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  1. #1
    Sionista
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    Per amore di Sion, non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finchè non sorga come il sole la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola ardente. Isaia 62.1
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    Exclamation Ma chi e´ Barack Obama? Un razzista antisemita sostenuto da Evo Morales e Farrakhan

    Ma chi e´ Barack Obama?
    un articolo di Piera Prister







    Testata: Informazione Corretta
    Data: 15 marzo 2008
    Pagina: 1
    Autore: Piera Prister
    Titolo: «Ma chi e´ Barack Obama?»

    La verita´ su Barack Hussein Obama sta trapelando in questi giorni alla TV, alla radio, sui giornali, con un gran trambusto e polemiche a non finire, dato che i giornalisti e conduttori degli show piu´ seguiti, sono profondamente risentiti, specialmente quelli di Fox 4 e delle radio repubblicane, come Sean Hannity, Rush Limbough e Mark Levine che dicono che il candidato democratico alla Casa Bianca non sarebbe qualificato come futuro presidente degli Stati Uniti d´America per le sue connessioni con Geremiah Wright, pastore di -TrinityUnited Church of Christ- di Chicago che, nelle sue omelie, prese posizioni antiamericane all´indomani dell´11 settembre quando lancio´ una maledizione contro l´America, un paese colpito al cuore e in lutto, con la seguente imprecazione: " God damn America!" -Dio maledica l´America!- offendendo i sentimenti degli Americani ed aggiungendo anche invettive antisioniste: "we supported Zionism shamelessly while ignoring the Palestinians .."- abbiamo sostenuto il Sionismo senza vergogna ignorando i Palestinesi- Sono rivelazioni queste suffragate da prove audio e video. La radio nella giornata di oggi ha trasmesso, uno show dopo l´altro con programmi rivelatori che accusano Obama di aver frequentato quella chiesa per 20 anni e per aver scelto come "mentor and spiritual leader" - mentore e guida spirituale- nonche´ grande amico, il reverendo Wright, fra l´altro noto per la sua amicizia con Louis Farrakhan, l´epitome del razzismo e dell´antisemitismo, a cui sarebbe stato assegnato pure un premio di riconoscimento, da parte della rivista "Trumpeter" pubblicata e diretta dalle due stesse figlie del pastore di Chicago.
    Che Farrakhan sia un antisemita, non c´e´ ombra di dubbio, lo e´, avendo svilito l´Olocausto con insinuazioni su una presunta collaborazione tra ebrei e Hitler, inoltre ha accusato gli ebrei di odiare i neri e di aver tramato una cospirazione mediatica ai danni del paese.
    Farrakhan dimentica che i piu´ convinti sostenitori dei diritti civili dei neri sono stati proprio gli ebrei, come i " civil rights activists" Michael Schwerner e Andrey Goodman che furono assassinati per la causa antisegregazionista in Mississippi. Per non parlare poi del piu´ alto tributo che George Gershwin, " l´ebreo bianco", diede alla musica popolare, ai sentimenti, ai costumi e alle tradizioni della gente di colore, con il renderla protagonista di quella geniale opera, "Borgy and Bess", capolavoro acclamato nei teatri di tutto il mondo sin dagli anni trenta, un grande omaggio all´America e al suo popolo.
    Ma la cosa piu´ disarmante e´ che lo stesso Obama abbia cercato di minimizzare la gravita´delle affermazioni di Farrakhan dicendo che e´ un uomo sciocco- silly- mentre dovrebbe sapere che l´antisemitismo e´ una grave malattia mentale, e´ una piaga temibile e contagiosa, altroche´! Ne dovrebbe essere soprattutto consapevole un candidato presidenziale alla Casa Bianca che per giunta si dichiara seguace di Martin Luther King.
    Dopo che sono esplose tutte queste notizie su Newsmax.com che hanno gettato un´ombra sul candidato democratico, in un´ intervista rilasciata a Cleveland il 14 gennaio, Obama ha condannato fermamente tutti i rimarchi antisemiti di Farrakhan ma senza accennare minimamente al fatto che il suo amico e consigliere spirituale, Jeremiah Wright avesse pronunciato parole di adorazione dirette a Farrakhan, come scrive nell´editoriale del "The Wall street Journal" di oggi 14 marzo, 2008, Ronald Kesseler, giornalista e autore di " The Terrorist Watch: Inside the Desparate Race to stop The next Attack"-Attenzione al terrorismo: la disperata corsa per fermare il prossimo attacco-(Crown Forum, 2007).
    Piera Prister Bracaglia Morante

    http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90


    Vedere anche : http://www.jtf.org/ Jews Against Obama

  2. #2
    Sionista
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    Per amore di Sion, non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finchè non sorga come il sole la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola ardente. Isaia 62.1
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    noi musulmani yankee


    STATI UNITI
    Si oppongono alla guerra in Iraq. Si scagliano contro gli ebrei. Definiscono gli uomini dell'attuale governo "bugiardi e puttanieri". Eppure nessuno osa affrontarli. Perché i membri della Nation of Islam formano una lobby potente. Seguita da milioni di black muslims

    di Marco D'Eramo


    Nella grancassa della "guerra al terrorismo" che assorda il pianeta dall'11 settembre 2001, risalta il silenzio che avvolge i Musulmani Neri, la Nation of Islam (NoI), quella curiosa setta che fu portata alla ribalta mondiale negli anni '60 da Malcolm X. Silenzio tanto più sorprendente se si pensa che la NoI salta sempre fuori ogni volta che si parla degli enemy combattants, cioè dei cittadini americani aderenti ad al Qaeda. José Padilla per esempio, addestrato a costruire bombe in Afghanistan, è un portoricano di Chicago: da adolescente è stato membro della gang dei Latin Disciples in cui era conosciuto come Pucho, e si è convertito all'Islam in una prigione della Florida. E come avvenne per Malcolm X, è proprio dietro le sbarre che la maggior parte dei neri americani diventa Black Muslim. Uno dei più famosi imam americani è il nero Siraj Wahhaj che ha perfino diretto una preghiera in apertura di una sessione del Parlamento Usa e che cinque anni fa è stato invitato dall'allora Segretaria di Stato, Madeleine Albright, a un pranzo a base di agnello e lenticchie per chiudere il digiuno del Ramadan. Ma Siraj Wahaj è anche un grande ammiratore dello sceicco egiziano cieco Omar Abdel Rahman, condannato per terrorismo nel 1995 (lo ha anche ricevuto nella sua moschea di Bedford-Stuyvesant, a Queen), e nei sermoni non ha mai condannato Osama bin Laden. La sua storia è analoga a quella di molti militanti: nacque a Brooklyn nel 1950 come Jeffrey Kerse, entrò nella Nation of Islam nel 1968, affascinato da Malcolm X, e seguì i corsi religiosi di Louis Farrakhan, l'attuale leader della NoI, che allora predicava nel Tempio 7C di Brooklyn. Kerse fu ribattezzato Jeffrey 12X perché era il dodicesimo Jeffrey newyorkese a convertirsi all'Islam. Nel 1978 si convertì all'ortodossia sunnita e prese il nome attuale: Siraj Wahaj (che in arabo vuol dire "luce radiosa"). Nella guerra al terrorismo l'amministrazione Bush se l'è presa con tutti, anche con i più improbabili nemici, come "la vecchia Europa" o "quei traditori di francesi", eppure non ha mai fiatato a proposito della Nation of Islam. Perché? Una prima risposta sta nel fatto che negli Usa vivono sette milioni di musulmani, di cui due milioni sono neri: se quello tra Cristianesimo e Islam è uno scontro di civiltà, come teorizzano alcuni pensatori neocon, allora negli Usa questo conflitto diventerebbe una guerra civile. Ma la vera risposta al quesito sul silenzio di Bush sta proprio nella Nation of Islam, che ha la sua sede spirituale a Chicago dove, nel profondo South Side, all'angolo tra la 79esima e South Cottage Grove Avenue, spicca, come la pubblicità di una pompa di benzina, l'insegna di una mezzaluna che circonda una stella a cinque punte, sopra la Moschea costruita nel 1934 da Elijah Muhammad, fondatore della setta. La moschea è corredata di un ristorante, di una pasticceria e di un parking. A Chicago ogni anno si tiene la convention della Nation of Islam, che - a detta degli organizzatori - raduna 12 mila fedeli ciascuno dei quali paga tra i 30 e i 50 dollari per ascoltare Louis Farrakhan. Nessuno sa quanti siano in realtà i black muslims negli Stati Uniti (loro dicono di avere 100 mila aderenti), grande è però il loro peso politico e morale. Lo dimostrano episodi come la Million Man March a Washington, il 5 agosto 1995, che fece discutere tutto il mondo. Anche se meno controversa, cinque anni dopo, il 16 ottobre 2000, la Million Family March radunò del resto una folla ugualmente imponente. Nessun politico afroamericano può essere legittimato in quanto "nero" senza l'avallo dei Black Muslims. Lo sa bene Jesse Jackson, che nel 1988 dovette assicurarsi il loro appoggio per poter ingaggiare battaglia nelle primarie presidenziali.Un sostegno che però pagò caro, procurandosi l'ostilità degli ebrei: è noto infatti il feroce antisemitismo della Nation of Islam testimoniato dal pamphlet The Secret Relationship between Blacks and Jews pubblicato nel 1991 dal "Dipartimento di ricerche storiche" della NoI. Ma il punto centrale è che la NoI è una delle forze che controllano dall'interno il sistema penitenziario, cioè una componente decisiva della società statunitense, la più carceraria della terra.Oggi negli Stati Uniti vi sono ben 2,2 milioni di prigionieri e 4,7 milioni di condannati in libertà vigilata o condizionale: in ogni momento 6,9 milioni di persone sono prese nelle maglie della giustizia Usa. E se i neri costituiscono il 12,7% della popolazione statunitense, sono il 43,6% dei carcerati: in ogni momento, il 18,6% dei maschi neri è sotto sorveglianza giudiziaria. Se si considerano solo i maschi neri maggiorenni, la cifra sale al 27,5%. In ogni istante, insomma, più di un maschio nero adulto su 4 è sotto sorveglianza giudiziaria. Il che vuol dire che nel corso della sua vita ha più del 50% di probabilità di finire in galera. Per questo, la Nation of Islam, con la ferrea disciplina che impone ai suoi membri detenuti, costituisce un fattore decisivo per mantenere sotto controllo i rapporti tra bianchi e neri. La sua influenza è tale da farne, nel clima patriottardo che ha tiranneggiato l'America dopo l'attacco al World Trade Center, l'unica forza politica di massa organizzata in grado di affermare pubblicamente che "la guerra al terrorismo è la continuazione di una lunga storia di aggressione occidentale contro l'Islam, risalente alle crociate". Dopo l'11 settembre 2001 non è stato facile dirsi musulmani negli Stati Uniti. Ma la NoI si è potuta opporre apertamente alle guerre contro l'Afghanistan prima e contro l'Iraq poi. E, con la consueta, sobria aggettivazione, il leader della NoI, Louis Farrakhan, ha potuto dire che erano americani i veri responsabili degli attacchi dell'11, "bugiardi, puttanieri, magnaccia e truffatori" che avevano traviato la società americana e la politica estera e si erano così meritati la punizione divina. A maggio di quest'anno, in una conferenza al circolo della stampa di Washington, Farrakhan si è spinto fino a sfottere la "viltà" dell'esercito americano che "ha dovuto ritirarsi da Falluja" di fronte ai "fratelli islamici che combattono per la propria patria". Eppure anche di fronte a queste posizioni i governanti Usa rinunciano a prendere di petto la Nation of Islam. Il peso dei Black Muslims deriva dunque dal loro essere una forza organizzata, disciplinata, con un ideologia ferrea, e dotata di proprie attività economiche. La NoI ha un quindicinale, The Final Call ("La chiamata finale", tiratura 400 mila copie), scuole per infermiere, una sua catena di ospedali, un'università (University of Islam) un corso di addestramento militare per un (non tanto) piccolo esercito di guardie del corpo (il Fruit of Islam). In questo, la Nation of Islam non si differenzia da molte altre sette religiose statunitensi che sono nello stesso tempo una fede, un business, una lobby politica, a volte una gang, e al posto di sinodi o concili, tengono conventions, come i rappresentanti di commercio o gli odontotecnici. La Nation of Islam, poi, affitta le sue forze paramilitari come vigilantes e ha formato quattro società di vigilanza, tra cui NoI Security Agency, che hanno vinto appalti per garantire la sicurezza di complessi di edilizia popolare a Pittsburgh, Filadelphia, Los Angeles, Brooklyn, Chicago, assicurandosi in pochi anni 20 milioni di dollari di fatturato, ma anche incappando in disavventure finanziarie e giudiziarie causate dall'eccessivo amore degli agenti per auto di lusso e ragazze. Mentre in nome della "guerra di razza" la Nation of Islam fa proseliti nei ghetti più miserabili e in galera, il suo leader Farrakhan abita in un quartiere residenziale integrato, viaggia circondato da gorilla e ama esibirsi in concerti di violino. A delineare il personaggio, basta un episodio: Farrakhan (al secolo Louis Wolcott) prima definì l'ebraismo la "sinagoga di Satana" e una "religione da fogna", poi, per rispondere alle accuse di antisemitismo, si esibì suonando in pubblico brani del compositore (ebreo) Mendelsohn. Su Farrakhan pesa da quasi 40anni anche il sospetto di aver ordinato nel 1965 l'uccisione di Malcolm X, e lui, lungi dallo smentire, se ne esce con affermazioni quali: "Proprio il lavoro di Malcolm fece di ognuno di noi un killer potenziale. Quando Malcolm oltrepassò questa linea, la morte era inevitabile". D'altronde, quando nel '98 uscì di prigione uno dei killer condannati per l'omicidio di Malcolm X, Muhammad Abdul Aziz (che negli anni sessanta si faceva chiamare 3X Butler), Farrakhan lo nominò capo della sicurezza della moschea di Harlem, un tempo guidata dai leader del movimento per i diritti civili, la stessa moschea frequentata negli anni Ottanta da due giovani, Richard X e Chuck, che avrebbero poi fondato il più celebre gruppo rap del pianeta, i Public Enemy. Una cosa è certa: se negli anni '60 poteva sembrare balzano che un filosofo marxista parigino (Roger Garaudy) si convertisse all'Islam, o che proletari neri delle grandi metropoli Usa trovassero redenzione e libertà nel Corano, oggi le loro vicende appaiono stranamente premonitrici. E quei bizzarri musulmani yankee della Nation of Islam appaiono come pionieri in cui si incarnava, in largo anticipo, uno dei temi nodali di questo inizio di terzo millennio.

    http://dweb.repubblica.it/dweb/2004/...0yan40850.html

  3. #3
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  4. #4
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    Complimenti ai Democratici , bel candidato come Presidente degli Stati Uniti (e quindi guida della Civiltà Occidentale) che avete , se non era morto potevate provare anche con Uday , il figlio di Saddam Hussein .

  5. #5
    anche se tutti, io no
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    La questione mi sembra abbastanza delirante, e dico che sarebbe ora di finirla con questi continui post assurdi che, per la maggioranza della gente, sono noiosi e per voi controproducenti. Nei forum, ovunque vai, per i motivi più strani, trovi continue e bislacche accuse di "antisemitismo", termine il cui senso, evidentemente, comincia a perdersi e che è destinato a significare tutto e il contrario di tutto. Per favore, nel vostro interesse, piantatela. M.

  6. #6
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    EL PUEBLO UNIDO JAMAS SERA VENCIDO!...contro il governo,contro la chiesa,contro il potere
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    Citazione Originariamente Scritto da IloveISRAEL Visualizza Messaggio
    Ma chi e´ Barack Obama?
    un articolo di Piera Prister







    Testata: Informazione Corretta
    Data: 15 marzo 2008
    Pagina: 1
    Autore: Piera Prister
    Titolo: «Ma chi e´ Barack Obama?»

    La verita´ su Barack Hussein Obama sta trapelando in questi giorni alla TV, alla radio, sui giornali, con un gran trambusto e polemiche a non finire, dato che i giornalisti e conduttori degli show piu´ seguiti, sono profondamente risentiti, specialmente quelli di Fox 4 e delle radio repubblicane, come Sean Hannity, Rush Limbough e Mark Levine che dicono che il candidato democratico alla Casa Bianca non sarebbe qualificato come futuro presidente degli Stati Uniti d´America per le sue connessioni con Geremiah Wright, pastore di -TrinityUnited Church of Christ- di Chicago che, nelle sue omelie, prese posizioni antiamericane all´indomani dell´11 settembre quando lancio´ una maledizione contro l´America, un paese colpito al cuore e in lutto, con la seguente imprecazione: " God damn America!" -Dio maledica l´America!- offendendo i sentimenti degli Americani ed aggiungendo anche invettive antisioniste: "we supported Zionism shamelessly while ignoring the Palestinians .."- abbiamo sostenuto il Sionismo senza vergogna ignorando i Palestinesi- Sono rivelazioni queste suffragate da prove audio e video. La radio nella giornata di oggi ha trasmesso, uno show dopo l´altro con programmi rivelatori che accusano Obama di aver frequentato quella chiesa per 20 anni e per aver scelto come "mentor and spiritual leader" - mentore e guida spirituale- nonche´ grande amico, il reverendo Wright, fra l´altro noto per la sua amicizia con Louis Farrakhan, l´epitome del razzismo e dell´antisemitismo, a cui sarebbe stato assegnato pure un premio di riconoscimento, da parte della rivista "Trumpeter" pubblicata e diretta dalle due stesse figlie del pastore di Chicago.
    Che Farrakhan sia un antisemita, non c´e´ ombra di dubbio, lo e´, avendo svilito l´Olocausto con insinuazioni su una presunta collaborazione tra ebrei e Hitler, inoltre ha accusato gli ebrei di odiare i neri e di aver tramato una cospirazione mediatica ai danni del paese.
    Farrakhan dimentica che i piu´ convinti sostenitori dei diritti civili dei neri sono stati proprio gli ebrei, come i " civil rights activists" Michael Schwerner e Andrey Goodman che furono assassinati per la causa antisegregazionista in Mississippi. Per non parlare poi del piu´ alto tributo che George Gershwin, " l´ebreo bianco", diede alla musica popolare, ai sentimenti, ai costumi e alle tradizioni della gente di colore, con il renderla protagonista di quella geniale opera, "Borgy and Bess", capolavoro acclamato nei teatri di tutto il mondo sin dagli anni trenta, un grande omaggio all´America e al suo popolo.
    Ma la cosa piu´ disarmante e´ che lo stesso Obama abbia cercato di minimizzare la gravita´delle affermazioni di Farrakhan dicendo che e´ un uomo sciocco- silly- mentre dovrebbe sapere che l´antisemitismo e´ una grave malattia mentale, e´ una piaga temibile e contagiosa, altroche´! Ne dovrebbe essere soprattutto consapevole un candidato presidenziale alla Casa Bianca che per giunta si dichiara seguace di Martin Luther King.
    Dopo che sono esplose tutte queste notizie su Newsmax.com che hanno gettato un´ombra sul candidato democratico, in un´ intervista rilasciata a Cleveland il 14 gennaio, Obama ha condannato fermamente tutti i rimarchi antisemiti di Farrakhan ma senza accennare minimamente al fatto che il suo amico e consigliere spirituale, Jeremiah Wright avesse pronunciato parole di adorazione dirette a Farrakhan, come scrive nell´editoriale del "The Wall street Journal" di oggi 14 marzo, 2008, Ronald Kesseler, giornalista e autore di " The Terrorist Watch: Inside the Desparate Race to stop The next Attack"-Attenzione al terrorismo: la disperata corsa per fermare il prossimo attacco-(Crown Forum, 2007).
    Piera Prister Bracaglia Morante

    http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90


    Vedere anche : http://www.jtf.org/ Jews Against Obama


    Un buon articolo scritto da un convinto sostenitore di hilary clinton!

  7. #7
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    per forumista sionista

    se non era morto
    potevate provare anche con Uday


    gentile forumista sionista non si offende se la corrego vero?

    (...) se non fosse morto (...).

    certo, il senso rimane lo stesso, non posso darle torto.

  8. #8
    Amore vince la morte
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    sbagliamo tutti eh...

    per esempio anch'io proprio nel post di sopra, avrei dovuto scrivere: per il forumista sionista



    mi stia bene

  9. #9
    Obama for president
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    qua c'è gente che beve troppo whisky alla mattina

  10. #10
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    Barack Osama

    Citazione Originariamente Scritto da benfy Visualizza Messaggio
    qua c'è gente che beve troppo whisky alla mattina
    Sì sì sì ... Infatti ne parla anche il Corriere ....

    Antisemiti e antisraeliani intorno a Barack Obama
    che non convince molti ebrei americani

    Testata: Corriere della Sera
    Data: 18 marzo 2008
    Pagina: 17
    Autore: Alessandra Farkas
    Titolo: «Il problema di Obama? Convincere gli ebrei»

    Dal CORRIERE della SERA del 17 marzo 2008:

    NEW YORK—«Il paradosso degli ebrei americani — recita un celebre adagio repubblicano— è che, anche se ricchissimi, continuano a votare come se fossero ancora nel ghetto: a sinistra». Ma alle storiche primarie democratiche del 2008 sei milioni di ebrei Usa hanno deciso di tradire Barack Obama in favore della meno liberal Hillary Clinton. Il motivo? Il problema ebraico di Obama. Durante il dibattito tv a Cleveland, quando il giornalista Tim Russert l’ha interrogato sull’endorsement ricevuto dal reverendo antisemita Louis Farrakhan, leader della Nation of Islam, Obama ha risposto di «non averlo sollecitato». «Non sarei qui stasera se non fosse per quegli ebrei americani — ha precisato — che hanno sostenuto con noi il movimento per i diritti civili nel Sud». Però ci sono voluti anni prima che si decidesse a sconfessare Jeremiah Wright, il controverso pastore antisemita di Chicago da 20 anni suo consigliere spirituale, costretto alle dimissioni sabato dopo che alcune reti tv hanno mandato in onda clip di suoi sermoni che accusavano gli Usa di aver provocato le stragi dell’11 settembre e invitava i neri a «maledire l’America». I fantasmi di Farrakhan e Wright hanno aleggiato sulle primarie in Ohio e Texas dove la stragrande maggioranza degli ebrei hanno votato per Hillary. Non era la prima volta. La senatrice di New York ha battuto Obama tra gli elettori ebrei in tutti gli stati con una larga popolazione ebraica, conquistando il 67% del loro consenso in Nevada, il 63% in New Jersey, il 65% a New York e il 60% in Maryland, pareggiando in Arizona, California, Massachusetts. Dai pulpiti delle sinagoghe, ogni sabato, migliaia di rabbini americani echeggiano lo scetticismo espresso da leader quali Malcolm Hoenlein, capo della Conference of Presidents of Major American Jewish Organizations, Ed Lasky, editore dell’influente rivista online American Thinker e David Greenfield, vicepresidente della Sephardic Community Federation, tanto per citarne alcuni. Questi dubbi — esacerbati dal complicato e tenue rapporto neri-ebrei, oggi dominato da sospetti e accuse reciproche— sono culminati con la catena di e-mail che ritraggono Obama come un cripto-musulmano, che ha prestato giuramento sul Corano. Anche se totalmente infondata, la campagna di fango ha fatto presa soprattutto sugli ebrei più anziani, con forti legami in Israele. «Quest’ansietà nei confronti di Obama la dice lunga più sul mondo ebraico che non sul candidato in sé», teorizza J.J. Goldberg, direttore editoriale del settimanale The Forward. «Dopo anni di dibattito interno alla Black America, gli antisemiti sono stati messi in minoranza —assicura lo storico Paul Berman, autore di Blacks and Jews (1994)—anche se io ho votato per Hillary, credo che il problema ebraico di Obama sia un’invenzione dei media». Anche il rabbino Michael Lerner, direttore della rivista liberal Tikkun lo difende: «La sua presunta ostilità nei confronti di Israele e degli ebrei è completamente infondata». «Le credenziali pro-Israele di Obama sono documentate», gli fa eco Abraham Foxman, direttore dell’Anti Defamation League, che però ha assunto una posizione neutrale nella corsa alla Casa Bianca. Obama deve però fare i conti con l’incauta scelta, in politica estera, di consulenti invisi al mondo ebraico: Zbigniew Brzezinski e Robert Malley, quest’ultimo tacciato di antisemitismo dai blogger israeliani. A peggiorare le cose è la sua insistenza sul dialogo diretto Usa-Iran. Di recente Obama ha lodato la politica israeliana anti-Hamas, «perché non puoi negoziare con chi non riconosce il tuo diritto ad esistere». «La conferma della sua inesperienza in campo internazionale — ha commentato Hillary —, neppure l’Iran riconosce Israele e ha in passato minacciato di distruggere lo Stato ebraico». «La sua mancanza di esperienza ci spaventa — spiega Debbie Wasserman Schultz, deputata della Florida — sarà anche in buona fede, ma gli ebrei sono una comunità che crede ai fatti più che alle parole ». E ad attaccarlo su Israele è anche Ralph Nader, candidato presidenziale di origine libanese. «È un voltafaccia—lo accusa —, per opportunismo politico ha tradito la causa palestinese di cui un tempo era il paladino ». Una tesi che rilancia le critiche dello scrittore arabo- americano Ali Abunimah: «Si è scusato con me per aver smesso di parlare dei diritti dei palestinesi — afferma —, mi ha assicurato che, una volta eletto, tornerà alle sue posizioni originali».

    http://www.informazionecorretta.com/...z=120&id=23936

 

 
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