Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Apolide
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    Predefinito Lo scandalo Unipol-Bnl e il mancato rinnovamento interno nei DS

    Nel luglio 2005 esplodeva lo scandalo poi definito Bancopoli, in cui erano coinvolti anche i massimi esponenti del partito in cui allora militavo, il segretario Piero Fassino e il presidente Massimo D'Alema. Erano stati intercettati in un giro di telefonate con Consorte, presidente di Unipol, ed altri, per cercare di pilotare la scalata della compagnia assicurativa di appartenenza storica dell'apparato PCI-PDS-DS, sulla Banca Nazionale del Lavoro. Ai contorni di questi inciuci stavano quei simpatici ragazzi c.d. "furbetti del quartierino", Ricucci, Coppola, etc. da usare come "picciotti finanziari" usa e getta.



    Ma l'elemento fondamentale non è tanto ricostruire tutti gli anfratti dei torbidi rapporti tra l'apparato diessino e le lobbies finanziarie nostrane, quanto sottolineare come, allora, nei DS non volò una mosca.

    Ed è questo l'aspetto più inquietante, perchè lo scandalo Unipol-Bnl dimostrò alla luce del sole, la mancanza assoluta sia una di una democrazia interna, sia di una minima dose di autocritica dei militanti verso i propri dirigenti (senza la quale è impossibile la prima).

    I pochi che ebbero la forza e la volontà di sollevare la questione, vennero tacciati come "bananas", "berlusconiani" e ridotti al silenzio. Impedendo così ai Democratici di Sinistra, grazie a quello scandalo, di liberarsi di quella classe dirigente, o sarebbe forse meglio chiamare nomenklatura, che dai tempi dell'ultimo PCI teneva le redini del partito.

    Quel mancato rinnovamento, sarà decisivo, perchè anche oggi, dopo la scelta di dare vita al PD, di cui i DS sono almeno i 2/3, la nomenklatura resta al proprio posto, i tre esponenti coinvolti direttamente nello scandalo Unipol-Bnl, Fassino, D'Alema, Latorre, saranno tranquillamente eletti ancora una volta in Parlamento (neanche a lady Fassino è stato fatto mancare il seggio), neanche Bassolino (fedelissimo di D'Alema) per dire uno tra i tanti (in quanto è stato alla ribalta per il mega disastro di Rifiutopoli) è abbandonato, in attesa di essere eletto a Bruxelles il prossimo anno, si consolo con la moglie e due collaboratori fidati a Montecitorio.

  2. #2
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    un gelido venticello si imbattè in questo tread.

    aggiungo: al PD interessa la poltrona di Bassolino innanzitutto,i rifiuti davanti ai portoni dei napoletani sono un dettaglio!

    io ci rifletterei...

  3. #3
    Amico di Oniria..wooff...
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    la propaganda stupida sei pregata di farla in luoghi piu' consoni, visto peraltro che lo scandalo delle mozarelle di bufala si e' rivelato appunto una bufala

  4. #4
    Apolide
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    Questo thread non deve essere la solita litania sui pro o contro PD, ma bensì una riflessione soprattutto degli ex DS sul frastornante silenzio della base mentre si scopriva che i vertici era coinvolti in questo genere di malaffare.

  5. #5
    Amico di Oniria..wooff...
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    Citazione Originariamente Scritto da Aiace_Free Visualizza Messaggio
    Questo thread non deve essere la solita litania sui pro o contro PD, ma bensì una riflessione soprattutto degli ex DS sul frastornante silenzio della base mentre si scopriva che i vertici era coinvolti in questo genere di malaffare.

    appunto.........e silenzio FU

  6. #6
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    Uno scandalo senza scandali.
    Niente di penalmente rilevante, solo la conferma che i DS tifano per Unipol e sono ad essa vicini. Niente di male, anzi

  7. #7
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    CASO UNIPOL-BNL-DS, I PUNTINI SUGL’”I”
    di marco travaglio
    Sul caso Unipol-Bnl-Ds, che qualche furbetto seguita a chiamare “caso Forleo” (inesistente), si continua a raccontare un sacco di frottole.
    1)Si favolegga che la gip Clementina Forleo si sia spinta al di fuori delle propria orbita, “anticipando una sentenza di condanna”. Ma, che almeno due dei tre esponenti Ds sorpresi al telefono con Giovanni Consorte non siano stati semplici “tifosi” della scalata Unipol alla Bnl, ma ben di più e di peggio, non lo dice solo la Forleo: lo dicono anzitutto gli stessi D’Alema e Latorre al telefono con Consorte. Il 6 luglio 2006 Consorte ha il problema di accordarsi con il socio forte di Bnl, Francesco Gaetano Caltagirone, editore, costruttore, suocero di Casini e capofila dei “contropattisti” Ricucci, Coppola, Lonati, Statuto e Bonsignore. E dice a Latorre: “L'ingegnere (Caltagirone, ndr) e i suoi accoliti si sono defilati [...]. Io domani ho l'incontro con loro alle sei, alle otto ti chiamo e ti dico come va a finire”. Latorre, che in teoria sarebbe un parlamentare Ds e non un uomo d’affari, propone: “Ma che deve fare una telefonata Massimo (D'Alema, ndr) all'ingegnere (Caltagirone, ndr)?”. Consorte: “È meglio che Massimo fa una telefonata. Perché a questo punto se le cose non vengono fatte, si sa per colpa di chi”. L’indomani, puntualmente, Caltagirone e i contropattisti si accordano con Unipol. Missione compiuta. E’ “tifo” questo? E’ “informarsi”? O è partecipare a una scalata che i magistrati ritengono illecita (“disegno criminoso”), in quanto occulta, compiuta prima del lancio dell’Opa?
    Qualche giorno dopo, 14 luglio 2005, D’Alema riparla con Consorte: “Ho parlato con Bonsignore, che dice cosa deve fare, uscire o restare un anno… Se vi serve resta (azionista della Bnl, ndr)… Evidentemente è interessato a latere in un tavolo politico”. Consorte:“Chiaro, nessuno fa niente per niente”. Ecco: trattare pacchetti azionari con un socio della Bnl come Vito Bonsignore, fra l’altro eurodeputato dell’Udc e pregiudicato per corruzione, in cambio di misteriosi e finora inspiegati “tavoli politici a latere” che cos’è? Tifare, informarsi, o partecipare – in palese conflitto d’interessi tra politica e affari - a una scalata che i giudici ritengono illegale in quanto occulta, compiuta prima del lancio dell’Opa?
    2)Si favoleggia di un insanabile contrasto fra la Procura, che non ha iscritto i parlamentari Ds nel registro degli indagati, e la Gip che, “invadendo il campo” dei pm, li accusati di complicità in un “disegno criminoso”. Ma non c’è alcun contrasto tra gip e pm milanesi. L’ha detto il procuratore Francesco Greco, domenica scorsa, al Sole 24 ore: “La nostra scelta è stata di non far nulla nei confronti dei parlamentari (non iscriverne ancora nessuno sul registro degl’indagati, ndr) finchè le Camere non avessero dato l’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni telefoniche che li riguardano. E da questo punto di vista la Forleo ci dà ragione”. Del resto, anche se pochi se ne sono accorti, nella richiesta di autorizzazione all’uso delle telefonate intercettate del caso Unipol-Bnl inoltrate dalla Procura alla gip Forleo il 10 luglio 2007 (a firma del pm Luigi Orsi), si legge che questa è finalizzata a indagare sull’“aggiotaggio manipolativo e informativo” commesso da “Consorte, Sacchetti, Cimbri, Fiorani e Boni (…) in concorso fra loro e con altri da identificare” perché “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, attivavano una scalata occulta alla Bnl e compivano atti concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo dell’azione ordinaria della Bnl ed in particolare, mentre negavano reiteratamente e specificamente al mercato di condurre la scalata a Bnl, rastrellavano pacchetti di azioni Bnl (…), disponevano acquisti a nome e nell’interesse di altri soggetti ad essi collegati (…), e finalmente il 18 luglio 2005 coordinavano ed eseguivano i plurimi contratti in virtù dei quali veniva formalizzato il passaggio delle azioni già proprietà dei soci di Bnl definiti ‘contropattisti’ (Caltagirone, Coppola, Statuto, Lonati, Grazioni, Bonsignore) ai soggetti legati alla ‘cordata Unipol’ e rendevano pubblico il concerto che non si era costituito quel giorno, ma preesisteva quanto meno dalla metà di giugno 2005. Così provocavano una sensibile alterazione del prezzo dell’azione ordinaria della Bnl e ciò in ragione dell’effetto che detta occulta attività determinava in più direzioni (…): Fatti di aggiotaggio informativo (propalazione di notizie false) e manipolativo (negoziazioni sul mercato ordinario e dei blocchi della Borsa di Milano) consumato in Milano tra il 18 marzo ed il 18 luglio 2005 (…). Le fonti di prova che si sono sinteticamente rassegnate trovano decisivi riscontri nelle conversazioni telefoniche degli indagati, comprese quelle alle quali hanno preso parte membri del Parlamento. Ciò per la fondamentale ragione che le comunicazioni telefoniche intercettate cadono proprio nel corso del periodo in cui il reato di aggiotaggio ipotizzato si sta consumando (giugno-luglio 2005). Nel corso di queste conversazioni infatti l’indagato Consorte espone ai suoi interlocutori quello che sta facendo (…)”.
    Ora, se le parole hanno un senso, i reati di aggiotaggio sono stati commessi “in concorso con altri da identificare”: e, visto che al telefono si è sempre in due, anche per i pm di Milano i possibili concorrenti nel “disegno criminoso” sono i parlamentari che parlano con Consorte. La Forleo non ha fatto altro che esplicitare questo concetto, spiegando al Parlamento perché quelle telefonate sono assolutamente necessarie per le indagini già avviate e per quelle ancora da avviare e chiarendo che, una volta autorizzate, le telefonate potranno essere usate anche contro i parlamentari interessati. Alcuni insigni giuristi scrivono che la Gip non poteva comunque “accusare” parlamentari non ancora indagati dalla Procura. Ma la Procura e la Gip ribattono di non aver ritenuto possibile indagare quei parlamentari, visto che le eventuali prove a loro carico, le uniche, sono contenute proprio nelle telefonate in questione: che, finchè il Parlamento non ne autorizzerà l’uso, sono inutilizzabili. Come se non esistessero. Se anche fosse vero che s’è sbagliato, lo si è fatto perché la legge Boato del 2003 che impone l’autorizzazione del Parlamento per qualunque telefonata intercettata in cui compaia la voce di un parlamentare, è una boiata pazzesca. Una “norma indecorosa, scritta coi piedi, grossolanamente invalida”, tant’è che “è facile previsione che tale sia dichiarata dalla Corte costituzionale”. Parola di Franco Cordero, principe dei processualisti italiani, su la Repubblica di ieri. Invece di prendersela con la Forleo, il Parlamento farebbe bene a non legiferare coi piedi. O comunque, dopo averlo fatto, a prendersela con se stesso.
    Marco Travaglio
    25 Luglio 2007



    http://www.marcotravaglio.it/casounipolbnlds.htm

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Uno scandalo senza scandali.
    Niente di penalmente rilevante, solo la conferma che i DS tifano per Unipol e sono ad essa vicini. Niente di male, anzi
    niente di male...

    per molto meno è esplosa una Repubblica!

 

 

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