"No a Tremonti superministro"
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200803articoli/31356girata.asp#
«E' sbagliato e assurdo riproporre il protezionismo»
ANTONELLA RAMPINO
ROMA
Professor Martino, la convince Berlusconi su Alitalia?
«E’ stata ed è un pozzo senza fondo di quattrini del contribuente. Una vergogna e un discredito nazionale. La sigla, come dicevano gli inglesi, di «always late in taking-off, always late in arriving»: sempre in ritardo, in decollo come in arrivo. Con le tariffe più demenzialmente care del mondo: a guardare i costi del biglietto Milano sembra lontana il doppio di New York. Alitalia andava venduta al miglior offerente. E’ quello che Berlusconi voleva dire, e una reale gara non c’è stata».
Berlusconi non l’ha venduta, quando era al governo. E il Wall Street Journal gliel’ha rinfacciato.
«Credo che il Wall Street Journal ce l’avesse più col dibattito tutto impostato sul protezionismo e sulla critica alla globalizzazione, che con Berlusconi. Fossi stato in lui, che però è un premier e ha giustamente compatibilità diverse, l’avrei venduta al miglior offerente, sottoponendo la decisione al Parlamento italiano. Perché, oltretutto, c’è da dire che l’idea di compagnia di bandiera non esiste al mondo».
Che le pare di queste proposte di riforma delle pensioni del Partito democratico e del Popolo della libertà? Chi copia chi?
«Tutta demagogia da campagna elettorale, per gli uni e per gli altri, anche se, per carità, è certo reale il problema di aumentare le minime alla povera gente che non riesce a campare. Ma il problema vero è che il sistema pensionistico italiano non è sostenibile, e in più è iniquo, dato che viene finanziato non con quanto accumulato, ma con le imposte, perché tali sono i contributi obbligatori. E’ impostato come ai tempi del suo inventore, il conte Bismarck, e tutto è andato bene finché le cose son rimaste quelle del 1881, si andava in pensione a 70 anni, quando la maggior parte delle persone a settant’anni non ci arrivava. Oggi l’aspettativa media di vita è di 73 anni per gli uomini e 84 per le donne, e si va in pensione a 57. Dunque, credo che bisognerà rivedere il sistema. Ci sono i ricchi e ci sono i poveri. I poveri non hanno soldi, e a loro deve provvedere lo Stato. Ma i ricchi il vitalizio devono pagarselo da soli. Perché così si svilupperebbe un sistema di fondi pensione in concorrenza tra loro, rendendo enormemente più efficiente il mercato di capitali, aumentando il flusso del risparmio. Si salverebbero le pensioni e l’economia tutta sarebbe più prospera e dinamica».
Lei sa che Berlusconi ha già comunicato ufficialmente che non toccherà le pensioni?
«La campagna elettorale è così. E la strategia giusta di Berlusconi è sempre stata quella di porsi un obiettivo per volta. Ma sa che il problema c’è».
La sua soluzione sulle pensioni è liberismo puro. Come fa a convivere nel Pdl col mercantilista Tremonti, fautore del “mercatismo”?
«Cos’è il mercatismo? Nessun economista ne parla. Tremonti stesso ha definito le sue idee filosofiche, e infatti è un brillante intellettuale».
Tremonti, con la sua critica alla globalizzazione e il suo istinto protezionistico, è fortemente sospettato di diventare il prossimo ministro dell’Economia...
«Non sono affatto entusiasta all’idea che il Pdl vada al governo con un superministro all’Economia così. Ma il problema non è Tremonti, che tra l’altro è un grande tributarista e non ha eguali se si tratta delle Finanze, conosce il sistema fiscale italiano come nessun altro. Il fatto è che secondo me non può essere una sola persona il responsabile della politica economica complessiva. Tutt’al più si può cancellare il Bilancio, ma bisogna dividere il dicastero delle entrate da quello delle uscite. Quanto al resto, continuo a ritenere che difendere il protezionismo è sbagliato e assurdo, riproporlo oggi è come voler riprodurre gli stessi errori che si commisero prima della crisi del ‘29, quando gli ostacoli al libero commercio furono corresponsabili della grande depressione del ‘29-‘33».
Negli Stati Uniti il liberismo impazza, ma la Fed apre una linea di credito affinché una grande banca d’affari, Jp Morgan, possa salvare dal fallimento un’altra grande banca d’affari, Bears Stearn. Il mondo alla rovescia, o alla Tremonti, non le pare?
«Assolutamente no, perché la Fed fa quello che colpevolmente non fece nel ‘29, facendo fallire il trenta per cento delle banche statunitensi. Oggi fa qualcosa che è nei suoi compiti istituzionali, perché punta a sostenere la liquidità essenziale al funzionamento di tutta l’economia americana».






Rispondi Citando
