OMNIA SUNT COMMUNIA
Ricevo e pubblico
Maria Mantello, Sessuofobia Chiesa Cattolica Caccia alle streghe. Il modello per il controllo e la repressione della donna
Procaccini Editore, 2005, pp135, euro 13.00
Recensione Di Barbara Lattanzi
Esiste una parte della storia dell’umanità di cui spesso non si parla. E’ la storia della repressione delle donne, fenomeno che ha radici antiche e profonde. Radici che si manifestano ancora oggi in alcuni atteggiamenti o pregiudizi purtroppo difficili da estirpare, perché insite nell’etica religiosa “dominante”.
Nel suo bellissimo e incisivo saggio: Sessuofobia, chiesa cattolica, caccia alle streghe Maria Mantello ripercorre questa parte di storia che spesso viene dimenticata.
Partendo dai culti ancestrali della fertilità (che mai sono veramente scomparsi), dove l’elemento femminile era concepito come divino e immanente al tutto, anche alla vita psichica e sociale, l’autrice ci conduce alla conoscenza delle cause del disfacimento di tale modello: le invettive dei primi teologi cristiani contro il femminile, la costruzione di un intero paradigma che vede nella donna un difetto di natura e un pericolo di regressione, la repressione del sapere e delle prime forme rudimentali di scienza che permettevano di controllare i fenomeni naturali (erbarie, mammane e medichesse), sottraendo così gli uomini e le donne alla sofferenza a cui un dio crudele li aveva destinati, la demonizzazione della spontaneità sessuale e del piacere fisico.
Il timore nei confronti del mistero della nascita della vita diviene timore di coloro che sono depositarie di tale potere. Ostetriche o mammane non a caso sono tra le prime vittime innocenti della caccia alle L’istituzione che rappresentava la religione reclamava così l’egemonia in un settore così delicato e importante, da suscitare spontaneamente un senso di sacralità. Possiamo notare come tale illegittima esigenza si sia manifestata ancora ai nostri giorni, nel corso della campagna per gli ultimi referendum (legge 40 sulla procreazione assistita).
La strega divenne il capro espiatorio di tutti i mali. La miseria e le sue conseguenze, sofferenze, malattie e morte, trovarono così una facile giustificazione soprannaturale che permetteva di allontanare lo spettro della rivolta sociale. Dalle ricerche compiute dall’autrice emerge infatti un collegamento tra le ribellioni contadine e gli episodi di violenta caccia alle streghe.
Le ultime pagine sono dedicate ad alcune di quelle donne il cui sangue ha macchiato la storia del cristianesimo in maniera indelebile. L’autrice riporta stralci significativi di processi alle presunte “streghe”. Queste sono povere donne, alcune emarginate, ignoranti e quasi inconsapevoli di quanto sta loro accadendo, altre istruite e benestanti (i beni delle condannate venivano confiscati dai religiosi!). Alcune forti e coraggiose, altre deboli e terrorizzate.
L’autrice non insiste troppo sulle torture e sofferenze inflitte alle poverette, che venivano equiparate giuridicamente agli eretici. Sottolinea piuttosto il gioco perverso che porta alla costruzione dell’etichetta di strega, a cui le malcapitate non hanno alcuna possibilità di sottrarsi, e che affonda le radici nella paura del corpo femminile.
Infine il saggio ha il merito di riportarci verso quella parte della nostra vita psichica e sociale che ci è stata così abilmente sottratta: l’archetipo del femminile, la natura materna, gli antichi miti della fertilità e la nostra anima (anch’essa rappresentata come una divinità di sesso femminile in età classica!): ciò che siamo al di là di ogni lacerazione operata dai modelli culturali e religiosi, la vita quando ancora era gioia e amore, prima che si trasformasse in colpa ed espiazione.
ARDITI NON GENDARMI




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