"Dopo il concilio Vaticano II, le opposizioni esplicite alla svolta ecumenica sono state relativamente esigue: il solo movimento che feceva capo a mons. Lefebvre chiedeva apertamente che il decreto sull'ecumenismo così come la dichiarazione sulla libertà religiosa venissero cancellati dai documenti conciliari. Molto più numerose e potenti furono invece le resistenze a livello inconscio, più o meno dichiarate: cattiva disposizione nei confronti del rinnovamento e delle riforme, tendenza a ritornare a un passato nostalgicamente idealizzato, riaffiorare dello spirito di polemica, di apologetica, di sospetto nei confronti degli altri cristiani: timore di una "protestantizzazione" della chiesa cattolica o almeno di una "dissoluzione" della sua eredità, di una perdita del monolitismo che veniva considerato come la più preziosa caratteristica del mondo cattolico, o di un cedimento allo "spirito dei tempi"; sacralizzazione di ogni aspetto della vita della chiesa, sulla base di una inconscia tendenza al "monofisismo" ecclesiale, che tende a considerare sacro e divino nella chiesa anche ciò che appartiene alla sua dimensione umana; scetticismo di fronte al movimento ecumenico, accompagnato dalla tendenza a pensare che nel conto del dare e dell'avere, i danni che la chiesa cattolica ne ha avuto sono enormemente superiori ai vantaggi. Tutto questo si spiega perfettamente, con la mancanza di quella "conversione interiore" all'ecumenismo, che era stata giudicata necessaria dal Vaticano II, e che comporta una visione profondamente nuova della chiesa, della fede, della storia della salvezza". Giovanni Cereti
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Mons. Giovanni Cereti scriveva questo testo nel 1981. Oggi che direbbe??




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