Luca Mastrantonio per “Il Riformista”

L'erede di Berlusconi non è Fini, ma una donna. E non si chiama Michela Brambilla, ma Daniela Santanché. Parola di Pietrangelo Buttafuoco, giornalista in forza a Panorama , scrittore originale e intellettuale disorganico alla destra,
fascio-galantuomo d'altri tempi. Lo incontriamo a via Sicilia, Roma, nella sede della Mondadori, per commentare quello che sta succedendo dentro e fuori il Popolo della libertà. Un landolfiano "mar delle blatte": da Landolfi Tommaso, lo scrittore del Mar delle blatte, dove un verme solitario e un ragazzo si contendono la donna, e da Landolfi Mario, il luogotenente campano di Fini.

Il caso del «fascista Ciarrapico», spara subito Buttafuoco, «è un cortocircuito di isteria e malafede, da sinistra a destra. È ipocrita quello che ha detto Veltroni: Peppino va bene come spettatore partecipe della fondazione del Pd, ma poi non va bene se dice quello che ha sempre detto e pensato? Spero che Veltroni non continui con questa storia della pregiudiziale anti-fascista».

Ma è sulla Sicilia che Buttafuoco è pronto a rimangiarsi la dichiarazione di voto pro-Walter di qualche giorno fa (prima dello stop di Silvio, disse Ferrara al Senato e Veltroni alla Camera). «Non mi piace la scelta di Veltroni per Ricky Levi, io voglio Mirello Crisafulli, Veltroni lo sta trascurando», lamenta sornione lo scrittore, che è presidente del teatro Stabile di Catania.

A destra, continua Buttafuoco, «il caso Ciarrapico è proprio una manfrina ridicola, dai toni stucchevoli. Fini non è mai stato fascista ma si sente in dovere di attaccare Ciarrapico, che da destra ha bastonato tutti, con
i giornali, le sue battute caustiche, i manifesti. Il vero colpo di scena di Ciarrapico sarebbe stato il rifiuto di una prebenda parlamentare, con il più classico dei "me ne frego". Ma credo e spero che il suo sia un bluff, da poker.
Per far saltare il gioco e farlo ricominciare, per non arrivare a questa stancante e logora commedia dell'inciucio.
Intanto, ha stanato Fini».

Ciarrapico, per Buttafuoco, è il "ritorno del rimosso", missino. È il fantasma paterno, tra rimorso e delirio, che spinge Amleto a uccidere la madre (An?), finendo però vittima dei complotti.
«Il problema di Fini è che deve ritagliarsi solo un ruolo personale. Non ha un progetto, questo è chiaro. Berlusconi comanda, Fini domani vuole comandare. C'è solo un dettaglio che non ho capito - continua Buttafuoco, prende una pausa e poi sbuffa ridendo - una sua debolezza, la unica: sentimentale. Non tradisce mai Tremaglia, pur avendo avuto rotture di scatole e delusioni.
Fini ha abbandonato tutti, amici, donne, ma Tremaglia no, è il suo feticcio, la sua copertina».

Un traghettatore di anime, nere, dall'Msi ad An, ridotto a scafista. I passeggeri, senza documenti, finiscono a mare. «Quello che era An - dice con tono grave Buttafuoco - è morto e defungerà definitivamente nel futuro, perché la proporzione di rappresentazione è impari. Quelli di An spariranno nel mare grande del partito dei moderati. È finito un mondo. Nel peggiore dei modi. L'Msi era un mondo di dibattiti ideali ma di presenza reale nel paese. È stato sostituito da un gruppo che della politica aveva fatto la sua professione, isolandosi rispetto al mondo reale e nutrendo rancore verso l'Msi. Non so, penso a un protagonista missino come Fabio Fatuzzo, oggi dimenticato.
Chi conosce benissimo queste storie è Maurizio Gasparri.
Se Gasparri buca una ruota, in tutta Italia, chiama la segretaria di partito e trovano qualcuno che lo aiuta. Se Fini buca la ruota, chiama il prefetto».

Sul piano culturale, Buttafuoco continua a essere apocalittico, più integrato. Ai giornalisti di provincia di Repubblica e La Stampa , che lo davano in quota An per l'ingresso nel premio "Acqui - Storia", risponde che «sono in quota di nessuno, ero un militante dell'Msi, poi ho smesso quando è nata An: ora sono un terzista di obbedienza merliana». Assicura: «Non voterò mai il Popolo della libertà». E spara: «Il ritorno del centro-destra, sul piano culturale sarà una tragedia. Non perché siano degli asini, ma perché hanno un rifiuto totale di quello che è l'unica ragione sociale di un governo di destra: far crescere la società e la nazione.

Un governo di destra deve far funzionare l'istruzione e le caserme. Non nel senso di ordine pubblico, ma per restituire sovranità politica all'Italia. Che è un miserello angolo di mondo dove non succede niente di diverso da qualsiasi
periferia imperiale degli Usa. C'è ammirazione dei ragazzi di paese che possono finalmente conoscere, invecchiata, inutilmente desiderata, pronta e disponibile, una semi-diva porno. È così il rapporto con gli Usa».

In questo disastro maldestro, la Santanché è l'unica sorpresa positiva per Buttafuoco. «Lei è stata bravissima, la migliore interprete - si entusiasma Buttafuoco - una che ti spiega il mutuo sociale ha una capacità dadaista. Ha capito che le realtà più vive sono quelle di Casa Pound, una realtà complessa, dove era impensabile immaginare un sostegno alla Santanché. Lì, consiglio di tenere d'occhio Iannone, se fossi residente a Roma, voterei lui, è il mio candidato ideale».

Ma la Santanché, come gran parte della destra, ha un difetto: «Sostenere quelle stronzate anti-immigrati. La Santanché sbaglia, la destra radicale è attenta al mondo di fuori, un mondo che vive di valori tradizionali, ha
un'estetica cavalleresca. Questo grande mare di povertà degli immigrati è lo specchio della grande proletaria, mito forte della destra sociale.

La Destra fa propaganda, come la Lega. Borghezio, per esempio, lo dico con occhio teatrale, ha una doppia personalità: il personaggio folkloristico, che come Jessica Rabbit si fa disegnare così, anti-islamico. E poi, di nascosto, da cultore della mistica, della teologia medioevale, è un attento e raffinato studioso proprio della mistica islamica. Ma non può dirlo. Anche la Santanché, come la Lega, che è un partito serio di destra, fa propaganda. Ingrossa le orde di pensionati inferociti che brandiscono il pamphlet della Fallaci come un'arma contro l'Islam».

La Santanché, conclude Buttafuoco, dà una provafondamentale. «La destra di oggi è la sinistra nella fase senile. Tutti quelli di sinistra devono essere per forza di destra. Sono i marine che garantiscono a loro di mantenere i propri agi, i privilegi, dai musulmani fuori dalla porta». Se riuscirà a fare la tara di questo retaggio, la Santanché potrà vincere: «La voterò quando scoprirà di essere dadaista: e comunque è lei, come novità, l'erede di Berlusconi».