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Discussione: Adios "italiano"

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    Predefinito Adios "italiano"


    E' MORTO GINO DONE' PARO


    L'unico italiano facente parte della storica spedizione del Granma al fianco di Fidel, Raul e Guevara, il già partigiano Gino Donè Paro, si è spento all'età di 84 anni. Nel 1956, all'età di 32 anni, fu l’unico europeo a partecipare alla spedizione cuabana dal Messico a Cuba. Dal 2003 Gino, vedovo e senza figli, abitava a Noventa di Piave, in provincia di Venezia, con la nipote Silvana. A Cuba, nell’archivio storico delle FAR (Forze Armate Rivoluzionarie) c’è un dossier su Gino Donè Paro, l’unico europeo partecipante al “Desembarco del Granma” del 1956. Di due anni più vecchio di Fidel Castro, Gino era nato da genitori braccianti il 18 maggio 1924 a Monastier di Treviso, vicino a Venezia. Dopo le scuole andò militare e l’8 settembre 1943 a Pola. Tornò a casa e diventò partigiano con la Missione Nelson e con il Comandante Guido, un ingegnere milanese italo-americano operante nell’area della laguna veneziana. Alla fine della guerra ricevette un encomio dal Generale Alexander e poi emigrò a Cuba passando dal Canada. Nel 1951 lavorava all' Avana come carpentiere nella grande Plaza Civica : l’attuale Plaza de la Revoluciòn. Nel 1952 Gino si fidanzò con Olga Norma Turino Guerra, giovane rivoluzionaria di ricca famiglia cubana, abitante nella città coloniale di Trinidad, amica di Aleida March di Santa Clara, futura 2.a moglie del Che. Entrò poi nel “Movimento 26 Luglio”, chiamato con la sigla “M-26-7”, dalla data dell’assalto dei ribelli (il 26 Luglio 1953) alle caserme di Bayamo e Santiago di Cuba. Nel 1954 Gino si sposò. Poi nel 1955 e 1956, diventato tesoriere del “M-26-7” di Santa Clara, fu incaricato dal dirigente Faustino Perez di portare reclute e soldi in Messico, dove lo attendeva Fidel che doveva comprare il battello Granma. (Gino così divenne amico del medico asmatico Che Guevara, che gli confidò che se non avesse incontrato Fidel sarebbe emigrato in Italia per specializzarsi contro l’asma, nella facoltà di medicina di Bologna. Gino diventò amico anche di Fidel e di Raul e, come ex partigiano, collaborava agli addestramenti militari. Il 25 novembre del 1956 partì dal porto messicano di Tuxpan tra gli 82 patrioti del battello Granma. A bordo il suo grado era quello di Tenente del Terzo Plotone comandato dal Capitano Raúl, fratello di Fidel. Gli 82 sul Granma erano: 78 cubani, più un argentino (Che), più un messicano (Alfonso), più un domenicano (Ramon), più Gino (detto El Italiano). Sul passaporto italiano c’era scritto Gino Donè, ma all’anagrafe cubana, quando si è sposò, fu registrato col nome di Gino Donè Paro, cioè anche con il cognome materno. Dopo lo sfortunato sbarco del 2 dicembre 1956 nell’Oriente Cubano, ai piedi della Sierra Maestra, e dopo la decimazione subita ad Alegria de Pio dai soldati batistiani, Gino tornò clandestinamente a Santa Clara, dove nel Natale 1956 partecipò ad azioni di sabotaggio contro postazioni militari, assieme all’amica Aleida March. Ma nel gennaio 1957 ricevette l’ordine dal “M-26-7” di andare all’estero salpando da Trinidad. Dopo mezzo secolo Gino ha detto che: “Dopo il Desembarco del Granma, abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, chi in una forma e chi in un’altra. Io che ero straniero ero il più indicato per starmene lontano e fare ciò che nella Sierra non avrei potuto fare. C’era necessità di collegamenti, di notizie, d’informazioni, di soldi, di armi, e di molte altre cose. Chi con le armi e chi senza armi ha fatto quello che doveva fare. E anch’io”. Nel 1996, alla Fiera Turistica di Varadero, a Cuba, il Comandante Jesús Montané Oropésa, “moncadista-granmista” da sempre assistente di Fidel, durante una intervista con Gianfranco Ginestri, disse: "Gino era il più adulto, il più serio, il più disciplinato; e dopo la nostra vittoria non ha mai cercato privilegi; e ogni tanto ci telefoniamo". L’ultima volta che Gino fu ospite di Montanè a Cuba avvenne in occasione del 40° dello sbarco del “Granma”, nel dicembre 1996. Jesús Montanè è morto nel 1999. Gino, nel 2003 (senza figli e vedovo due volte: della cubana Olga Norma e della portoricana Tony Antonia) era andato a vivere a Noventa di Piave, vicino a San Donà, in provincia di Venezia, dall’amata nipote Silvana. All’Avana era contatto con il suo compagno “granmista” Arsenio Garcia Davila, con il quale andò alla sfilata del 1° Maggio 2004 (dove fu decorato) : poi il 18 maggio tornò a Venezia dove fu festeggiato nel suo 80° compleanno dai Circoli di Italia-Cuba del Veneto, da diverse organizzazioni amiche di Cuba, e dall’Anpi. Per il suo 81° compleanno, nel 2005, è stato ospite a Firenze della Fondazione Italiana Ernesto Guevara. Per l’ 82° compleanno, nel 2006 a Bologna, divenne socio onorario del locale circolo dell’Ass-Italia-Cuba. Nel 2006 si è recato spesso a Cuba, per partecipare alle celebrazioni del 50° del Desembarco del Granma. Nel 2007 a Cuba, “ Mundo Latino ha presentato un dvd sul tema: “ Gino: dalla Resistenza alla Revoluciòn ”.

    http://www.siporcuba.it/


    p.s. se la notizia è stata già postata cancellate pure il thread.
    Gracias!

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  2. #2
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  3. #3
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  4. #4
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    Saluto a pugno ghiuso al compagno Gino

  5. #5
    mormilla
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    Gino
    era una persona grande

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da mormilla Visualizza Messaggio
    Gino
    era una persona grande
    se tenti l'infiltrazione paraveteroneocomunista sappi che abbiamo dei fairuoll che ti scottano le chiappe.
    Neanche i brutal force attack possono farcela, abbiamo antivirus dragqueen.

  7. #7
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    L'ho conosciuto tra anni fa, quando nella mia zona a Milano abbiamo organizzato una bellissima iniziativa di solidarietà con Cuba, e lo avevo sentito poco tempo fa a Radio Popolare. E' un pezzo di cuore rosso che se ne va.
    !Hasta la victoria siempre!
    Myrddin

  8. #8
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    ciao compagno

  9. #9
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    Addio dolce Gino, unico italiano nel Granma con Castro e Guevara

    di Maria R. Calderoni
    su Liberazione del 25/03/2008


    Un cronista, con il suo cuore mestierante, non dovrebbe dirlo, ma io lo dico lo stesso. Sto scrivendo della tua morte improvvisa, Gino, e sto piangendo. Addio, grande e bel "granmista", l'unico italiano, anzi l'unico europeo, che era a bordo della storica ancorché sgangherata barca che, quel giorno di dicembre 1956 ha compiuto il miracolo del "Desembarco" e ha dato inizio a quella missione impossibile che a Cuba doveva chiamarsi revolucion (quella che incredibilmente dura tuttora, alla faccia Usa).
    Gino, Gino Donè, lo avevo sentito poco tempo fa, e anche a Natale per gli auguri; diceva che sì, ultimamente non era stato troppo bene, e dopo tutto, ostia, «lo sai, ho gli stessi anni di Castro, mica pochi».
    Credo di essere stata l'unica giornalista ad intervistarlo, nell'ottobre del 2006; lo avevo "intercettato" quasi per caso, leggendo un articolo sul Granma (eh sì io leggo il Granma ...) seduta a un tavolo del bar cubano a una festa di Liberazione . Scoprendo che era vivo tra noi uno degli 82 partecipanti della "Spedizione" castrista, uno dei 13 ancora superstiti; e l'unico italiano, Gino Donè.
    Rapido giro di telefonate, Gino non solo esiste, ma ha anche un cellulare. Prendo il treno e vado da lui. A San Donà di Piave, dove abita. Lo incontro al bar Borsa, davanti alla sua "ombra" di vino rosso. Alto, dritto, ancora biondo, giovani occhi azzurri, barba alla Hemingway, sorriso. Non ci crede, «sei venuta da Roma apposta per me, ma benedetta...». Mentre parliamo, qualcuno lo chiama al cellulare, «sai sono qui con una giornalista, simpatica, una ficcanaso».
    Ne era uscita una pagina di giornale. Un personaggio, un pezzo vivente di Storia, ma lui è semplice, schivo, non esibisce ma si cela, porta tutti i suoi ricordi con sé, con forza e ironia. La sua casa, profumata di Cohiba, è un piccolo, ordinato museo, bandiere cubane e partigiane, il Che, Castro, Raul giovane, il manifesto per Frank Paris, uno dei primi caduti del "Desembarco", anche una foto con dedica di Frida Kahlo.
    La sua romanzesca, semplice vita - «ho solo fatto quello che andava fatto, ostia» - me l'aveva raccontata nella sua parlata dolce, un misto di veneto e spagnolo, con qualche tocco d'inglese.
    Gino Donè, classe 1924, nasce a Treviso da una famiglia di braccianti. «Mia madre - dice - era educata, proletaria, antifascista, un po' atea. Anche il fratello di mia mamma era antifascista, ha dovuto rifugiarsi in Francia, è rientrato dopo la Liberazione. Mio papà era gentile e intelligente, sapeva leggere e scrivere e ha imparato a fare il meccanico».
    Gino, bambino povero, fa le elementari a San Donà, «non ho studiato, non ho diploma, facevo le commerciali per corrispondenza».
    L'8 settembre coglie Gino sotto e armi, a Pola, 74mo fanteria; vive la tragedia dei soldati italiani nell'Istria occupata dai tedeschi. Tra difficoltà di ogni genere e rischiando la pelle - grazie anche alla solidarietà della «famiglia Finnoto, generosa, generosissima» - il soldato Donè riesce a sfuggire ai nazi che danno la caccia agli sbandati e ad entrare in contatto con la missione Nelson e con il gruppo partigiano del comandante Guido. Per la sua battaglia nella Resistenza riceverà un encomio firmato gen. Alexander.
    Viene il difficile '45. Dopo varie vicissitudini, da ragazzo "ribelle" qual è - «io mi dico anarchico» - prende la via dell'emigrazione, Belgio, Olanda, Germania, facendo mille mestieri, compreso il minatore.
    Poi una notte - «sarà stato il '49» - si imbarca su un nave della Lauro («si chiamava Sibilla») diretta a Cuba. E' la scelta della sua vita. Sull'Isla gira un po' dappertutto, e infine arriva all'Avana, «l'Avana era bella, ah se era bella, faceva resuscitare pure le mummie». Entra subito in contatto con gli studenti rivoluzionari e gli ambienti che ruotano intorno a Castro. Incontra e sposa una ragazza "fidelista" della prima ora - «passavamo ore sulle scalinate dell'Università a sentire Fidel»; e quando l'assalto alla Caserma Mocada fallisce e i due fratelli Castro, dopo il processo e il carcere, vengono mandati in esilio in Messico, è lui che, grazie al suo passaporto straniero, ha l'incarico di fare da staffetta tra i leader al confino e la resistenza anti Batista a Cuba. Comunista, socialista? E lui mi aveva risposto: «No, proletario».
    Viene il tempo del Granma e lui parte con loro, gli ottantadue, con pochi viveri e armi comprate segretamente. Sono tutti cubani, tranne tre, lui li ricorda bene: oltre se stesso, «il messicano Alfonso Guillén Celaya, il dominicano Ramon Mejias de Castillo, e un argentino, un medico, Che Guevara».
    Quella traversata, Gino la ricorda bene. Era una imbarcazione «da ricreo», da crociera, così lui l'aveva chiamata, e chissà come ha fatto a non affondare nel golfo del Messico e nelle tempeste del Mar dei Caraibi. Dovevano stare in mare tre giorni e invece il viaggio durò più del doppio. Ma alla fine siamo sbarcati, «non nel punto giusto, ma siamo sbarcati».
    Li ricordava tutti molto bene i suoi compagni del Granma. «Erano tutti quasi ragazzi e in maggioranza studenti. Che Guevara era tra i più giovani, insieme a Arsenio Garcia, uno che è ancora vivo, uno con la mente chiara. Il Che aveva una carica straordinaria, aveva qualcosa di magnetico. Gli volevo bene». Ma sul Granma «non aveva la barba e non si chiamava ancora Che, lo chiamavamo Ernesto». E Castro? «Era già avvocato, un grande oratore. Intelligente, un cervello elettronico. Sapeva prendere le sue decisioni, ma mai con spavalderia. Una persona generosa». Anzi, «un bondadoso», lui l'aveva chiamato così, quel giorno.
    Dopo aver descritto il "Desembarco", quel giorno dell'intervista Gino aveva calato il sipario. Dissolvenza, bloccate le domande. «Abbiamo fatto ognuno la sua parte. Io ero il più indicato a fare quello che sulla Sierra non avrei potuto fare. Chi con le armi, chi senza armi ognuno ha fatto quello che doveva fare. E anch'io», ostia.
    Addio, dolcissimo Gino.

    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=22454

  10. #10
    mormilla
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    se tenti l'infiltrazione paraveteroneocomunista sappi che abbiamo dei fairuoll che ti scottano le chiappe.
    Neanche i brutal force attack possono farcela, abbiamo antivirus dragqueen.
    userò aiembiandeppy



    io infiltra?
    neanche me

 

 
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