...succederebbe questo anche da noi?
Thailandia, ministri in fuga Proclamato lo stato d'emergenza - Corriere della SeraThailandia, ministri in fuga
Proclamato lo stato d'emergenza
Le camicie rosse, militanti fedeli al deposto premier Thaskin Shinawatra, irrompono in Parlamento
BANGKOK - Il governo thailandese ha proclamato lo stato d'emergenza a Bangkok e in altre cinque province. La decisione è stata annunciata dal primo ministro Abhisit Vejjajiva, dopo che le camicie rosse, i militanti fedeli al deposto premier Thaskin Shinawatra, hanno fatto irruzione in Parlamento costringendo i ministri a fuggire in elicottero. Si tratta della giornata più drammatica dall'inizio delle proteste, il 12 marzo.
CIRCONDATI - Con lo stato d'emergenza sono proibite le adunate di più di 5 persone e si conferiscono all'esercito ampi poteri per disperdere gli assembramenti, anche se Abhisit ha ribadito che il governo non userà la forza. «L'obiettivo del governo è tornare alla normalità e garantire il rispetto della legge», ha dichiarato il premier in un messaggio tv. Il Parlamento era stato costretto a sospendere un dibattito quando si era avuta notizia che 5mila camicie rosse avevano circondato l'edificio. Un'ora e mezza dopo un gruppo di manifestanti è riuscito a sfondare il cordone di sicurezza e a penetrare nel cortile del Parlamento, sfruttando il fatto che i soldati di guardia hanno avuto ordine di evitare lo scontro. Ad alcuni di loro sono stati sequestrati gas lacrimogeni.
Insomma, voglio dire, le similitudini sono davvero una quantità non indifferente.
Solo che la legalità in thailandia sembra valere ancora qualcosa.
http://www.lastampa.it/edicola/PDF/1.pdfNella lontanissima Thailandia una massa di contadini poveri e arrabbiati ha invaso la metropoli Bangkok per riportare al potere un miliardario. Si tratta del presidente del partito Thai rak Thai: i Thai amano i Thai. I rivoltosi accusano i governativi di essere una cupola di algidi snob e di aver fatto fuori l’ex premier (il miliardario dell’amore) grazie a un ribaltone parlamentare propiziato dalla compiacenza dei poteri forti e dalle inchieste della magistratura. Il miliardario, in esilio dopo una condanna per corruzione, possiede un impero di telecomunicazioni, una squadra di calcio fra le più importanti d’Europa e una quantità imprecisata di villone. Eppure i poveri ribelli sostengono che lui è uno di loro e prendono a calci le auto di media cilindrata della borghesia intellettuale di Bangkok - impiegati, insegnanti, funzionari pubblici - che li disprezza e da cui si sentono disprezzati. Per rappresaglia il governo ha oscurato la tv del miliardario, il cui portavoce (un cantante) ha minacciato pesanti ritorsioni. Ora, è evidente che quella è la Thailandia e certi fenomeni populisti non potrebbero mai attecchire qui da noi. Ma da osservatori, sia pure distaccati, ci poniamo egualmente un quesito: come è possibile che un povero contadino si senta rappresentato da un miliardario e accusi di snobismo e insensibilità sociale chi sta appena un po’ meglio di lui? Chissà se qualche thailandese si degnerà di risponderci.
Io avrei paura dei 300000 fucili di bossi.




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