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  1. #1
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    Predefinito Lavoro atipico e part-time sempre più femminile

    Lavoro atipico e part-time sempre più femminile

    a.g.



    L'occupazione femminile tende a crescere di più di quella maschile. Notizia positiva se non si stesse parlando di lavori part-time e instabili. Nel 2006 il 53 per cento delle donne italiane, più di 3 milioni ha un impiego precario e non a tempo pieno. Questa la denuncia del terzo Rapporto Ires-Cgil- Nadil per l'Osservatorio permanente sul lavoro atipico in Italia 2008 presentato mercoledì a Roma. Il quadro dipinto dal rapporto non è confortante. Differenze di genere nelle opportunità di lavoro, nel reddito, ma, soprattutto, a colpire tra i dati del Rapporto sono le conseguenze della condizione di precarietà sul lavoro. Tra queste la ricerca Ires ne sottolinea una in particolare la nascita di «nuove forme di segregazione e disuguaglianza».
    Insomma se le donne sono sempre più impegnate in lavori che non favoriscono la crescita professionale e quella del reddito, sono proprio questi lavori atipici a non rendere sfavorevole la conciliazione con gli impegni familiari. Dal rapporto Ires-Cgil, infatti, emerge con chiarezza come le differenze di genere ed opportunità rafforzino la tradizionale divisione del lavoro nella famiglia e come «marginalità e discontinuità, insieme al basso reddito, spingano molte donne fuori dal mercato del lavoro».
    Trend, quello della crescita del lavoro atipico femminile, che tra il 1993 e il 2006, è cresciuto molto più di quello maschile. Il Rapporto certifica poi che è proprio l'impiego part-time, in particolare, ad aver registrato l'incremento maggiore. Una donna su quattro svolge un lavoro a tempo parziale. Stessa ascesa ha mostrato il lavoro instabile, quello in cui figurano dipendenti a tempo determinato o collaboratori occasionali. Per le donne questo tipo di lavoro è aumentato più che per gli uomini raggiungendo il 19 per cento dell'occupazione femminile e arrivando ad essere la maggioranza assoluta.
    E se aumentano sempre di più le donne impiegate nel lavoro atipico e part-time, il tasso di attività femminile in Italia continua ad essere il più basso d'Europa con il 51 per cento soltanto delle donne che lavorano.
    A questi dati sull'impiego si aggiunge quello non meno confortante del reddito. Le donne lavoratrici atipiche hanno un reddito mediamente inferiore a quello degli uomini, arrivando a guadagnare addirittura il 56 per cento meno degli uomini. E sono molto meno della metà (1,5per cento contro il 4per cento degli uomini) le donne con contratto interinale che guadagnano un reddito posto nella fascia più alta (oltre 1.500 euro) . Più del doppio degli uomini (37,2per cento contro il 18,3per cento) quelle che si collocano nella fascia più bassa (meno di 800 euro) di reddito.
    E non funziona neppure l'assioma meno lavoro più famiglia. Dal rapporto è emerso anche che le donne che non hanno un impiego stabile non sono quelle che mettono su famiglia. Secondo la ricerca dell'Ires, infatti, la natalità è più alta nelle regioni dove è maggiore l'occupazione femminile.






    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=73923

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    Lavoro atipico e part-time sempre più femminile

    a.g.



    L'occupazione femminile tende a crescere di più di quella maschile. Notizia positiva se non si stesse parlando di lavori part-time e instabili. Nel 2006 il 53 per cento delle donne italiane, più di 3 milioni ha un impiego precario e non a tempo pieno. Questa la denuncia del terzo Rapporto Ires-Cgil- Nadil per l'Osservatorio permanente sul lavoro atipico in Italia 2008 presentato mercoledì a Roma. Il quadro dipinto dal rapporto non è confortante. Differenze di genere nelle opportunità di lavoro, nel reddito, ma, soprattutto, a colpire tra i dati del Rapporto sono le conseguenze della condizione di precarietà sul lavoro. Tra queste la ricerca Ires ne sottolinea una in particolare la nascita di «nuove forme di segregazione e disuguaglianza».
    Insomma se le donne sono sempre più impegnate in lavori che non favoriscono la crescita professionale e quella del reddito, sono proprio questi lavori atipici a non rendere sfavorevole la conciliazione con gli impegni familiari. Dal rapporto Ires-Cgil, infatti, emerge con chiarezza come le differenze di genere ed opportunità rafforzino la tradizionale divisione del lavoro nella famiglia e come «marginalità e discontinuità, insieme al basso reddito, spingano molte donne fuori dal mercato del lavoro».
    Trend, quello della crescita del lavoro atipico femminile, che tra il 1993 e il 2006, è cresciuto molto più di quello maschile. Il Rapporto certifica poi che è proprio l'impiego part-time, in particolare, ad aver registrato l'incremento maggiore. Una donna su quattro svolge un lavoro a tempo parziale. Stessa ascesa ha mostrato il lavoro instabile, quello in cui figurano dipendenti a tempo determinato o collaboratori occasionali. Per le donne questo tipo di lavoro è aumentato più che per gli uomini raggiungendo il 19 per cento dell'occupazione femminile e arrivando ad essere la maggioranza assoluta.
    E se aumentano sempre di più le donne impiegate nel lavoro atipico e part-time, il tasso di attività femminile in Italia continua ad essere il più basso d'Europa con il 51 per cento soltanto delle donne che lavorano.
    A questi dati sull'impiego si aggiunge quello non meno confortante del reddito. Le donne lavoratrici atipiche hanno un reddito mediamente inferiore a quello degli uomini, arrivando a guadagnare addirittura il 56 per cento meno degli uomini. E sono molto meno della metà (1,5per cento contro il 4per cento degli uomini) le donne con contratto interinale che guadagnano un reddito posto nella fascia più alta (oltre 1.500 euro) . Più del doppio degli uomini (37,2per cento contro il 18,3per cento) quelle che si collocano nella fascia più bassa (meno di 800 euro) di reddito.
    E non funziona neppure l'assioma meno lavoro più famiglia. Dal rapporto è emerso anche che le donne che non hanno un impiego stabile non sono quelle che mettono su famiglia. Secondo la ricerca dell'Ires, infatti, la natalità è più alta nelle regioni dove è maggiore l'occupazione femminile.






    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=73923

    Compagna e il tuo commento su questa notizia?
    Ne ho letta una simile anche io su Repubblica.it
    Da cosa nasce questa disparrità secondo te?

    E' vero che vi sono comunque molte donne che scelgono il lavoro part-time come ad esempio anche se ho 30 anni e mio padre è in pensione mia madre ha continuato a preferire il part-time per pura comodità.Insomma i casi sono molteplici e non sempre hanno a che fare con una discriminazione di stampo sessista.
    Inoltre credo che sia un approccio sbagliato il suddividere i precari in uomini e donne, creando in questo modo ulteriori sottogruppi che non fanno altro che indebolire qualsiasi tipo di lotta o rivendicazione.

  3. #3
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    Tutto quanto un po' puntuto e che sapeva di estrema destra ma solo perche' in italia e' sempre difficile alzare la testa
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    Per una volta quoto quasi tutto

    Su siti tipo secondamano, catapulta, jobrapido,ecc si possono notare una miriade di annunci part-time dedicati esclusivamente alle donne. Questo può far comodo ad una donna che è giovane e non vuole mangiarsi tutta la giornata al lavoro o a chi avendo già un reddito "mite" proveniente dal marito decide di lavorare 4 o 6 ore al dì per aumentare le entrate famigliare.
    Tuttavia questo fa emergere due aspetti negativi della questione:

    a) le donne che vogliono far carriera o quantomeno non aver un lavoro "instabile" come fanno? Se l'occupazione "precaria" aumenta(come aumenta anche per il genere maschile) l'occupazione femminle "full" e stabile rimane sempre troppo bassa.

    b)e per le famiglie(come la mia per esempio) dove, se entrambi i genitori non lavorano stabilmente e full, non si arriva a fine mese che succede?
    Parliamoci chiaro. Se i soldi servono perchè se no si muore di fame, entrambi i membri della coppia devono lavorare con pari opportunità per il sostenimento della famiglia. Se una madre sta a casa a gestire la famiglia non è perchè ama i figli! In parte è una stronzata. I motivi sono 2: 1)non trova lavoro 2) hanno già delle entrate sufficienti.

    Aumentare la stabilità lavorativa della donna e migliorare quella dell'uomo è il primo passo seguito da un "livellamento" degli stipendi. Da ciò emergente un punto 2b.

    2b)aumentare il numero di strutture pubbliche che accudiscano i bimbi è un obbligo poichè se entrambi i genitori lavorano e i nonni non sono disponibili il pargolo(o la pargola) non può rimanere a casa da solo/a.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da WalterA Visualizza Messaggio
    Compagna e il tuo commento su questa notizia?
    Ne ho letta una simile anche io su Repubblica.it
    Da cosa nasce questa disparrità secondo te?

    E' vero che vi sono comunque molte donne che scelgono il lavoro part-time come ad esempio anche se ho 30 anni e mio padre è in pensione mia madre ha continuato a preferire il part-time per pura comodità.Insomma i casi sono molteplici e non sempre hanno a che fare con una discriminazione di stampo sessista.
    Inoltre credo che sia un approccio sbagliato il suddividere i precari in uomini e donne, creando in questo modo ulteriori sottogruppi che non fanno altro che indebolire qualsiasi tipo di lotta o rivendicazione.

    Sì, hai ragione, l'ho postato col fine di commentarlo ma poi mi sono accorta che dovevo andare a cena.

    Il modo in cui imposti il problema è un po' fuorviante. Parli come quei liberali che dicono: "I giovani scelgono i lavori flessibili perché sono più dinamici, si adattano alla loro vita. Non vogliono più il posto fisso a vita come i loro genitori, amano cambiare!".
    Le donne sono costrette a "scegliere" i lavori atipici, un po' perché, come per gli uomini, il mercato del lavoro non offre molte alternative, un po' per il ruolo a loro riservato dalla società. Le donne, oltre a lavorare, "devono" mandare avanti la casa. Un uomo si può permettere di delegare alla moglie la maggior parte (o, spesso, la totalità) dei lavori domestici, la cosa a ruoli invertiti è inusuale e malvista. Ecco perché è più "comodo" lavorare part-time, se no il fardello del "doppio turno" diventa troppo pesante. E' una scelta questa? La discriminazione sessista non è necessariamente quella del datore di lavoro, è un problema di ruolo di cura assegnato alla donna a prescindere, per presunti motivi naturali.
    Non mi stupisce che molte donne alla fine rinuncino a lavorare, se le alternative sono tre: affaticarsi oltre ogni misura tra un lavoro a tempo pieno e la casa, lavorare part-time per una paga da fame oltre che gratis a casa, oppure fare le casalinge e basta.
    Non mi stupisce nemmeno che le lavoratrici atipiche facciano meno figli: se il loro contributo economico al bilancio della famiglia è così marginale e instabile e non ci sono tutele per la maternità, non si può mettere in conto di fare un figlio, anche se si avrebbe più tempo per prendersi cura di lui rispetto a una donna col lavoro a tempo pieno.

    Che poi ci siano discriminazioni da parte dei padroni è indubbio. Io che faccio un lavoro "da uomo" ne potrei elencare a decine. Anche i miei colleghi maschi potrebbero raccontare le prevaricazioni che subiscono, ma sarebbero diverse dalle mie. Per la maggior parte si possono risolvere con una strategia comune, ma poi è necessario che le strade si dividano. Questo non vuol dire spaccare il fronte delle lotte dei lavoratori.

  5. #5
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    Il rapporto dell'IRES è qua:
    http://www.ires.it/files/Rapporto_completo.pdf

    Qui invece c'è una sintesi:
    http://www.ires.it/files/sintesi_Nidil.pdf

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    Sì, hai ragione, l'ho postato col fine di commentarlo ma poi mi sono accorta che dovevo andare a cena.

    Il modo in cui imposti il problema è un po' fuorviante. Parli come quei liberali che dicono: "I giovani scelgono i lavori flessibili perché sono più dinamici, si adattano alla loro vita. Non vogliono più il posto fisso a vita come i loro genitori, amano cambiare!".
    Non ho detto questo. Ho detto che alcuni giovani preferiscono non mangiare tutta la giornata al lavoro. E non lo dico per vanvera. Quando sono in giro tra la gente "normale" e parlo con i ragazzi o con gli amici sento di giovani ragazzi e ragazze che preferiscono il part-time per poter poi oziare o far altro. Su questo forse una cosa è vera...molti italiani(o meglio una X fetta) non han voglia di lavorare. Non mi stupisco, infatti, che quando faccio lavori umili trovo molti stranieri.
    Nessuno mi hai mai dato del liberale


    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    Non mi stupisce che molte donne alla fine rinuncino a lavorare, se le alternative sono tre: affaticarsi oltre ogni misura tra un lavoro a tempo pieno e la casa, lavorare part-time per una paga da fame oltre che gratis a casa, oppure fare le casalinge e basta.
    Giusto, infatti tra le statistiche ufficiali il numero di donne che hanno smesso di cercare lavoro è abbastanza elevato. In questo caso tutte le ore di cultura sul mercato del lavoro mi son servite a compredere certi fenomeni.

    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    Che poi ci siano discriminazioni da parte dei padroni è indubbio. Io che faccio un lavoro "da uomo" ne potrei elencare a decine. Anche i miei colleghi maschi potrebbero raccontare le prevaricazioni che subiscono, ma sarebbero diverse dalle mie. Per la maggior parte si possono risolvere con una strategia comune, ma poi è necessario che le strade si dividano. Questo non vuol dire spaccare il fronte delle lotte dei lavoratori.
    Infatti non siamo tutti uguali, capire i singoli o i gruppi tipici permette di operare meglio. Comunque anche se fossi manager di fisso ti criticherebbero alle spalle con frasi tipo:"chissà a chi l'ha dato per diventar importante",ecc,ecc

    Ho visto casi analoghi al tuo in varie ditte e penso(senza far del vittimismo) che sradicare certi background culturali in italia è più difficile che sradicare la mafia.

  7. #7
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    ah ma non davi del liberale a me...pff mi son salvato dal suicidio...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    Il rapporto dell'IRES è qua:
    http://www.ires.it/files/Rapporto_completo.pdf

    Qui invece c'è una sintesi:
    http://www.ires.it/files/sintesi_Nidil.pdf
    106 pagine?
    Ok pure questo weekend so cosa studiare! Tra l'altro ho son andato sul sito dell'associazione casalinghe che avevi linkato un post precedente ma non ho trovato gli incidenti domestici in dettaglio. Riesci a fornirmi tale materiale in pdf?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da bzzt! Visualizza Messaggio
    Non ho detto questo. Ho detto che alcuni giovani preferiscono non mangiare tutta la giornata al lavoro. E non lo dico per vanvera. Quando sono in giro tra la gente "normale" e parlo con i ragazzi o con gli amici sento di giovani ragazzi e ragazze che preferiscono il part-time per poter poi oziare o far altro. Su questo forse una cosa è vera...molti italiani(o meglio una X fetta) non han voglia di lavorare. Non mi stupisco, infatti, che quando faccio lavori umili trovo molti stranieri.
    Nessuno mi hai mai dato del liberale
    Mi riferivo a WalterA
    Il problema è che c'è anche tanta gente che vuole lavorare sul serio, anche perché se no non campa, e non riesce a trovare un lavoro dignitoso, così si piega e rinuncia ai suoi diritti. Non sono mica tutti fancazzisti.
    Anche io lavoro saltuariamente per scelta, dato che sto studiando, ma se volessi un lavoro più stabile, per mettere su famiglia?



    Giusto, infatti tra le statistiche ufficiali il numero di donne che hanno smesso di cercare lavoro è abbastanza elevato. In questo caso tutte le ore di cultura sul mercato del lavoro mi son servite a compredere certi fenomeni.



    Infatti non siamo tutti uguali, capire i singoli o i gruppi tipici permette di operare meglio. Comunque anche se fossi manager di fisso ti criticherebbero alle spalle con frasi tipo:"chissà a chi l'ha dato per diventar importante",ecc,ecc

    Ho visto casi analoghi al tuo in varie ditte e penso(senza far del vittimismo) che sradicare certi background culturali in italia è più difficile che sradicare la mafia.
    Ci vorrebbe una bella dose massiccia di femminismo per tutti

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da bzzt! Visualizza Messaggio
    106 pagine?
    Ok pure questo weekend so cosa studiare! Tra l'altro ho son andato sul sito dell'associazione casalinghe che avevi linkato un post precedente ma non ho trovato gli incidenti domestici in dettaglio. Riesci a fornirmi tale materiale in pdf?
    Non ce l'ho a portato di mano, dovrei cercare. Vedo se ci riesco, ma non posso garantirti niente.

 

 
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