ESERCIZI SPIRITUALI 2008 Marzo 20 – 22 GIOVENTU’ STUDENTESCA
Don Giorgio Pontigia:
Che cosa cercate?

La vita è tensione al compimento, alla FELICITA’! Che deve corrispondere per sempre… cos’è la vita senza di essa? Noi tutti siamo venuti fin qua perché cerchiamo qualcosa che corrisponde a questa indomabile esigenza di FELICITA’.
Chi con una domanda più sentita, chi con meno…siamo tutti qui.
E’ UN FATTO: CERCHIAMO QUALCOSA! Abbiamo preso sul serio questa domanda, anche se a volte in maniera confusa. E’ l’unica cosa che ci unisce. Noi non possiamo non tendere alla felicità, che sbagliando spesso viene ridotta al semplice “divertimento”, “divertere”, cioè “guardare oltre”, quindi sopravvivere e staccarsi dalla realtà. Noi vogliamo essere pieni della realtà invece.
La nostra natura esige di capire questo perché.
Pasolini diceva che gli uomini o sono quelli che si trovano semplicemente su un treno in corsa (che metaforicamente sarebbe la vita) oppure quelli che su questo treno, si chiedono il perché dello starci su. Dimentichiamo spesso questo desiderio, quando questa consapevolezza è ridotta.
Ponendo questa domanda nella società di oggi è come se noi dicessimo una cazzata oppure la domanda viene scambiata per un’altra, ovvero: “dove ci si diverte di più”?
Succede quando non si va a fondo, quando si giudica poco e ci si incazza quando l’altro bib esaudisce ciò che vogliamo: QUESTA E’ LA FINE DELL’UOMO.
Disse infatti Gesù: “Chi vuole la sua vita, la perderà.”
La solitudine non è non avere la fidanzata ma essere soli di fronte all’infinito.
Riguardo questo, Dio non ha fatto un’analisi, un discorso, bensì ci ha risposto con una PRESENZA, scegliendo un uomo, Gesù, che corrisponde a questo grido dell’umanità. E’ un fatto, non un discorso che rimane tale! Diceva infatti Tolstoj che tutti i pensieri su Dio non fanno Dio.
Nella cultura di oggi ogni intelligente arriva a intuire la Presenza di Dio, ma la presenza di Dio in ogni rapporto umano, in ogni momento della propria vita non viene riconosciuto (spesso anche da parte del clero).
Il giovedì Santo è il miracolo di questa presenza. Il cristianesimo non è la risposta a chi è Dio (tutte le altre religioni) ma DOV’E’ DIO.
Come si fa?
Gli animali non hanno nei loro occhi la scintilla che abbiamo noi.
Nel venerdì Santo domina la croce. La croce non è il simbolo della disgrazia, ma il punto più misterioso, profondo e acuto di cos’è Dio per noi, per ME. Non siamo l’insieme di reazioni bestiali, non so cosa siamo ma so che siamo importanti perché Dio è morto per noi.
Io non sono identificato nelle mie reazioni, anche positive o mistiche, né tantomeno dalle mie ghiandole o dalle mie fantasie.
La croce è il segno dell’infinito amore che Dio ha per me, peccatore. Muore per noi che siamo così, peccatori, non per noi che siamo brave persone.
Il punto in cui la vita ha vinto la morte è stata la morte in croce di Gesù, per Maria invece quando, senza capire, ha detto il SI all’angelo.
La croce è il più grande mistero perché non è semplicemente segno di sofferenza ma di amore. L’uomo nel cercar di amare cerca di essere amato. Mentre spesso in un altro l’uomo non trova di essere sufficientemente amato, in Dio SI.
“TI HO AMATO DI UN AMORE ETERNO, AVENDO PIETA’ DEL TUO NIENTE”
Il cammino della nostra compagnia è abituarci sempre più a questa concezione!
Dio ci ama tanto da diventare compagno del nostro cammino.
La rivoluzione di Cristo non consiste nell’eliminare l’oppositore affinché i sopravvissuti “siano felici”, ma è di offrire se per far capire cosa vuol dire essere amato.
Cosa vuol dire che Dio ci ama? Vuol dire che il nostro male, il nostro niente, è redento.
Il nostro scetticismo è redento da Gesù: “misericordia”, come dice S. Agostino è “miseris cor dare”, cioè dare il proprio cuore, cioè tutto se stesso ai miseri e ai poveri.
La gioia di Pasqua comincia sicura dell’esito, che non è me, ma un Altro.
La gioia non è quella che pensiamo noi, ma il traboccare del cuore, che quello che cerco c’è. Per far cioè dobbiamo guardare alla Madonna, primo frutto della Resurrezione, della vittoria di Cristo, che Dante la chiama “Figlia del tuo Figlio”, sei di speranza fontana vivace”.
E’ il primo punto della Resurrezione completa: è li, è Lei, come se Dio ci dicesse “guarda che cosa son capace di fare”. Anche lei aveva il pensiero che un giorno suo figlio morisse, magari non in quel modo, come facciamo noi per i nostri cari.
Quando è accaduto che Lui è risorto, ha capito che la Resurrezione di suo Figlio era il compimento di quello che ha detto l’angelo nell’annuncio. Dobbiamo capirlo anche noi.
Preghiamo la Madonna per chiedere di essere come Lei, dalla piccolezza del nostro limite, ad essere certi veramente della Resurrezione. Per questo dico di cominciare questa giornata con l’Angelus, che nella Pentecoste verrà sostituito dal Regina Coeli, una preghiera che parla della gioia della Resurrezione.
Cos’è la Resurrezione? E’ la più concreta, inequivocabile e straordinaria prova che Dio (che nessuno di noi ha mai visto) è quell’uomo li, Gesù Cristo di Nazareth.
Lo ha fatto affinché nessuno possa mai negare questo fatto.
La libertà dell’uomo, cioè essere leali o meno con se stessi e col proprio cuore, è riconoscerlo o meno.
Da domani le celebrazioni saranno continui Alleluia, ma non per semplice eccitazione ma per un fondamento ben preciso; quello che cerca il mio cuore c’è! La gioia non è più la provvisoria impressione del piacere ma lo stupore di una Presenza amica.
Come ai bambini che fin dai primi mesi vengono messi davanti alla tv per i cartoni, dopo un po’ piangono comunque…ma è sempre il sorriso della madre che ridà loro il sorriso.
Il nemico che dobbiamo combattere se vogliamo vivere la Resurrezione è lo stato d’animo che noi proiettiamo come fosse la realtà. La realtà è altro, lo stato d’animo è una reazione del nostro istinto. La realtà è fatta di avvenimenti.
Risorgere vuol dire non morire più, cioè che ADESSO Gesù è presente. Morire vuol dire uscire dal tempo e dallo spazio. È contraddizione dire che è risorto ma che ora non è presente, la Chiesa diventerebbe un museo! Cristo è presente, contemporaneo in ogni istante. “Per la fede non è importante credere, ma è centrale la contemporaneità di Cristo, questa è la fede”. Credere è poi una conseguenza.
Cristo testimonia la sua Presenza tramite il cambiamento di alcuni di noi.
Non angosciatevi di quel che non capite adesso, come ho visto nelle lettere che mi avete mandato, ma partite prendendo sul serio quello che avete capito, cominciando, la mattina, appena mi alzo, pensando più spesso che posso a Cristo.
Pensarlo spesso vuol dire immaginare di essere come Giovanni e Andrea, giudicando le cose.
Per vedere Cristo in ogni cosa bisogna fare un lungo cammino, come a scuola il tempo è essenziale per la conoscenza.
Col tempo ci renderemo maturi in tutto: ecco il valore della compagnia.
Piantatela di cercare assicurazioni. Vivere è entrare in questo mondo, così le cose diventano 100 volte più belle! Siamo cristiani perché ci è stato promesso il centuplo!

Franco Nembrini (responsabile nazionale di Gioventù Studentesca)
Tutto congiurerà a farvi negare quello che ci siamo detti, magari perché siamo stati influenzati in questi tre giorni (!!!), sta a noi giudicare e riconoscere. È bello essere cristiani perché ci è stato promesso il centuplo!
Chiediamo al Signore di aiutarci a farci rimanere.