Veltroni: pareggio, possibilità concreta
Silvio Berlusconi e Walter Veltroni
Il leader del Pd: niente larghe intese
Berlusconi frena: Pdl è in vantaggio
ROMA
La possibilità di un pareggio al Senato irrompe nella campagna elettorale. Il tema, solo sfiorato nei giorni scorsi, è lanciato da Veltroni: «Se ci sarà il pareggio si dovrà aprire una crisi istituzionale ed affidarsi al Capo dello Stato» . In un forum al Messaggero, il leader del Pd spiega: «E' una possibilità concreta: una situazione che il Paese non si può permettere, non è più tempo di instabilità e di ingovernabilità, non possiamo più ripercorrere i quindici anni che abbiamo alle spalle ma piuttosto dobbiamo voltare pagina».
«Niente larghe intese»
Al forum ha partecipato anche Cavaliere (qualche ora dopo Veltroni). E tra i due sfidanti è emersa una totale convergenza nel dire "no" alle larghe intese. «Niente pasticci, nessun inciucio», assicura Veltroni pur riconoscendo riconosce che «sulle regole si deve decidere insieme». Ma che sia chiaro, precisa, «chi vince le elezioni, anche per un voto, governa». Anche perchè, aggiunge con ottimismo, «penso che queste elezioni ci riserveranno una sorpresa». Della stessa idea il leader del Pdl. «Niente larghe intese», conviene Berlusconi, che tra l’altro non crede al pareggio: l’ultimo sondaggio, spiega, «ci dà 28 seggi in più al Senato e 60 alla Camera». E comunque, aggiunge a scanso di equivoci, sarebbe impossibile governare insieme visto che «le sinistre sono due: quella dei fatti che ci ha portato in questa situazione drammatica, e quella delle parole, di Veltroni, che predica esattamente l’opposto di ciò che ha fatto Prodi».
Il voto utile e il monito di Napolitano
Altrettanto simili le posizioni a proposito del dibattito sul voto utile che tanto fa soffrire i piccoli partiti. Commentando le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Veltroni dice: «Non esiste voto utile e voto inutile. Certo - aggiunge tuttavia - la legge elettorale stabilisce che chi prende un voto in più ottiene il 55% dei seggi alla Camera, una cosa che un suo peso ce l’ha». Posizione identica a quella di Berlusconi: Napolitano ha fatto una affermazione «condivisibile», è la premessa, ma «nel centrodestra è solo il Pdl che può avere successo e un voto ai partiti minori si trasforma in consenso al Pd di Veltroni». Sia Veltroni che Berlusconi ritengono necessaria una riduzione della spesa pubblica e puntano il dito contro le inefficienze della pubblica amministrazione proponendone un suo snellimento e entrambi hanno sottolineato la necessità di ridare «fiato» ai salari.
Divergenze sulla politica estera
I due candidati premier sono cauti sull’innalzamento dell’età pensionabile e anche sulla politica estera le convergenze non mancano: restare in Afghanistan e non tornare in Iraq. Se sono tante le assonanze, non mancano le divergenze: sul dare una delle due Camere all’opposizione (Veltroni è d’accordo, Berlusconi ha qualche dubbio poichè il centrodestra «è assente da tutte le istituzioni»); sulle priorità di governo (per il leader del Pd sono la riduzione della spesa pubblica e il precariato, per quello del Pd l’emergenza rifiuti e la riapertura delle grandi opere). Diverse invece le ricette anche contro la criminalità e l’immigrazione clandestina (per il primo si deva mandare in strada i poliziotti e creare agenzie accreditate per gli immigrati, per il secondo occorre tornare alla ’Bossi-Finì), così come sul tema delle intercettazioni (per il Pd si devono consentire se il pm le richiede punendo le fughe di notizie, per il Pdl bisogna limitarle ai reati più gravi). Differenze anche sulla politica da adottare in Libano (il Cavaliere chiede la modifica delle regole di ingaggio) e nei confronti di Hamas (Per Veltroni si deve trattare, ma a certe condizioni; per Berlusconi no). Grandi, infine, le distanze su Alitalia: Berlusconi insiste sulla cordata italiana, mentre Veltroni chiede che il dossier resti fuori dalla campagna elettorale.
http://www.lastampa.it/redazione/cms...1244girata.asp





Rispondi Citando