Cina: la mano dello Stato dietro il boom dell'export
Dal tessile al boom dei prodotti altamente tecnologici, è "made in China" il marchio che "impera" sui beni riversati nei mercati mondiali, e adesso sembra avere un nome preciso ciò che ha fatto della Cina un colosso delle esportazioni: sussidi statali alla produzione che negli ultimi anni hanno continuato a riempire le casse delle aziende statali e non, favorendo l'export.
E' questo il "verdetto" sul successo delle esportazioni cinesi che esce da uno studio condotto da ricercatori presso il dipartimento Globalisation and Economic Policy Centre della Università di Nottingham e presentato alla conferenza annuale della Royal Economics Society da uno dei suoi autori, Yundan Gong. Nonostante al momento dell'adesione al WTO, a fine 2001, Pechino avesse assicurato di abolirli, l'elargizione di sussidi statali, ha spiegato Gong, scorretti nei confronti degli altri paesi esportatori membri del WTO, è continuata. "Le esportazioni della Cina - ha riferito Gong all'ANSA - sono aumentate da 266 miliardi di dollari nel 2001 a 1.218 miliardi nel 2007, facendo del paese, oggi quello in più rapida crescita nel WTO, il terzo più potente esportatore mondiale".
L'export è stato una chiave del successo economico cinese e da precedenti studi è risultato che un aumento del 10% delle esportazioni si traduce in un aumento di un punto percentuale del PIL cinese. Gli esperti britannici hanno analizzato una vasta mole di dati relativa a quasi mezzo milione di aziende cinesi per un periodo che va dal 1999 al 2005. "Dal nostro studio - ha spiegato Gong - è emerso che, malgrado durante i negoziati per aprire le porte del WTO alla Cina il governo di Pechino avesse dichiarato la volontà di abolire i sussidi, ancora al 2005 questi sono stati altissimi ed hanno enormemente favorito le attività di export". In particolare nel 2005 la Cina ha dato 2,58 miliardi di dollari alle sole aziende statali. Inoltre tra 1995 e 2005 l'ammontare complessivo dei sussidi è stato pari a 310 miliardi di dollari, 151 dei quali hanno raggiunto le casse di imprese statali, per il 95% in passivo; interventi statali in parte spiegati con la volontà di evitare un peggioramento dei tassi di disoccupazione e le rivolte sociali, almeno fin quando non sarà completata la transizione a un'economia di mercato, ha detto Gong.
Inoltre lo studio ha evidenziato che al crescere delle esportazioni di prodotti altamente tecnologici, dai computer, all'elettronica fino anche alle tecnologie aerospaziali, (esportazioni cresciute globalmente da 640 mld di dollari del 2005 a 1.048 nel 2007), contemporaneamente si è avuto un cambio di rotta nelle destinazioni dei sussidi statali proprio verso questi settori. Inoltre, utilizzando una serie di modelli econometrici, gli esperti hanno stimato che un raddoppio dei sussidi alla produzione corrisponde almeno a un aumento del 2,1% delle esportazioni di beni prodotti dalle aziende che li hanno ricevuti, ma la spinta positiva sull'export cresce ancora di più quando i sussidi arrivano nelle casse di aziende innovative e che fanno profitto, ovvero proprio quelle che oggi in Cina ricevono maggiormente i fondi dei Governi centrale e locali.
"I risultati di questa ricerca - ha concluso Gong - avvalorano la tesi di tutti quegli economisti che già in passato avevano sostenuto il forte peso dei sussidi statali nel guidare il successo dell'export cinese, fondamentale per il recente boom economico del paese. Tutto ciò non può che far scaturire la domanda se la Cina debba ancora fare dei passi ulteriori per modificare le proprie pratiche commerciali e ridurre tali sussidi per conformarsi ai mandati del WTO".
Fonte: ANSA.
Come ho detto più volte i dazi sono inapplicabili, essendo illiberali e controproducenti, ma è altrettanto illiberale sopportare passivamente che i sussidi del Governo cinese affossino le imprese realmente private dell'Occidente.
Al WTO bisognerebbe sanzionare o nel caso espellere la Cina, in quanto è un paese socialista anche economicamente (nonostante finga di essere capitalista).
Un liberale non può restare in silenzio difronte ad una economia mondiale che finisce sempre più in mano al socialismo cinese.
P.S. Oltretutto la Cina fà una becera politica monetaria, in modo più artificioso e scorretto di quanto abbia mai fatto la FED in tutta la sua vita.




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