SOS CRIMINALITà
Assalto in villa nel 2005, scarcerata
grazie all'indulto banda italo-albanese
Barco di Bibbiano, picchiata edicolante
In quella drammatica notte, nella casa si consumò anche una violenza sessuale. La famiglia minacciata esce dal processo: "Questa giustizia non tutela le vittime". All'alba, a Barco di Bibbiano, nuovo episodio di criminalità
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Carabiniere Reggio Emilia, 16 febbraio 2008 - Quel "se ci denunciate torneremo", ha rimbombato nelle loro teste per due anni e mezzo. L’incubo non poteva andare oltre. Da quel terribile 3 settembre del 2005, quando una spietata gang di banditi penetrò di notte nella loro villa della Bassa Reggiana, la vita non è stata più la stessa: ogni faccia sconosciuta era una minaccia, ogni rumore un incubo. Il terrore di una vendetta ha governato ogni attimo delle loro vite. Non sono bastati i sistemi di allarme o le inferriate.
Sapere che quel gruppo di malviventi, tra un indulto e l’altro, era a piede libero, pronto a ritornare e magari di nuovo a puntare il coltello alla gola delle figlie più piccole, ha tolto loro la voglia di combattere, e alla fine alzare bandiera bianca è stata una scelta obbligata: così una famiglia di Reggio Emilia, che aveva subìto una rapina in villa e lo stupro della padrona di casa, si è "ritirata" dal processo, dando mandato al proprio legale di revocare la costituzione di parte civile e ogni altra azione collegata a quel procedimento penale.
Così come erano stati catturati e portati in cella, nello stesso modo, uno dopo l’altro, gli autori di quella rapina, dal 2005 a oggi sono stati liberati. Con la costituzione di parte civile, la coppia vittima del drammatico episodio aveva pensato di poter chiedere giustizia, restando direttamente legata alle fasi del processo. Ma sono rimasti delusi, e da qui la decisione di recedere. "Visto l’andamento di questo processo, fra tempi lunghi e un sistema generale che non sempre tutela le vittime dei reati, anche molto gravi, abbiamo deciso di chiudere definitivamente questa pagina terribile per noi", dicono i coniugi aggrediti in casa, dove si trovavano con le loro figlie al momento del blitz.
Delusione, dunque, di fronte a una giustizia che, in breve tempo, ha fatto uscire dal carcere la banda di albanesi autori della rapina (già sottoposti a processo) e i presunti basisti italiani (uno ha patteggiato, l’altro, il modenese Antonio Sebastiano, si difende in un processo ancora in corso). E’ rimasto in cella solo il 27enne Gentian Sinani, autore della violenza sessuale consumata nella camera da letto dove c’era anche la figlia cinque anni della coppia, che fortunatamente aveva continuato a dormire fra le braccia della madre, senza accorgersi di nulla.
Ma la recente sentenza d’appello che gli ha diminuito di tre anni (da sedici a 13, comprendendo pure un’altra rapina compiuta nel Bolognese) la condanna complessiva, ha lasciato tanta amarezza nella coppia rapinata. Anche da questo aspetto, la decisione di voltare pagina, lasciandosi alle spalle il processo, che per loro finisce qui. Ma più di tutto c’è la paura. Quella lasciata, indelebile, dalle parole dei banditi: "Mentre cercavamo di uscire dalla casa — ha ricordato la vittima — abbiamo trovato quei malviventi che ci aspettavano davanti al cancello, con i fari dell’auto puntati contro di noi: dissero che se li avessimo denunciati sarebbero tornati. Aggiunsero di preparare altri soldi. E puntarono un coltello alla gola di una delle mie figlie. Dissero che l’avrebbero uccisa se avessi raccontato di quella sera alle forze dell’ordine. Noi, però, dopo una lunga riflessione, ci siamo rivolti ugualmente alle autorità. Dunque, come non temere una vendetta?".
Poi fuggirono con un bottino di circa 150 mila euro fra preziosi e denaro. Ma le conseguenze più gravi sono rimaste nella mente, nel ricordo, nella vita di ogni giorno della coppia. Il capofamiglia, al nostro giornale, non ha nascosto di aver investito fior di quattrini per intensificare i sistemi di sicurezza della sua villa.
"Siamo arrivati a blindarci con sistemi anti-intrusione, per il timore di essere nuovamente presi di mira dai banditi. Inutile dire che gli incubi sono ricorrenti, che questa terribile esperienza ci ha cambiato la vita, anche se ci sforziamo in ogni modo di affrontare la realtà, giorno dopo giorno, soprattutto per non condizionare le nostre figlie".
Ora la coppia vuole cercare di dimenticare quell’assalto.
Tre albanesi entrarono in casa e svegliarono il padrone della villa. Sotto la minaccia dell’arma e di un paio di coltelli, lo costrinsero ad alzarsi e gli legarono le mani dietro la schiena con nastro adesivo. Svuotarono la cassaforte, ma non contenti chiesero dove si trovasse la seconda cassaforte, che non esisteva, minacciando di sparare. Due dei rapinatori scesero nella zona giorno con l’imprenditore, mentre il terzo, quello armato di pistola, rimase nella camera da letto dove, sotto la minaccia di un coltello, all’insaputa dei complici, stuprò la donna, che teneva in braccio la figlia.
Antonio Lecci
http://ilrestodelcarlino.quotidiano....arcerata.shtml