lettera a l'unione sarda,leggete la risposta della giornalista:

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La marcia indietro diTrenitalia mette a rischio anche le aziende
Addio ai vagoni merci nell'isola senza infrastrutture


Ho appena ricevuto la mìa busta paga. Come sempre, è rilevante la vo¬ce "tasse" che giustamente pago per contribuire alle esigenze dell'unterà co¬munità nazionale, come fa la gran par¬te degli italiani. Però noi sardi siamo forse cittadini di serie B, visto che ora Trenitalia decide di eliminare il tra¬sporto merci su rotaia, abolisce la divi¬sione Cargo in Sardegna. Insomma, ta-§lia un ramo sardo delle ex Ferrovie etto Stato, perché è, dicono, antieco¬nomico. Ma per là nostra Isola (parte integrante della Repubblica Italiana) è un servizio pubblico essenziale, e i ser¬vizi pubblici essenziali devono essere garantiti, indipendentemente da priva-tizzazioni, economicità, risultati. I ser¬vizi pubblici sono garantiti dalla nostra Carta Costituzionale, ne sono parte in¬tegrante. Di questo oasso, «rima o poi qualcuno si svegliera e dira che i tra¬ghetti per le Tremiti o le Eolie sono an¬tieconomici, che gli abitanti possono nuotare... E così, di isoletta in isoletta, si potrebbe arrivare a noi, a toglierci i traghetti, altro che Continuità territo¬riale. È necessaria una vera mobilita¬zione, da parte dèi politici di tutti gli schieramenti, con in testa il governa¬tore della Regione e tutti i parlamenta¬ri sardi, per impedire questa vergogna, quale che sia il prossimo governo. E ne¬cessaria una comunione di intenti/da parte dei nostri rappresentanti politici per fermare questa disfatta, che avreb¬be gravissime ripercussioni su tutta la nostra debole economia. Senza consi¬derare i posti di lavoro direttamente persi in aziende come la Keller, la qua¬le rappresenta una dejle poche indu¬strie rimaste nel Medio Campidano. Perché in Lombardia, in Toscana o in Sicilia esiste il trasporto merci su rota¬ia e in Sardegna no? Siamo una regio¬ne dimenticata per quanto riguarda le mfrastrutture: non c'è un'autostrada, Tunica linea ferroviaria è marginale. Non sarà il caso di fare in modo che gli stipendi d'oro dei massimi dirigenti di Trenitalia siano rapportati al perse¬guimento di obiettivi e risultati, ma an¬che di servizio pubblico reso?
MAURO MASSA - GUSPINI




Che siamo cittadini di serie B, gentile lettore, lo sperimentiamo tutti i giorni. Le cifre degli economisti certificano la carenza che lei denuncia: «Fatto 100 l'indi¬ce sintetico infrastnitturale la Sardegna conta al 2000 un indice 58 contro 180 del Sud, il 120 del Centro Italia», leggiamo sul sito web del SU di Oristano, che a sua volta citail Crenos, il centro di studi so¬cio-economici delle università di Cagliari e Sassari. Di chi la responsabilità? Non di un'Italia (o un'Europa) matrigna. In realtà la Sardegna incassa dalla comunità nazionale ben più di quanto offra, sotto
forma di tasse, al benessere collettivo.
Qgni anno si riversa sulla nòstra isola una valanga di finanziamenti pubblici,
^suddivisi in una miriade di rivoli di spesa. Probabilmente non sempre ben indirizzata. Il Crenos ha rilevato che la quota più consistente va a iniziative per l'ambiente e per il lavoro. Il che appare paradossale, considerato che disoccupazione e precariato regnano sovrani. Irrilevante la spesa per le infrastrutture. Ora, può essere che sotto elezioni e con l'addio di Trenitalia, qualcuno insorga e qualcun altro si mobiliti. Ma più che indignazione e promesse servirebbero strategie lungimiranti e coerenti. Mercé che sembra poco spendibile in politica.
DANIELA PINNA
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