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  1. #1
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Cool La Casa biologica Libertarian

    Se c'è qualche Libertarian che vuole costruirsi una casa aggirando burocrazia, tasse, bolli e cazzi vari, e ha un po' di sensibilità per la natura, ecco una proposta interessante per aggirare chi vuole tassarci anche il bucco del culo. Altro che votare chi vuole togliere l'ICI.




    La chiamano arbo-architettura, ma c'è anche l'arbo-scultura
    Più che sostenibile, iper ecologica e tutta da coltivare


    Nascono le case viventi fatte di alberi
    il progetto da un allievo di Frank Gehry


    di GAIA GIULIANI




    ROMA - L'ecologia in casa, di casa. Letteralmente. Niente più mattoni e cemento, la nuova tendenza dell'architettura è costruire con il legno. Ma che abbia le radici. E così arrivano le case progettate con gli alberi, complete di sculture arboree e tutto quanto si possa desiderare a tema. C'è chi le chiama arbo-architettura e arbo-scultura, e forse prima o poi verranno praticate su larga scala. Per ora l'architetto Mitchell Joachim, americano, progetta e cerca di migliorare sempre più i suoi prototipi come quello della "Free tree hab", una casa che si "pianta" e che, con una serie di accurati accorgimenti tecnici, segue il ciclo vitale delle piante.

    Secondo Joachim, laureato al Mit (Massachussets Institute of Technology) ed ex allievo di Frank O. Gehry, si tratta di vere case viventi, che non solo potrebbero contribuire a purificare l'aria e renderci più sensibili all'ambiente, ma che riuscirebbero anche alimentarsi attraverso le risorse naturali. Ad esempio grazie ad un sistema di fitodepurazione, l'acqua piovana verrebbe raccolta e inviata verso una sorta di piccolo laghetto dove piante e batteri funzionerebbero da filtro biologico galleggiante, pulendo l'acqua e rendendola potabile. Una tecnica messa a punto negli anni Settanta nei paesi nordeuropei che fa lavorare le piante al posto delle macchine.



    Lo scopo è creare una dimora che sia anche ecosistema, con un suo eco-impianto di ventilazione e accumulo termico dei raggi solari per provvedere al riscaldamento di acqua e ambienti. E i progetti di Joachim, e dello studio in cui lavora sono tanti, tutti da piantare naturalmente. O da guidare come il prototipo di un'automobile a energia solare che l'architetto ha progettato con la supervisione del suo celebre maestro Frank O. Gehry. A cui si aggiungono palestre galleggianti nell'Hudson o megaimpiati di ventilazione a pale nel quartiere di Battery Park, sulla punta di Manhattan, già sede del World Trade Center ma famoso anche per i suoi grattacieli ecologici.

    E il trend eco-arboreo coinvolge anche la scultura con splendide creazioni, sempre e rigorosamente ben radicate e stagionali. Che vengono realizzate dall'arbo-scultore americano Richard Reames, che ha coniato il termine qualche anno fa, o dal tedesco Konstantin Kirsch per fare solo un paio di nomi. Destinate a parchi e abitazioni come il set di tavolino e seggiole annesse - ovviamente da esterni - o i gazebo in piccoli tronchi intrecciati e tetto di foglie. Reames ricorda sul suo sito che la prima sedia vivente di cui si abbia traccia è del 1908 ed è stata "piantata" nel Wisconsin facendo proseliti anche in Thailandia e Cina. Per le sue opere usa anche la definizione di "sculture cinetiche", esaltandone la docilità quando le manipola per creare nuovi intrecci nel corso della crescita e delle stagioni. Un'arte e un'architettura senz'altro da coltivare.

    (4 luglio 2007)


    http://www.repubblica.it/2007/07/sez...hitettura.html

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  2. #2
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Arbo-architettura di Mitchell Joachim.


    Case fatte di alberi con le radici piantate per terra.








    Per una architettura sostenibile, assolutamete e completamente ecologica e da coltivare. Niente più mattoni e cemento, la nuova tendenza dell'architettura è costruire con il legno. Ma che abbia le radici. E così arrivano le case progettate con gli alberi, complete di sculture arboree. C'è chi le chiama arbo-architettura e arbo-scultura, e forse prima o poi verranno praticate su larga scala. Per ora l'architetto Mitchell Joachim, americano, progetta e cerca di migliorare sempre più i suoi prototipi come quello della "Free tree hab", una casa che si "pianta" e che, con una serie di accurati accorgimenti tecnici, segue il ciclo vitale delle piante.



    Secondo Joachim, laureato al Mit (Massachussets Institute of Technology) ed ex allievo di Frank O. Gehry, si tratta di vere case viventi, che non solo potrebbero contribuire a purificare l'aria e renderci più sensibili all'ambiente, ma che riuscirebbero anche alimentarsi attraverso le risorse naturali. Ad esempio grazie ad un sistema di fitodepurazione, l'acqua piovana verrebbe raccolta e inviata verso una sorta di piccolo laghetto dove piante e batteri funzionerebbero da filtro biologico galleggiante, pulendo l'acqua e rendendola potabile. Una tecnica messa a punto negli anni Settanta nei paesi nordeuropei che fa lavorare le piante al posto delle macchine.



    http://www.artigruppo.it/46.html

  3. #3
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Le case viventi
    dell'arbo-architettura


    Si può ben dire "una casa nella natura". L'abitazione è, infatti, progettata in parallelo alla crescita degli alberi che le incorporano: ne derivano dimore complete di sculture arboree definite con l'espressione arbo-architettura. Difficile prevedere quanto e dove la loro creazione "attecchirà". Al momento, il prototipo è oggetto di continuo perfezionamento da parte del suo progettista, l'architetto Mitchell Joachim, autore di diverse varianti dell'idea sopra espressa. La più rinomata è quella della "Free tree hab", una casa che si "pianta" e che, con una serie di accurati accorgimenti tecnici, segue il ciclo vitale delle piante.

    Il progetto delle "case viventi" non avrebbe forse avuto l'eco che ha di fatto riscosso se il suo autore non fosse referenziato come di fatto è. Mitchell Joachim è laureato al Mit (Massachussets Institute of Technology) ed ex allievo del famoso architetto Frank O. Gehry. La sua idea supera quasi il principio di sostenibilità, perché propone abitazioni che, oltre a non inquinare ed a contribuire a purificare l'aria, riuscirebbero anche ad alimentarsi attraverso le risorse naturali. Il sistema di fitodepurazione, ad esempio, prevede la raccolta dell'acqua piovana ed il suo invio verso una sorta di piccolo laghetto dove piante e batteri funzionerebbero da filtro biologico galleggiante, pulendo l'acqua e rendendola potabile. Una tecnica messa a punto negli anni Settanta nei paesi nordeuropei che fa lavorare le piante al posto delle macchine.

    Ognuno dei progetti elaborati dall'architetto Mitchell Joachim e dal team dello studio in cui lavora mirano a creare tipologie di abitazioni che funzionino al contempo da ecosistema, con il proprio eco-impianto di ventilazione e accumulo termico dei raggi solari per provvedere al riscaldamento di acqua e ambienti. Tra i prototipi di eco-design dello studio, anche quello di un'automobile a energia solare che l'architetto ha progettato con la supervisione del suo celebre maestro Frank O. Gehry, o delle palestre galleggianti nell'Hudson.

    Il tema delle case viventi coinvolge la scultura con splendide creazioni, rigorosamente ben radicate e stagionali, che trova tra i suoi esponenti l'arbo-scultore americano Richard Reames, ritenuto l'autore del termine qualche anno fa, ed il tedesco Konstantin Kirsch.


    06/07/2007


    http://www.edilone.it/canali/index.p...nale=Strutture

  4. #4
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    Mitchell Joachim, Ph.D.,
    laureato al MIT Massachusetts Institute of Technology di Boston in Architettura e Design con una tesi dal titolo: Ecotransology - Design integrato per la mobilità urbana.
    Allievo di Frank O. Gehry

    http://www.archinode.co

  5. #5
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    Arbo-architettura di Mitchell Joachim.
    Case fatte di alberi con le radici piantate per terra.


    Per una architettura sostenibile, assolutamete e completamente ecologica e da coltivare. Niente più mattoni e cemento, la nuova tendenza dell'architettura è costruire con il legno. Ma che abbia le radici. E così arrivano le case progettate con gli alberi, complete di sculture arboree. C'è chi le chiama arbo-architettura e arbo-scultura, e forse prima o poi verranno praticate su larga scala. Per ora l'architetto Mitchell Joachim, americano, progetta e cerca di migliorare sempre più i suoi prototipi come quello della "Free tree hab", una casa che si "pianta" e che, con una serie di accurati accorgimenti tecnici, segue il ciclo vitale delle piante.


    Secondo Joachim, laureato al Mit (Massachussets Institute of Technology) ed ex allievo di Frank O. Gehry, si tratta di vere case viventi, che non solo potrebbero contribuire a purificare l'aria e renderci più sensibili all'ambiente, ma che riuscirebbero anche alimentarsi attraverso le risorse naturali. Ad esempio grazie ad un sistema di fitodepurazione, l'acqua piovana verrebbe raccolta e inviata verso una sorta di piccolo laghetto dove piante e batteri funzionerebbero da filtro biologico galleggiante, pulendo l'acqua e rendendola potabile. Una tecnica messa a punto negli anni Settanta nei paesi nordeuropei che fa lavorare le piante al posto delle macchine.


    Lo scopo è creare una dimora che sia anche ecosistema, con un suo eco-impianto di ventilazione e accumulo termico dei raggi solari per provvedere al riscaldamento di acqua e ambienti. E i progetti di Joachim, e dello studio in cui lavora sono tanti, tutti da piantare naturalmente. O da guidare come il prototipo di un'automobile a energia solare che l'architetto ha progettato con la supervisione del suo celebre maestro Frank O. Gehry. A cui si aggiungono palestre galleggianti nell'Hudson o megaimpiati di ventilazione a pale nel quartiere di Battery Park, sulla punta di Manhattan, già sede del World Trade Center ma famoso anche per i suoi grattacieli ecologici.


    E il trend eco-arboreo coinvolge anche la scultura con splendide creazioni, sempre e rigorosamente ben radicate e stagionali. Che vengono realizzate dall'arbo-scultore americano Richard Reames, che ha coniato il termine qualche anno fa, o dal tedesco Konstantin Kirsch per fare solo un paio di nomi. Destinate a parchi e abitazioni come il set di tavolino e seggiole annesse - ovviamente da esterni - o i gazebo in piccoli tronchi intrecciati e tetto di foglie. Reames ricorda sul suo sito che la prima sedia vivente di cui si abbia traccia è del 1908 ed è stata "piantata" nel Wisconsin facendo proseliti anche in Thailandia e Cina. Per le sue opere usa anche la definizione di "sculture cinetiche", esaltandone la docilità quando le manipola per creare nuovi intrecci nel corso della crescita e delle stagioni. Un'arte e un'architettura senz'altro da coltivare.

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