La destra ha scoperto che il mercato senza regole produce più danni che vantaggi, che l’economia globale, è fonte di ingiustizie sociali, squilibri economici, tensioni interne e internazionali, fino alle guerre.
Un’intera generazione di giovani è cresciuta credendo nelle magnifiche sorti e progressive del neoliberismo, nel potere del mercato senza regole invece che libero dai monopoli, confondendo il liberalismo con il lasciare mano libera ad ogni forma di oligarchia economica.
Aggiungendo la beffa al danno, l’opinione pubblica è stata educata a slogan tipo “meno Stato e più mercato”, contenti di vivere come libere galline tra libere volpi e chi si lamenta è un sovversivo. Salvo protestare per l’assenza di uno Stato ridotto all’osso da quella cultura ormai dominante.
Ora, proprio da Tremonti, arriva il contrordine.!!!!
Con grande imbarazzo nelle fila del PdL, di fronte alla crisi mondiale delle politiche neoliberiste, ( vedi USA) che sta provocando danni e continuerà a provocarne più che nel ’29, Tremonti lancia l’allarme e riscopre la necessità di mettere regole più forti al mercato, indica l’esigenza di un intervento massiccio dello Stato nell’economia, invoca la correzione degli errori provocati da un globalismo senza freni, ritiene indispensabile ridefinire le regole mondiali della produzione, del commercio e dei consumi.
Benvenuto tra i no global….hihihihhi è diventato d’incanto amicone di bertinotti?
Sono d’accordo con la diagnosi di Tremonti. Avanzo solo tre obbiezioni.
La prima è che, se la diagnosi è condivisibile, la cura che propone Tremonti è irrealizzabile, oltre che sbagliata. Il protezionismo, lo statalismo, le chiusure nazionali, che in sostanza propone, sono misure novecentesche, che non rispondono alle esigenze del presente e non parlano, sopratutto, del futuro. E’ sintomatico che Bertinotti applauda. Nei momenti di difficoltà i conservatori di destra e di sinistra finiscono per correre dalla stessa parte……
La seconda è che quando, per anni, la sinistra democratica ha avanzato le stesse critiche, distinguendo il liberalismo dal neoliberismo è stata ridotta alla gogna dai media compiacenti, praticamente tutti, essendo TV e giornali espressione di monopolisti.
La terza, più importante delle altre, è che le idee di Tremonti non coincidono col programma economico e sociale del PdL. Che, infatti, è stato scritto da Brunetta. Per questo a Berlusconi, che vuole fargli fare il ministro dell’Economia, dimostrando di non sapere e non capire neanche di cosa si stia parlando, Tremonti risponde che vuole andare agli Esteri…..!!!
Immaginate, con la recessione USA che si prospetta, che razza di politica economica garantirebbe un governo del PdL. Un altro disastro, stavolta definitivamente rovinoso. Lo appoggerà Bertinotti?
A chi, evidentemente senza averli letti, continua a dire che i programmi del PD e del PdL sono uguali, consiglio di studiarseli.
Le misure proposte da Veltroni sono, senza ombra di dubbio, quelle più adatte ai tempi, concrete e praticabili. Sopratutto sapendo che sul piano di una politica economica, diciamo per semplificare, liberalsocialista, il PD è senza dubbio più unito ed attrezzato del PdL.
Se poi ci aggiungete che a novembre negli Usa ci sarà comunque un cambio di politica economica, con Berlusconi al governo rischiamo di fare la fine della Romania di Ceaucesco nel blocco sovietico. Poveri e isolati.
Non dite di non essere stati avvertiti……




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