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    Predefinito Repubblicani in Lombardia

    Riceviamo da Anselmo Gusperti

    Lettera del Direttivo cremonese del P.R.I. sulla vicenda della
    " bacinizzazione del corso del Po" già inviata al Sindaco di Cremona, al Presidente della Provincia, all'Asssessore Regionale ed ai Consiglieri Regionali cremonesi al fine di un comune sollecito interessamento per un rapido passaggio dalla fase di studio alla fase esecutiva.

    Spett. CONSIGLIE REGIONALE MAURO GALLINA c/o Segreteria Provinciale LEGA NORD Via Palestro 57 - Cremona


    Il Direttivo cittadino del P.R.I. cremonese riunitosi per verificare lo stato di avanzamento della pratica “ Bacinizzazione del corso del Po”,

    vista la Delibera Regionale del 02.08.2007 in cui
    a) si prende atto che si ritiene “ prioritario un intervento lungo l’asta del Po teso a consentire condizioni di navigazione più favorevoli tra foce Mincio e Cremona mentre non si ravvisano analoghe motivazioni d’urgenza rispetto alla realizzazione della nuova conca di accesso all’area portuale”,
    b) si delibera di “ destinare le risorse a suo tempo programmate per la sua costruzione ad altre opere che più congruamente siano funzionali al raggiungimento dell’obiettivo di sviluppo della navigazione interna, in particolare per quanto attiene la risoluzione delle criticità di navigazione nel tratto tra Cremona e foce Mincio”

    con la presente chiede

    coerentemente con quanto sopra deliberato, che venga immediatamente finanziato dalla Regione Lombardia, con le risorse liberate, un progetto di massima della bacinizzazione del corso del Po da Isola Serafini a foce Mincio, entrando così, dopo tanti simposi ,studi e ricerche, nella fase concreta di realizzazione di un’opera ritenuta da tutti indispensabile e non più procrastinabile.

    Inoltre il P.R.I. cremonese chiede che le forze politiche cremonesi si pronuncino chiaramente sulla materia ed appoggino in modo aperto e leale l’intervento.
    In modo particolare l’invito è rivolto al sig. Sindaco di Cremona, al Presidente della Provincia di Cremona, all’Assessore Regionale ed ai Consiglieri Regionali cremonesi affinché uniscano il peso delle rispettive cariche istituzionali per manifestare presso la Giunta Regionale l’esigenza e la necessità di passare dalla fase di studio alla fase progettuale concreta.


    Cremona 30 settembre 2007

    Il Direttivo cittadino del P.R.I. cremonese

  2. #2
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    Riceviamo da Anselmo Gusperti, Segr. Prov.le P.R.I. Cremona

    Egr. Sig. Direttore,
    il Vice Premier, nonché Ministro dei Beni Culturali del nostro Paese ,in apertura di un convegno ad Assisi, ha affermato “ In Italia, purtroppo hanno vinto i geometri” , con evidente uso dispregiativo del titolo e profonda ignoranza dell’ordinamento giuridico e delle competenze professionali.
    Ma ciò non deve meravigliare : da chi in tutta la vita non ha mai svolto qualsiasi forma di attività professionale ( se non l’applicazione costante nel trovare artificiose forme di autofinanziamento) non si può pretendere oltre. Direi che, ancora una volta , il Nostro ha dato la dimensione esatta del suo essere : un inutile transito di altrui idee in un vuoto che avanza.

    Geom. A. Gusperti - Segr. Prov. P.R.I. Cremona

  3. #3
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    Intervento del Senatore Antonio Del Pennino al convegno su “SICUREZZA E TERRITORIO” promosso dal Consigliere De Angelis presidente del Gruppo Misto di Palazzo Marino

    Il tema della sicurezza e della lotta alla criminalità è da sempre problema per i governanti.

    Ma si presenta con particolari caratteristiche nelle moderne società industriali.

    Aggravato dal problema del fenomeno della globalizzazione e dalle grandi ondate migratorie.

    Aggravato in quelle realtà che vedono confinanti società del benessere e realtà sottosviluppate.

    Non è certo un problema solo italiano ed europeo. Basti pensare a quanto avviene alla frontiera tra USA e Messico.

    L’Italia però è più esposta di altri. Per la vicinanza coi paesi africani del Mediterraneo e dei paesi europei che escono dall’esperienza comunista che aveva procurato condizioni di grave indigenza.

    Ma esposte anche per la presenza e l'incidenza di grandi organizzazioni criminali, sempre alla ricerca di manovalanza, da arruolare e che trovano in molti disperati brodo di coltura.

    Questo pone problemi alla politica e agli amministratori pubblici, stretti tra due opposte esigenze.

    Quella di reprimere per garantire la sicurezza dei cittadini, e quella di non violare diritti elementari di libertà.

    E il rischio è che il pendolo tra queste due opposte esigenze nelle sue oscillazioni non trovi il punto di equilibrio.
    Che si ceda a tentazioni ultrarepressive, identificando emarginazione sociale e micro – criminalità senza cercare, proprio per estirpare la seconda, di affrontare la prima. O si indulga ad un “buonismo caritativo”, giustificando in nome della solidarietà al “povero” all’”emarginato” anche violazioni della legge, e delle normali regole di convivenza.

    Una risposta politica seria deve cercare di prevenire, più che reprimere, ma non può sfuggire al dovere di interventi repressivi quando questi si rendono necessari per garantire i diritti del cittadino, rispetto a chi non li rispetta.

    E’ un punto di equilibrio difficile da raggiungere, sia per i legislatori che per gli amministratori, entrambi sottoposti a contrastanti pressioni.

    Ma è una ricerca, quella del punto di equilibrio che ci deve sempre ispirare.
    E lo deve fare oggi con riferimento a due temi che abbiamo nell’agenda parlamentare.
    Mi riferisco al decreto legge relativo all’allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza di cittadini comunitari, e al disegno di legge annunciato dal governo, anche se non ancora presentato alle Camere, relativo alle nuove attribuzioni ai Sindaci di funzioni di competenza statale e a una serie di disposizioni relative a reati contravvenzionali che violano il tessuto urbano.

    Sul 1° punto:
    si tratta di un decreto modificativo del decreto legislativo della direttiva 2004/38/CE.

    Ora la direttiva 2004/38/CE è stata redatta al fine di tutelare il cittadino comunitario dalle eventuali restrizioni di Stati membri dell’Unione del suo diritto di libera di circolazione. Essa, quindi è orientata a proteggere chi si presume entri regolarmente in un altro Stato dell’ Unione,è cioè concentrata sull’ingresso di chi vuole stabilirsi per lavoro e protegge costui da un regime di facili allontanamenti.
    La realtà deve invece tenere conto che esiste una fascia di cittadini provenienti da Paesi comunitari, che non hanno nessuna intenzione di farsi riconoscere, di rispettare la legge e di lavorare legalmente: persone che entrano nel territorio nazionale per porsi ai margini della vita sociale, e spesso delinquere dopo averlo già fatto nei Paesi d’origine.
    La situazione di costoro, pur non essendo forse contemplata al momento dell’emanazione della direttiva, trovava, però, un condizionamento al comma 5 dell’art. 5 della stessa che prevede, a proposito del diritto d’ingresso: “Lo Stato membro può prescrivere all’interessato di dichiarare la propria presenza nel territorio nazionale entro un termine ragionevole e non discriminatorio. L’inosservanza di tale obbligo può comportare sanzioni proporzionate e non discriminatorie”.
    Tale disposizione non è stata però recepita dal decreto legislativo 30/2007 che nulla prevede sulla dichiarazione d’ingresso e solo prescrive all’art. 9 l’obbligo, per i cittadini dell’Unione che intendono soggiornare in Italia per un periodo superiore a 3 mesi, di iscriversi all’anagrafe.
    Ora è evidente che questa mancata attuazione nella nostra legislazione di un obbligo che la direttiva consente di prescrivere impedisce ogni effettiva verifica sulla data di ingresso del cittadino comunitario e conseguentemente della data ex quo lo stesso deve richiedere il permesso di soggiorno, favorendo la permanenza oltre i 3 mesi consentiti.
    Né questa disposizione viene modificata dal decreto presentato dal governo 1/11/2007 che non fissa alcun termine inderogabile per il cittadino comunitario, una volta entrato, di dichiarare la sua presenza sul territorio nazionale.
    Ecco un esempio in cui la carenza del legislatore nel fissare una norma in prevenzione, finirà poi col dover imporre il ricorso a misure repressive.

    Il provvedimento di allontanamento di coloro che non hanno acquisito il diritto di soggiorno non è precluso dalla direttiva n. 38. La direttiva 38 vieta l’immediato allontanamento solo per coloro che, avendo già maturato il “diritto di soggiorno” – perché originariamente in possesso dei requisiti -, poi hanno perduto i requisiti medesimi; non riguarda invece chi, non avendo provveduto né a dichiarare la propria presenza né a iscriversi all’anagrafe, non può rivendicare il diritto di soggiorno.
    Anche su questo punto il decreto legislativo 30/2007 appare più lassista della direttiva. Né a tal proposito innova il nuovo decreto legge del governo.
    E’ evidente che se, rispetto a una direttiva europea garantista, il legislatore nazionale introduce una normativa che allarga le possibilità di permanenza sul territorio nazionale e riduce la possibilità di allontanamento questo suona come un richiamo alle presenze illegali nel nostro paese.
    Ma vi è di più.
    Il decreto legge presentato dal governo rappresenta la correzione di “un errore tecnico” – contenuto nel decreto legislativo 30/2007 – errore tecnico, come ha correttamente riconosciuto il Ministro Amato alla 1a Commissione del Senato il 25/9/2007, che ha in qualche modo ridotto al possibilità di espulsione di un “cittadino comunitario”.
    Si tratta della mancata previsione di ricorrere all’espulsione con l’accompagnamento alla frontiera per quei cittadini per cui esistono, secondo i termini della direttiva, motivi imperativi di Pubblica Sicurezza.
    E’ una questione annosa, che si pose già in occasione del decreto Martelli del ‘90 sugli extracomunitari. Quello dei limiti alle espulsioni con accompagnamento alla frontiera.
    E l’esperienza indica che l’espulsione attraverso intimazione senza accompagnamento alla frontiera resta una grida manzoniana.
    E anche nella vigenza del decreto 181/2007 che lo ha introdotto per i cittadini comunitari come caso straordinario i dati ci dicono che su 177 provvedimenti di espulsione decisi dopo l’entrata in vigore del decreto, secondo dati del Ministero degli Interni, solo 78 sono stati eseguiti per motivi imperativi.

    Alcuni brevi cenni ora sul disegno di legge che dovrebbe consentire a livello locale maggiori possibilità di intervento per la sicurezza della città.
    Si tratta del provvedimento richiesto tra agosto e settembre a gran voce soprattutto da sindaci del centro – sinistra (Domenici, Cofferati, Chiamparino).
    Il disegno di legge governativo – ammesso che rimanga quello – ragione per cui il giudizio è provvisorio – prevede tre misure utili: maggiori sanzioni per l’impiego dei minori nell’accattonaggio, consente l’accesso della polizia municipale alla banca dati della polizia statale, contiene nuove norme per la pubblicazione del provvedimento nella casa comunale in sostituzione delle notificazioni per quanto riguarda le contestazioni delle violazioni amministrative.
    Ma mantiene come perseguibili solo a querela di parte i reati di danneggiamento, deturpamento e imbrattamento di cose altrui , occupazione di suolo pubblico e generica rimane, in quest’ultimo caso, la previsione che i sindaci possano ordinare l’immediato ripristino dello stato dei luoghi a spese degli occupanti.
    Più incisiva invece la disposizione che prevede, se si tratta di occupazione a fini di commercio la chiusura dell’esercizio.
    Ma quella che appare ancora vaga e non incidente è la nuova formulazione dell’art. 54 del TUEL sulle competenze dei Sindaci, che affida loro generici compiti relativi alla” vigilanza per quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico, informandone il prefetto” e quello di “assicurare la cooperazione della Polizia Locale con le forze di polizia statale, secondo forme che saranno disciplinate con apposito regolamento del Ministero dell’Interno”, che chissà quando verrà.
    Anche qui quindi, per tornare a quanto dicevo all’inizio, siamo in presenza di norme che non garantiscono la prevenzione e si riducono a contemplare interventi repressivi di dubbia efficacia.
    E’ necessario invece uno sforzo di tutta la politica per vincere l’illusione di poter convivere con le baraccopoli, gestendo in modo indolore l’immigrazione irregolare.
    E su questo terreno sono chiamate in prima fila le responsabilità delle amministrazioni locali.
    Ma è anche necessario uno sforzo proprio nella logica della prevenzione, per evitare – uso io, laico non sospetto di debolezze verso Oltretevere - le parole del Cardinal Martini: “per evitare, cioè, uno scontro di civiltà, ma dimostrare che noi cresciamo e maturiamo proprio nel confronto col diverso”.

    tratto da http://ederanet.blogspot.com/2007/12...tonio-del.html

  4. #4
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    Sveglia Italia…che la situazione non è buona

    Queste settimane convulse e schizofreniche, che hanno caratterizzato il mondo della politica italiana, mi hanno portato a riflettere. Una riflessione, devo ammettere, a tratti sofferta ma tutto sommato utile per cercare di capire dal profondo le motivazioni del nostro impegno.
    Reputo la mia analisi più figlia dello stomaco che della mente, anche perché cercare di trovare logica negli steps ai quali stiamo assistendo da parte di coloro che ritengono, indubitabilmente supportati dal consenso degli elettori, di governare non solo il nostro Paese, ma soprattutto due filosofie di società diverse e contrapposte, sia un esercizio intellettuale di difficile comprensione, e quindi è preferibile discuterne in termini di “digestione”.
    Il Centro-Sinistra ha fallito su tutta la linea, anzi si è dimostrato peggio di quello che molti analisti avevano previsto. Prodi si è rivelato inadeguato al ruolo che la metà degli elettori ( poco più o poco meno ) gli aveva consegnato alle passate elezioni. La nascita del Partito Democratico, che in una democrazia matura e compiuta sarebbe stato salutato come un traguardo importante, si sta invece trasformando in una manovra verticistica ove ognuno dei partecipanti alla querelle sta cercando di riposizionarsi. Walter Veltroni con enfasi annunciò che il PD sarebbe stato un partito senza tessere, aperto ai cittadini per i cittadini. Non è vero! Prova ne sia il fatto che nonostante il romantico e teatrale scioglimento dei due partiti che costituiscono la cellula primaria dell’operazione - DS e Margherita - continuino tranquillamente la campagna per i tesseramenti ( per verificare le mie parole basta connettersi ai siti ufficiali http://www.democraticidisinistra.it/ e http://www.lamargherita.it/ ).
    Non bastasse tutto questo assistiamo quotidianamente al patetico teatrino senatoriale che ci offre, non fosse per la gravità della situazione, uno spettacolo paradossale.
    Una maggioranza divisa e litigiosa con due leader, uno con contratto a termine, Prodi, l’altro in pectore nominato da primarie farlocche dal risultato già scritto. Ultima, ma solo in termini di tempo, l’ufficiale dichiarazione niente meno che del Presidente della Camera Fausto Bertinotti ( terza carica dello Stato ndr ) il quale sancisce, se vogliamo con grande onestà intellettuale, la fine oggettiva dell’esperienza di questo Esecutivo.

    Ma se Sparta piange, Atene non ride.

    Infatti non è da meno complessa la condizione nel Centro-Destra.
    Berlusconi in Piazza San Babila annuncia la nascita del Partito del Popolo ottenendo, da grande comunicatore quale è, il risultato voluto di offuscare la crescente campagna mediatica nei confronti del Partito Democratico. Ma a quale popolo Berlusconi si rivolge? Quello che crede in un movimento democratico e liberale capace di contrapporsi allo statalismo della sinistra? Quello che spera in un futuro meno oppresso dalle logiche di Palazzo? Oppure quello che, genericamente ed emotivamente cerca solo un alternativa a questo Centro-Sinistra senza distinguere le diverse realtà politiche che si muovono nell’area dell’opposizione?
    Gli alleati del Centro-Destra, spiazzati dall’iniziativa estremamente efficace del leader della CdL, hanno reagito più in preda ad un’isteria irrazionale che non ad una riflessione politica. Il risultato? Gli elettori della Casa delle Libertà, confusi, assistono al tutti contro tutti.

    Ora, personalmente, di quello che faranno gli altri partiti del Centro-Destra poco mi interessa, non per superficialità ma perché quello che mi tocca più sul vivo è quello che farà il Partito Repubblicano.
    La Convention di Milano ha suscitato un grande interesse e soprattutto ha dato una vigorosa spinta emotiva a coloro che ancora sentono vivi i valori repubblicani, credono che gli strumenti, gli spazi per portare avanti le battaglie liberal-democratiche ci siano come ci sono sempre stati ed aderiscono con entusiasmo a tutto ciò che può servire per promuovere tali principi, ed encomiabile è l’atteggiamento della dirigenza nazionale che nonostante la generale situazione di caos, continua tenacemente a supportare ed incoraggiare tali occasioni d’incontro.

    Restano aperte tante questioni, la legge elettorale, il referendum, la sostanziale impossibilità di fare previsioni, non dico a lungo, ma nemmeno a medio termine a causa del perenne e continuo mutamento del panorama politico, ma noi abbiamo l’obbligo morale, il dovere civile di essere protagonisti del cambiamento.
    La diatriba sulla riforma della legge elettorale è di scarso interesse per tutti i cittadini che la mattina si recano a lavoro negli uffici, nelle fabbriche, nelle attività commerciali ed a loro dobbiamo dare risposte politiche. Non stanno svegli la notte perché non sanno se andranno a votare alla tedesca, alla francese o alla spagnola, restano svegli perché sono preoccupati per il mutuo della loro casa, la cui rata cresce in maniera esponenziale e non ne capiscono sino in fondo il motivo, non dormono perché non sanno prevedere il futuro di loro figlio che finita l’Università non sa se verrà recepito come risorsa per il Paese o come peso sociale in quanto disoccupato, sono desti perché neanche nelle loro abitazioni si sentono al sicuro.

    Alcuni pensano che in questi frangenti meglio sia restare fermi ed attendere che la situazione diventi più chiara, meglio delineata. Io ritengo che, seppur con prudenza ed oculatezza, caratteristiche peculiari del nostro Partito, dobbiamo comunque essere pronti ad intercettare ed accogliere quella parte di elettorato che cercano un referente serio e defilato dalla “politica spettacolo”. Abbiamo tutti la voglia, la passione, la preparazione per essere protagonisti di questi tempi ed assumerci la responsabilità di partecipare attivamente al cambiamento.

    Non resta che ricordarselo tutti i giorni e non rimane altro che lavorare perché questo si avveri.

    Roberto Arosio
    - Segretario Esecutivo P.R.I. - Lombardia

    tratto da http://ederanet.blogspot.com/2007/12...zione-non.html

  5. #5
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    Riceviamo da Paolo Cipriani, Segr. P.R.I. di CODOGNO (Lodi)

    PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO
    Sezione Giovanni Spadolini
    CODOGNO

    COMUNICATO STAMPA

    Codogno, 3 gennaio 2008


    Parco “VILLA POLENGHI” : è ora di decidere !

    I Repubblicani di Codogno, visto il passare dei mesi ed il silenzio imperante sull’argomento, ribadiscono che l’acquisto del Parco di Villa Polenghi, da parte del Comune, debba essere considerata una priorità per il primo trimestre 2008.

    Certamente l’acquisto non è sufficiente per preservare questo gioiello naturalistico dal suo attuale stato di abbandono, ma intanto esclude ogni ulteriore ipotesi di cementificazione e consente all’ Amministrazione di elaborare un piano di riqualificazione per utilizzare al meglio questo nuovo polmone verde nel centro della nostra Città.

    Inoltre, vogliamo precisare che i fondi per l’acquisizione del Parco, provenienti dall’avanzo di amministrazione Croce, sono già da tempo disponibili senza dover richiedere alcun esborso aggiuntivo ai Cittadini.

    Per la futura realizzazione, abbiamo tante idee innovative per la valorizzazione e l’integrazione del Parco di Villa Polenghi nel contesto cittadino e, una volta acquisita l’area, saremo ben lieti di confrontarci ad un tavolo di discussione che coinvolga urbanisti del verde, esperti di giardini storici e la Sovrintendenza per dare alla Città un ulteriore area verde pubblica pienamente fruibile.

    Sosteniamo da sempre la scelta dell’ambientalismo consapevole,privilegiando posizioni ragionate che guardano allo sviluppo della nostra città e del territorio senza preconcetti.

    Riteniamo che l’Amministrazione Comunale debba avviare il 2008 con un forte segnale di politica ambientale ed una nuova visione di sviluppo urbanistico, orientata alla tutela del tessuto urbano e contro gli eccessi di cementificazione che, per ottimizzare l’investimento rischiano di snaturare irreversibilmente le caratteristiche del territorio.

    Crediamo che si debba prioritariamente incentivare la politica di riqualificazione dei palazzi e degli innumerevoli cortili del centro storico, che caratterizzano la nostra città rispetto a tutte le altre realtà limitrofe.

    E permetteci di dire che, anche se spesso sottovalutato, il contesto ambientale in cui si vive incide significativamente sulla qualità della vita e sul benessere comune.

    Paolo Cipriani - Segretario Politico PRI Codogno
    348 4129775
    paolocipriani@yahoo.com

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    Il segretario Cipriani «l’acquisto del polmone verde era e resta una priorità del comune»
    Villa Polenghi, è ora di decidere
    Parco abbandonato, i Repubblicani strigliano la giunta

    Per l’acquisizione del parco Polenghi «è ora di decidere».

    CODOGNO (Lodi) - A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno, arriva dall’interno della stessa maggioranza del sindaco Emanuele Dossena il primo monito alla coalizione di centrodestra che governa la città.
    Il segretario dei Repubblicani di Codogno, Paolo Cipriani, torna a riaccendere i riflettori su una delle questioni di salvaguardia ambientale più strategiche per il territorio, quella dell’acquisto da parte dell’amministrazione del monumentale parco di villa Polenghi. Da anni il centrodestra sbandiera questa acquisizione come una delle sue priorità di azione. I soldi in cassa peraltro già ci sono da tempo. Ciò nonostante, il parco Polenghi è ancora di proprietà privata, inaccessibile ai codognesi, lasciato al suo stato di abbandono, da mesi attraversato pure dall’andirivieni di camion ed operai al lavoro su una palazzina adiacente al giardino.
    Da qui, il forte richiamo di Cipriani: «L’acquisto del parco di villa Polenghi deve diventare la priorità amministrativa del primo trimestre del 2008». Cipriani parla chiaro: «Ovvio: l’acquisto non è sufficiente per preservare questo gioiello naturalistico dal suo attuale stato di abbandono - sottolinea il coordinatore dei Repubblicani -. In ogni caso escluderebbe ogni ulteriore ipotesi di cementificazione dell’area e consentirebbe al comune di elaborare un piano di riqualificazione per utilizzare al meglio questo polmone verde nel centro della nostra città. Una volta acquisita l’area - prosegue Cipriani - saremo ben lieti di confrontarci sui temi di riqualificazione del parco in un tavolo di discussione che coinvolga urbanisti del verde, esperti di giardini storici e Sovrintendenza. Il tutto, per dare finalmente alla città una nuova area verde pubblica pienamente fruibile».
    Secondo i Repubblicani, dunque, la giunta Dossena dovrebbe iniziare il nuovo anno con un forte segnale di politica ambientale. Chiara la presa di distanza di Cipriani dalla strategia d’azione sposata in questi anni dal settore urbanistico del municipio di Codogno: «Basta con gli eccessi di cementificazione del territorio che rischiano di snaturare in maniera irreversibile la città - incalza Cipriani -. L’amministrazione avvii il 2008 con una nuova visione di sviluppo urbanistico maggiormente orientata alla tutela del tessuto urbano, incentivando soprattutto la politica di riqualificazione dei palazzi e dei tanti cortili del centro storico che caratterizzano Codogno».
    L’acquisto del parco Polenghi ben si inserirebbe in questa politica: «Anche se spesso sottovalutato - conclude Cipriani -, il contesto ambientale in cui si vive incide significativamente sulla qualità della vita e sul benessere comune».

    Luisa Luccini

    tratto da Il Cittadino - Quotidiano del Lodigiano
    http://www.ilcittadino.it/Sezionionl...8/Default.aspx

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    SONDRIO - La neocostituita Sezione di Sondrio del Partito Repubblicano organizza, il prossimo 12 gennaio alla sala delle Acque del Bim a palazzo Guicciardi dalle 16.30, l’incontro pubblico dedicato al tema «Riforme istituzionali e costi della politica» che vedrà la partecipazione del senatore Antonio Del Pennino, rappresentante del P.R.I in Lombardia, in qualità di relatore per la profonda conoscenza dell’argomento e per il suo impegno nel sostenerlo in Senato.
    Moderatori saranno Pierluigi Comerio, direttore del quotidiano «La Provincia di Sondrio» ed il professor Carlo Mola.
    Il convegno è stato voluto dalla sezione sondriese del Partito Repubblicano per focalizzare l’attenzione della popolazione valtellinese su questa materia di estrema attualità in considerazione della difficile situazione politica ed economica che si sta profilando in Italia in questi ultimi mesi.

    Il segretario provinciale del Pri di Sondrio
    Comm. Adelino Tralli

    tratto da http://ederanet.blogspot.com/

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    Riceviamo da Anselmo Gusperti

    Caro Direttore, all'armi !!!
    Ci sono in circolazione tre mariuoli che hanno sottratto con destrezza almeno (ma sono molti di più tra annessi e connessi) settecento milioni di euro allo Stato italiano, cioé a noi. Si aggirano tra Napoli e Roma scambiandosi alternativamente da vent'anni circa le cariche di Sindaco, Presidente della Regione Campania, Ministeri assortiti, con relative prebende, centri di potere, corti ecc. Questi signori hanno ridotto Napoli e la Campania (che mai hanno brillato per ordine e pulizia) al livello di un qualsiasi paese sub-sahariano, ora, invece di sparire dal panorama politico italiano, vengono in televisione a pontificare, a rivendicare, a chiedere ... E subito scatta l'operazione" Soccorso Rosso" con cui i loro colleghi/compagni ci spiegano che siamo giunti a questa situazione per le colpe del Nord. Già vedo astigiani, ferraresi e rovigotti, friulani e trentini che chiedono scusa e mettono mano al portafogli (perché lì si andrà a finire). Il tutto orchestrato dal Prodi mugghiante, maestro di sopravvivenze invereconde, che chiede all'Italia tutta di vergognarsi perché non vuole ricevere le sconcezze (più che rifiuti) campane. Proviamo per un attimo ad immaginare uno scenario diametralmente opposto ( non che nella destra alberghino stinchi di santo!!). Sarebbe scoppiata, giustamente, la rivoluzione con dimissioni in massa di Governo, Regione, Provincia, Comune, Enti, ecc. E se la stessa cosa dovesse succedere (ma mancano i presupposti) in un qualsiasi stato europeo? A Lei la risposta. Io temo, anzi ho quasi la certezza, che alla prossima tornata ci ritroveremo il trio delle meraviglie , magari con una rinfrescata di facciata, a concorrere di nuovo. Il pudore, la decenza, il buon senso ( non voglio scomodare onore e senso del dovere o dello Stato) sono merci sconosciute, a loro ed ai loro accoliti. Così va un certo mondo. Se ne ricorderanno i napoletani e gli italiani?

    A. Gusperti - Segr. Prov. P.R.I. - Cremona

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    Riceviamo da Anselmo Gusperti, Segr. Prov.le Pri di Cremona

    Egr. Sig. Direttore, a margine del convegno meritoriamente organizzato dai Giovani Industriali di Cremona venerdì 22 u.s., un’azzeccata immagine/concetto del prof. Alberoni (la mondezza napoletana è la concretizzazione del degrado etico, culturale e lessicale della Campania e dell’Italia intera) mi sollecita una sua rielaborazione: ogni città, regione , nazione è il risultato della somma algebrica dei suoi valori e disvalori, in ogni settore ed in ogni espressione. L’unico mezzo che abbiamo per aumentare i valori e abbassare i disvalori è quello di ripartire dai giovani e ,quindi, dalla scuola.
    Sono stati impiegati quarant’anni per distruggere, dobbiamo cercare di impiegare molto meno per ricostruire. Ma tra partiti e politici che vendono fumo e quelli che vendono pubblicità consumistica i cittadini coscienti sono alla ricerca, quasi disperata, di qualche volto e qualche testa a cui affidare il progetto della ricostruzione. Sette settimane per decidere: sembra un ultimatum , ma avanti di questo passo lo può diventare.

    Cremona 24 febbraio 2008

    Anselmo Gusperti
    - Segretario Prov.le del Pri di Cremona

  10. #10
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    Riceviamo da Paolo Cipriani

    articolo apparso su IL CITTADINO di LODI - 26 febbraio 2008 - pag.10

    La provincia di Lodi deve costituirsi come parte civile
    SCANDALO RIFIUTOPOLI

    La provincia di Lodi potrebbe costituirsi parte civile nella vicenda “Rifiutopoli”. È solo una proposta lanciata dai Repubblicani Lodigiani, guidati da Paolo Cipriani: «Invitiamo la provincia a costituirsi parte civile per difendere i legittimi e comuni interessi che rappresenta - afferma Cipriani -, e chiediamo che se dimostrata la colpevolezza dei funzionari pubblici, gli stessi paghino in maniera esemplare. Purtroppo, sul fronte politico si continua a minimizzare e nessuno sente ancora il dovere civico di chiamarsi fuori, ciò imbarazza pure il vertice dell’ente,che pur di non perdere altri pezzi di maggioranza guarda oltre». Allo stesso tempo, il partito auspica che la Commissione d’indagine proceda sulla sua strada, approfondendo ogni aspetto della questione per raggiungere infine un risultato inconfutabile. «Siamo convinti che la campagna elettorale e la bramosia di chiudere potrebbero distogliere l’attenzione dalla gestione della materia ambientale territoriale - aggiunge Cipriani -. Ragionevolmente, riteniamo che qualunque sia il responso della Commissione d’indagine, non debba essere confuso con l’attuale campagna elettorale nazionale. Il tema riguarda i cittadini del lodigiano e qui deve essere trattato, senza mescolanze con la questione rifiuti campana o le diatribe fra il Partito democratico e il Partito della libertà. Abbiamo sempre creduto che, pur non permettendoci di giudicare i fatti al posto dei giudici, vi sia stata una forte responsabilità politica nella questione, l’omessa vigilanza nei confronti dei funzionari è sotto gli occhi di tutti». In ogni caso, il partito terrà la situazione sotto controllo: « Noi Repubblicani - conclude Cipriani - vigileremo attentamente, perseguiremo le nostre battaglie per un ambientalismo consapevole e non ideologico, convinti che la salvaguardia e lo sviluppo del nostro territorio siano delle priorità irrinunciabili».

 

 
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