione stessa di usare efficacemente e con frutto il suo potere naturale; poiché le verità che si riferiscono a Dio ed agli uomini superano assolutamente l'ordine delle cose sensibili e quando debbono tradursi in atto e proiettarsi nella vita esigono che l'uomo si abbandoni e rinunci a sé stesso. Lo spirito umano, per acquisire tali verità, soffre dfficoltà a causa dei sensi e dell'immaginazione, così come dei cattivi desideri nati dal peccato originale". (Trad. nostra)
    Per tal motivo la creatura, per addentrarsi nel mistero divino e nelle verità dello spirito, deve ricevere dal Creatore il dono della Rivelazione. Perché l'uomo non può "comprendere di Dio ciò che Egli è, ma solo ciò che non è e come gli altri esseri si situano in relazione a Lui.(10)"



    Note

    (6) "Sacerdos" deriva dalla forma lessicale composta i.e. *sakro-dhot-s della quale la prima parte è formata dalla radice *sak- che denota il "sacro" e la seconda sulla radice *dhe- che indica "fare" nel senso di "rendere effettivo", "portare a compimento". Pertanto sacerdos è "colui che rende effettivo il sacro", che permette al sacro di operare ad agli appartenenti ad una data tradizione di ricongiungersi ad esso.

    (7) Si ricordi, a questo proposito, le minacce rivolte dai sacerdoti egizi ai loro dèi quando questi si mostravano sordi alle richieste degli uomini, minacce che riguardavano l'interdizione della pronuncia del nome assieme alla privazione del culto, dei sacrifici e delle preghiere.

    (8) E' quanto afferma, fra le altre, la tradizione vedica: la rivelazione coincide con la sruti, letteralmente "l'ascolto" da parte dei saggi delle origini. Sul contenuto della rivelazione si innesta la tradizione, designata dal termine smrti che esprime l'azione del "ricordare" i contenuti della rivelazione come necessaria premessa alla loro preservazione ed al loro tramandamento.

    (9) Concilio Vaticano I, DS 3004; cfr. 3026; Concilio Vaticano II, Dei Verbum 6.

    (10) S. TOMMASO D'A., Summa contra gent. 1,20.

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  2. #2
    Uomo tropicale
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    Red face

    che ne pensate?

  3. #3
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    Predefinito Ne pensiamo

    Non posso accettare una discussione con queste modalità, offendendo ed insultando: Non solo non hai seguito le regole di questo forum riportate sopra, ma hai aperto i tuoi messaggi con ingiurie ed insulti. Credo non sia possibile nessun dialogo, non postare in questo forum perché ogni tuo mess sarà cancelato

 

 

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