LA VITTORIA DEL MODELLO BERLUSCONI
Sono passati oramai 14 anni da quando Silvio Berlusconi si gettò nell’arena politica nazionale a seguito del crollo della Prima Repubblica che aveva letteralmente spazzato via il precedente sistema dei partiti. Intere aree politiche erano rimaste di colpo senza rappresentanza, lui se ne fece portavoce attraverso il suo partito, Forza Italia, che già nel nome esprimeva una voglia di cambiamento e di rinascita del senso di appartenenza nazionale, cosa sottolineata anche dai colori della bandiera italiana riprodotti in quella del partito.
La vicenda politica di Berlusconi ha avuto alti e bassi. Alla clamorosa vittoria all’esordio nel 1994, seguirono la crisi di governo a causa dell’abbandono della Lega Nord nel dicembre dello stesso anno e la sconfitta contro l’Ulivo di Romano Prodi nel 1996 che sembrò per un certo momento l’ultimo atto della sua esperienza politica. Poi arrivarono le difficoltà del centro-sinistra, 4 governi cambiati in 5 anni, l’esperienza della Bicamerale con il timido tentativo di un asse D’Alema-Berlusconi che servì proprio a quest’ultimo per risollevarsi e riunire la sua coalizione per le elezioni del 2001, con le quali tornò al governo e alla cui guida rimase fino alla fine della legislatura, divenendo il governo più longevo della storia della Repubblica. Nel 2006 la risicatissima sconfitta ancora contro Romano Prodi, il cui governo costruito su d’una coalizione estremamente eterogenea cede le armi nel gennaio 2008 e riporta il Paese in campagne elettorale, la quinta da candidato premier per l’ormai 72enne pluripresidente ma, per le recenti novità degli schieramenti con la fine del bipolarismo coatto e soprattutto per la nascita di una nuova formazione politica che nel suo simbolo riproduce la bandiera italiana, esprime una voglia di cambiamento, si rivolge agli elettori di uno credo politico e condizione sociale, ancora più importanti, perché la ricetta del Partito democratico è quella con cui Forza Italia ha avuto un impatto così dirompente nella politica e nella società italiana. Il modello Berlusconi quindi, possiamo dire ha oramai contagiato la maggior parte della politica, ha contagiato soprattutto quelli che erano i suoi maggiori avversari e che oggi per sperare in un folgorante debutto alla elezioni per la loro nuova creatura politica, riscaldano quelli che erano i cavalli di battaglia del Berlusconi-politico: avere un one-man-show che guidi ma che soprattutto rappresenti nella sua persona prima che nel pensiero il proprio partito, massima spregiudicatezza comunicativa con slogan semplici ma efficaci, farsi compiacente con tutti, dagli operai agli impreditori, dai precari ai raccomandati e soprattutto ripetere, ripetere fino alla nausea che si rappresenta il cambiamento, che il resto è il vecchio che ha fallito.
Silvio Berlusconi potrà anche perdere alle elezioni politiche del 13-14 aprile ma lui ha già vinto. La politica italiana, quella politica che negli anni ’60-’70 veniva definitiva l’avanguardia della politica occidentale nella sua capacità di coinvolgere realmente la popolazione e di esprimere una reale partecipazione, oggi è un suck di slogan ad effetto e simboli che sembrano logo d’abbigliamento, tutto condito dal potere dei media che influenzano e legittimano le novità, oggi è una politica ad immagine e somiglianza di Silvio Berlusconi.
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