Nel luglio 2005 esplodeva lo scandalo poi definito Bancopoli, in cui erano coinvolti anche i massimi esponenti del partito in cui allora militavo, il segretario Piero Fassino e il presidente Massimo D'Alema. Erano stati intercettati in un giro di telefonate con Consorte, presidente di Unipol, ed altri, per cercare di pilotare la scalata della compagnia assicurativa di appartenenza storica dell'apparato PCI-PDS-DS, sulla Banca Nazionale del Lavoro. Ai contorni di questi inciuci stavano quei simpatici ragazzi c.d. "furbetti del quartierino", Ricucci, Coppola, etc. da usare come "picciotti finanziari" usa e getta.
Ma l'elemento fondamentale non è tanto ricostruire tutti gli anfratti dei torbidi rapporti tra l'apparato diessino e le lobbies finanziarie nostrane, quanto sottolineare come, allora, nei DS non volò una mosca.
Ed è questo l'aspetto più inquietante, perchè lo scandalo Unipol-Bnl dimostrò alla luce del sole, la mancanza assoluta sia una di una democrazia interna, sia di una minima dose di autocritica dei militanti verso i propri dirigenti (senza la quale è impossibile la prima).
I pochi che ebbero la forza e la volontà di sollevare la questione, vennero tacciati come "bananas", "berlusconiani" e ridotti al silenzio. Impedendo così ai Democratici di Sinistra, grazie a quello scandalo, di liberarsi di quella classe dirigente, o sarebbe forse meglio chiamare nomenklatura, che dai tempi dell'ultimo PCI teneva le redini del partito.
Quel mancato rinnovamento, sarà decisivo, perchè anche oggi, dopo la scelta di dare vita al PD, di cui i DS sono almeno i 2/3, la nomenklatura resta al proprio posto, i tre esponenti coinvolti direttamente nello scandalo Unipol-Bnl, Fassino, D'Alema, Latorre, saranno tranquillamente eletti ancora una volta in Parlamento (neanche a lady Fassino è stato fatto mancare il seggio), neanche Bassolino (fedelissimo di D'Alema) per dire uno tra i tanti (in quanto è stato alla ribalta per il mega disastro di Rifiutopoli) è abbandonato, in attesa di essere eletto a Bruxelles il prossimo anno, si consolo con la moglie e due collaboratori fidati a Montecitorio.




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