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  1. #1
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    Predefinito Dalí e il Surrealismo magico

    Si è scritto e detto tanto di Salvador Dalí: le gesta eclatanti, le performance quotidiane, le dichiarazioni teatrali, le provocazioni e, ovviamente, la sua arte. E la sua genialità. Ma la "magia" di Salvador Dalí è qualcosa di diverso dal solito panorama che la critica ci offre, in quanto mette in risalto gli aspetti ermetici e simbolici che hanno caratterizzato le opere dell'artista visionario per antonomasia, ma acuto e profondo nella sua ricerca.
    Anche nel Surrealismo, corrente alla quale aderì ancora giovanissimo, troviamo tracce "esoteriche". Basti ricordare le parole dello stesso fondatore André Breton: "Tutto lo sforzo tecnico del Surrealismo, dalle origini fino a oggi, è consistito nel moltiplicare le vie di penetrazione negli strati più profondi del mentale. Dico che bisogna essere veggenti, farsi veggenti ..."


  2. #2
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    II Manifesto del Surrealismo nacque nel 1924, con l'intento di creare una nuova società, che tenesse conto delle opere e delle scoperte di Freud, Einstein e degli altri promotori dell'epoca moderna. Il suo concetto essenziale esaltava il simbolo trascendente che si evinceva dal sogno, dalla meraviglia, dalla pura follia, in contrapposizione al ragionamento positivista imperante all'epoca. In questo contesto, Salvador Dalí volle tradurre nella sua opera una sorta di paranoia critica, al fine di dare forma e contenuto alle visioni oniriche.
    L'intero programma surrealista faceva appello al concetto Conosci te stesso. Forse per questo nell'anima surrealista vi era una profonda e palesata determinazione, quella di trasformare la vita e con essa l'intero mondo, come un grandioso procedimento legato all'Arte Regia. Da qui la passione surreale per ogni fenomeno che portasse a scoprire l'inconscio, ovvero l'Io più profondo e nascosto, una sorta di pietra filosofale.

    Questo percorso condusse, sia in questa corrente artistica, sia nella vita del grande Dalí, ad una importante considerazione che vide la donna e l'amore come parti integranti di un percorso iniziatico. Infatti, conoscere se stessi equivaleva ad accettare l'assimilazione della parte femminile esterna, realizzando ciò che in Alchimia viene definita androginia, ovvero fusione degli opposti. La visione surrealista divenne parte integrante del pensiero cabalistico e alchemico, dove l'uomo e la donna si fondono tra loro per creare la perfetta androginia, la Coincidentia Oppositorum. Secondo André Breton, il creatore del Surrealismo, occorreva considerare che la donna era colei che donava l'inizio ad ogni cosa e portava la salvezza, ovvero la Luce. Egli sosteneva che la donna amata era «la pietra angolare del mondo materiale» e condivideva con la divinità la virtù della «giovinezza eterna» in quanto «il tempo non ha presa su di lei».

    L'amore-illuminazione è un tema presente negli scritti cabalisti, così come quelli alchemici e richiama alla mente la corrente iniziatico-esoterica dei Fedeli d'Amore, dove la donna in realtà non era altro che Sophia, in altre parole la Scienza Sacra, legata all'illumuiazione e al raggiungimento degli ideali superiori e sottili della conoscenza, proprio come nel Surrealismo. Nello stesso tempo, anche per Salvator Dalí la donna, ovvero Gala, fu colei che gli permise di realizzare questa fusione, una sorta di Rebis alchemico.

    Ornella Lamberti e Morena Poltronieri
    Da Alchimia e astrologia nell’arte… da Bologna verso il mondo - A.A.V.V.
    ( Hermatena Edizioni, pag. 112 e seguenti)

  3. #3
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    TAVOLO SOLARE


    Tavolo solare, particolare (1936)
    Museum Boymans van Beuningen, Rotterdam

    Un paesaggio onirico, dove il deserto impera attraverso una luce accecante, e l’alto si confonde con il basso. Il deserto ha sicuramente una simbologia molto antica. Rappresenta l'indifferenziazione iniziale, oppure l'estensione superficiale e sterile sotto cui va ricercata la realtà.

    Nella parte sinistra del dipinto, quella legata al mondo della percezione e della sensibilità, appare un cammello con un personaggio senza volto che lo cavalca. Il cammello rappresenta, per la cultura ebraica, l'animale impuro, in rapporto con la morte. Tuttavia è la cavalcatura attraverso la quale è possibile percorrere il deserto. Quindi, in quest'accezione, diventa il compagno grazie al quale si può raggiungere il centro nascosto, l'essenza divina. Quindi, in questa accezione, diventa il compagno grazie al quale si può raggiungere il centro nascosto, l’essenza divina.

    Nella parte destra del dipinto, ovvero quella razionale e mentale, troviamo due barche. La barca è simbolo del viaggio, della traversata compiuta dai vivi e dai morti, così come rappresenta la vita stessa, ovvero una traversata pericolosa. Poco più indietro, sempre nella parte destra, appaiono a terra alcuni ritrovamenti arcaici, vicini alla figura umana di un ragazzino che, essendo in controluce, appare sagomata, quasi fosse un buco nero nell'intera opera. I reperti antichi sono le nostre memorie, rimembranze che solo il nuovo mondo può comprendere, in altre parole il ragazzo che, come creatura del deserto, può guidare al riconoscimento di queste tracce del passato.

    Ed ecco finalmente, al centro del dipinto, il tavolo solare. Questo rappresenta il luogo ove le immagini sono chiare e non possono essere deformate dalla memoria e dall’intuizione. Ciò che è sopra il tavolo è chiaro e non può essere frainteso. Il cerchio è la sua forma, ed evoca il cielo, quindi la perfezione. Non a caso appare solarizzato e quindi permeato di un'energia attiva e propositiva che è quella che genera ogni forma di vita. Sopra di esso vi sono tre bicchieri, numero magico e perfetto per eccellenza, che indicano il triangolo, ovvero la fiamma che si estende verso l'alto. Il tavolino ha quattro piedi, così come questo numero viene ripetuto nella pavimentazione composta da quadrati. Questi rappresentano la terra e la materialità. Quindi, partendo dalla forma materiale e terrena (quadrato), si sviluppa l'esaltazione del mondo superiore (cerchio), sul quale si esprime la fiamma generatrice di ogni tipo di vita (triangolo-numero tre). L'intera opera pare quindi una sorta di tessitura che evoca il principio della creazione fino a giungere al disfacimento, non prima però di aver effettuato il grande viaggio attraverso la vita e le sue forme.

    Da La magia di Salvador Dalí – Morena Poltronieri (Hermatena edizioni, pagg. 81-82)

  4. #4
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    LEDA ATOMICA


    Leda atomica (1949)
    Fundaciòn Gala-Salvador Dalí, Figueras

    In Leda atomica viene esaltato il valore mitologico, per cui, attraverso un uovo prodigioso, videro la luce Castore e Polluce, i Gemelli dello Zodiaco.

    Nel dipinto, l'uovo è aperto e la nascita divina è dunque avvenuta; ne rimane traccia sotto al piedistallo su cui siede Leda. Il piede sinistro della divina creatura poggia su di un libro chiuso, simbolo della sapienza esoterica non rivelata, mentre il piede destro sorvola un altro libro, sempre chiuso, indicando che in nessun caso il simbolo può essere divulgato, sia attraverso l'intuizione, che la ragione.

    Come ultimo indizio appare una squadra che, nell'arte della costruzione, rappresenta lo strumento attraverso il quale ottenere l'armonia delle proporzioni e la simmetria fondamentale. Non possiamo dimenticare che il compasso, la squadra e l'archipendolo sono anche simboli esoterici legati alla Massoneria operativa. La struttura simbolica di questo dipinto porta all'idea di sospensione di ogni singolo elemento, ma con un supporto, la squadra, tale da dare forma anche alla parte volatile della materia, asservendola a un unico principio creativo.

    Ornella Lamberti e Morena Poltronieri
    Da Alchimia e astrologia nell’arte… da Bologna verso il mondo - A.A.V.V.
    ( Hermatena Edizioni, pag. 117)

  5. #5
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    GIRAFFA IN FIAMME


    Giraffa in fiamme, particolare (1936-37)
    Kunstmuseum - Basilea

    In alchimia, compare una scala legata ai sette metalli e i gradini per giungere alla vetta sono sette, come i sette cassetti presenti sulla gamba sinistra delle figura in primo piano. La scala di cassetti è dunque un simbolo legato alla terminologia alchemica, che rappresenta un processo di ascesa dal basso verso l'alto, dal piccolo al grande, ed esalta l'emblema che fonde il cielo alla terra. Evoca l'ascensione, per via della verticalità e dei diversi livelli che si presentano attraverso i gradini. E' lo scambio tra le energie terrestri e quelli celesti, e diviene perciò in contatto con qualsiasi tipo di misticismo.

    I cassetti sono luoghi deputati alla conservazione di qualcosa da proteggere. Sono di colore rossastro, ed evocano per questo il sapere magico superiore, in grado di contenere e preservare ogni cosa.

    All'altezza del plesso solare, appare l'ottavo cassetto, proprio nella sede del sole, ovvero della traduzione nel reale di ogni processo ermetico. Mentre il Fuoco brucia la materia vivente (giraffa), ogni cassetto si apre per essere sondato e scoperto nei suoi significati più profondi e nascosti. Così si dischiude al profano l'atto magico per eccellenza.

    Nella schiena della figura in primo piano, vi sono tre protuberanze, rette da alcune grucce che evocano, nel simbolismo della cifra, la perfezione, il concetto di trinità. Questo emblema tuttavia appare in disfacimento, in quanto deve essere sorretto da appositi sostegni.

    La figura posta in secondo piano ha sulla schiena quattordici protuberanze, segno esplicatore del doppio, ovvero il sette precedentemente visionato moltiplicato per due. Dalla testa della figura partono dei rami, intesi come fìorimento del pensiero superiore e onirico, parte integrante della creatività umana. Questi rami vengono irrorati dal cielo, quindi da ciò che rappresenta il piano superiore e sottile, nutrimento divino per ogni cosa vivente. Il braccio destro, quella della ragione e della forza attiva, brandisce un drappo rosso, indice di vita e forza razionale attraverso la quale assolvere al proprio stato terreno. Questa figura, tuttavia, appare in secondo piano, mentre in prim'ordine svetta l'emblema dell'irrazionale, ovvero il cammino simbolico di colui in grado di scoprire i segreti attraverso gli emblemi del sogno.

    Da La magia di Salvador Dalì – Morena Poltronieri (Hermatena edizioni, pagg. 81-82)

  6. #6
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    Gala e Dalí fotografati da Cecil Beaton (1936)


    Il rapporto Gala-Dalí non rappresentò soltanto un grandissimo amore, ma una vera e propria coincidentia oppositorum: l’integrazione degli opposti, la loro perfetta fusione. Tutto ebbe inizio nel 1929, quando la figlia del notaio russo Diakonoff, Helena, incontrò per la prima volta l’artista catalano sulla terrazza dell'hotel Miramar, a Cadaquès. Fino a quel momento, Dalí aveva avuto con le donne esperienze limitate, molto più modeste dei fantasmi della mente che trasponeva generosamente nelle sue opere (era ancora vergine quando conobbe Gala. Questo, almeno, dichiarò più volte egli stesso).

    Dalí aveva vissuto soltanto l'esperienza di una calda amicizia con Federico García Lorca. Probabilmente ognuno dei due giovani aveva trovato nell'altro una passione per le scoperte estetiche commisurata ai propri desideri: nelle ricerche poetiche dell'"amante", Dalí percepiva forse un'eco delle proprie. E questa amicizia aveva progressivamente ceduto il passo a una passione amorosa da parte del poeta, che creava qualche inquietudine al pittore, il quale più tardi avrebbe scritto nelle "Passioni secondo Dalí": «Quando García Lorca voleva possedermi, io lo respingevo con orrore». Ma, tenuto conto delle sue affabulazioni, non si saprà mai ciò che accadde realmente tra i due giovani.

    Resta il fatto che il giovane Dalí rimase letteralmente folgorato da Gala, dal suo sguardo al tempo stesso caldo e gelido, dal suo collo lungo, dalla sua schiena nuda. Si innamorarono follemente. Gala, volitiva e spregiudicata, finì per guidare la vita di Dalí. Rappresentò per lui l'amante, la madre, l'amica e la sorella, ma anche l’istinto vitale, l’equilibrio e l’alimento con il quale nutrirsi. Attraverso questa polarità esterna chiamata Gala, l’artista potè dare sfogo alla sua sessualità un po' torbida, che lo aveva condotto in zone al confine della sanità mentale. Dalí le affidò la sua vita, al punto da diventarne dipendente e quasi ossessionato: molte sue opere vedono la presenza dell'amata, anche sotto forme divinizzate. Il pittore giunse a intrecciare la sua firma con il nome di lei, quasi a rappresentare la fusione delle loro anime.


    Tre visi di Gala appaiono su delle rocce (1945)
    Fundaciòn Gala-Salvador Dalí, Figueras

    Gala segnò una fase d’oro nelle opere di Dalí, che trovò in lei protezione dalle sue stesse paure ed ossessioni, elementi scatenanti delle sue stravaganze. Erano davvero un'unica persona, in cui convivevano perfettamente il principio maschile e quello femminile. Probabilmente Gala rappresentò la parte ombra della personalità di Dalí, quella che egli stentava a integrare e a riconoscere.
    I due compagni fecero tutto insieme, dai viaggi alle uscite in società, dalle performance ai ritiri volontari, dalle gesta eclatanti alla solitudine, creando un'integrazione che servì a Dalí come collante di tante parti di sé, che altrimenti avrebbero potuto portarlo alla disgregazione. Gala era il suo sostegno in ogni momento e, anche se avallava ogni sua stravaganza stimolando ella stessa gli atteggiamenti più surreali dell'artista, al tempo stesso arginava la sua follia, difendendolo dal mondo.

    Quando Gala morì all’età di ottantanove anni, Dalì, disperato, tentò di togliersi la vita disidratandosi: le sue condizioni di salute, già precarie, lo costrinsero per un certo periodo a dipendere da una sonda nasale per ricevere, a fatica, il necessario a sopravvivere. Ma, malgrado la sua estrema fragilità e l’irrefrenabile tremore delle mani, l’artista reagì alla catastrofe producendo una quantità incredibile di opere, quasi ad esorcizzare, attraverso una sorta di bulimia creativa, la sua profonda malinconia. E tuttavia il suo psicanalista, Pierre Roumeguère, scriverà: "La verità è che Dalí non ha più voglia di vivere".


    Mia moglie, nuda, guarda il suo corpo diventare gradini,
    tre vertebre di una colonna, cielo e architettura
    (1945)
    Collezione José Mugrabi, New York

  7. #7
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  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da durrutibus



    Hola señor Dalí...
    C'è forse qualcosa che non va?

  9. #9
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    in realtà queste analisi sono completamente errate. il MIO obiettivo era prendervi tutti quanti per i fondelli e sghignazzare alle vostre spalle leggendo le bislacche interpretazioni che avete fatto alle mie opere....

    adiòs... bruja.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da durrutibus
    in realtà queste analisi sono completamente errate. il MIO obiettivo era prendervi tutti quanti per i fondelli e sghignazzare alle vostre spalle leggendo le bislacche interpretazioni che avete fatto alle mie opere....
    Questo non mi sembra corretto, señor...

    In fondo sono solo letture alternative. E sicuramente l'universo complicato, anticonvenzionale e disorganico di Dalí si presta molto bene a interpretazioni... inconsuete.

    Hasta la vista!

 

 
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