Il lavoro interiore quotidiano, sia esso di abbandono degli atteggiamenti egoici, sia esso di pratiche meditative, è essenziale per giungere a stadi di rivoluzione interiore tali da modificare sensibilmente il modo di approcciarsi alla vita quotidiana.

Lontani dal considerare L’agire senza agire come una semplice inerzia o un’ottusa atarassia emozionale, si può affermare che il Wu wei è l’atteggiamento superiore di colui che ha ottenuto che la propria scintilla interiore guidi in modo naturalmente divino le azioni della propria vita.

Un esempio degno di nota è la pratica del Kyudo, la disciplina del tiro con l’arco praticato dal monaco zen.

In tale ambito viene esplicitamente sminuita l’importanza di centrare il bersaglio e di mirare ad esso con il metodo classico. Viene invece adottato il metodo della concentrazione del cuore e della meditazione, di modo da poter raggiungere uno stato estatico in cui la freccia ad un certo istante si scocca da sé per conficcarsi nel bersaglio che rappresenta il proprio essere.

In una forma avanzata di tecnica respiratoria zen, il praticante arriva a provare la sensazione di esser respirato dal mondo più che di respirare l’aria e questo particolare stato esoterico è concettualmente lo stesso di colui che da uno stato di attiva individualità passa ad uno stato di attiva sovrandividualità.

Nell’ambito dell’arte marziale molto fortunati sono quei praticanti che hanno l’opportunità di sperimentare il Wu wei combattendo o esercitandosi in esercizi a coppie o anche singolarmente.

Se volessimo tradurre in termini più specifici il meccanismo del Wu wei potremmo dire che nell’agire in questo stato non vi sono blocchi energetici di alcun tipo, come interferenze mentali di pensieri e concetti o disturbi da parte del centro emozionale.

Inoltre le energie yin e yang scorrono nel nostro intero essere senza squilibri e in perfetta armonia.

Più volte ho posto l’accento sul praticare le forme di kung fu in modo costante e concentrato, di modo che il corpo fisico memorizzi da sé le sequenze e raggiungendo così uno stato in cui la necessità della mente venga meno. E’ così che i veri maestri di arti marziali entrano nell’azione senza azione tramite la pratica quotidiana e costante dei movimenti fisici in esse contenute.

Non più pensiero, non più dubbi, non più incertezze, solo il movimento armonioso ed essenziale di colui che è.

In conclusione, non si può dunque dire che il Wu wei sia una pratica da seguire, bensì un risultato e un modo di essere che diviene naturalmente il nostro nel momento in cui arriviamo ad esso tramite la strada del lavoro interiore e del risveglio della coscienza.


Da un articolo di Sifu Lorenzo