
Originariamente Scritto da
vanni fucci
Ho lavorato in banca nei primi anni '50, praticamente subito dopo la guerra. Il mio diretto superiore aveva il grado di quadro (corrisponde a un po’ meno di funzionario). Era un appassionato di caccia, si chiamava Eric Briepke, era di origine tedesca e non amava farsi vedere in giro. Aveva una collezione di corna di cervo come quella che si può ammirare nel castello di Windsor nel Berkshire, ma la sua vera passione erano i tassi e le volpi. Dei tassi si occupava in banca, ma di volpi era riuscito a catturarne quattro e due erano praticamente domestiche. Spesso si metteva il passamontagna e le minacciava con la sua luger militare calibro nove, oppure piazzava delle tagliole nella loro gabbia e rideva come un matto quando quelle ci restavano con le zampe. Le curava con delle dosi da cavallo di aspirina C e paracetamolo. Di notte facevano delle sudate incredibili….
Una volta, alle sedici e trenta del 31 giugno 1954, mi disse: “Oggi non ho voglia dei tassi. Vieni a fare due passi con me e la mia volpe?”. Io gli risposi: “Oh che bella idea! Porto anche il mio corvo nero reale”. Ah già, dimenticavo… Io avevo un corvo nero reale, di nome Messerschmitt, bf 109 di cognome, (perché io a tutti gli animali che ho avuto ho sempre dato nome e cognome) grande mangiatore di Auricchio piccante. Uscendo di casa, gliene diedi una mezza luna (di Auricchio), perché non mi rompesse le scatole. Dopo un paio di chilometri, Messerschmitt si posò tranquillo su un ramo per mangiarsela in santa pace ( forse questa la sapete già, ma il finale è a sorpresa). La volpe di Eric, che si chiamava Adolfina, - e aveva sempre una fame boia, perché quel crucco bastardo, che credeva di essere un capitano delle SS, la teneva a stecchetto – quando vide quel formaggio nel becco del corvo, con un’acquolina pazzesca e le bave alla bocca, si piazzò sotto l’albero e cominciò a ripetere:“ Oh corvo nero reale, che bella voce che devi avere? Che dolce che deve essere…Perché non me la fai sentire?”. Il mio corvo, che era un vanitoso e gasato inaudito, dopo qualche esitazione, aprì il becco per gracchiare, e ovviamente il formaggio gli cadde giù. Adolfina fece un gran balzo, ma proprio mentre stava per afferrare l’Auricchio, scivolò e ricadde su un giglio (che forse era sul ciglio) lungo la strada, e finì nella cunetta sottostante. Eric, che come suo solito rideva come un matto, dalla gioia intonò un lied di Brahms, mentre io ero basito, frastornato da quel caso della vita.
Anche le volpi dei quadri possono ricadere sui gigli. Messerschmitt riuscì a recuperare l’Auricchio e da quel giorno se la legò (la mezzaluna di formaggio) alla zampa.