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Discussione: Mani sporche

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    Predefinito Mani sporche

    1-Mani Sporche


    Inizio da oggi la pubblicazione di alcuni brani tratti da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio.
    "Il 13 maggio 2001 Silvio Berlusconi vince le elezioni e torna a Palazzo Chigi. Molte cose sono cambiate rispetto al 1994, l'anno della sua «discesa in campo».
    Al Quirinale non siede più Oscar Luigi Scalfaro, ma - dal 1999 - Carlo Azeglio Ciampi, eletto anche con i voti del centrodestra (contrarie soltanto la Lega e Rifondazione comunista) in seguito a uno dei tanti accordi bipartisan che hanno costellato il quinquennio dell'Ulivo.
    Nel 1994 il Cavaliere era, almeno personalmente, intonso da accuse giudiziarie.
    Nel maggio 2001 è un pluri-imputato con un cumulo impressionante di carichi pendenti: la prescrizione in Cassazione per la tangente di All Iberian a Craxi; la prescrizione in appello per le mazzette alla Guardia di finanza; l'indagine non ancora archiviata a Caltanissetta per le stragi di Capaci e via d'Amelio; l'inchiesta aperta in Spagna per Telecinco; cinque processi in corso: tre per falso in bilancio (Lentini, All Iberian-2, consolidato Fininvest) e due per corruzione in atti giudiziari (Sme-Ariosto e Lodo Mondadori).
    Mai, nella storia dell'Occidente industrializzato, un personaggio in queste condizioni ha potuto soltanto pensare di candidarsi alla guida del governo del suo Paese. Un personaggio al quale la Corte d'assise d'appello di Caltanissetta dedica un intero capitolo della sentenza - depositata il 23 giugno 2001 - che condanna 39 boss di Cosa nostra (di cui 29 all'ergastolo) per la strage di via d'Amelio.
    Un capitolo intitolato «I contatti fra Salvatore Riina e gli on.li Dell’Utri e Berlusconi», nella sezione dedicata a «I moventi» dell'eccidio che costò la vita a Paolo Borsellino. Un capitolo in cui si scrive, fra l'altro, che Cosa nostra intrecciò con Berlusconi e Dell’Utri «un rapporto fruttuoso, quanto meno sotto il profilo economico»; che per anni il gruppo Berlusconi versò alla mafia «regalìe» sotto forma di «consistenti somme di denaro»; che all'incasso provvedeva inizialmente Vittorio Mangano, il fattore della villa di Arcore, finché dagli anni Novanta Totò Riina decise di gestire il rapporto in prima persona: infatti, «nell'ottica di Cosa nostra, questo rapporto era certamente da coltivare, e ciò spiega il diretto interessamento di Riina e l'estromissione di Mangano dal ruolo assegnatogli». Dunque - concludono i giudici nisseni - anche in questa direzione bisognerà «indagare per individuare i convergenti interessi di chi all'epoca era in rapporto di reciproco scambio con i vertici di Cosa nostra» e per dare un volto ai «non improbabili mandanti occulti delle stragi» del 1992-93.
    Ma dei temi della legalità, nella lunga campagna elettorale iniziata sul finire del 2000, si parla poco o nulla. La questione morale pare definitivamente accantonata dalle principali forze politiche. Il centrosinistra - che candida a Palazzo Chigi come premier Francesco Rutelli e come vice Piero Fassino - evita di insistere sull'argomento. Anzi, il 2 febbraio 2001 alcuni suoi leader organizzano una cerimonia di riabilitazione di Craxi, scomparso in latitanza un anno prima: a Palazzo San Macuto, sede distaccata della Camera, il presidente Luciano Violante invoca una «pacificazione» con Tangentopoli e rilancia l'idea craxiana della commissione parlamentare d'inchiesta.
    L'ex ministro socialista e ora giudice costituzionale Giuliano Vassalli sostiene che «Craxi è morto in doloroso esilio». Il tutto alla presenza dei familiari di Craxi, ma anche di Berlusconi, Giuliano Amato, Francesco Cossiga, Massimo D'Alema e vari ex socialisti, molti dei quali condannati.
    Al termine Stefania Craxi consegna a Violante «le carte dell'archivio privato di Craxi». Nessuno ricorda che, nell'archivio sequestrato nel 1995 in via Boezio a Roma, c'era anche un dossier dedicato a Violante."



    tratto da: http://www.antoniodipietro.com/2008/...i_sporche.html

  2. #2
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    2 - Il Parlamento degli inquisiti


    Proseguo la pubblicazione di alcuni brani tratti da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio.
    "Il 13 maggio la Casa delle libertà - la nuova alleanza fra il Polo e la Lega - si aggiudica 368 deputati (l'Ulivo 247, Rifondazione 11, altri 4) e 176 senatori (l'Ulivo128, Rifondazione 4, Democrazia europea 4, L'Italia dei Valori dipietrista 1, altri 4). Nel maggioritario alla Camera, il divario fra Casa delle libertà e Ulivo è piuttosto esiguo: 16.948.194 voti (45,5 per cento) contro 16.335.807 (43,8 per cento). Ma sul proporzionale, sempre per la Camera, il distacco aumenta sensibilmente: 18.417.844 (49,6 per cento) alla Casa delle libertà, 12.922.287 (35 per cento) all'Ulivo, 1.868.659 (5 per cento) a Rifondazione comunista e 1.443.271 (3,98) ai dipietristi. Questi ultimi mancano di un soffio il quorum che garantirebbe loro una significativa rappresentanza in Parlamento. Per circa quarantamila voti l'ex pm di Mani Pulite rimane fuori dal Parlamento (anche perchè il suo unico eletto, il neosenatore Valerio Carrara, passa subito con la maggioranza). L'ex magistrato paga a caro prezzo la rottura consumata con l'Ulivo nel maggio 2000 quando, caduto il governo D'Alema, il centrosinistra ripescò Giuliano Amato. E Di Pietro rifiutò prima di diventare suo ministro, poi di votargli la fiducia ("Non potevo perdonargli - spiega oggi - la partecipazione alla direzione socialista "del poker d'assi", nel 1992, quando Craxi tirò fuori i dossier dei servizi per bloccare Mani Pulite e Amato, lì presente, non disse una parola, salvo poi raccontare che era andato al bagno.. "). Per quel "no" Di Pietro è stato espulso dai Democratici, il nuovo partito che ha appena fondato insieme a Prodi, Rutelli e Cacciari, e alle elezioni ha dovuto correre da solo, anche in polemica con lo scarso impegno dell'Ulivo sul tema della legalità e con la presenza di "troppi candidati riciclati e inquisiti".
    Mai come questa volta, infatti, le liste elettorali sono state infarcite di personaggi nei guai (provvisori o definitivi) con la giustizia. Quasi tutti candidati in collegi sicuri, e quindi eletti con ampio margine. Oltre alle scontate conferme di Berlusconi, Cesare Previti, Marcello Dell'Utri, Umberto Bossi, Giorgio La Malfa, Massimo Maria Berruti, Gaspare Giudice, Giuseppe Firrarello e Vittorio Sgarbi, spiccano le new entry di noti protagonisti di Tangentopoli come Aldo Brancher (poi promosso viceministro delle Riforme istituzionali), Giampiero Cantoni, Romano Comincioli; e i ritorni di pregiudicati come Antonio Del Pennino, Egidio Sterpa, Alfredo Vito e Gianstefano Frigerio. Quest'ultimo, dirottato in Puglia e ribattezzato "Carlo" per renderlo meno riconoscibile, viene regolarmente eletto nel proporzionale con Forza Italia, ma non riuscirà nemmeno a metter piede alla Camera: il primo giorno della nuova legislatura verrà raggiunto da un ordine di carcerazione in ospedale, lì piantonato dai Carabinieri e poi tradotto agli arresti domiciliari, dovendo scontare tre condanne definitive a un totale di sei anni e otto mesi per concussione, corruzione, ricettazione e finanziamento illecito."



    tratto: http://www.antoniodipietro.com/2008/..._inquisit.html

  3. #3
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    3 - Falso in bilancio, addio


    La controriforma del falso in bilancio riscrive in dieci giorni l'articolo 2621 del Codice civile. Ed è agevolata anche da un provvidenziale «infortunio» del capogruppo Ds alla Camera, Luciano Violante, che chiede addirittura la «procedura d'urgenza» per il dibattito in aula. Così viene approvata fulmineamente come legge-delega il 28 settembre 2001. La sinistra verrà ringraziata per la morbidissima opposizione con un addolcimento del nuovo regime fiscale previsto per le cooperative. Nel febbraio 2002, a tempo di record, il governo eserciterà la delega e approverà il decreto delegato attuativo della riforma, firmato personalmente dal premier Berlusconi, cioè dal principale beneficiario. Di fatto la Casa delle libertà ha ripescato il progetto Mirone, rimasto in mezzo al guado nel quinquennio dell'Ulivo, e l'ha trasformato in una legge che ha per relatori Giorgio La Malfa (condannato definitivo per Enimont) e Gaetano Pecorella (l'avvocato del premier). L'altro difensore di Berlusconi, Ghedini, ha collaborato con preziosi emendamenti. In pratica, i legali del presidente del Consiglio si trasferiscono in Parlamento e collaborano attivamente a mandare in fumo i suoi processi. L'«Economist» parla di «una legge di cui si vergognerebbero persino gli elettori di una repubblica delle banane». Cinque, sostanzialmente, le novità.
    1) Il falso in bilancio, da reato «di pericolo» (per i soci, ma soprattutto per il mercato, i creditori, i fornitori, gli investitori e i concorrenti), diventa un reato «di danno» (se non danneggia i soci, non è più reato: ma chi falsifica i bilanci per pagare tangenti lo fa proprio per avvantaggiare i soci, conquistando illegalmente nuove fette di mercato).
    2) Le pene massime, già lievi, scendono ancora. Per le società quotate, scivolano da cinque a quattro anni, e per le non quotate addirittura a tre. Con la conseguenza di impedire le intercettazioni e la custodia cautelare in carcere anche nelle ipotesi aggravate, e di avvicinare ancor di più la prescrizione: il termine massimo passa da quindici a sette anni e mezzo (anche senza le attenuanti generiche) per le società quotate e addirittura a quattro e mezzo per le non quotate.
    3) Per le società non quotate, il falso in bilancio sarà perseguibile solo a querela di parte (azionisti o creditori). Per le quotate, invece, anche d'ufficio. Così, paradossalmente, se il falso in bilancio danneggia i soci (ipotesi più grave), sarà perseguibile soltanto a querela di parte, e non più d'ufficio dalla magistratura. Se invece non cagiona danni (ipotesi meno grave), rimane perseguibile d'ufficio, sia pur con una pena irrisoria e una prescrizione fulminea. In ogni caso, fra attenuanti e sconti vari, ogni pena detentiva sarà convertibile in una piccola multa. Il commento del giudice Davigo è impietoso:
    Non esistono, che io sappia, processi per falso in bilancio scaturiti dalla denuncia del socio di maggioranza, che di solito è il mandante e il beneficiario del reato. È semplicemente assurdo pensare che l'azionista di maggioranza sporga denuncia contro i suoi amministratori, che hanno eseguito i suoi ordini. Anche perché, volendo, può cacciarli via. Quanto al socio di minoranza, se anche sporge denuncia, è facile fargliela ritirare risarcendogli il danno subito, o anche di più. Stabilire la perseguibilità del falso in bilancio a querela dell'azionista è come stabilire la perseguibilità del furto a querela del ladro.
    4) Vengono totalmente depenalizzate alcune fattispecie di reato, come il falso nel bilancio presentato alle banche (magari per ottenere crediti indebiti in situazioni di pre-fallimento).
    5) Quel che resta del falso in bilancio non è più punibile al di sotto di alcune «soglie quantitative» di contabilità occulta. Chi tace a bilancio fino al 5 per cento del risultato d'esercizio (calcolato sull’utile prima delle imposte), o fino al 10 per cento delle valutazioni, o fino all’ 1 per cento del patrimonio netto della società (che comprende beni immobili e immateriali, partecipazioni e ammortamenti, utili, partecipazioni e magazzini) non rischia nulla. «È la famosa modica quantità - scherza amaro il pm Francesco Greco - magari per uso personale, come per la droga...».



    tratto da http://www.antoniodipietro.com/2008/...cio_addio.html

  4. #4
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    4 - Riciclaggio di Stato


    Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Riciclaggio di Stato" (pag. 58).
    'Il 25 settembre 2001 il governo Berlusconi vara il decreto del ministro dell'Economia Giulio Tremonti numero 350 sul rientro dei capitali detenuti all'estero: quelli illegalmente esportati, ma spesso anche illegalmente accumulati. Dietro la definizione di "scudo fiscale" si cela una realtà preoccupante. Chiunque vorrà rimpatriare i capitali parcheggiati oltre frontiera potrà farlo, depositandoli presso una banca italiana, che funge anche da "mediatore": cioè trattiene, per conto dello Stato, una modica cassa del 2,5 per cento e rilascia al cliente una "dichiarazione riservata" di ricevuta. Ma la novità più ghiotta è l'assoluto anonimato garantito a chi compie l'operazione: un regalo che non ha precedenti nella storia delle decine di provvedimenti di condono e amnistia che costellano la storia d'Italia del dopoguerra. Questo "monumento all'evasore ignoto", come lo definisce il senatore Zancan, preoccupa non poco la magistratura, che vede spalancarsi praterie incontrastate per il lavaggio - ormai legalizzato - del denaro sporco. Il procuratore aggiunto di Torino, Bruno Tinti, parla esplicitamente di "riciclaggio di Stato" e di "ricettazione istituzionalizzata":
    'Chiunque abbia accumulato denaro attraverso non solo l'evasione fiscale, ma anche il traffico di droga, di armi, di esseri umani, il sequestro di persona e cosi via, e fino a ieri lo teneva nascosto non potendo giustificarne il possesso, potrà ora riportarlo alla luce, pagando appena il 2,5 per cento, e spenderlo o investirlo come meglio crede. Lo Stato gli garantisce un riciclaggio a prezzi modici e in forma anonima. Il riciclatore ottiene anche una dichiarazione riservata, da esibire in caso di controlli della Guardia di finanza. Ma la nuova legge è anche un formidabile condono fiscale mascherato, e a prezzi stracciati: non vedo cosa potrà impedire a qualsiasi evasore italiano di portarsi all'estero il nero, depositarlo su un conto qualsiasi, e farlo rientrare il giorno dopo con tanto di dichiarazione riservata e pagando il suo bravo 2,5 per cento, anzichè le aliquote previste per i comuni cittadini, che per certe cifre arrivano anche al 50 per cento. Qualsiasi delinquente potrà trasferire all'estero il suo bottino e poi farlo virtuosamente rientrare, pagando una modica somma e liceizzandolo ipso facto. Ma la cosa più grave è che si rischia di innescare un circuito criminogeno. Evasori e altri delinquenti approfitteranno dell'occasione per rifarsi una verginità fiscale e sociale; e subito dopo cominceranno a darsi da fare per evadere e delinquere con rinnovato entusiasmo. In attesa di un nuovo scudo.'
    Il governo e la maggioranza giustificano lo "scudo fiscale" con la necessità di "far riemergere il sommerso" e al contempo "riportare denaro fresco in Italia" con notevoli benefici anche per l'erario. Ma alcuni osservatori fanno notare la coincidenza fra il provvedimento e uno dei processi che vedono imputato il presidente del Consiglio, accusato di aver nascosto all'estero oltre 1500 miliardi di lire. Nulla di più che una coincidenza.'



    tratto da http://www.antoniodipietro.com/2008/..._di_stato.html

  5. #5
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    5 - Nessuno lo puo' giudicare


    Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Nessuno lo puo' giudicare" (pag. 106).
    "Il 2003 è forse l'anno più nero della politica italiana in tutta la storia della Repubblica. Mai si era assistito a tali e tante lesioni delle libertà fondamentali e dei principi costituzionali. Con il pretesto della sua imminente promozione a presidente di turno dell'Unione Europea, Silvio Berlusconi manomette la Carta fondamentale e i Codici penale e procedurale, oltre a piegare continuamente il Parlamento alle sue personali esigenze processuali e affaristiche e a produrre una catena interminabile di censure ed epurazioni nel mondo dell'informazione.
    L'anno si apre con dodici condoni fiscali (per gli evasori dell’Irpef, dell'Ici e così via) varati dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti nella finanziaria appena approvata, per «fare cassa» e tentare di mantenere la promessa di non aumentare le tasse. «Le mie aziende non si avvarranno del condono», giura il premier. Bugia. Per mettersi in regola con il fisco, che reclama da lei 197 miliardi di lire, la Fininvest approfitta del condono e ne paga solo 35. Un affarone. Anche perché il vantaggio resta tutto in famiglia. La Fininvest infatti appartiene al 100 per cento ai Berlusconi e si era impegnata, al momento della quotazione di Mediaset, a pagare tutte le tasse dovute dalla nuova holding televisiva (che, essendo quotata, ha anche altri soci) per i fatti precedenti all'entrata in Borsa. La stessa strada del condono viene poi battuta da altre società personali del Cavaliere, come, l'Immobiliare Idra che controlla le sue ville sparse per l'Italia. Non contento, il premier usa il condono per cancellare le sue ulteriori pendenze col fisco, versando appena 1850 euro in due comode rate per evitare ogni accertamento sulle sue presunte evasioni (contestate dalla Procura di Milano nel processo sui bilanci di Mediaset) relative al periodo 1997-2002. Nel 2005 arriverà addirittura il condono erariale, per consentire ai politici e ai pubblici amministratori condannati in primo grado dalla Corte dei conti di sistemare le loro pendenze pagando dal 10 a1 20 per cento del danno quantificato dalla sentenza. Un danno, per le casse dello Stato, da centinaia di milioni di euro.
    Ma il 2003 è soprattutto fanno del lodo Maccanico-Schifani, che immunizza le alte cariche dello Stato dai processi e rende invulnerabili i parlamentari, grazie all'annessa legge Boato, anche dalle intercettazioni indirette. È l’anno della legge Gasparri e del decreto salva-Rete4, che perpetuano il monopolio di Mediaset sulla tv commerciale e il suo oligopolio sul mercato pubblicitario. È l’anno della controriforma della seconda parte della Costituzione, pilata in estate da quattro «saggi» (il forzista Andrea Pastore, Francesco D'Onofrio, il leghista Roberto Calderoli e Domenico Nania di An) in una baita di Lorenzago del Cadore (Belluno), per rompere l'unità nazionale in nome di un federalismo in salsa padana e dotare il premier di poteri di vita o di morte sul Parlamento (la riforma sarà sonoramente bocciata dai cittadini italiani referendum confermativo dell'estate 2006).
    Sempre nel 2003 il creativo Tremonti vara una riforma fiscale che detassa le plusvalenze da partecipazione, subito utilizzata da Berlusconi quando, nel 2005, cederà il 16,88 per cento di Mediaset detenuto da Fininvest per 2,2 miliardi di euro, risparmiando milioni di tasse. E un'altra legge à la carte del 2003 è il decreto «salva calcio», che è anche «salva-Milan»: i club indebitati potranno ammortizzare sui bilanci 2002 e «spalmare» nei dieci anni successivi la «svalutazione» del cartellino dei calciatori conseguente al generale stato di crisi in cui versano quasi tutte le società (tra serie serie B, il deficit sfiora i 4 mila miliardi di lire). Il risultato è ottenuto grazie a un doppio conflitto d'interessi: quello tra il Berlusconi presidente del Consiglio e il Berlusconi presidente del Milan; e quello tra il Galliani vicepresidente del Milan e il Galliani presite della Lega Calcio. Il decreto del presidente del Consiglio fa risparmiare al presidente del Milan 242 milioni di euro."

    tratto da http://www.antoniodipietro.com/2008/...giudicare.html

  6. #6
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    6 - Ora processano i magistrati


    Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Ora processano i magistrati" (pag. 140).
    "Il 1 giugno riparte all'attacco il ministro Castelli, che invia al procuratore generale di Milano Mario Blandini la relazione degli ispettori sul fascicolo 9520/95. E lo sollecita ad avocare il fascicolo e la relativa indagine, sottraendoli alla Procura. Una gravissima interferenza, protesta l'Anm, che accusa il Guardasigilli di aver "adottato una iniziativa impropria, in quanto incide sull'esercizio di una facoltà processuale che deve essere esercitata in piena indipendenza e a riparo di ogni intervento o sollecitazione dell'esecutivo. Castelli, per tutta risposta, annuncia che "Bossi presenterà un ddl costituzionale per la separazione delle carriere, l'elezione diretta dei pm e, probabilmente, la loro regionalizzazione". Il 12 luglio filtra dal ministero la relazione ispettiva ordinaria al Palazzo di Giustizia di Milano: gli ispettori di Castelli parlano di "disfunzioni e irregolarità particolarmente gravi nell'espletamento dei servizi di cancelleria" e di "alcune rilevanti anomalie organizzative" che richiedono "un urgente intervento". Replica l'ex procuratore D'Ambrosio: "I risultati confermano le responsabilità gravissime del ministero della Giustizia. Per due anni Castelli non ha mai risposto alle mie segnalazioni sui problemi amministrativi e di personale". Quattro giorni, ed ecco l'altra relazione ispettiva, quella di Arcimboldo Miller e Ciro Monsurrò sul fascicolo 9520: i pm Boccassini e Colombo "sono venuti meno al dovere di correttezza e di leale collaborazione con organi istituzionali e hanno compromesso il prestigio dell'ordine giudiziario" opponendo il segreto investigativo "in modo illegittimo" e "irrituale". L'Anm torna a parlare di "inammissibile interferenza su un atto giurisdizionale". E questa volta interviene anche il Csm, affermando che i pm milanesi hanno rispettato "l'obbligo di leale collaborazione" fra istituzioni dello Stato.
    Ma la persecuzione disciplinare non basta: Previti & C. vogliono trascinare i loro pm in tribunale. Ecco cosi scattare una denuncia penale per abuso d'ufficio contro Colombo e Boccassini presso la Procura di Brescia da parte di un fantomatico "Movimento per la giustizia" presieduto dall'avvocato civilista perugino Giacomo Borrione, responsabile giustizia di Forza Italia per l'Umbria, e da trentatrè anni, per sua stessa ammissione, iscritto alla massoneria. Del comitato fanno parte alcuni amici di Previti, il quale, insieme a Berlusconi, si affretta a costituirsi parte offesa nel procedimento. Nessuno, naturalmente, obbliga la Procura di Brescia ad aprire un'inchiesta, vista l'assoluta infondatezza dell'esposto. Ma a Brescia, si sa, le denunce contro i pm milanesi trovano sempre ottima accoglienza. E cosi anche stavolta parte un'indagine tanto rapida quanto clamorosa, con annessa fuga di notizie - il 12 luglio - sull'iscrizione dei due pm milanesi sul registro degli indagati (si saprà poi che i pm bresciani hanno pensato bene di indagare anche i sei giudici dei processi "toghe sporche": Carfì, Consolandi, Balzarotti, Ponti, Brambilla e D'Elia, salvo chiederne quasi subito l'archiviazione). L' "abuso d'ufficio" ipotizzato per tutti è quello di non aver esibito un fascicolo segreto a Previti, a Berlusconi e poi agli ispettori ministeriali."



    tratto da http://www.antoniodipietro.com/2008/...agistrati.html

  7. #7
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    7 - Epurazioni senza diktat


    Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Epurazioni senza diktat".
    "Nell'autunno-inverno del 2003, mentre si combatte la battaglia dei processi toghe sporche, la Rai provvede ad altre violente epurazioni contro giornalisti e attori satirici invisi al premier e alla sua maggioranza. La prima vittima è Massimo Fini, che a settembre si vede cancellare un programma notturno di costume già pronto, Cyrano, su Rai2. Il 16 novembre va in onda su Rai3 la prima puntata di RaiOt, trasmissione satirica di Sabina Guzzanti, dedicata alla censura e alla nascente legge Gasparri sul sistema televisivo: col pretesto di una denuncia di Mediaset, firmata dallo studio Previti, la Rai presieduta da Lucia Annunziata sospende subito il programma, per poi sopprimerlo. La seconda puntata - dedicata alla giustizia, alle leggi-vergogna e alle imminenti sentenze a carico di Previti nel processo Imi-Sir/Mondadori e di Marcello Dell'Utri nel processo di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa - non andrà mai in onda. E contro l'ennesima epurazione tornano in piazza i girotondi, con una serie di grandi manifestazioni di protesta.
    Negli stessi giorni il Parlamento viene sequestrato da Berlusconi per approvare a tappe forzate la legge Gasparri, nella speranza che il capo dello Stato la firmi entro fine anno: in caso contrario, dal 1 ° gennaio 2004 Rete4 - il canale che trasmette i siparietti del devotissimo Emilio Fede - verrebbe spedita sul satellite in virtù della sentenza del 2002 della Consulta. Il 2 dicembre, appena il Senato approva definitivamente la Gasparri, il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri comunica esultante la notizia ai discepoli riuniti a Montecarlo: «Abbiamo salvato un'altra volta Rete4!». Poi aggiunge: «Chi dice che noi nasciamo da protezioni politiche o da connivenze mafiose, va in tribunale». Insomma, la Guzzanti & C. sono «criminali mediatici, banditi». Colpevoli, secondo Berlusconi, di «odio e vilipendio delle istituzioni».
    Frattanto un altro attore satirico è stato censurato dalla Rai, stavolta dalla prima rete: Paolo Rossi. Invitato da Paolo Bonolis a partecipare a Domenica In, con la massima garanzia di libertà, viene
    subito stoppato non appena annuncia di voler recitare il discorso tenuto da Pericle agli ateniesi nel 461 sulla democrazia, tratto da La guerra del Peloponneso di Tucidide. Un classico che si ritrova in tutte le antologie scolastiche e che pare scritto apposta per l’talia berlusconiana:
    Qui ad Atene, noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Ma in nessun caso si avvale delle pubbliche cariche per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e ci è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. La nostra città è aperta ed è per questo che noi non cacciamo mai uno straniero.
    Qui ad Atene noi facciamo così.
    Il 15 dicembre Ciampi respinge al mittente la Gasparri in quanto incostituzionale. Ma, alla vigilia di Natale, il governo vara in tutta fretta un decreto salva-Rete4 (firmato da Berlusconi e controfirmato dal capo dello Stato) per neutralizzare la sentenza della Consulta, che impone il passaggio di Rete4 su satellite entro fine anno. Al resto penserà la legge Gasparri-2, pressoché identica alla Gasparri-1, salvo il fatto che stavolta il presidente della Repubblica la promulgherà nell'aprile 2004 senza batter ciglio."



    tratto da http://www.antoniodipietro.com/2008/...za_diktat.html

  8. #8
    member vetch
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    albiy, Silvio ti ringraziera' per questi aiuti che gli stai dando per far vincere uolter. Dimmi una cosa: come fara' a mantenere le promesse smodate che sta facendo ? Mah.

  9. #9
    Resistente in terra nemica
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    quando pubblicano topolino contro macchia nera? ste cazzate sono 13 anni che le danno in replica...

  10. #10
    email non funzionante
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    La verita' a qualcuno fa male.
    Solita storia. A chi il dito e a chi la LUNA a ciascuno il suo. CHi e' intelligente guarda la LUNA

 

 
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