INTERVENTI
COSTI E PRIVILEGI DEI PARLAMENTARI ITALIANI
QUESTIONE MORALE
di Antonino Magistro
In questi giorni, si è innescata una polemica tra le Forze Politiche in campo, circa l’aumento di stipendio per i Parlamentari di Euro 1.135,00 al mese. Stranamente il Parlamento ha votato all’unanimità, senza astensioni, tale aumento di stipendio, anche se poi la mozione è stata diplomaticamente camuffata, in modo da non risultare ufficialmente nei verbali.
I privilegi:
telefono cellulare – viaggi aerei nazionali – treni – autobus – traghetti - metropolitana – cinema – teatri – spese postali – autostrade – palestre – piscine – ristoranti – cliniche – taxi -assicurazioni infortuni – assicurazioni decesso – auto blu con autista – buvette della Camera – barberia – ristoranti di Montecitorio e Palazzo Madama – sconti per acquisti di beni voluttuari - rimborsi, diarie ed indennità varie , sono uno schiaffo alla disperazione dei nostri disocuppati e pensionati.
Alcuni importanti giornali stranieri, hanno pubblicato a più riprese, come i nostri rappresentanti parlamentari siano dei privilegiati rispetto al loro ruolo ed alla loro funzione, che dovrebbe rappresentare, una funzione dagli alti contenuti morali e più che un lavoro, essere qualificato come missione.
Stipendi – indennità - diarie:
Stipendio mensile € 19.150,00: stipendio base € 9.980,00, Portaborse € 4.030,00 ( generalmente parenti o familiari), rimborso spese affitto € 2.900,00, indennità di carica tra € 335 ed € 6.455,00, rimborso trimestrale di Euro 3. 323,00 per i Deputati che devono percorrere fino a 100 Km per raggiungere l’aeroporto, Euro 3.995,00 per chi deve percorrere più di 100 km, inoltre un bonus annuale di 3.100,00 Euro per tutti i Parlamentari che intendono recarsi all’estero per la propria attività o per ragioni di studio. Non ultimo il privilegio di avere diritto ad una pensione straordinaria ed eccezionale denominata “ Vitalizio”, che addirittura si matura dopo aver ” lavorato “ per meno di una legislatura tra nuova e vecchia normativa l’età pensionabile utilizzando i meccanismi di recupero degli anni di mandato accumulati ed il minimo richiesto diventano di 50 anni o 60 anni.
Basterebbe cancellare questi privilegi e queste spese per un anno per contribuire seriamente al contenimento della Spesa Pubblica e al risanamento del bilancio dello Stato. Quindi il principio che la politica deve essere un servizio da rendere alla collettività, via via modificato fino ai giorni d’oggi e che il pubblico denaro va ben speso ed utilizzato nell’interesse dei contribuenti, è un principio che trova difficile comprensione.
I proclami e gli slogan elettorali “ bisogna ridurre i costi della Politica”,” bisogna tagliare il numero dei Parlamentari”, “ bisogna ridurre gli sprechi della macchina dello Stato” ecc. ecc. sono solo suggestive proclamazioni dalla chiara volontà di chi in tutti questi anni non ha ritenuto, di mettere mano alle riforme dichiarate.
Purtroppo non ci sono più i politici dalla statura di De Gasperi, Dossetti , De Nicola, Lazzati, La Pira, Pertini, Togliatti, Nenni, la Malfa, Leone, Fanfani, Amendola, Spadolini, Andreotti, Cossiga, e il Grande MORO, eroe di questo Stato, e tanti altri che si dedicavano alla politica come missione vivendo dal dopo guerra agli anni settanta in condizioni poco più che onorevoli. Moralizzare la politica, rendere alto il contenuto della missione rappresentativa ed elettiva significa adeguarsi ai tempi e viverli in sintonia.
I bilanci parlamentari dei palazzi sono sotto gli occhi di tutti, e denotano come negli anni è continuata la Politica degli sprechi e della sobrietà a tutti i costi.
Fare confronti con i colleghi di altri paesi europei non fa che accrescere quel sentimento di frustrazione e a volte di incazzatura, da parte di quanti, non riescono a raggiungere il 20 del mese, con i loro salari, stipendi, pensioni, rendite.
A questi sprechi si aggiungano i costi sempre più lievitanti per la gestione, l’amministrazione, le ristrutturazioni, la manutenzione ordinaria e quant’altro occorre ai beni “ Palazzi della Politica”. Sprechi e ancora sprechi.
Come spiegare al pensionato sociale o alla casalinga economa o al precario o ancor più al disoccupato che purtroppo questi sono i costi della politica?.
Come spiegare a quanti vivono il dramma della povertà che i rimborsi elettorali di per sé impiegati in opere pubbliche al servizio del cittadino potrebbero migliorare le loro condizioni?.
Come spiegare agli sfrattati, ai poveri, ai malati, ai diversamente abili, agli emarginati che i nostri politici si stanno occupando di loro?.
Come spiegare alle famiglie che la vita è bella e va vissuta comunque?.
Ciò che mi riesce più facile spiegare è che siamo ormai giunti al completo degrado dei costumi e dei valori, tante sono le contraddizioni della nostra società e del nostro tempo.
Non è demagogia denunciare che l’allontanamento della gente dalla politica sta aumentando giorno dopo giorno.
La situazione economica internazionale, quella europea e l’ancor più asfittica precaria situazione del nostro Paese ci impone di riflettere e fare importantissime scelte di coraggio ma con il cuore.
Non basta enunciare formule empiriche in campagna elettorale, bisogna da subito pensare ad un nuovo modo di fare politica, cancellare l’esperienza negativa degli ultimi trent’anni, rifondare una nuova Repubblica, basata su equità, libertà, solidarietà, democrazia e giustizia.
Bisogna che i prossimi eletti in Parlamento, da qualunque parte o fazione politica arrivino, mettano mano ai veri problemi che attanagliano i cittadini di questo paese, senza scontri ideologici, senza litigiosità gratuita, senza personalismi, senza interessi di bottega, al fine di cominciare a far crescere la speranza di un popolo, da sempre ottimista, ora purtroppo allarmato per l’avvenire dei suoi figli.
Il Popolo Italiano si aspetta da queste elezioni l’inizio di un radicale cambiamento sia nel modo di fare politica, che nei tempi di soluzione dei problemi.
Personalmente ho studiato alcuni interventi immediati da attuarsi nella politica economica, non distanti dal pensiero socio – politico ed economico dell’Onorevole Giulio Tremonti, che facciano sì che si possano sviluppare alcuni settori della nostra economia, quali il turismo, l’agricoltura, la zootecmia, le arti e i mestieri, l’artigianato e tutte quelle attività che andrebbero incentivate e promosse da politiche mirate, in quanto rappresentano, con le piccole e medie imprese la struttura portante dell’economia del nostro Paese.
Un ritorno, insomma, agli anni in cui si stava meglio di come si sta oggi, dove il futuro, il progresso erano legittime aspirazioni, e non come oggi che le stesse parole evocano pensieri cupi e tristi.
Il consumismo sfrenato, il capitalismo disordinato, le regole di mercati malati hanno creato in questi ultimi anni una situazione grave ed insopportabile, sotto gli occhi di tutti, dobbiamo necessariamente riflettere su quali siano gli strumenti incisivi per intervenire velocemente e determinatamente per uscire da questa situazione.
Il lavoro, la salute, la sicurezza, la casa, un reddito adeguato, un’equità fiscale, un futuro, un paese diverso dove la questione morale non sia più una questione, interventi strutturali, la questione meridionale finalmente risolta, condizioni di vita per tutti dignitose e onorevoli, questo chiede la gente ai futuri Governanti.
Durante il mio impegno politico di questi ultimi mesi e nei miei viaggi a Roma, ho incontrato, movimenti politici, partiti minori, associazioni e società civile, partiti uscenti e dell’arco costituzionale, mi sono confrontato con i responsabili e con i leader spaesati e rammaricati per come si vivesse la tornata elettorale attuale.
Ho fatto tesoro dei consigli di un grande comico che mi ha detto “ chi vincerà queste elezioni avrà perso perché tante e tali sono le problematiche di questo paese, che non sarà facile sistemarle e comunque sarà impopolare fare scelte drastiche.
Un altro consiglio è stato quello di non candidarmi ora con questa legge elettorale, dove i candidati vengono scelti dalle segreterie dei partiti e non dagli elettori direttamente.
Un altro consiglio è stato quello che la Democrazia, quella vera, deve partire dal basso, infatti il suo progetto è quello che i giovani e i volti nuovi della politica, quella nuova, fatta di linfe vitali e nuovi protagonisti impegnati, scenda in campo a partire dai Comuni più piccoli via via alle Province, alle Regioni fino ad arrivare alle Camere, per rappresentare meglio i cittadini secondo un nuovo modo di rappresentanza elettiva.
Un altro consiglio è stato quello che i tempi per affrontare i grandi temi della politica ambientale non pare siano maturi.
Debbo riconoscere che BEPPE GRILLO aveva ragione, non sarà certo questo parlamento che uscirà dalle urne il 15 aprile, che sarà legittimato ad affrontare i numerosi problemi che ci attraversano.
Caro Beppe con il tuo blog e con le tue apparizioni hai risvegliato la coscienza di tante persone che pervase da rassegnazione, impotenza e qualunquismo hanno ritrovato l’orgoglio, sopito a lungo, di essere Italiani prima e cittadini del mondo dopo.
Mi appello a quanti uomini e donne di buona volontà vorranno creare i presupposti per cambiare qualcosa nel nostro Paese per loro, per i loro cari, e per i loro figli, affinché si possa nei prossimi dieci anni poter affermare che l’Italia non è solo il paese della pizza, del mandolino e di pulcinella, ma è soprattutto il Paese di Marconi, Fogazzaro, Garibaldi, Cristoforo Colombo, Michelangelo Buonarroti, Raffaello Sanzio, Niccolò Machiavelli.
Un Paese che deve tornare ai fasti e allo splendore del passato, e non un paese che in Europa ha raggiunto la posizione di fanalino di coda. Un Paese che possa stare al passo con l’Europa, che possa affermare le intelligenze e la creatività dei nostri dirigenti, un paese normale, dove la famiglia, la patria, la comunità sono cellule di un tessuto aggregato e sociale. Nel nome del Popolo Italiano lavoriamo tutti insieme per costruire le condizioni di un futuro migliore.