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    Predefinito Mani sporche - ottava puntata : la storia continua

    17 Marzo 2008

    8 - Banche & bancarotte


    Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Banche & bancarotte" (pag.218).
    "La guerra politica alla giustizia e all'informazione, a suon di censure e falsi scandali, non riesce a nascondere l'illegalità sempre più diffusa tra le classi dirigenti. Tra il 2001 e il 2006 i cittadini se ne accorgono loro malgrado e a loro spese con l'esplosione di una serie di disastri finanziari che mandano in fumo i risparmi di centinaia di migliaia di famiglie. E, una volta tanto, le colpe peggiori non sono della politica, ma delle banche. È una svolta epocale. L'inchiesta Mani Pulite si era dovuta fermare sulla soglia degli istituti di credito. Nel luglio del 1994 il decreto Biondi, approvato dal governo Berlusconi, aveva portato fra l'altro alla scarcerazione di Oliviero Prunas, numero due della Banca di Roma. All'epoca i pm milanesi avevano solo intuito che i giochi più lucrosi, quelli da decine di miliardi di lire, si facevano nel mondo dell'alta finanza. Del resto tutti, o quasi, i vertici delle maggiori banche italiane erano di nomina politica. In cambio i partiti ottenevano linee di credito per sé o per le imprese «amiche». Nerio Nesi, negli anni Ottanta numero uno della Bnl, racconta di aver perso la poltrona quando disse no a Craxi, che gli aveva intimato di concedere un finanziamento da 300 miliardi a Salvatore Ligresti.
    Lo scenario cambia, e molto, quando gli istituti di credito passano dal controllo pubblico a quello privato. Ai loro vertici resistono spesso gli stessi personaggi del decennio precedente, anche se ora sono più svincolati dal controllo diretto della politica. Anzi, visto che le riforme legislative consentono alle banche di possedere partecipazioni in campo editoriale, industriale e finanziario, la loro sfera d'influenza aumenta a dismisura. E il rapporto fra banchieri e politici si ribalta, rispetto agli anni Ottanta. A tutto vantaggio dei primi. I partiti sono deboli. E, soprattutto, indebitati fino al collo. Quelli sopravvisuti al biennio 1992-94 dipendono sempre di più dagli istituti di credito. Esemplare il caso dei Ds, che nel 1996 si ritrovano esposti verso il sistema bancario per oltre 500 miliardi di lire, di cui 203 nei confronti della Banca di Roma (poi divenuta Capitalia) di Cesare Geronzi. Una cifra enorme, destinata a gonfiarsi ulteriormente in coincidenza della crisi e della chiusura (provvisoria) dell’«Unità». A quel punto (2001) l'indebitamento totale tocca la cifra record di 580 milioni. E, per far quadrare i conti, viene nominato tesoriere un uomo pratico come Ugo Sposetti. Così gran parte del patrimonio immobiliare del partito, dal palazzo di Botteghe Oscure ad altre 145 sedi di federazioni in tutta Italia, viene dismesso. L'operazione, studiata dall’Unipol - la compagnia di assicurazioni di proprietà delle cooperative rosse, presieduta dal manager abruzzese Giovanni Consorte - è realizzata grazie a una cordata di banche guidata dalla Carisbo (Sanpaolo-Imi) e composta anche da Montepaschi, Banca di Roma (Capitalia) e Intesa (ex Ambroveneto): i crediti vantati nei confronti della Quercia vengono cartolarizzati e gli immobili liberati dalle ipoteche vengono venduti. Si tratta delle stesse banche che nel 2000 avevano accettato di «riscadenzare» fino al 2018 un mutuo di 118 milioni a tassi agevolati. Tra i creditori, oltre alla Cassa di risparmio di Bologna, ci sono il Mediocredito centrale (Capitalia), la Bnl e l’Efibanca, la merchant della Popolare di Lodi."



    tratto da http://www.antoniodipietro.it/

  2. #2
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  3. #3
    e poi c'era la marmotta
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    grande travaglio...
    lo sto giusto leggendo in questi giorni questo mattone.
    è incredibile come gli autori di questo libro riescano a fare un riassunto x niente noio della storia politica italiana degli ultimi anni.
    e non è solo incredibile...fa anche rabbrividire, pagina dopo pagina, leggere quelle cose e vedere che se berlusconi ha fatto schifo,la sinistra non ha fatto assolutamente il suo "dovere".

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da code47 Visualizza Messaggio
    grande travaglio...
    lo sto giusto leggendo in questi giorni questo mattone.
    è incredibile come gli autori di questo libro riescano a fare un riassunto x niente noio della storia politica italiana degli ultimi anni.
    e non è solo incredibile...fa anche rabbrividire, pagina dopo pagina, leggere quelle cose e vedere che se berlusconi ha fatto schifo,la sinistra non ha fatto assolutamente il suo "dovere".

    Già.

    Il bello è che i berluscloni pensano che Travaglio scriva solo contro berlusconi e non parli degli illeciti commessi da sinistra

  5. #5
    e poi c'era la marmotta
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    ad esempio, in 3 giorni ho letto 150 pagine e da queste esce una immagine di violante e di d'alema che non è molto confortante.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da code47 Visualizza Messaggio
    ad esempio, in 3 giorni ho letto 150 pagine e da queste esce una immagine di violante e di d'alema che non è molto confortante.


    Lo so.

    Come dico sempre.........non è che mi piacciano molto questi, ma almeno ho la sicurezza di cosa c'è dall'altra parte

    Deve essere per questo che D'Alema e altri compagni vogliono tanto bene a berlusconi.........se non ci fosse lui da quindici anni, molti dei loro elettori potrebbero cominciare a pensare di attenderli sotto casa coi forconi

  7. #7
    e poi c'era la marmotta
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    dal libro "MANI SPORCHE"
    i primi sei mesi del governo berlusconi (14/06/01 - 31/12/01)
    14 giugno 2001: il nuovo governo, prim’ancora di otenere la fiducia, vara il suo primo decreto urgente: quello che consente ai ministri di spostare i magistrati, adibendoli a funzioni amministrative, senza passare per il Csm.
    Il 18 giugno, presentando il governo […] al Senato, Berlusconi annuncia tre nuove commissioni parlamentari d’inchiesta:sul dossier mitrokhin, sull’affare Telekom Serbia e su Tangentopoli(o meglio: su Mani Pulite).
    Il 25 giugno la Corte d’appello di Milano ribalta le assoluzione decise un anno prima dal gup Rosario Lupo nel processo per il Lodo Mondatori e rinvia a giudizio tutti gli imputati con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Tutti, tranne uno: Berlusconi, per il quale il reato di corruzione giudiziaria viene derubricato in corruzione semplice, con la conseguente prescrizione grazie al generoso riconoscimento delle attenuanti generiche. Per tutti gli altri – gli avvocati Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora e il giudice Vittorio Metta – si farà il processo. Il senatore forzista Domencio Contestabile propone l’amnistia per Tangentopoli, per <<mettere una pietra sopra al passato>>.
    Il 28 giugno il ministro dell’economia Giulio Tremonti annuncia l’abolizione della tassa di successione per i patrimoni oltre i 350 milione di lire (fino a quella cifra, l’imposta era gia stata abolita dall’Ulivo) […]
    Il 30 giugno la corte d’assise di milano condanna all’ergastolo i neofascisti Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni per la strage di piazza Fontana (gli imputati saranno poi assolti in appello e in Cassazione). Pecorella, che difende Zorzi nonostante negli anni Settanta avesse assistito alcune parti civili nel processo per la strage di piazza Fontana, parla di <<sentenza politica>>. Il sottosegretario Taormina, che difende Maggi in un altro procedimento, accusa i giudici di << riscrivere la storia d’Italia con la penna rossa>>.
    Il 1° luglio la Corte d’appello di Palermo condanna il giudice Corrado Carnevale (assolto in primo grado) a sei anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Il sottosegretario Vietti insorge: << Cosi si aumenta la sfiducia dei cittadini nella giustizia, mai cosi in basso come in questi giorni>>.
    Il 21 luglio, nel Documento di programmazione economica e finanziaria depositato dal governo, il ministro Castelli si impegna a istituire il giudice unico di primo grado e a introdurre la competenza penale del giudice di pace: non sa che entrambe le riforme sono gia in vigore da tempo, realizzate dall’Ulivo nella precedente legislatura. In compenso il governo diminuisce gli stanziamenti per la Giustizia.
    Il 22 agosto il ministro delle Infrastrutture Pitro Lunari (titolare di società specializzate in gallerie e trafori autostradali, prontamente passate alla moglie <<per evitare conflitti d’interessi>>) comunica che << mafia e camorra ci sono sempre state, putroppo, e quindi dovremo convivere con questa realtà>>. Pina Grassi, moglie di Libero, il commerciante assassinato perché con la mafia non voleva convivere,protesta. Ciampi interviene. Lunari tenta di correggersi, ma peggiora la situazione: <<Siamo costretti a convivere con la mafia come con altre realtà: per esempio,i settemila morti sulle strade>>.
    Il 6 settembre Tremonti rimuove il direttore del dipartimento Entrate del ministero delle Finanze, Massimo Romano. Si era occupato di presunti abusi commessi da Mediaste per accedere ai benefici fiscali della legge Tremonti.
    Il 18 settembre, mentre tutto il mondo alza la guardia contro il terrorismo dopo l’attacco dell’11 settembre alle Twin Towers e al pentagono, il ministro dell’Interno Scajola ordina con una circolare a prefetti e questori di ridurre di un terzo le scorte e le tutele (definite <<una vergogna nazionale>>). Le prime vittime del provvedimento sono magistrati, compresi quelli che sostengono l’accusa nei processi al presidente del Consiglio: BOccassini, Colombo e Greco.
    E poi altre decine di giudici e pm impegnati contro la criminalita organizzata e il terrorismo. Compresi quelli che, da Napoli a Palermo, da Reggio Calabria a Bari, hanno chiesto o inflitto condanne a mafiosi e terroristi. Borrelli solidarizza con i colleghi e rinuncia anche lui alla tutela. Intanto il Vicinale toglie poteri al commissario straordinario antiracket Tano Grasso, leader dei commercianti di Capo d’Orlando, che si dimette.
    Il 24 settembre Luciano Violante, sulla <<Stampa>>, denuncia <<gli eccessi giustizialisti>> di Mani Oulite:<< qualche magistrato si è sentito troppo protagonista, qualche grande processo forse non andava fatto. C’è stata una pfase in cui c’è stato un di piu di giustizialismo nella politica della giustizia>>.
    Il 25 settembre il governo vara il decreto Tremonti sul rientro dei capitali dall’estero.
    Il 27 settembre il governo presenta il disegno di legge sul conflitto d’interessi firmato dal ministro Franco Frattini (che pero non scatta nel caso di << mera proprietà>> di un’azienda da parte di un membro del governo: cioè nel caso di Berlusconi): verra approvato soltanto tre anni dopo.
    Il 28 settembre la Cdl approva la legge delega che di fatto depenalizza il falso in bilancio.
    Il 3 ottobre la Cdl approva la legge sulle rogatorie che cestina le prove tramesse dai giudici stranieri ai loro colleghi italiani.
    Il 17 ottobre Berlusconi assegna, dopo mesi di rinvii, le deleghe ai sottosegretari: al Vicinale, Taormina si occupera di lotta al racket e all’usura e di sostegno alle vittime della mafia. Lo stesso Taormina difende diversi boss della mafia, del contrabbando, del narcotraffico, contro i quali il suo stesso ministero è parte civile. In commissione Giustizia, Forza Italia propone di estendere il patteggiamento ai reati di strage: sarebbe l’abolizione dell’ergastolo anche per gli stragisti mafiosi, come chiede da tempo Cosa nostra. Ma An e Ccd si oppongono.
    Il 19 ottobre, a sorpresa, la VI sezione della Cassazione assolve Berlusconi per le tangenti alla Guardia di finanza per << insufficienza probatoria>>, dopo che in primo e in secondo grado il Cavaliere era stato giudicato colpevole (prima condannato, poi salvato dalla prescrizione). Confermate tutte le altre condanne, anche quelle ai manager Fininvest Salvatore Sciascia (corruzione) e Massimo maria Verruti (favoreggiamento(, in una lettera aperta al << corriere della Sera>>, Berlusconi pretende che gli venga <<restituito l’onore>>. D’Alema gli chiede prontamente <<scusa>>, ma non si capisce bene a quale titolo.
    Il 24 ottobre Berlusconi accusa: << la giustizia sta uscendo faticosamente dall’emergenza che ha consento in alcuni casi di costruire indagini senza riscontri e pronunciare condanne senza prove>>.
    Il 25 ottobre Piero Fassino riabilita Bettino Craxi in un forum del <<Foglio>> con Giuliano Ferrara ed Emanuele Macaluso: a suo dire, il leader socialista << fu coraggioso>> quando disse alla Camera che rubavano tutti, ma << nel 1992 prevalse nella sinistra una timidezza nell’affrontare problemi che richiedevano molta piu determinazione>>. E Malacuso: <<No, fu scelto di far fare ai magistrati il “lavoro sporco” pero poi ereditare il controllo di tutta la sinistra>>. Fassino propone di << trovare una soluzione politica>> per Tangentopoli. Immediato il plauso di Bobo Crazi. Intanto Violante, capogruppo Ds alla Camera, si dice <<favorevole a una commissione parlamentare>> su Tangentopoli appena proposta dal centrodestra, <<per favorire una ripresa civile e un confronto politico>> con la maggioranza. Ma gran parte dell’Ulivo, eccetto lo Sdi, si dissocia. E,sconfessato dai suoi, Violante rimangia tutto.
    Il 26 ottobre Castelli affida a una società privata di consulenza la scelta dei criteri di valutazione dell’efficienza dei magistrati.
    Il 31 ottobre Berlusconi, intervistato per il nuovo libro di Bruno Vespa, paragona Mani Pulite a una << guerra civile>>.
    Il 1° novembre il pm milanese Massimo Meroni accusa il governo di non far nulla per l’estradizione di Delfo Zorzi, difeso da Pecorella e condannato all’ergastolo in primo grado per la strage di piazza Fontana e latitante in Giappone.
    Il 3 novembre Berlusconi, di ritorno da un vertice con Tony Blair, incontra a Portofino, in una lunga quanto misteriosa conversazione, l’ex latitante Maurizio Raggio, prestanome dei conti cifrati di Craxi e imputato a Milano per riciclaggio.
    Il 7 novembre il sottosegretario Taormina chiede di incriminare i magistrati che hanno indagato e processato Belusconi per la Guardia di finanza.
    Il 13 novembre Berlusconi, in visita Granata, ripete al collega spagnolo Josemaia Aznar che negli ultimi anni, in Italia, si è combattuta una <<guerra civile>>: l’inchiesta Mani Pulita, <<un’az<ione lungamente studiata dai comunisti>> e condotta da << magistrati infiltrati dal Pci>>.
    Il 17 novembre il sottosegretario Taormina si appella alla Procura di Brescia perche <<arresti in flagrante>> i giudici di Milano che processano BErlusconi, l’Ulivo chiede al governo di ritirargli le deleghe e presenta una mozione di sfiducia individuale.
    Il 23 novembre Berlusconi e Castelli bloccano la nomina di tre magistrati italiani all’Olaf, l’organismo europeo antifrodi. Proteste del Csm e dell’opposizione.
    Il 24 novembre il governo propone una riforma dei servizi segreti che da mano libera al Sismi e al Sisde: protrann perquisire e intercettare chiunque e anche commettere reati,c on la semplice autorizzazione del presidente del Consiglio, senza alcuna possibilita di controllo da parte della magistratura.
    Il 29 novembre il Parlamento europeo approva un documento critico sulla legge italiana in materia di rogatori , che << rende difficili se non impossibili le rogatori con la Svizzera per reati quali il riciclaggio di denaro e il contrabbando di armi, stupefacenti e sigarette>>. I magistrati italiani scioperano per quindici minuti per protestare contro i continui attacchi alla loro autonomia. Si insedia la nuova commissione parlamentare Antimafia, presieduta dal forzista Roberto Centaro.
    Il 4 dicembre Taormina si dimette da sottosegretario prima di essere sfiduciato dagli stessi alleati Ccd, Lega e An, castelli, in pieno Parlamento, attacca frontalmente i magistrati << che vogliono ribaltare per via giudiziaria il verdetto politico e intendono fare lotta politica utilizzando impropriamente le azioni giudiziarie e godendo dell’immunità costituzionale che altera la parità dei poteri>>. Ce l’ha <<con quella parte della magistratura che, in un certo periodo storico della nostra Repubblica, si è organizzata utilizzando a fini politici l’enorme potere che le conferisce la Costituzione per neutralizzare il potere legislativo democraticamente eletto, surrogandolo con un’elite giacobina che, in nome di non si sa bene quale investitura, doveva guidare il popolo>>.
    Il 5 dicembre la maggioranza della Cdl al Senato approva una mozione programmatica sulla giustizia in dodici punti: il preambolo censura le inchieste del pool su Berlusconi e alcune ordinanze del Tribunale di Milano, sempre nei processi a Berlusconi e Previti. lo scontro istituzionale è senza precedenti. Mai, neppure sotto il fascismo, il Parlamento italiano aveva censurato i provvedimenti di un tribunale italiano, la giunta dell’Anm si dimette in blocco, denunciando la <<risoluzione in contrasto con il modello di giurisdizione e di assetto dei poteri disegnato dalla Costituzione>>.
    Il 6 dicembre l’Italia, a Bruxelles, vota da sola contro il << mandato di cattura europeo>> ( che in realtà è solo una semplificazione delle procedure di estradizione per gli imputati di reati commessi all’estero, decisa da vari trattati internazionali sottoscritti da due anni anche dall’Italia) e ne blocca l’approvazione. Il no riguarda soltanto cinque dei trentadue reati da assoggettare alle nuove regole: il governo Berlusconi vuole escludere la corruzione, la frode, il riciclaggio e gli altri crmini finanziari (compresi tutti quelli di cui Berlusconi deve rispondere in Italia e in Spagna). Dure proteste degli altri quattordici partner europei: soprattutto del Belgio, che ha la presidenza di turno dell’Ue. Il ministro Bossi replica: <<pare che il prodotto tipico del Belgio sia la pedofilia>>, mentre la giustizia europea è una << Forcolandia ex comunista>>. Il ministro Castelli, con scarsissima competenza giuridica, spiega che il mandato di cattura europeo consentirebbe addirittura ai giudici di qualunque altro paese di venire in Italia <<ad arrestare i leghisti solo perché manifestano con Bossi contro l’immigrazione clandestina>>. Poi proclama: << non posso svendere il popolo italiano e il popolo padano>>. Per Berlusconi il mandato di cattura << mette a rischio le liberta individuali>>. Il ministro degli esteri, Renato Ruggiero, europeista convinto, si dissocia dai colleghi: <<cosi ci isoliamo>>. << newsweek>> scrive che Berlusconi si oppone al mandato d’arresto europeo perche teme di essere arrestato dai giudici spagnoli per linchiesta Telecinco.
    L’11 dicembre, al vertice europeo di Laeken, il governo italiano ottiene un compromesso: recepirà l’accordo sul mandato di cattura europeo, ma solo nel 2004 e solo se – annuncia berlusconi - <<il Parlamento italiano avrà modificato la Costituzione e l’ordinamento giudiziario per renderli compatibili con quelli degli altri Paesi>>. Il governo punta di separare le carriere, a sottrarre le procure dalle garanzie di indipendenza dalla politica e ad abolire l’obbligatorietà dell’azione penale (articoli 107, 108, 112 della Costituzione).
    <<Queste modifiche ce le impone l’Europa>>, allarga le braccia il premier. Ma è vero il contrario. Nell’accordo di Laeken fra Berlusconi e il collega belga Guy Verhofstadt si legge testualmente: <<Per dare esecuzione alla decisione quadro sul mandato di cattura europeo, il governo italiano dovra avviare le procedure di diritto interno per rendere la decisione compatibile con i principi supremi dell’ordinamento costituzionale e per avvicinare iil suo sistema giudiziario ed ordinamentale ai modelli europei, nel rispetto dei principi costituzionali>>. Dunque modificare le leggi ordinarie senza toccare la Costituzione, anzi ispirandole proprio alla Costituzione. D0altra parte è stato il governo italiano a mostrarsi diffidente sul garantismo degli altri ordinamenti europei, e non viceversa: non si comprende, dunque, perche mai l’Italia dovrebbe ora avvicinarsi a quei modelli che esponenti autorevoli del governo non esitano a bollare come <<Forcolandia>>.
    Il 15 dicembre, ancora al vertice di Laeken, Berlusconi mette in guardia gli esterrefatti colleghi europei da una non meglio precisata <<internazionale giacobina dei magistrati<< che minaccerebbe l’intera europa.
    Il 21 dicembre Castelli licenzia da Dipartimento amministrazione penitenziaria Alfonso Sabella, gia pm antimafia a Palermo: Sabella ha appena denunciato le manovre del boss Salvatore Biondino per concordare con gli altri capimafia in carcere una strategia per la trattativa con lo Stato, finalizzata alla revisione dei processi e alla cancellazione degli ergastoli. Sabella, tornato a fare il magistrato a Firenze, sarà privato della scorta, benché altamente a rischio per aver fatto arrestare, quand’era a Palermo, alcuni tra i piu percolosi boss latitanti di Cosa nostra, Leoluca Cagarella e Giocanni Brusca.
    Il 31 dicembre Castelli, sollecitato con <<urgenza>> dai difensori di Previti e venendo meno a una prassi generalizzata, nega la proroga in Tribunale al giudice Guido Brambilla, membro del collegio giudicante del processo Sme-Ariosto( imputati Berlusconi, Previti, Squillante e altri) e dispone la sua <<immediata presa di possesso>> al tribunale di sorveglianza, dov’è stato trasferito e dove dovrà insediarsi fin dal 2 gennaio 2002. la Corte d’appello rimedierà << applicando>> Brambilla al Tribunale ordinario fino al termine del processo.

  8. #8
    e poi c'era la marmotta
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    piu persone leggono qui, piu possibilita ci sono che qualcuno compri il libro e non vada piu a votare il berlusca

  9. #9
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    Leggendo l'estratto dei primi 6 mesi del precedente governo, sono rimasto sconcertato dall'enormità di cazzate combinate in così poco tempo.
    Checchè ne dicano in giro, penso abbia superato quelle combinate dal governo prodi in un anno.
    Sconcertante che ci siano milioni di italiani disposti a farlo vincere dopo tutto questo.

  10. #10
    e poi c'era la marmotta
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    e c'è il secondo semestre ke non è da meno

 

 
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