.....se avete fatto attenzione alle varie dichiarazioni politiche degli ultimi tempi, oltre a Prodi uno dei grandi assenti dal dibattito preelettorale è Massimo D'Alema. L'ex Premier, ottimo Ministro degli Esteri uscente, non si è distinto molto in "esternazioni" lasciando il palcoscenico, come logico, al leader del PD, l'eterno avversario Walter Veltroni. Tra i due non c'è mai stata simpatia e forse anche le loro proposte politiche non hanno mai collimato molto . Già nel 1994, al momento della successione di Occhetto, Veltroni portato dalla base del partito dovette cedere ad un D'Alema sponsorizzato dai "grandi elettori" della burocrazia pdessina. Il dualismo si ripetè due anni dopo con Veltroni a Palazzo Chigi da vicepremier e D'Alema segretario del Pds, movimento da lui plasmato in Democratici di Sinistra, tramite la fusione con piccole schegge cristianosociali e repubblicane. Caduto Prodi vi fù la staffetta... con Baffino alla Presidenza del Consiglio e l'ex vicepremier alla segreteria DS, un partito totalmente in mano ai dalemiani e che Veltroni potè solo amministrare senza avere il minimo potere. Dopo la sconfitta delle Sinistre nel 2001, mentre il dalemiano Fassino veniva eletto alla segreteria DS e Veltroni si accomodava al Campidoglio, parzialmente isolato, D'Alema si ritagliava la figura di "Presidente" del partito, un rientro nella cabina di Comando quindi.
Oggi le cose sono cambiate. Dopo lo scandalo Unipol-BNL che ha visto parzialmente coinvolti i vertici diessini, D'Alema e Fassino in testa, per avere una leadership forte alla guida del nascente Partito Democratico si è dovuto "bussare" alla porta del Sindaco di Roma. Veltroni infatti, da buon amministratore e soprattutto da grande comunicatore, nei 7 anni nella Capitale è riuscito a portare Roma al centro del dibattito politico, dimostrando come nel modello romano potessero convivere tutte le anime del CentroSinistra ed organizzando iniziative che hanno avuto eco nel Paese ed anche fuori dall'Italia tanto da meritarsi una Copertina del "TIME" assieme Ken Livingston (Londra), Annika Billstrom (Stoccolma), Klaus Wowereit (Berlino) e Bertrand Delanoë (Parigi) come uno dei Sindaci "che han fatto la differenza".
Walter "l'americano" logicamente ha accettato ma ad alcune condizioni, cioè avere maggior potere nel partito. E piano piano, grazie anche al fido Goffredo Bettini, sta "veltronizzando" il PD. Tutto ciò naturalmente ai dalemiani non piace affatto, ma devono adeguarsi, ora il leader è lui..però nulla è eterno.
Se ci avete fatto caso infatti, mentre il segretario Democratico ha detto da subito di non voler fare alleanze con la Sinistra Arcobaleno, accusandola di far parte dell'Italia dei veti e dei No, da parte di D'Alema non ci sono state dichiarazioni avventate, ha naturalmente condiviso la scelta di presentarsi da soli, ma lo ha fatto in silenzio lasciando spazio anche a future ricuciture. E' del 5 marzo questa dichiarazione ""Non escludo in futuro una collaborazione tra il Pd e la sinistra radicale, ma sulla base di convergenze di programma che allo stato delle cose non c'era". Possibilista sul futuro quindi, mentre Veltroni va dicendo a destra e manca che oramai il passato è passato, che il PD è il nuovo, che non ci saranno patti con la Sinistra Arcobaleno etcetc.
A questo punto, a chi scrive, viene in mente un vecchio detto di Confucio che diceva: "Siediti lungo la riva del fiume e aspetta: prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico".
E' possibile che Veltroni vinca? direi molto improbabile, anche se i "miracoli a volte accadono". E' possibile che Berlusconi non ottenga una maggioranza al Senato e coinvolga il PD in un governo di larghe intese? Probabile, anche se gli ultimi sondaggi danno al Cavaliere una maggioranza a Palazzo Madama. In queste due situazioni il Leader del PD sarebbe vincitore o comunque non sconfitto, soprattutto se il partito supererà il 32-33%. D'Alema questo lo sà.
Ma l'ex Presidente Ds sa anche che qualora Veltroni perdesse e di brutto, consegnando l'Italia ad una destra populista e pericolosa come quella di Berlusconi, in molti comincerebbero a rinfacciargli la strategia della corsa solitaria, la rottura prematura con la Sinistra ed i Socialisti, il fatto di non aver voluto neanche dialogare. Insomma per l'ex sindaco di Roma il clima si farebbe pesante. A quel punto D'Alema, sono pronto a scommettere quel che volete, si farebbe portatore di una nuova alleanza tra PD, PS e Sinistra Arcobaleno, uniti ora alla opposizione e convinti di dover utilizzare strategie comuni nei confronti di un Berlusconi poco disposto a fare sconti a qualcuno ed avviato, come solito, a fare i suoi interessi fregandosene del Paese. O pensate davvero che Silvio, con una maggioranza al Senato, tenti davvero di fare delle riforme condivise?
Che dite, l'attesa di Baffino durerà molto e soprattutto per chi tiferà la sera del 14 aprile??
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