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    Predefinito 31 marzo 2008: San Giuseppe sposo della Beata Vergine Maria

    CARI AMICI,

    ECCO IL CALENDARIO LITURGICO DEL MESE, CALENDARIO ATTUALMENTE IN VIGORE PER I CATTOLICI DI RITO ROMANO.
    A TUTTI VOI GLI AUGURI PER UNA DAVVERO SANTA QUARESIMA.

    GUELFO NERO


    1 DE EA (PRIMO SABATO DEL MESE)
    2 DOMENICA DI QUINQUAGESIMA
    3 DE EA
    4 SAN CASIMIRO, PRINCIPE E CONFESSORE
    SAN LUCIO I, PAPA E MARTIRE
    5 MERCOLEDì DELLE CENERI
    6 GIOVEDì DOPO LE CENERI
    SANTE PERPETUA E FELICITA, MARTIRI
    7 VENERDì DOPO LE CENERI (PRIMO VENERDì DEL MESE)
    SAN TOMMASO D'AQUINO, CONFESSORE E DOTTORE DELLA CHIESA
    (FESTA DELLA SACRATISSIMA CORONA DI SPINE
    DI NOSTRO SIGNORE GESù CRISTO)
    8 SABATO DOPO LE CENERI
    SAN GIOVANNI DI DIO, CONFESSORE
    9 PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA
    SANTA FRANCESCA ROMANA VEDOVA
    10 LUNEDì DELLA PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA
    I SANTI QUARANTA MARTIRI DELLA SEBASTE
    11 MARTEDì DELLA PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA
    12 MERCOLEDì DELLE QUATTRO TEMPORA DI QUARESIMA
    SAN GREGORIO MAGNO, PAPA E DOTTORE DELLA CHIESA
    13 GIOVEDì DELLA PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA
    14 VENERDì DELLE QUATTRO TEMPORA DI QUARESIMA
    (SANTA LANCIA E SANTI CHIODI DI NOSTRO SIGNORE GESù CRISTO)
    15 SABATO DELLE QUATTRO TEMPORA DI QUARESIMA
    16 SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA
    17 LUNEDì' DELLA SECONDA SETTIMANA DI QUARESIMA
    SAN PATRIZIO, VESCOVO E CONFESSORE
    18 MARTEDì DELLA SECONDA SETTIMANA DI QUARESIMA
    SAN CIRILLO DI GERUSALEMME, VESCOVO, CONFESSORE E DOTTORE DELLA CHIESA
    19 (MERCOLEDì DELLA SECONDA SETTIMANA DI QUARESIMA)
    SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA BEATA VERGINE MARIA, CONFESSORE E PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE
    20 GIOVEDì DELLA SECONDA SETTIMANA DI QUARESIMA
    21 VENERDì DELLA SECONDA SETTIMANA DI QUARESIMA
    SAN BENEDETTO, ABATE
    (SACRATISSIMA SINDONE DI NOSTRO SIGNORE GESù CRISTO)
    22 SABATO DELLA SECONDA SETTIMANA DI QUARESIMA
    23 TERZA DOMENICA DI QUARESIMA
    24 LUNEDì DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA
    SAN GABRIELE ARCANGELO
    25 ANNUNCIAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
    (MARTEDì DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA)
    26 MERCOLEDì DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA
    27 GIOVEDì DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA
    SAN GIOVANNI DAMASCENO, CONFESSORE E DOTTORE DELLA CHIESA
    28 VENERDì DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA
    SAN GIOVANNI DI CAPESTRANO, CONFESSORE
    (SANTE CINQUE PIAGHE DI NOSTRO SIGNORE GESù CRISTO)
    29 SABATO DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA
    30 QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA (LAETARE)
    31 LUNEDì DELLA QUARTA SETTIMANA DI QUARESIMA

    SANCTA MARIA ET OMNES SANCTI INTERCEDANT PRO NOBIS AD DOMINUM UT NOS MEREAMUR AB EO ADJUVARI ET SALVARI, QUI VIVIT ET REGNAT IN SAECULA SAECULORUM. AMEN


  2. #2
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    Predefinito

    CARISSIMI AMICI,

    COME MOLTI DI VOI SAPRANNO, IL MESE DI MARZO è MESE TRADIZIONALMENTE DEDICATO ALLA VENERAZIONE DI SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA BEATA VERGINE MARIA E PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE.
    DEDICHERò ALCUNI POST A QUESTO GRANDE SANTO, SECONDO SOLO ALLA VERGINE MARIA, NELLA GERARCHIA DEI SANTI DEL CIELO.
    MENTRE INFATTI ALLA BEATA VERGINE è DOVUTO IL CULTO D'IPERDULIA, A SAN GIUSEPPE è DOVUTO QUELLO DI SUPREMA DULIA.
    SPIRITO PURO E CONTEMPLATIVO, VERO PADRE LEGALE DI NOSTRO SIGNORE, ANCHE OGGI NELLA PATRIA CELESTE, SAN GIUSEPPE CONSERVA UN GRANDE POTERE SUL CUORE DEL FIGLIO E DELLA SUA SANTISSIMA SPOSA.

    UN SALUTO AFFETTUOSO A TUTTI

    GUELFO NERO


    LITANIE DI SAN GIUSEPPE

    SANCTA MARIA, ORA PRO NOBIS
    SANCTE JOSEPH, ORA PRO NOBIS
    PROLES DAVID INCLYTA
    LUMEN PATRIARCHARUM
    DEI GENITRICIS SPONSE
    CUSTOS PUDICAE VIRGINIS
    FILII DEI NUTRITIE
    CHRISTI DEFENSOR SEDULE
    ALMAE FAMILIAE PRAESES
    JOSEPH JUSTISSIME
    JOSEPH CASTISSIME
    JOSEPH PRUDENTISSIME
    JOSEPH FORTISSIME
    JOSEPH OBOENDIENTISSIME
    JOSEPH FIDELISSIME
    SPECULUM PATIENTIAE
    AMATOR PAUPERTATIS
    EXEMPLAR OPIFICUM
    DOMESTICAE VITAE DECUS
    CUSTOS VIRGINUM
    FAMILIARUM COLUMEN
    SOLATIUM MISERORUM
    SPES AEGROTANTIUM
    PATRONE MORIENTIUM
    TERROR DAEMONUM
    PROTECTOR SANCTAE ECCLESIAE, ORA PRO NOBIS

    CONSTITUIT EUM DOMINUM DOMUS SUAE
    ET PRINCIPEM OMNIS POSSESSIONIS SUAE
















    O SANTO SENZA EGUALE, AL GRAN MISTERO ELETTO, D'AVERE UN DIO SOGGETTO AI CENNI TUOI...PREGA PER NOI, PREGA PER NOI, PREGA PER NOI

  3. #3
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    Predefinito 4 MARZO: SAN CASIMIRO, PRINCIPE E CONFESSORE

    La regina Elisabetta d'Asburgo, madre di Casimiro, terzogenito di Casimiro IV re di Polonia, ebbe tredici figli, dodici dei quali cinsero la corona regale e uno, Casimiro, quella ben più gloriosa dei santi, dopo aver rinunciato a quella di re d'Ungheria. Casimiro era nato a Cracovia, nel 1458, figlio del re di Polonia, appartenente alla dinastia degli Jagelloni, di origine lituana. Quando gli Ungheresi si ribellarono al loro re, Mattia Corvino, e offrirono al tredicenne principe Casimiro la corona, questi vi rinunciò appena seppe che il papa si era dichiarato contrario alla deposizione del regnante e alla imposizione con la forza del giovane re. Il principe aveva infatti come ambizione, se ambizione si può dire, di realizzare l'ideale ascetico della povertà e dell'umiltà.
    Il capostipite della dinastia, il pagano Jagellone, sovrano della Lituania, nel 1385 si era convertito insieme col suo popolo al cattolicesimo, legando i suoi interessi a quelli della Polonia. La dinastia degli Jagelloni sarebbe rimasta sul trono di Polonia fino al 1572, estendendo le conquiste dalla Prussia all'Ungheria e realizzando in parte l'antico sogno di abbracciare in un unico regno tutti gli stati fra il Baltico e il Mar Nero. Impegnato in questa politica di espansione, re Casimiro IV (1440-1492) diede al terzogenito l'incarico di reggente di Polonia e il principe, già minato dalla tubercolosi, svolse il compito con intelligente politica, senza tuttavia lasciarsi irretire dalle seduzioni del potere.
    Fu servitore diligente del suo Stato, ma non si piegò alle ragioni di Stato quando gli venne proposto dal padre il matrimonio con la figlia di Federico III, per allargare, con la politica matrimoniale, i già estesi confini del regno. Il principe Casimiro non voleva venir meno al suo ideale ascetico di purezza per vantaggi materiali che non ambiva. Di straordinaria bellezza, ammirato e corteggiato, Casimiro aveva riservato il suo cuore unicamente alla Vergine. "Anima mia, - egli scriveva in uno dei tanti "madrigali" che dedicava alla Madonna -non passare giorno senza tributare i tuoi omaggi a Maria; solennizza devotamente le sue feste, celebra tutte le sue virtù. Ammira la sua grandezza e la sua altezza sopra tutte le creature". Spentosi all'età di venticinque anni a Grodno (nella Lituania annessa alla Russia) il 4 marzo 1484, ebbe appena morto la venerazione unanime di tutto il popolo polacco.
    Nel 1521 S.S. Papa Leone X lo incluse infallibilmente nell'elenco dei santi dichiarandolo patrono della Polonia e della Lituania.



    SANCTE CASIMIRE, ORA PRO NOBIS

  4. #4
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    Predefinito 4 MARZO: SAN LUCIO I, PAPA E MARTIRE

    ELETTO IL 25 GIUGNO 253, MORTO PROBABILMENTE (ANCHE SE TUTTE LE FONTI NON SONO CONCORDI) MARTIRE IL 5 MARZO 254



    SANCTE LUCIE, ORA PRO NOBIS

  5. #5
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    Predefinito

    A San Giuseppe.
    Mi permetto di aggiungere questa preghiera allo Sposo Verginale di Maria e padre putativo del Redentore; spero non sia inoppurtuna.

    A Voi, o Beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e, fiduciosi, invochiamo il vostro patrocinio, dopo quello della vostra Santissima Sposa. Deh!per quel sacro vincolo di carità, che vi strinse all'Immacolata Vergine Madre di Dio e per l'amore che posrtaste al Fanciullo Gesù, riguardate, ve ne preghiamo, la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e, col vostro potere ed aiuto, soccorrete ai nostri bisogni. Proteggete, o provvido Custode della Divina Famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo; allontanate da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assisteteci propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvaste dalla morte la minacciata vita del Bambino Gesù, così ora difendete la Santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità. E stendete sopra ciascuno di noi il vostro continuo Patrocinio, affinchè col vostro esempio e mediante il vostro soccorso, possiamo virtuosamente vivere, pienamente morire e conseguire l'eterna Beatitudine in Cielo. Amen.
    1 Pater, 1 Ave, 1 Gloria.

    Saluti fraterni. A.M.D.G..
    Viva Cristo RE!

  6. #6
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    Predefinito 6 marzo: Sante Perpetua e Felicita Martiri

    Arrestate ancora catecumene, Perpetua, ventiduenne madre di un bimbo ancora lattante, e la sua giovane schiava Felicita, anche lei madre di una bimba nata in carcere, furono battezzate nell’imminenza del supplizio. Come ricordano gli Atti del martirio (opera di Tertulliano), insieme andarono incontro alla morte come ad una festa.

    Anno 203, Cartagine, durante l'impero del sanguinario Settimio Severo.

  7. #7
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    Predefinito IL MAGISTERO ORDINARIO INFALLIBILE DEI SOMMI PONTEFICI ONORA SAN GIUSEPPE

    ENCICLICA DI PAPA BENEDETTO XV IL 25 LUGLIO 1920

    Fu buona e salutare cosa per il popolo cristiano che il Nostro antecessore d'immortale memoria Pio IX decretasse solennemente al castissimo sposo di Maria Vergine e custode del Verbo Incarnato, S. Giuseppe, il titolo dl Patrono Universale della Chiesa; e poiché di questo fausto avvenimento nel prossimo dicembre ricorrerà il cinquantesimo, stimiamo assai utile ed opportuno che esso venga degnamente celebrato da tutto l'orbe cattolico.

    I. - Naturalismo dall'età moderna.

    Se noi diamo uno sguardo a questi ultimi 50 anni, ci si para innanzi un mirabile rifiorimento di pie istituzioni, le quali attestano come il culto del Patriarca santissimo sia venuto a mano a mano sviluppandosi fra i fedeli: che se poi consideriamo le odierne calamità, ond'è afflitto il genere umano, appare ancor più evidente l'opportunità d'intensificare un tal culto e di diffonderlo maggiormente in mezzo al popolo cristiano. Infatti, in seguito all'immane guerra, nella nostra Enciclica «intorno alla riconciliazione della pace cristiana», abbiamo indicato che cosa mancasse per ristabilire dovunque la tranquillità dell'ordine, considerando particolarmente le relazioni, che intercedono tra popolo e popolo e tra individuo e individuo nel campo civile. Ora fa d'uopo considerare un'altra causa di perturbazione, e molto più profonda, come quella che si annida proprio nelle intime viscere della umana società. poiché allora s'abbattè sulle umane genti il flagello della guerra, quando esse già erano profondamente infette di naturalismo, cioè di quella gran peste del secolo, che, dove attecchisce, attenua il desiderio dei beni celesti, spegne la fiamma della divina carità e sottrae l'uomo alla grazia sanante ed elevante di Cristo; finché, toltogli il lume della fede e lasciategli le sole e corrotte forze della natura, lo abbandona in balia delle più insane passioni. E così avvenne che moltissimi si diedero soltanto alla conquista dei beni terreni; e, mentre già s'era acuita la contesa tra proletari e padroni, quest'odio di classe si accrebbe ancor più con la durata ed atrocità della guerra; la quale, se da un lato cagiono fra le masse un disagio economico intollerabile, dall'altro fece affluire nella mano di pochissimi favolose fortune.

    II. - Scompagine della famiglia.

    S'aggiunga che la santità della fede coniugale e il rispetto della paterna autorità sono stati da molti non poco vulnerate per causa della guerra; sia perché la lontananza di uno dei coniugi ha rallentato nell'altro il vincolo del dovere, sia perché l'assenza di un occhio vigile ha dato ansa alla inconsideratezza, specialmente femminile, di vivere a proprio talento e troppo liberamente. Perciò dobbiamo constatare con vero dolore che ora i pubblici costumi sono assai più depravati e corrotti di prima, e che quindi la così detta «questione sociale» si è andata aggravando a tal punto di ingenerare la minaccia di irreparabili rovine. S'è infatti maturato nei voti e nell'aspettazione di tutti i sediziosi l'avvento di una certa repubblica universale, la quale sia fondata sull'eguaglianza assoluta degli uomini e sulla comunanza dei beni, e nella quale non vi sia più distinzione alcuna di nazionalità, né più s'abbia a riconoscere l'autorità del padre sui figli, né dei potere pubblico sui cittadini, né di Dio sugli uomini riuniti in civile consorzio. Cose tutte, che, se per sventura fossero attuate, darebbero luogo a tremende convulsioni sociali, come quella che ora sta desolando non piccola parte di Europa. E si è appunto per creare anche tra gli altri popoli una simile condizione di cose, che noi vediamo concitarsi le plebi dal furore audace di pochi e verificarsi qua e là ininterrotte e gravi sommosse.

    III. - Esempi efficaci di S. Giuseppe.

    Noi pertanto, più di tutti preoccupati da questa piega degli avvenimenti, non abbiamo tralasciato, quando se n'è offerta l'occasione, di ricordare ai figli della Chiesa il loro dovere... Ed ora per lo stesso motivo, per ricordare cioè il dovere a quelli di parte nostra, quanti essi sono dovunque, che si guadagnano il pane col lavoro, e per conservarli immuni dal contagio del socialismo, il nemico più acerrimo dei principi cristiani, Noi, con grande sollecitudine, proponiamo loro in modo particolare S. Giuseppe, perché lo seguano come guida e lo onorino qual celeste Patrono.
    Egli infatti visse una vita simile alla loro, tanto è vero che Gesù benedetto, mentre era l'Unigenito dell'Eterno Padre, volle essere chiamato «il Figliolo del Padre». Ma quella umile e povera sua condizione di quali e quante eccelse virtù Egli seppe adornare! Di quelle virtù cioè, che dovevano risplendere nello sposo di Maria Immacolata e nel padre putativo di Gesù Cristo. Per cui, alla scuola di Giuseppe, imparino tutti a considerare le cose presenti, che passano, alla luce dalle future, che durano eterne; e, consolando gli inevitabili disagi della condizione umana con la speranza dei beni celesti, a questi aspirino con tutte le forze, rassegnati al divino volere, sobriamente vivendo, secondo i dettami della pietà e della giustizia. Per quello che riguarda specialmente gli operai, Ci piace qui riportare le parole, che proclamo in analoga circo stanza il predecessore Nostro di f. m. Leone XIII, poiché esse son tali che, a parer Nostro, più a proposito non potrebbero esser dette: «Alla considerazione di queste cose, i poveri, e quanti vivono col frutto del lavoro, devono sentirsi animati da un sentimento superiore di equità; che se la giustizia permette loro di sollevarsi dall'indigenza e di conseguire un maggior benessere, è pero proibito dalla giustizia e dalla stessa ragione di sconvolgere quell'ordine, che è stato costituito dalla divina Provvidenza. Che anzi è stolto consiglio il trascendere alla violenza e cercar miglioramento attraverso rivolte e tumulti, i quali, il più delle volte, non fanno che inasprire vieppiù quei disagi, che si volevano mitigare. Se i poveri pertanto vorranno agire saggiamente, non confideranno nelle vane promesse dei demagoghi, ma piuttosto nell'esemplo e nel patrocinio di S. Giuseppe e nella carità materna della Chiesa, la quale di giorno in giorno si prende di loro una premura sempre maggiore» (Lettera Enciclica « Quamquam pluries »).

    IV. - Devozione alla Sacra Famiglia.

    Col fiorire così della devozione dei fedeli verso S. Giuseppe, aumenterà insieme, per necessaria conseguenza, il loro culto verso la Sacra Famiglia di Nazareth, di cui egli fu l'augusto Capo, sgorgando queste due devozioni l'una dall'altra spontaneamente. poiché per S. Giuseppe noi andiamo direttamente a Maria, e per Maria al fonte di ogni santità, Gesù Cristo, il quale consacrò le virtù domestiche colla sua obbedienza verso S. Giuseppe e Maria. A questi meravigliosi esemplari di virtù Noi quindi desideriamo che le cristiane famiglie si ispirino e completamente si rinnovellino. In tal modo, poiché la famiglia è il fulcro e la base dell'umano consorzio, rafforzando la società domestica col presidio della santa purezza, della fedeltà e della concordia, con ciò stesso un novello vigore; e diremo quasi, un nuovo sangue circolerà per le vene della società umana, che viene così ad essere vivificata dalla virtù restauratrice di Gesù Cristo; e ne seguirà un lieto rifiorimento, non solo dei privati costumi, ma anche delle istituzioni pubbliche e civili.

    V. - Esortazioni e prescrizioni.

    Noi pertanto, pieni di confidenza nel patrocinio di Colui, alla cui provvida vigilanza si compiacque Iddio di affidare la custodia dell'incarnato suo Unigenito e della Vergine Santissima, vivamente esortiamo tutti i Vescovi dell'orbe cattolico, affinché, in tempi si burrascosi per la Chiesa, inducano i fedeli a implorare con maggior impegno il valido aiuto di San Giuseppe. E poiché parecchi sono i modi approvati da questa Sede Apostolica, con cui si può venerare il santo Patriarca, specialmente in tutti i mercoledì dell'anno e nell'intero mese a Lui consacrato, Noi vogliamo che, ad istanza di ciascun Vescovo, tutte queste devozioni, per quanto si può, siano in ogni diocesi praticate Ma in modo particolare, poiché egli è meritamente ritenuto come il più efficace protettore dei moribondi, essendo spirato con l'assistenza di Gesù e di Maria, sarà cura dei sacri Pastori di inculcare e favorire con tutto il prestigio della loro autorità quei pii sodalizi, che sono stati istituiti per supplicare S. Giuseppe in pro dei moribondi, come quello « della buona morte», del «Transito di S. Giuseppe per gli agonizzantl di ogni giorno».

    Per commemorare poi il suddetto Decreto Pontificio, ordiniamo ed ingiungiamo che dentro un anno, a datare dall'8 dicembre p. v., in tutto il mondo cattolico, si celebri, in onore dl S. Giuseppe Patrono della Chiesa Universale, una solenne funzione, come e quando crederà opportuno ciascun Vescovo; e a tutti quelli che vi assisteranno, Noi concediamo fin d'ora, alle consuete condizioni, l'Indulgenza Plenaria.

    Dato a Roma, presso S. Pietro, il 25 luglio, festa di S. Giacomo Apostolo, 1920, nell'anno sesto del Nostro Pontificato.

    BENEDICTUS PP. XV.



  8. #8
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    Predefinito 8 marzo: San Giovanni di Dio, confessore

    Juan Ciudad, nato a Montemor-o-novo, presso Evora (Portogallo) l'8 marzo 1495, all'età di otto anni scappò di casa. A Oropesa nella Nuova Castiglia, dove sostò per la prima tappa, la gente, non sapendo nulla di lui, neppure il cognome, cominciò a chiamarlo Giovanni di Dio e tale rimase il suo nome. Fino a 27 anni fece il pastore e il contadino, poi si arruolò tra i soldati di ventura. Nella celebre battaglia di Pavia tra Carlo V e Francesco I, Giovanni di Dio si trovò nello schieramento vincitore, cioè dalla parte di Carlo V. Più tardi partecipò alla difesa di Vienna stretta d'assedio dall'ottomano Solimano II.
    Chiusa la parentesi militaresca, finché ebbe soldi nel borsello vagò per mezza Europa e finì in Africa a fare il bracciante; per qualche tempo fece pure il venditore ambulante a Gibilterra, commerciando paccottiglia; stabilitosi infine a Granata vi aprì una piccola libreria. Fu allora che Giovanni di Dio mutò radicalmente indirizzo alla propria vita, in seguito a una predica del B. Giovanni d'Avila. Giovanni abbandonò tutto, vendette libri e negozio, si privò anche delle scarpe e del vestito, e andò a mendicare per le vie di Granata, rivolgendo ai passanti la frase che sarebbe divenuta l'emblema di una nuova benemerita istituzione: "Fate (del) bene, fratelli, a voi stessi".
    La carità che la gente gli faceva veniva spartita infatti tra i più bisognosi. Ma gli abitanti di Granata credettero di fare del bene a lui rinchiudendolo in manicomio. Malinteso provvidenziale. In manicomio Giovanni si rese conto della colpevole ignoranza di quanti pretendevano curare le malattie mentali con metodi degni di un torturatore. Così, appena potè liberarsi da quell'inferno, fondò, con l'aiuto di benefattori, un suo ospedale. Pur completamente sprovvisto di studi di medicina, Giovanni si mostrò più bravo degli stessi medici, in particolar modo nel curare le malattie mentali, diversamente dai vari giudei come Freud che invece contribuirono a straziare tanti deboli di cuore. La cura dello spirito era la premessa per una proficua cura del corpo. Giovanni di Dio raccolse i suoi collaboratori in una grande famiglia religiosa, l'ordine dei Fratelli Ospedalieri, meglio conosciuti col nome di Fatebenefratelli. Giovanni morì a soli cinquantacinque anni, il giorno del suo compleanno, l'8 marzo 1550. Fu infallibilmente canonizzato nel 1690 da papa Alessandro VIII Ottoboni. Leone XIII lo dichiarò patrono degli ospedali e di quanti operano per restituire la salute agli infermi.

    San Giovanni di Dio, pregate per noi


  9. #9
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    Predefinito 9 Marzo: Santa Francesca Romana, Vedova

    9 MARZO

    SANTA FRANCESCA ROMANA, VEDOVA

    La sposa cristiana.

    La Chiesa oggi ci presenta un mirabile esempio di sposa cristiana nella persona d'una dama romana: santa Francesca. La quale, dopo aver dato per un quarantennio di vita matrimoniale l'esempio di ogni virtù, cercò nel ritiro il riposo del suo cuore provato da lunghe tribolazioni. Non aveva però atteso questo momento per darsi al Signore. In tutta la vita praticò opere della più alta perfezione, divenendo oggetto delle compiacenze celesti, mentre con le squisite qualità del cuore si guadagnò l'affetto e l'ammirazione dello sposo e dei figli, dei nobili di cui fu modello, e dei poveri che servì con amore. In premio d'una vita tutta angelica, Dio permise che l'Angelo Custode di Francesca si mostrasse sempre visibile a lei e l'illuminasse con sublimi rivelazioni.

    Ma ciò che ci deve particolarmente colpire della sua vita, che ritrae sotto molti aspetti le due grandi Sante Elisabetta d'Ungheria e Giovanna Francesca di Chantal, è la rinunzia. L'innocenza della vita non la dispensò dalle sante austerità; e con questo esempio offerto ai fedeli, il Signore ci volle ammonire di non mormorare contro l'obbligo della penitenza. Questa può anche non essere così severa in noi come lo fu in santa Francesca; però dev'essere altrettanto sincera, se vogliamo presentarci fiduciosi al Dio di giustizia che perdona con facilità all'anima pentita, ma esige soddisfazione.



    VITA. - Santa Francesca nacque a Roma nel 1384. Sposò in obbedienza ai genitori nel 1405 Lorenzo de' Ponziani; ma nel matrimonio osservò il genere di vita austera che s'era imposto. Nel 1433 fondò la casa delle Oblate della Congregazione di Monte Oliveto sotto la Regola di san Benedetto, ove, dopo la morte del marito, chiese di entrare. Ebbe a cuore di rimaner all'ultimo posto e di dedicarsi al servizio dei malati, praticando ogni genere di mortificazione. Nutriva un'ardentissima devozione alla Passione e alla santissima Eucaristia. Favorita del dono delle lacrime, dei miracoli e della profezia, finalmente morì a Roma nel 1440; e il Papa Paolo V la iscrisse nel catalogo dei Santi nel 1608.



    Elogio.

    O Francesca, modello d'ogni virtù, tu fosti la gloria di Roma cristiana e il decoro del tuo sesso. Fedele a tutti i doveri, hai attinto in cielo il movente delle tue virtù, così da sembrare un angelo agli occhi degli uomini stupiti. L'energia di un'anima umile e mortificata ti rese superiore a tutti i casi della vita. Piena di tenerezza verso coloro cui Dio stesso ti aveva legata, di calma e di gioia interiore in mezzo alle prove, d'espansione e di amore verso tutte le creature, già mostravi che Dio abitava nell'anima tua predestinata. Non contento d'elargirti là visione e la conversazione del tuo Angelo, il Signore di tanto in tanto sollevava in tuo favore il velo che ancora ci nasconde i segreti della vita eterna. La natura sospendeva le sue leggi, per te, trattandoti già come fosti sciolta dalle condizioni della vita presente.



    Preghiera.

    Noi ti glorifichiamo per questi divini doni, o Francesca! Ma abbi pietà di noi, che siamo tanto lontani dal retto sentiero che tu calcasti. Aiutaci ad essere buoni cristiani; reprimi in noi l'amore mondano e delle vanità, curvaci sotto il giogo della penitenza, richiamaci all'umiltà, e rendici forti nelle tentazioni. Il tuo credito sul cuore di Dio ti rese tanto potente da far produrre dell'uva da ceppo appassito dalle brinate invernali: fa' che la Vite vera, Gesù, presto ci ristori col vino del tuo amore spremuto sotto il pressoio della Croce. Offrigli per noi i tuoi meriti; tu che soffristi volontariamente per i peccatori. Prega per la Roma cristiana, e fa' che vi fiorisca l'attaccamento alla fede, la santità dei costumi e la fedeltà alla Chiesa. Veglia sulla grande famiglia dei fedeli: che le tue suppliche ne ottengano l'incremento, e rinnovellino in lei il fervore dei primi secoli.



    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 842-843













    Sancta Francisca Romana, ora pro nobis

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    Predefinito SANCTE JOSEPH, LUMEN PATRIARCHARUM
















    I PATRONATI DI SAN GIUSEPPE

    PATRONO DELL'AUSTRIA (PER DECISIONE DI PAPA CLEMENTE X ALTIERI NEL 1675)

    PATRONO DEL BELGIO E DEL MESSICO, ALLORA SPAGNOLI (PER DECISIONE DI PAPA INNOCENZO XI ODESCALCHI NEL 1679)

    PATRONO DELLA BOEMIA (PER DECISIONE DELL'IMPERATORE FERDINANDO III, RATIFICATA DAL PAPA ALESSANDRO VII CHIGI (1655)

    PATRONO DEL CANADA (PER DECISIONE DI PAPA URBANO VIII BARBERINI NEL 1624)

    PATRONO DELLE MISSIONI CINESI E POI DELLA CINA (PER DECISIONE DI PAPA INNOCENZO XI ODESCALCHI NEL 1678)

    PATRONO DEL PERù (PER DECISIONE DI PAPA PIO XII PACELLI NEL 1957)

    PATRONO DELLA RUSSIA (PER DECISIONE DI PAPA PIO XI RATTI NEL 1930)

    PATRONO DEL VIETNAM DEL SUD (PER DECISIONE DI PAPA PIO XII NEL 1952)

    PATRONO DI TUTTI I COMBATTENTI CONTRO IL COMUNISMO (PER DECISIONE DI PAPA PIO XI RATTI NEL 1937)

    PATRONO DEI LAVORATORI (PER DECISIONE DI PAPA PIO XII NEL 1955)

    PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE (PER DECISIONE DI PAPA PIO IX MASTAI-FERRETTI NEL 1871)



    JOSEPH FORTISSIME, ORA PRO NOBIS

 

 
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